O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént. /O lezgnolén ch’a t’ gh’é la góla dòra / indo ät imparé a cantär csi bén? / Al to gorghègg da ‘dentor tutti al fóra / e il coppiètti alóra is fan l’océn. / J’ò imparé a stär su ‘na pianta / cla se spécia in-t-un laghètt / indo gh’é un izolètta / con di ciggn bianch e morètt. / Tutt il siri là sentiva / i béj cant ädla coräla / e ’l me cór picén al capiva / che csì sól a s’ pól cantär.


lunedì 29 dicembre 2008

Chiedi chi era...

...Riccardo Barilla, il pastaio
Ma la Barilla, quello che può essere considerato il "cuore" dell'imprenditoria parmigiana, com'è nata? Con Riccardo Barilla, classe 1880. Per la verità era stato il padre Pietro ad avviare, nel 1877, nell'allora via Vittorio Emanuele (l'attuale via della Repubblica) un forno per la cottura del pane e un piccolo laboratorio per la lavorazione delle paste alimentari, ma fu lui alla morte del padre, assieme al fratello Gualtiero (che aveva studiato in seminario, con l'intenzione di partire come missionario in Cina), ad avviare verso all'inizio del Novecento lo stabilimento vero e proprio. Riccardo seguiva da vicino la produzione e Gualtiero si occupava della vendita dei prodotti.
Il passaggio a una dimensione più propriamente industriale avvenne nel 1910, quando i fratelli Barilla presero in affitto un fabbricato (che successivamente diventò di loro proprietà) situato sulla via Emilia e dotato di vasti magazzini. Lo stabilimento venne attrezzato con i più moderni macchinari e la produzione aumentò subito da trenta a cento quintali al giorno. Nel 1917 salì a trecento quintali al giorno, mentre nello stabilimento lavoravano circa duecento operai. Dopo la scomparsa del fratello, Riccardo Barilla, coadiuvato dalla moglie Virginia, ampliò l'attività, orientandola verso l'industrializzazione della produzione del pane e sviluppando il pastificio grazie alla meccanizzazione della lavorazione delle paste alimentari e un'adeguata organizzazione commerciale. Fu durante il ventennio fascista che la Barilla cominciò a espandersi anche oltre i confini nazionali, in pratica in tutte le colonie italiane, arrivando ad avere circa 800 dipendenti, per una produzione giornaliera di 700 quintali di pasta e 150 quintali di pane.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale la Barilla era tra i primissimi stabilimenti per la pasta alimentare, in grado di produrre giorno e notte per le popolazioni di ogni parte d'Italia. Nell’immediato dopoguerra Riccardo, che nel '34 era stato insignito dell'onorificenza di Grand'ufficiale del Regno, si fece affiancare e progressivamente sostituire alla guida dell’impresa dai figli Pietro e Gianni. Morì il 9 luglio 1947.

(Nelle foto, dall'alto: 1) Riccardo Barilla; 2) Una pubblicatà degli anni Trenta; 3) Una pubblicità del 1939)

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