O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént. /O lezgnolén ch’a t’ gh’é la góla dòra / indo ät imparé a cantär csi bén? / Al to gorghègg da ‘dentor tutti al fóra / e il coppiètti alóra is fan l’océn. / J’ò imparé a stär su ‘na pianta / cla se spécia in-t-un laghètt / indo gh’é un izolètta / con di ciggn bianch e morètt. / Tutt il siri là sentiva / i béj cant ädla coräla / e ’l me cór picén al capiva / che csì sól a s’ pól cantär.


martedì 9 dicembre 2008

Chiedi chi era Bruno Mora, il grande campione che giocò in serie D per amore del Parma

Domani saranno 22. Ventidue anni da quando Bruno Mora non c'è più. I giovani non hanno avuto la fortuna di conoscerlo, di vederlo giocare. Forse qualcuno l'ha visto in qualche vecchia foto, oppure in qualche documentario sportivo d'epoca. Ma è giusto ricordarlo, perché è stato un grande calciatore, una grande ala, uno dei più grandi campioni che Parma abbia mai avuto. In serie A ha giocato nella Sampdoria, nella Juventus, nel Milan. Fu anche una colonna della Nazionale, con 21 presenze e 4 gol e partecipò ai mondiali del 1962 in Cile. Un incidente di gioco, molto serio, gli tarpò le ali proprio nel momento del maggior fulgore. Si ricostruì piano piano, tornò sui campi di gioco. Ma non c'era più posto per lui nel "grande calcio". E lui, da buon parmigiano, da buon oltretorrentino, scelse Parma, la sua città.
Lui, Bruno Mora, che aveva giocato assieme ai "re del pallone" (e anche lui era un re) si adattò perfino alla serie D per indossare la maglia crociata. Uno straordinario esempio di amore per la città, un profondo senso di umiltà. La serie D, anche grazie a lui, volò via in un lampo e la squadra fu promossa in serie C. Poi Mora divenne anche allenatore del Parma. Ma un brutto destino lo attendeva. Morì giovanissimo, a 49 anni. Per un tumore. Era il 10 dicembre 1986.
Ecco come ricorda l'oltretorrentino Bruno Mora, il suo vecchio caro amico, compagno di tante serate in allegria, Alberto Michelotti, altro oltretorrentino doc.
"Bruno mi ha lasciato un grande vuoto qui, dentro di me. Eravamo due oltretorrentini, due amici. Io avevo sette anni più di lui, ma abbiamo giocato insieme con la maglia granata della Giovane Italia e poi a Bozzolo. Dopo le nostre strade si sono divise perché io sono diventato arbitro e lui ha continuato a fare il calciatore. Ma poi, anche quando giocava fuori Parma, a Genova, a Torino, a Milano, tornava a casa, nel suo quartiere, dove c'erano gli amici. Ed io ero uno di questi. Quante serate in allegria insieme al circolo della Giovane Italia... Un ricordo particolare sui campi di calcio? Più di uno. Ricordo un Sampdoria-Inter. Lui tra i blucerchiati, io arbitro. Giacinto Facchetti, ancora un po' grezzo allora, entrava spesso un po' duro, ma non eccessivamente. E Bruno invece faceva un po' di commedia, si buttava sempre a terra dolorante. Io non ci cascavo. E lui mi diceva: "Signor Michelotti perché non ha fischiato il fallo?". Capite? "Signor Michelotti...". E io sottovoce gli rispondevo: "Dai Bruno, dmàndol a to mädra". E in altri momenti ero io, quando si buttava per terro, ad avvertirlo: "Dai Bruno, 'ta mìa a fär al mòrt...". Povero Bruno. Eravamo entrambi due oltretorrentini doc.
Lui abitava in borgo San Domenico, io in via Nino Bixio. Ricordo anche quando siamo diventati soci. Il circolo della Giovane Italia era ospitato nella vecchia sede del Pci. Quando il partito cambiò sede dovevamo trovare una nuova "location" per noi. Così ci mettemmo in otto, nove per comperare una sede. Tra i soci c'era anche lui. Quando ricordo Bruno mi commuovo. Era un grande giocatore. Ricordo una volta che fece impazzire quelli del Real Madrid. Gli scappava via che sembrava un furetto. Come uomo, be', posso dire che era un po' un monello... Tutte le ragazze gli cadevano ai piedi e lui non si tirava indietro. Avevo perso il conto delle sue fidanzate".
Nelle foto, dall'alto: 1) Bruno Mora giovanissimo con la maglia della Juventus; 2) In rossonero; 3) Alberto Michelotti; 4) Il Parma della promozione dalla D alla C (1969-70): in piedi da sinistra, Rubagotti, Bruno Mora, Caleffi, Piaser, Regali, Casini. Accosciati: Morganelli, Grulla, Bertozzi, Rancati, Barducci)

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