O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént.


martedì 23 dicembre 2008

Le fotostorie

1922: LE BARRICATE
Il 1922 è diventato, nella storia di Parma, un anno - bandiera della parmigianità, o, ancor meglio, del cuore dell'Oltretorrente. Fu infatti proprio dedlà da l'acua che i parmigiani, in agosto, si ribellarono per cinque giorni alla camicie nere di Italo Balbo, diecimila squadristi armati con rivoltelle e moderni moschetti. Dopo che i fascisti avevano incendiato indisturbati la casa del deputato socialista Guido Albertelli, in borgo del Naviglio, la popolazione si ribellò e, nell'Oltretorrente, (ma anche nei rioni Naviglio e Saffi) innalzò le barricate. "Se le autorità non difendono i lavoratori dobbiamo arrangiarci da soli", disse il deputato socialista Guido Picelli, il fondatore della milizia "Arditi del popolo", nel cortile dell'osteria "Cibia", in borgo Grassani, riunendo tutte le forze antifasciste. Gli "oltretorrentini" scesero nelle strade e perfino alcuni preti portarono i banchi delle loro chiese per formare le barricate. Qui sopra ne vediamo una in via Nino Bixio, vicino a borgo dei Minelli. Dietro agli sbarramenti si vedono popolani con l'elmetto in testa: sono i ricordi della Grande Guerra rispolverati dagli armadi. Cinque furono i caduti dietro le barricate: Ulisse Corazza, Gino Gazzola, Carluccio Mora, Giuseppe Mussini e Mario Tomba. Ma la resistenza della popolazione parmigiana ebbe successo: la notte tra il 5 e il 6 agosto le squadre fasciste smobilitarono e lasciarono la città senza essere riuscite a penetrare nelle zone controllate dagli antifascisti.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Eh si...di sicuro giornate eroiche, ma che poi abbiamo pagato caro, con la distruizione dei tanti borghi dell'Oltretorrente in cui era concentrata la maggioranza degli oppositori al fascismo.
E così abbiamo perso tanti angoli tra i più suggestivi della nostra città.