O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént.


domenica 7 dicembre 2008

GIORGIO GANDOLFI: COSÌ NELL'ESTATE DI 45 ANNI FA INVENTAI "PARMA BELL'ARMA"







Era il dicembre 1963. 45 anni fa. Io avevo 18 anni e, ancora studente, ero già collaboratore della "Gazzetta di Parma", allo sport, da ottobre, Allora non mi resi conto di che cosa stava accadendo in cronaca. Nasceva, al di fuori della "Gazza", una nuova testata. Un grande giornale: "Parma bell'arma". Una straordinaria strenna natalizia che avrebbe deliziato i parmigiani per dieci anni, fino al 1972, e della quale mi sono poi onorato di essere stato tra le sue "firme" per sette volte ininterrottamente, dal '66 al '72. Conservo gelosamente il primo numero, che in copertina, in una foto di piazza Garibaldi, portava racchiuse in tondini le immagini di personaggi illustri della città, Renata Tebaldi, il sindaco Vincenzo Baldassi, il rettore Everardo Zanella, il sovrintendente del teatro Regio Giuseppe Negri, Cristina Pariset, Giovannino Guareschi, Lidia Alfonsi e il presidente del Parma, Giuseppe Agnetti. Il giornale era firmato da Aldo Curti, il direttore. La redazione, come si legge nel colophon, era formata, in ordine alfabetico, da Corrado Corti, Giorgio Gandolfi e Tiziano Marcheselli. Le prime firme di quello storico numero furono: Nuccio Acquarone, Giuseppe Barigazzi, Antonio Baroni, Alberto Bevilacqua, Lorenzo Bocchi, Nino Bocchi (Nibbio), Mario Bomezzadri, Pier Boselli, Giovanni Casalini, Egisto Corradi, Flavio D'Angelo, Lodovico Gambara, Franco Galliani, Agostino Landini, Luciano Micconi, Baldassarre Molossi, Silvio Ottolenghi, Paolo Pedretti, Lorenzo Pizzarelli (Lorpiz), Bruno Raschi, Bruno Rossi, Giovanni Silvani, Bruno Slawitz e Giorgio Torelli. I disegni erano di Paola Braga, Remo Gaibazzi, Lorpiz, Bruno Martini, Latino Barilli, Orio Silvani e Pier Angelo Tronconi. Costava 200 lire. Nacque quasi in sordina, ma incontrò subito i favori dei parmigiani. E anche le "firme" di Parma (gli strajè così come quelle rimaste in città) presero l'abitudine al rito di fine anno, una specie di compito in classe che aveva lo scopo di costruire (come adesso Pramzanblog) un monumento alla parmigianità. Scopo pienamente raggiunto. Le firme famose si moltiplicarono. Nel secondo numero, quello del 1964, con in copertina un disegno di Pier Angelo Tronconi, ci fu anche quella di Giovannino Guareschi. Tanti giovani giornalisti, quelle delle nuove leve, si sono trovati in quelle pagine, negli anni, accomunati ai "grandi" delle generazioni precedenti. "Parma bell'arma" era diventato una specie di "foto di classe" del giornalismo parmigiano. Intanto la strenna, impaginata a Milano da Tronconi, cresceva, cresceva in contenuti e in pagine. La pubblicità arrivava a tonnellate. Gli ultimi numeri, quelli degli anni Settanta, erano pesanti come certi "libroni" della moda. Ma anche per i parmigiani la strenna di natale era diventata un rito. Poi, nel '72, la fine. Fu lo stesso Curti, lo storico direttore, a decretarla. La dimensione del giornale era diventata abnorme, era diventato difficile gestire un carrozzone così impegnativo. Meglio chiudere in bellezza, sull'onda del successo. Io, ricordo, scrissi, da Milano, un pezzo intitolato "Parma alfabetica". Nel giornale c'erano anche i "medagliati". Erano i giornalisti che avevano firmato in tutti i dieci numeri. E quell'anno, in gennaio, precisamente a S.Ilario, ci fu anche il rito dell'"ultima cena". Curti infatti, fin dal 1963, aveva festeggiato la buona riuscita di ogni numero radunando attorno a una tavolata tutti gli artefici. Le grandi e le piccole firme tutte davanti a tortelli d'erbetta, punta ripiena e ogni ben di Dio. La favola era finita. ma perché e come, era cominciata? Molti pensano che sia stato l'indimenticato Aldo Curti ad avere, una notte, la folgorazione. Invece no. Fu uno dei suoi giovani cronisti, Giorgio Gandolfi. Giorgio allora aveva 24 anni ed era il cronista di punta, l'infiltrato principe tra i "segreti " dell'ospedale e dei carabinieri, il cane da trifola della cronaca. un grande cronista. Fu lui, ex calciatore di belle speranze passato al baseball, ad avere la folgorazione. Era cresciuto, giornalisticamente, con il pallino dell'editore e aveva già inventato una testata "Tanara baseball". Così un giorno, propose al suo amico e collega Corrado Corti: "Perché non facciamo una pubblicazione tutta parmigiana?". A Corti l'idea piacque moltissimo e si buttarono.
"Io ho scritto a Giorgio Torelli, Lorenzo Bocchi, Luca Goldoni e Silvio Ottolenghi chiedendo se potevano mandare un articolo di ricordi parmigiani", mi dice Gandolfi. "Speravo che rispondessero, ma non ne ero sicuro. Invece tutti mandarono il loro "pezzo". Io e Corrado eravamo galvanizzati e a noi si unì Tiziano Marcheselli. Ma Curti, il nostro capo, fiutò il successo e si mise a capo dell'operazione. Cominciò a chiedere a sua volta pezzi a dritta e a manca, cominciando da Giuseppe Barigazzi. Parma bell'arma era nata". "Come mai venne scelto quel nome?", chiedo a Giorgio. "Lo scrisse Curti nella prima pagina del giornale. Perché Parma, ai tempi dei romani, era uno scudo e perché il primo insediamento romano a Parma aveva la forma di una specie di scudo. Da lì era nato il modo di dire "Parma bell'arma". "Come vi eravate organizzati?". "Io e Corti andavamo a curare le pagine nella tipografia Benedettina di borgo Pipa, la stessa dove nasceva "Parma As", il giornalino diretto da Curti che veniva distribuito al Tardini durante le partite del Parma. Il tipografo della "Gazzetta" Goliardo Chiesa raccoglieva la pubblicità".
"Quando Giovannino Guareschi entrò a far parte della famiglia di "Parma bell'arma?". "Nel 1964, col secondo numero. Io e Corti siamo andati alle Roncole, per chiedergli di dare il suo contributo. Ci accolse con la torta fritta. In quel momento ce l'aveva un po' su con Parma e con la "Gazzetta", ma evidentemente gli stavamo simpatici e ci disse: "Sì, lo scrivo". Mandò il pezzo e anche una vignetta, con il Comune di Parma sommerso dal deficit". La siglò con la sua famosissima firma".
"Con il primo numero di "Parma bell'arma" voi fondatori guadagnaste qualcosa? "Sì, ci spartimmo a testa 30 o 40mila lire. Una bella cifretta allora".
"Poi tu sei emigrato a Torino, a "Tuttosport" e hai dovuto lasciare...". "Sì. Nel terzo numero fui sostituito da Paolo Chiarelli, il quale a sua volta, quando dopo un anno andò a Milano, fu sostituito da Gianfranco Bellè. Be', certo, mi è dispiaciuto. Forse, con il senno di poi, avrei potuto rimanere tra gli "editori" della strenna, invece abbandonai. Da quel momento da "editore - redattore" passai al ruolo di collaboratore. Ho scritto sempre, all'infuori di un numero, non ricordo in che anno". "Nostalgia per quello straordinario giornale?". "Sì, tanta. Chissà che un giorno non possa rinascere..."
(Nelle foto, dall'alto: 1) La prima copertina di Parma bell'arma, nel 1963; 2) L'editoriale di Aldo Curti del primo numero; 3) Giorgio Gandolfi negli anni Sessanta; 4) Gandolfi in una foto recente; 5) Aldo Curti; 6) Tiziano Marcheselli; 7) Corrado Corti; 8) Il secondo numero di "Parma bell'arma", nel 1964; 9) La vignetta di Giovannino Guareschi nel secondo numero; 10) L'inconfondibile firma di Guareschi)

1 commento:

F:I:L:I SuperKaze ha detto...

Nell'articolo viene citato un tal "Giovanni Silvani"... mi sapete dire qualcosa in più su di lui? Era forse un fotografo? Dov'era nato? Grazie