O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént.


giovedì 4 dicembre 2008

Il viaggio di Proserpina da Parma all'Inghilterra

Come ho già scritto, la maggior parte dei lettori non ama lasciare commenti agli articoli. Quindi presumo che la stessa maggioranza non sia abituata a leggerli quando ci sono. Per questo mi piace rendere pubblico un commento lasciato da uno dei più affezionati lettori di Pramzanblog, Elvis Piovani, a proposito dell'articolo sulla scomparsa di Armando Marchi, a corredo del quale avevo inserito un'antica fotografia della famiglia Marchi nel cortile del suo palazzo in via della Repubblica. Piovani, sempre molto attento alla storia di












Parma e dei suoi monumenti, ha scritto un commento che io ritengo molto interessante e che sottopongo all'attenzione di tutti. Eccolo:
"Sono stato molto sorpreso di vedere la foto di famiglia, in quanto le statue che si vedono sullo sfondo sono quelle della "Fontana di Proserpina". Questa bellissima fontana era una di quelle che ornavano il parco della reggia di Colorno. Da qui, dopo l'Unità d'Italia, la fontana venne acquistata dalla famiglia Marchi, che la trasportò nel proprio palazzo di via della Repubblica. Qui, purtroppo, rimase solo pochi anni, in quanto venne successivamente venduta ad un antiquario, che a sua volta la cedette al castello di Waddesdon Manor in Inghilterra, dove ancora oggi si trova. Siccome in quest'ultimo luogo, non sapevano la provenienza della fontana e neanche la disposizione delle numerose statue che la componevano, la divisero in due gruppi, che oggi formano le fontane davanti e nel retro del castello, di cui rappresentano una delle maggiori attrazioni".








Sono andato ovviamente a documentarmi e ho trovato anche la riproduzione di un'antica stampa, tratta da una raccolta di incisioni anonime del periodo attorno al 1726. La fontana, detta di "Proserpina rapita da Plutone", si trovava al centro di una porzione del Giardino del Palazzo, detta "Basso" ed era il gruppo marmoreo più fastoso. Nel mezzo, come leggo a pagina 69 del libro "Colorno - Villa Ducale" di Marco Pellegri (Cassa di Risparmio di Parma - Artegrafica Silva, 1981) "circondati da cavalli marini, tritoni e ninfe sorgenti dalle acque della peschiera e tutti gettanti zampilli, emergevano Plutone e Proserpina nel tipico classico atteggiamento del ratto. Il tutto venne progettato e scolpito




(anche se forse Ferdinando Galli Bibiena ne dettò la tematica) da Giuliano Mozani, con la collaborazione di aiuti (che intervennero anche nelle altre opere del Giardino)". Il gruppo fu smontato nel 1882, assieme alla fontana del Trianon (che finì nell'isolotto della Peschiera nel Giardino Ducale) e fu acquistato dalla famiglia Marchi. Adesso, da anni, si trova, divisa in due parti, nel castello inglese di Waddesdon Manor. La vicenda della "Fontana di Proserpina" fa pensare quante "perle preziose" sono state alienate in un modo o nell'altro a Parma nei secoli. Che cosa sarebbe la nostra città adesso (e la provincia) se avesse potuto tenere tutti i suoi tesori farnesiani?
(Nelle foto, dall'alto: 1) La famiglia Marchi nell'Ottocento davanti ala "Fontana di Proserpina"; 2) Una stampa del 1926 con la fontana; 3) La parte principale della "Fontana di Proserpina" davanti alla facciata principale del Waddesdon Manor, in Inghilterra; 4) La seconda parte nel retro del castello).

1 commento:

e.piovani ha detto...

La ringrazio per l'apprezzamento al mio commento e per avergli dedicato un intero articolo, grazie al quale anche io ho potuto imparare nuove cose sulla fontana di Proserpina.
In effetti Parma ha perduto nel corso dei secoli (ma specialmente negli ultimi 80 anni) tantissima parte del proprio patrimonio e aihmè della propria bellezza. E purtroppo, c'è da dire che i parmigiani hanno tantissima parte di responsabilità in tutto questo.
La fontana di Proserpina è solo un esempio. Basta pensare a come starebbe bene oggi, al centro dell'etoile del Parco Ducale a Parma, o anche alla Reggia di Colorno, nella sua collocazione originale. E invece no, ce la siamo lasciati sfuggire stupidamente, e oggi fa bella mostra di sè in Inghilterra, a pieno titolo proprietà inglese.
Il guaio è che anche oggi noi rischiamo di perdere molte delle cose belle che ancora ci appartengono, ma che sono a rischio. E' sufficiente pensare alle chiese sconsacrate, che versano in condizioni pietose, a certi edifici in abbandono, fuori e dentro la città.
Al contrario, oltre a valorizzare al massimo il nostro patrimonio, dovremmo cercare di recuperare quello che abbiamo perso...