O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént.


lunedì 15 dicembre 2008

Le interviste di Pramzanblog: Fabrizio Cassi SONO NATO A BUSSETO, ALL'OMBRA DI VERDI E DIRIGO LA "SUA" CORALE: MEGLIO DI COSÌ...

Quarantuno anni. Bussetano come Giuseppe Verdi. Bussetano come Carlo Bergonzi. Poteva nascere e crescere immune dal virus della musica? Il maestro Fabrizio Cassi, direttore della Corale Verdi e direttore d'orchestra, dice ovviamente di no. Dalle sue parti può succedere che la musica entri nelle vene fin da bambini e che non se ne vada via più. Elementari a Busseto, conservatorio prima a Piacenza poi a Parma, anche diploma alle magistrali, a Fidenza. Come dire, maestro a tutto campo: del coro, d'orchestra e di scuola. Bussetano e parmigiano d'adozione: come escluderlo dalla galleria degli intervistati di Pramzanblog?
Si considera bussetano o parmigiano, o tutte e due?
Io sono bussetano e ne sono fiero, ma se i parmigiani mi considerano anche parmigiano io ne sono ben lieto. A Parma mi trovo molto bene.
Quanto hanno influito Verdi e Busseto nella sua formazione musicale?
Hanno influito tantissimo, questo lo voglio dire. Io ho avuto parecchia fortuna. Ho cominciato a suonare quando ero in quinta elementare e non ho mai smesso, la musica per me è diventata un chiodo fisso. Durante gli studi al Conservatorio "Arrigo Boito" mi è stato offerto dal Comune di Busseto di fare il segretario artistico del Concorso Voci Verdiane, incarico che ho tenuto per una decina d'anni. E questo mi ha permesso di di conoscere tantissimi personaggi del mondo musicale, cantanti, sovrintendenti, direttori d'orchestra... Ciò mi ha aiutato a parecchio a confrontarmi con questo mondo della musica. È stata la più grande fortuna.
Lei è di Busseto, la patria di Verdi. Ma pure di Bergonzi. Anche lui le è stato d'aiuto nel suo percorso musicale?
Come no? Il maestro Bergonzi è stato fondamentale nella mia formazione. Ho lavorato con lui come pianista, all'Accademia. Mi ha dato consigli preziosi, mi ha spiegato come si canta Verdi...
Si sente di dovere qualcosa anche al grande maestro Romano Gandolfi, medesanese, direttore del coro e d'orchestra?
Ricordo di Gandolfi con grande piacere un Requiem e un Nabucco. Era un grande. Se ho appreso qualcosa da lui? Lo spero. Era un uomo molto generoso. Quando aveva finito le prove sta lì a parlare, a spiegare, a dare consigli...
Ha cominciato da bambino a ascoltare o vedere le opere?
Sì, i miei mi portavano sempre a teatro. Qui a Busseto, nel piccolo ma straordinario Teatro Verdi, un vero gioiellino. Allora cantavo nel coro della chiesa. Quando sono entrato in quel coro ero troppo piccolino, ma ho rotto talmente le scatole a tutti che mi hanno accettato egualmente, un anno prima dell'età canonica. Ero tra i soprani ed ero cantante solista.
Quando ha visto la casa natale di Verdi la prima volta?
Ero molto piccolo. Ora la vedo praticamente tutti i giorni, perché ci passo davanti. Posso dire una cosa? Non mi piace come è stata restaurata. Prima aveva i mattoni a vista, adesso ha un intonaco chiaro... Chissà, forse è giusto così, forse quando Verdi è nato era proprio così, con l'intonaco, ma io mi ero abituato a quella della versione precedente... Comunque l'emozione più profonda, con la casa natale di Verdi, l'ho provata quando è stata fatta la conferenza stampa della presentazione della "Messa da requiem" proprio lì. E' stato bellissimo, una cosa molto toccante.
Da bambino che cosa sognava? Di diventare un nuovo Verdi? Un nuovo Toscanini?
Sì, sognavo di diventare un grande musicista, un grande direttore d'orchestra. E quando ascoltavo le opere nei dischi virtualmente dirigevo, muovendo le mani nell'aria... "Dirigevo" soprattutto un'Aida... L'ho ascoltata parecchie volte.
Come e quando è diventato il direttore della Corale Verdi?
Il mio primo "impatto" con la "Verdi" avvenne qualche anno fa, quando il maestro Marco Faelli chiese l'aiuto di un assistente. Lo proposero a me e accettai. Ma più tardi me ne andai, perché avevo altri impegni. Poi, quando è andato via il maestro Sebastiano Rolli mi hanno chiamato di nuovo, per diventare maestro del coro e ho accettato con entusiasmo. E sono ancora molto contento di avere accettato.
È il primo coro che dirige?
No, in precedena sono stato il direttore del Coro di Busseto e della Corale di Fiorenzuola e sono stato l'aiutante del maestro Faelli nel Coro della Fondazione Toscanini.
Visto che parecchi coristi della Verdi fanno parte del Coro del Regio, quale è il suo rapporto con il maestro Martino Faggiani?
Ottimale. Faggiani è un bravissimo musicista, è molto preparato. Con lui mi sono sempre trovato bene.
Lei è direttore di un coro, ma contemporaneamente è anche direttore d'orchestra... Sta realizzando il sogno che aveva da bambino, quando dirigeva virtualmente l'Aida...
Be', in un certo senso sì. Ho già diretto due volte Elisir d'amore, con Desirée Rancatore, Andrea Antonio Siragusa e Alfonso Antoniozzi, e poi Cavalleria Rusticana, La traviata, Lucia di Lammermoor. E l'anno scorso sono stato il direttore d'orchestra al Concorso di Voci Verdiane, a Busseto.
Magari desidera, per il futuro, fare soltanto il direttore d'orchestra?
Non ho programmi in testa, non ho scadenze. Vedremo. Mi piace tutto quello che sto facendo attualmente.
Tra i suoi coristi, nella Corale Verdi, c'è il presidente, Andrea Rinaldi. È bravo perché è bravo o è bravo perché è il presidente?
È bravo perché è bravo. È un vero professionista. Sempre molto attento, molto scrupoloso. E poi, in più, è bravissimo a gestire i rapporti con le persone.
Mai un problema, mai un battibecco per motivi legati alla preparazione di un concerto, di un'opera?
Mai. Magari potremmo battibeccarci in futuro, chissà, ma finora non è mai successo.
Dicono che i parmigiani, per via di Verdi, Toscanini, Maria Luigia, se la tirano un po': lei che pensa?
Guardi,prima mi sentivo totalmente bussetano ed ero immerso nello spirito del campanilismo. Prendevamo in giro per esempio i parmigiani che tiravano sempre in ballo Verdi e noi dicevamo "Verdi è nostro". Ma poi le cose sono cambiate. È stato molto utile il Festival Verdi, che ogni anno ha un'appendice anche a Busseto, ad abbattere i bastioni del campanilismo. Comunque i parmigiani hanno tradizioni grandissime, personaggi grandissimi, fanno bene a darsi un po' d'arie.
Che cos'è per lei la parmigianità?
Non saprei. Sicuramente una certa affabilità, la signorilità.
Va in bicicletta? La fermano per strada?
O a piedi, o in motorino. Be', a Busseto è facile. Ma anche a Parma. Magari qualcuno che mi ha visto alla "Verdi", oppure dopo un'opera al Regio. Fanno commenti sugli spettacoli, parliamo di musica. È bello.
Parla il dialetto?
Sì, ma il bussetano. E quando parlo un po' di pramzàn si sente che sono della Bassa.
Achille Mezzadri
(Nelle foto, dall'alto: 1) Il maestro Fabrizio Cassi; 2) Mentre dirige; 3) "Intervistato" dal presidente della Corale Verdi, Andrea Rinaldi; 4) Ancora i l m.o Cassi)

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