O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént. /O lezgnolén ch’a t’ gh’é la góla dòra / indo ät imparé a cantär csi bén? / Al to gorghègg da ‘dentor tutti al fóra / e il coppiètti alóra is fan l’océn. / J’ò imparé a stär su ‘na pianta / cla se spécia in-t-un laghètt / indo gh’é un izolètta / con di ciggn bianch e morètt. / Tutt il siri là sentiva / i béj cant ädla coräla / e ’l me cór picén al capiva / che csì sól a s’ pól cantär.


domenica 28 dicembre 2008

Alle radici della cultura

"Corriere di Parma": da rivale
della "Gazzetta"
a prima "rivista" della città
Tra i molti lettori del "Corriere di Parma", il bel periodico della Casa Editrice Battei, sempre ricco di servizi e di foto bellissime, non tutti forse sanno che questo giornale (due numeri all'anno più un bel numero di straordinarie monografie), per cinque anni e 5 mesi è uscito tutti i giorni. Dal 1888 al 1893. Sì, era un quotidiano ed era il concorrente diretto della "Gazzetta di Parma".
Raccontare la sua storia è raccontare la storia di Luigi Battei (bisnonno dell'attuale editore, Antonio Battei), grande imprenditore d'avanguardia per i suoi tempi, lungimirante, socialmente attento anche alle esigenze dei lavoratori, insomma un personaggio di quella categoria di uomini-dinosauri che si è irrimediabilmente estinta. E chi meglio può ricordare il bisnonno Luigi e la storia del "Corriere di Parma" se non il pronipote Antonio Battei?
Chi era suo bisnonno, Luigi Battei?
Un imprenditore illuminato, pieno di intuizioni, un uomo che teneva conto delle esigenze della sua azienda ma anche delle persone che vi lavoravano. C'è un episodio che lo ritrae molto bene: nel 1891, alla vigilia di Natale, una serie di guai tecnici in tipografia mise a rischio l'uiscita del giornale proprio con il numero natalizio. Ebbene, tutti i dipendenti, operai, impiegati, tipografi, rinunciarono al cenone in famiglia per lavorare tutta notte e far uscire il giornale.
Luigi scrisse in prima pagina: "Questo giornale non è perfetto, ma devo ringraziare tutti i dipendenti che hanno rinunciato a stare con le loro famiglie per farlo uscire". E non si fermò a questo riconoscimento. Tutto il ricavato di quel numero fu devoluto all'infanzia abbandonata.
Era un uomo di cuore...
Di grande cuore. Per venire incontro alle esigenze dei suoi dipendenti aprì la mensa interna (alla quale uno spazio era riservato proprio all'infanzia abbandconata) e fu il primo ad assicurare i suoi lavoratori contro le malattie. Ridusse anche l'orario di lavoro, senza ridurre il salario.
Pubblicò solo il "Corriere"?
No. Fondò anche "Le campane d'Italia", un settimanale illustrato che fu in pratica un precursore di "Panorama" e "L'Espresso" e fu venduto in tutto il Paese. Fu anche il primo a regalare ai lettori, due volte all'anno, a Natale e a Pasqua, un libro-strenna.
Aveva un tipografia sua?
Sì, e per un certo periodo stampò anche la "Gazzetta di Parma".
Cinque anni e 5 mesi, poi il quotidiano fu chiuso...
Lo scontro con la "Gazzetta" era impari.Il risultato finale era inevitabile. Vinse il migliore, anche se il "Corriere" aveva avuto tanti meriti, e tra questi la pubblicazione, per primo, delle primissime xilografie del sipario del Teatro Regio, realizzato da Borghesi. Con i mezzi a disposizione allora, fu uno "scoop". Comunque il "Corriere di Parma" non morì. Si trasformò in periodico illustrato.
Come aveva vissuto la rivalità con la "Gazzetta"?
Anche con una certa arlìa, alla parmigiana. C'è per esempio una simpatica pubblicità del "Corriere", con una vignetta dove ci sono due personaggi: accanto a un omino esile che suona una trombetta c'è la scritta "Corriere di Parma" e accanto a un omone che suona la grancassa c'è la scritta "Gazzetta di Parma".
Ai tempi del suo maggior successo, quanti dipendenti aveva la Casa editrice Battei?
Centoventi, tra cui 8 contabili e 80 macchine da stampa. Aveva anche un ufficio postale interno per le spedizioni e una cartiera tutta sua, a San Lazzaro.
E adesso?
Me compreso, siamo in otto. Stampiamo libri e il "Corriere di Parma", che esce per Santa Lucia e per San Giovanni. Ma a questi numeri vanno aggiunti dai cinque ai sette numeri monografici all'anno.
Che hanno tutti, aggiungo io, grande successo.
Achille Mezzadri
(Nelle foto, dall'alto: 1) L'editore Antonio Battei accanto al ritratto del bisnonno Luigi Battei, fondatore del "Corriere di Parma"; 2) Il "Corriere" del Natale 1984; 3) Una suggestiva immagine serale della storica Libreria Battei; 4) Antonio Battei; 5) Il "Corriere" del Natale 1985; 6) Il recente numero speciale dedicato al Correggio; 7) L'ultimo numero invernale del "Corriere di Parma")

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