O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént.


domenica 14 dicembre 2008

La statua di Corridoni trasloca per restauri: prima del 1927 al suo posto c'era una fontana

Il monumento a Filippo Corridoni ha traslocato nei magazzini comunali di via Spezia, dove sarà sottoposto a complessi lavori di restauro (che costeranno 115.000 euri). I lavori, per la verità, erano già cominciati nel marzo scorso, ma poi erano stati interrotti perché la situazione strutturale e di sostegno era troppo critica per procedere in loco. Il restauro dovrebbe durare attorno ai sei mesi, quindi Corridoni dovrebbe tornare nella "sua" piazza, nell'Oltretorrente dove nel 1908, quando ancora si chiamava Piazza della Rocchetta, con De Ambris organizzò gli scioperi agrari, entro la prossima estate.
Il monumento, inaugurato il 30 ottobre 1927 alla presenza del duce Benito Mussolini, nel decennale della scomparsa di Corridoni, fu progettato dall'architetto Mario Monguidi e realizzato da Alessandro Marzaroli. Per almeno sei mesi, dunque, la piazza resterà "vuota" e tornerà ad assomigliare un po' di più a com'era prima dell'arrivo di Corridoni. Lì infatti, in Piazza della Rocchetta, al posto della statua c'era una fontana, come vediamo nella foto dell'epoca.
MA CHI ERA FILIPPO CORRIDONI e perché il fascismo, parecchi anni dopo la sua scomparsa, si appropriò della sua figura di combattente facendone un simbolo della sua ideologia? Filippo nacque Pausula, poi ribattezzata Corridonia, in provincia di Macerata, il 19 agosto 1887 e cominciò a partecipare giovanissimo alla vita politica come socialista rivoluzionario. Così nel 1908, assieme ad Alceste de Ambris (del quale divenne poi anche parente, perché sua sorella sposò suo fratello) organizzò lo sciopero generale agrario divenuto memorabile per durata, partecipazione e determinazione.
Formatosi come antimilitarista (finì anche in carcere per questo), si convertì poi all'interventismo, schierandosi, anche con un aiuto finanziario, a fianco di Mussolini (allora ancora socialista) per l'intervento e divulgando il senso della partecipazione italiana alla Grande Guerra alle masse operaie e contadine. Lui stesso diede l'esempio, arruolandosi volontario in fanteria nonostante fosse minato dalla tisi. Fu assegnato alle retrovie, ma volle egualmente raggiungere la prima linea e cadde da eroe sul Carso, durante l'assalto e la conquista della celebre "Trincea delle frasche", il 23 ottobre 1915. Questa la motivazione con la quale gli fu assegnata la medaglia d'oro al valor militare: "Soldato volontario e patriota instancabile, col braccio e la parola tutto sè stesso diede alla Patria con entusiasmo indomabile. Fervente interventista per la Grande Guerra, anelante alla vittoria seppe diffondere la sua tenace fede fra tutti i compagni, sempre esempio per coraggio e valore. In testa alla propria compagnia, al canto di inni patriottici, muoveva fra i primi con sereno ardimento all'attacco della difficilissima posizione e tra i primi l'occupava. Ritto, con suprema audacia sulla conquistata trincea, al grido di "Vittoria! Viva l'Italia" incitava i compagni che lo seguivano a raggiungere la meta finchè cadeva fulminato dal piombo nemico".
Così “Il Popolo d’Italia” due anni dopo la morte di Filippo Corridoni, scrisse in un articolo firmato da Mussolini:
"Egli era un nomade della vita, un pellegrino che portava nella sua bisaccia poco pane e moltissimi sogni e camminava così, nella sua tempestosa giovinezza, combattendo e prodigandosi, senza chiedere nulla... Leviamoci un momento dalle bassure della vita parlamentare; allontaniamoci da questo spettacolo mediocre e sconfortante; andiamo altrove col nostro pensiero che non dimentica; portiamo altrove il nostro cuore, le nostre angosce segrete, le nostre speranze superbe, e inchiniamoci sulla pietra che, nella desolazione dell'Altipiano di Trieste, segnò il luogo dove Filippo Corridoni cadde in un tumulto e in una rievocazione di vittoria". Benito Mussolini, "Il Popolo d'Italia", 23 ottobre 1917
(Nelle foto, dall'alto - CLICCARE PER INGRANDIRE - : 1) Il monumento a Filippo Corridoni; 2) La piazza con la fontana, prima che venisse collocato il monumento a Corridoni; 3) Filippo Corridoni; 4) Corridoni /primo a sinistra/ con Mussolini: alleati nell'interventismo nella Grande Guerra; 5) La prima pagina della "Gazzetta di Parma" del 30 ottobre 1927, dedicata interamente all'inaugurazione del monumento a Corridoni; 6) La presenza di Mussolini all'inaugurazione)
VEDERE LA STRAORDINARIA GALLERIA DELLE FOTO DELLO SPETTACOLARE TRASPORTO DELLA STATUA SUL SITO DI PARMA.REPUBBLICA.IT

7 commenti:

e.piovani ha detto...

Come al solito mi fa molto piacere potere lasciare un commento, agli articoli che riguardano Parma e le sue trasformazioni. Oggi tra l'altro ero tra la folla ferma ad ammirare le operazioni di spostamento della statua di bronzo, che sembrava infinitamente piu' grande una volta messa a confronto delle persone reali, di quanto non appaia normalmente.
E' vero che prima del monumento c'era nella piazza, una bella fontana, detta appunto della Rocchetta, immortalata fortunatamente in tante storiche foto del nostro Oltretorrente.
Ma perchè il nome di fontana e piazza della "Rocchetta"?
Bisogna cominciare col dire che fino al 1545 la piazzetta non esisteva affatto. Al suo posto si trovava un edificio fortificato detto "Rocchetta di Co'di Ponte", simile a quello che attualmente è inglobato e nasconto nel lato ovest della Pilotta.
Tale Rocchetta era temutissima, per il fatto di venire utilizzata per la detenzione dei peggiori criminali (come succedeva anche in altre), oltre ad esercitare il massimo controllo su coloro che transitavano sul ponte.
Persa la rocchetta vera e propria, il suo nome è sopravvissuto fino agli inizi del secolo scorso.
Il 15 luglio del 1900 venne inaugurata, in sostituzione di una piccola fontana in marmo rosa di Verona risalente propabilmente al periodo Farnesiano, una più grande fontana, utilizzata come sfogo del nuovissimo acquedotto dell'Oltretorrente. Per l'avvenimento, in tutto il quartiere si tennero grandissimi festeggiamenti protrattisi fino a notte tarda.
La fontana ebbe pero' vita abbastanza breve e durante gli anni 20 venne demolita.
Una fontana molto simile a qualla della Rocchetta, venne costruita e vi rimase fin dopo la seconda guerra mondiale(non so dire che sorte abbia avuto) a Barriera Saffi.
Le fontane di Parma sono quasi sempre state abbastanza sfortunate...e inspiegabilmente questa tendenza non sembra volersi invertire. Basti pensare alla fontana del Parmigianino in piazza della Steccata, quella del Becco in piazza Ghiaia, quella del Trianon sull'isoletta del Parco Ducale, quella di Proserpina, ora in Inghilterra, quella veramente grandiosa del Palazzo del Giardino, che superava in bellezza quelle di Caprarola, andata distrutta, quella del Comune, distrutta anche essa nel 1606 dal crollo della torre civica, quella del Voltone del Palazzo Ducale che si trovava nell'attuale piazzale della Pace, scomparsa dopo la guerra, e tante altre... E pensare che abbiamo anche tanti bellissimi disegni di Petitot per progetti di fontane, mai utilizzati..........

Pramzan45 ha detto...

Grazie signor Piovani, i suoi commenti sono sempre preziosi.

Maganuco ha detto...

Cosa fece il “Il Popolo d’Italia” due anni dopo la morte di ...?


Grazie sig. piovani. E' sempre bello ed INTERessante leggere i suoi commenti.

Maganuco ha detto...

A proposito di belle foto di Parma di altri tempi leggo su repubblica.it del loro calendario di PARMA del 1938.
Ci sono foto nelle quali non mi ritrovo ovvero il ponte DUX non so ove fosse; il Palazzo del Governo era meraviglioso così come Stupendo è il monumento a VERDI, senza tanti ragazzi dell'est a bivaccarvi sotto.

Il rovescio della medaglia è che REPUBBLICA.IT continua a pubblicare la foto di BONSU con l'occhio gonfio. Grave il fatto,certamente, ma ormai dovrebbe essere andato a posto, o no?

Pramzan45 ha detto...

Caro amico, le tumefazioni dell'anima non si assorbono mai...

e.piovani ha detto...

lasciando stare le tumefazioni varie...........il ponte Dux è esattamente il ponte di Mezzo. Durante il ventennio pero' fu ribattezzato Dux in onore del Duce, anche se questo nome non ha mai preso piede a Parma, tanto che dopo la guerra è tornato alla sua vecchia denominazione.
Attualmente il ponte è esattamente lo stesso di quel periodo (ma l'attuale ponte di Mezzo ha preso il posto di un ben più antico e caratteristico ponte precendente) ed è stato costruito nel 1932. Nel 1944 una delle arcate è stata colpita dai bombardamenti, ma subito ricostruita.
Quello che rende irriconoscibili le foto del "ponte Dux", sono le costruzioni che si affacciano sulle vie che vi conducono. Se la foto che ha visto lei è precedente alla guerra, infatti, vedrà che al posto della attuale orribile via Mazzini c'era una stretta viuzza leggermente in discesa. Inoltre non si vedeva la Ghiaia, coperta da palazzi purtroppo oggi non più esistenti.
Anche il lato verso l'Oltretorrente non è piu' lo stesso, in quanto non esiste più l'antico palazzo sulla destra, sostituito da quel misero condominio (che sembra sempre disabitato) al cui pian terreno si trova un negozio di scarpe....
Quanto al palazzo del Governo, concordo sulla sua bellezza, così come anche per il monumento a Verdi. Come ho già detto, noi parmigiani abbiamo perso tantissime belle cose, e ci ostiniamo a farlo purtroppo... Per qualsiasi domanda sono a disposizione. Adesso vado anche io a vedermi le foto...

Maganuco ha detto...

Si, purtroppo quella zona è terribilmente sgraziata da costruzioni senza senso....

Grazie per le bellissime immagini che mi descrive.