O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént.


giovedì 18 dicembre 2008

Pramzanblog intervista Marianna Bucchich

ECCO PERCHÉ È FINITO IL MIO
MATRIMONIO CON BEVILACQUA
Marianna Bucchich, professione poetessa e scrittrice, moglie per trent'anni di Alberto Bevilacqua, uno dei più grandi scrittori e poeti italiani. Romana ormai da una vita, ma con Parma (la città dove è nata e ha trascorso infanzia e adolescenza), nel cuore. Ecco anche lei (autrice di libri di poesie come Il sogno dalmata, La dama di compagnia, Il bosco viennese e di romanzi come Il valzer di compleanno, Casa in transito e Le zie sulla riva del mare) nella galleria degli intervistati di Pramzanblog.













Lei è nata a Parma, ma ha un cognome molto poco parmigiano...

Vero. Mio padre, Alberto, apparteneva a una nobile famiglia dalmata, originaria di Hwar, l'antica Lésina, vicino a Spalato. Rimasto organo, è venuto in Italia e precisamente a Parma, dove si è sposato con mia mamma, Gina Ponzi, parmigiana, anche lei di famiglia nobile. Papà era molto conosciuto a Parma, era ingegnere capo dell'ufficio tecnico erariale e poi è stato anche magistrato delle acque del Po. Avevo anhe una sorella, che purtroppo è morta due anni fa. Aveva sposato un medico notissimo, in professor Peracchia. Ho ancora dei nipoti, a Parma.
Che cosa ricorda della sua infanzia?
Che abitavamo in un palazzo di via XXII luglio. Però, quando io ero piccolissima, c'era la guerra e quindi vivevamo in campagna, nella nostra villa "Le Valline", di Sala Baganza. C'è ancora. Ricordo anche che avevo un nonno materno, Guido Ponzi, piuttosto bizzarro. Quando attraversava la città in carrozza, per esempio, amava andare a tutta velocità, senza curarsi di nessuno. Quando lo vedevano arrivare tutti gridavano: "Aténti, atènti, l'ariva al mat Ponzi...". Poi ricordo, anche e ero piccolissima allora, che a Sala Baganza, durante la guerra, quando arrivava il famoso "Pippo", l'aereo che sanciva l'allarme aereo, lui invece di chiudere tutte le finestre e spegnere le luci, faceva l'esatto contrario: apriva le finestre e accendeva le luci...". Il mat Ponzi... Gli abitanti delle case vicine erano terrorizzati. Della mia infanzia ricodo un altro episodio molto divertente. Per festeggiare la fine della guerra venne organizzata una grande tombola in piazza Garibaldi. C'era in palio un'oca. E sa chi vinse l'oca? Io. Tra tutta quella gente che gremiva la piazza l'oca la vinsi proprio io.
E dei suoi genitori, cosa ricorda?
Hanno amato molto me e mia sorella, ma in modo differente. Mia padre era rigido, assolutamente rigido, era molto austro-ungarico. Mia madre invece era molto dolce. Arrivò il giorno che si separarono.












Dove ha compiuto i suoi studi?

Le elementari alle Orsoline. Le medie in una scuola di cui non ricordo il nome, vicino a palazzo Pallavicino. Poi il liceo classico Romagnosi...
Lo stesso frequentato dal suo futuro marito Alberto Bevilacqua...
Sì, ma non l'ho conosciuto lì. E comunque non ho concluso gli studi lì, perché mi ero ammalata e avevo trascorso un lungo periodo di convalescenza a Rapallo. Così recuperai l'anno perso al Maria Luigia. É lì che ha fatto l'esame di maturità Io e due mie amiche siamo state le prime ragazze uscita dal convitto Maria Luigia, una scuola che era stata fin ad allora solo maschile.
Come ha conosciuto Bevilacqua?
Sul treno, nel 1960, mentre da Parma andavo a Bologna per studiare all'Università. Venni a sapere che si era innamorato di me prima ancora di conoscermi. Ebbene, il treno era pieno zeppo. Io stavo in piedi in corridoio. A Reggio Emilia si liberò un posto, mi misi a sedere. Lui era lì e si avvicinò a me. "Lei è la signorina Bucchich, vero?". Si presentò. Quel giorno, e anche nelle settimane seguenti, le ha fatte tutte per conquistarmi. Alla fine c'è riuscito. Ci siamo sposati un anno dopo, anhe se mio padre non voleva.
Come mai era contrario al vostro matrimonio?
Perché diceva che eravamo di estrazione troppo diversa, noi eravamo nobili, lui era uno dell'Oltretorrente. "Non devi sposarlo, mi diceva, se non altro perché porta il mio stesso nome, Alberto".
La passione per la letteratura l'aveva già o le è venuta dopo aver conosciuto Alberto?
Quando io ho conosciuto Alberto lui non aveva ancora raggiunto la fama. Io studiavo lettere a Bologna, ho fatto la tesi con il celebre professor Francesco Flora. Ecco, non è stato lui ad avviarmi alla cultura.
Le è dispiaciuto lasciare Parma nel '61, quando si è sposata?
Ero felice, innamorata, non mi rendevo conto, ma a Parma ho comunque lasciato un pezzo di cuore. Parma mi è sempre rimasta qui e fino a due anni fa, quando mia sorella era ancora viva, ci tornavo tutti gli anni.
Perché è fallito il suo matrimonio con Bevilacqua?Dopo trent'anni il matrimonio si è spezzato perché Alberto era cambiato, non era più la persona della quale mi ero innamorata e con a quale ero stata bene per tanti anni. L'episodio decisivo fu un litigio per una questione di bozze. Sì, io gli correggevo le bozze e quella volta lì lui si arrabbiò perché mi considerava in ritardo. Io uscii di casa così com'ero. E il giorno dopo lui aveva già cambiato la serratura.Ma lei non era stata la sua "musa ispiratrice"?
Non esattamente, però posso dire che i suoi libri migliori li ha scritti quando ero al suo fianco. E la Giovanna di "Questa specie d'amore" era senz'altro io.
Com'è stato il vostro rapporto dopo la separazione e il divorzio?
È peggiorato con il passare del tempo. Per un po' io ho cercato di mantenere rapporti di amicizia, almeno di cordialità. Ma senza successo. Da un certo momento in poi si è sempre andati per avvocati. E pensi che qui a Vigna Clara, viviamo vicinissimi... Però non lo vedo mai.
A Parma c'è stato un grande risveglio culturale negli ultimi tempi: lo sente anche un po' con orgoglio?
Certo, sono molto fiera. Mi riempie il cuore d'orgoglio.
Che cosa le è rimasto a Parma?
Come dicevo prima, qualche nipote. Ma non solo. Anche un po' di terra a Pannocchia e le mura di un negozio da parrucchiere, per il quale stento molto a riscuotere l'affitto... Dimenticavo, un palco al Regio, che era mio e di mia sorella. Ora se ne occupano i nipoti. Lo sa da chi l'avevamo ereditato? Dalla matrigna di una nostra bisnonna, Emma Bortomieux-Morisse, che era una delle dame di compagnia della Duchessa Maria Luigia...
Achille Mezzadri
(Nelle foto, dall'alto: 1) e 2) Marianna Bucchich; 3) Marianna Bucchich alla presentazione del suo libro "Casa in transito" con Rosanna Vaudetti e il critico del "Messaggero" Renato Minore; 4) Marianna Bucchich)

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