O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént.


venerdì 12 dicembre 2008

ARRIVA LA MAGICA NOTTE DI SANTA LUCIA: ECCO COME LA RICORDANO QUINDICI PRAMZÀN

Quella che ci attende è la notte di Santa Lucia. Il rito della santa che arriva con il suo asinello carico di doni per i bambini buoni si ripete, da tempo immemorabile. Ma forse non c'è più la poesia di una volta, quando i bambini non avevano la playstation e il telefonino. A volte perfino un mandarino, soprattutto durante la guerra, poteva portare felicità. Ecco, in attesa della notte di Santa Lucia, ho voluto raccogliere il ricordo di quindici parmigiani, che hanno vissuto quella notte magica in tempi diversi.
GIORGIO TORELLI, giornalista e scrittore: "Ricordo i tempi delle mie Sante Lucie come i tempi di una congiura collettiva, la Congiura di Santa Lucia, dove tutti gli adulti erano protesi a rendere felici i bambini. Io sono cresciuto in via Goito, in una casa popolare e c'era come un mutuo soccorso, tutti pensavano a tutti e si prodigavano per rendere l'ambiente confacente alle aspettative che avevano creato in noi bambini. C'era il generale convincimento che Santa Lucia arrivava con l'asinello e allora si metteva fuori casa un po' di paglia e il bicchiere con l'acqua affinché l'asinello si ristorasse. La mattina dopo, la prima cosa che facevamo noi bambini era andare a vedere se l'asinello era arrivato e se aveva bevuto. Era la prova che era arrivata Santa Lucia. Gl adulti erano bravissimi a sceneggiare l'arrivo dell'asinello. Per far vedere che era arrivato mettevano dei cioccolatini vicino alla paglia, così si immaginava che fossero le sue "cacche", poi con il gesso sul terreno segnavano in pratica le sue tracce... Ricordo la luce invernale di quei momenti indimenticabili . Quell'azzurrarsi della luce notturna, quell'azzurrino dei film di Bergman... E gli scuri lasciati aperti per vedere la neve che veniva giù. Già, la neve. Adesso mi viene da ridere quando ai telegiornali, per un po' di neve che scende, dicono con la voce rotta dall'emozione: "L'Italia è ginocchio". Allora veniva giù davvero, la neve. "La véna un cùl", dicevano i nostri vecchi. E non ho mai capito se il "cùl" si riferiva alla neve, bella fresca e bombata come un sedere o se invece il "cùl" si riferiva al fatto che era tanto alta che arrivava fino al fondoschiena. Propendo, comunque, per la seconda ipotesi. Ecco, questa era l'atmosfera dei miei tempi della Congiura di Santa Lucia. Ricordo che mio padre, odontotecnico, era molto bravo nei "faidate", aveva la cognizión di mettere insieme le cose d'accatto, era bravissimo. E per una Santa Lucia mi costruì una bellissima giostra, utilizzando il meccanismo di un vecchio orologio a pendolo. Così, come un orologio, quando si girava la chiavetta, la giostra si metteva in moto, accompagnata dal suono di un piccolo carillon. Ricordo quelle notti irripetibili, quando ci si alzava dal letto e in punta di piedi, per non farsi scoprire, si andava a vedere, in sala, se la Santa era arrivata. Ricordo quei giocattoli semplici e meravigliosi, i cavallucci, il fucilino con il tappo, che ci facevano ingolosire , con il naso incollato alla vetrina di Castelli, il famoso negozio di giocattoli, con il tram che, passando, ci faceva il pelo... La Congiura di Santa Lucia.... Adesso i pedagoghi moderni sostengono che era una tradizione sbagliata, che era un inganno... Ma che inganno e inganno. Se ci pensiamo bene, anche la speranza è un inganno. Allora? Cancelliamo la speranza? La Congiura di Santa Lucia... La congiura degli adulti per fare felici noi bambini. Lo stupore di noi bambini... Non portiamo via ai bambini, vi prego, la loro razione di stupore".
GENE GNOCCHI, attore: "Io ho scoperto presto che Santa Lucia era mia mamma, ma ho fatto finta di non saperlo fino a 41 anni, quando mia madre mi ha detto: "adésa dàg un tàj". Ricordo quel rito magico: la letterina, l'acqua e il cibo per l'asinello, la notte insonne, il risveglio alla mattina a vedere che Santa Lucia era passata e quindi di corsa in sala a scoprire i regali. Io poi ho un ricordo particolare di qualche anno dopo, quando ormai sapevo chi era Santa Lucia. Venni operato di adenoidi proprio allora e mio padre mi regalò un bel Meccano. Non sapevo se essere contento o arrabbiato, perché non capivo se quel regalo era per l'operazione subita o per Santa Lucia. Se fosse stato per l'operazione, con Santa Lucia mi avevano fregato...".
ANNA MARIA DALL'ARGINE, presidente della "Famija Pramzàna": "Ricordo che mettevamo lo zucchero sul davanzale della finestra perché dicevano che l'asinello di Santa Lucia aveva bisogno di zucchero per rifocillarsi. Io scrivevo letterine un po' pretenziose, chiedevo un sacco di roba, giocattoli, dolci, libri, soprattutto libri. Anche in tempo di guerra i nostri genitori hanno sempre fatto in modo di accontentare me e mio fratello. Ricordo che la notte tra il 12 e il 13 facevamo i turni di veglia. Un po' dormivo io, un po' dormiva lui, per essere svegli quando arrivava la Santa. Anche quando ho scoperto che erano i genitori ho fatto finta di non saperlo, era troppo bello quel rito, che ormai è svanito. I bambini d'oggi non ci credono più".
ANDREA RINALDI, presidente della "Corale Verdi": "Quando ero bambino abitavo in borgo Nazario Sauro. Ricordo che si andava a letto, la notte di Santa Lucia, con l'orecchio teso, per cercare di capire quando arrivava Santa Lucia. "Mamma, mamma, sento dei rumori sul tetto", dissi una notte "secondo me sta appoggiando i regali". "Dormi Andrea", mi disse "e poi non fare rumore altrimenti se si accorge che sei sveglio se ne va, senza lasciarti i regali". Io mi addormentai, timoroso. L'indomani trovai un bellissimo trenino elettrico. Io sono sempre andato matto per i treni elettrici. Toccai il cielo con un dito. Non dimenticherò mai la Santa Lucia di quell'anno. Nevicava. Dopo aver scritto la letterina, che andava messa sul davanzale, fuori dalla finestra, l'avevo infilata dentro un sacchetto di cellophane, affinchè la neve non bagnasse l'inchiostro e rendesse illeggibile il mio scritto a Santa Lucia. Quando, poi, venni a sapere che Santa Lucia era la mamma, rimasi deluso, sì, ma a metà. Perdevo la stupore di un regalo ricevuto da una santa, ma rimaneva lo stupore per il pensiero d'amore di una mamma per il suo bambino".
MAURIZIO CHIERICI, giornalista e scrittore: "Non ho grandi ricordi di Santa Lucia, perché da noi i regali veri si facevano per Natale. Io e mio fratello scrivevamo la letterina a Gesù Bambino con le varie richieste, che venivano generalmente esaudite. Per Santa Lucia, invece, non chiedevamo niente. La mattina del 13, a sorpresa, sul mobiletto della radio trovavamo mandarini, fichi secchi e qualche libro".
ROBERTA DI MARIO, cantante: "Avrò avuto 8 o 9 anni. Avevo sempre ricevuto doni nella notte di santa Lucia, ma cominciavo a dubitare che i regali venissero dai genitori. Quella notte mi svegliai e andai a vedere, nel punto dove generalmente trovavo i regali: non c'era niente. Alla mattina trovai un regalo che non mi aspettavo assolutamente, una Barbie con la cucina. Ero convinta che papà e mamma non sapessero nemmeno che esistessero le Barbie. Per me fu la prova che Santa Lucia esisteva davvero".
AL DSÈVVOD (Maurizio Trapelli), maschera cittadina: "Avevo 10, 11 anni. Ai miei tempi Santa Lucia arrivava in cucina. E io in cucina trovai una scatola del Meccano. Diventai matto dalla felicità. L'avevo chiesto a Santa Lucia con la tradizionale letterina e lei me l'aveva portato... Il rito era sempre quello: prima di andare a letto si lasciava in cucina una scodella di latte e un po' di pane perché si presumeva che arrivasse affamata. Con quel Meccano costruii un sacco di cose, perfino una funivia".
MAURIZIO ZACCARDI, scultore: "In casa mia, chissà perché, i regali più belli, per me e per i miei fratelli, arrivavano più dalla Befana che da santa Lucia. Così mi ero fatto l'idea che la Befana fosse più ricca. Io a entrambe scrivevo letterine con tante richieste, nella speranza che almeno una fosse esaudita. Ricordo che una volta chiesi un biliardino, ma di quelli grossi che vedevo nelle vetrine dei negozi di giocattoli. Me ne arrivò uno piccolo piccolo e ci rimasi un po' male. Ma poi scoprii che era comodissimo, perché me lo portavo sempre in giro.".
EDDA OLLARI, cantante: "Fin da piccola amavo moltissimo la musica, cantavo e ballavo continuamente, ero un piccolo giullare, così a Santa Lucia trovavo sempre uno strumento giocattolo, una chitarrina, una fisarmonica... Bambole poche. Non avevo nemmeno bisogno di scrivere le letterine a Santa Lucia. Erano sorprese, che mi trovavo nella grande cucina, la mattina del 13, vicino al presepe, con il muschio che andavamo a raccogliere nel sottobosco".
FABRIZIO CASSI, direttore della "Corale Verdi": "Io da bambino speravo tanto di vederla questa Santa Lucia, invece mi scappava sempre... Io ho sempre avuto l'abitudine di andare a letto molto presto e la sera del 12 ero agitato. Verso le 22 mi svegliavo già, ma lei... era già passata. Generalmente arrivavano i regali che avevo chiesto con la letterina: dischi, soprattutto, perché allora ero già amante della musica. E poi il Meccano e il Lego. Ero molto bravo a fare costuzioni anche complicate".
RENZO ODDI, presidente di "Parma Nostra": "Quando io ero bambino erano gli anni Trenta". Intorno a me c'era soprattutto miseria. Erano tempi duri. Nessuna letterina alla Santa, perché tanto non arrivava niente. Proprio niente no: un mandarino, un pezzo di carbone dolce. Ma per noi bambini era già un bel regalo. Una festa. Eravamo felici con niente, c'era più semplicità. Adesso i bambini hanno tutto, non hanno più la gioia ella sorpresa. E non so proprio se sono più felici di quando eravamo bambini noi".
TITTI BIANCHI, cantante: "La Santa Lucia che ricordo di più in senso assoluto risale a quando avevo sette, otto anni ed ero in collegio perché mia mamma lavorava. Ebbene, la mattina trovavo sul comodino, così come le mie compagne, una noce e un mandarino. Certo, può sembrare un ricordo triste, ma per me è importante. Poi a casa mia, più avanti, ho avuto altri regali più "normali", ma la Santa Lucia che ricordo di più, e non con tristezza, ma con tanta dolcezza, è proprio quella del collegio".
SEBASTIANO ROLLI, direttore del "Coro Renata Tebaldi" e del coro di bambini "Ars Canto": "Ricordo la magia del tempo in cui credevo a Santa Lucia. Quante emozioni, la letterina, la notte insonne, le manovre dei genitori per non farsi scoprire... Io non credo di essere stato esoso nelle richieste, però mi ricordo che arrivava sempre tutto quello che desideravo. Il Lego, per esempio, soprattutto il Lego, per il quale andavo matto. Ma anche le macchinine, e i soldatini. Assieme ai giocattoli c'era sempre anche il carbone dolce, quello che aveva un pezzo bianco e un pezzo nero".
ENRICO MALETTI, vicepresidente di Parma Nostra e re di Parmaindialetto: "La Santa Lucia che non dimenticherò mai fu quella in cui, avrò avuto 10, 11 anni, scoprii i regali il giorno prima. Ormai avevo un po' "nasato" che venivano dalla mamma e così li trovai. Allora pretesi che mia madre me li desse subito. La feci piangere, poverina. Avevo rotto l'incantesimo"".
MICHELE PERTUSI, cantante lirico: "Quanti bei ricordi. Scrivevo come tutti la letterina a Santa Lucia, ma non ero esoso nelle richieste. Al massimo mettevo in difficoltà Santa Lucia, o meglio, i miei genitori, perché chiedevo particolari modellini di macchinine, che magari non era sempre facile trovare. Ricordo che un anno ho chiesto una scatola con i dinosauri. La mia famiglia non navigava nell'oro, ma hanno fatto sempre di tutto per farmi contento. Ovviamente io ho trasmesso l'amore per il rito di Santa Lucia anche ai miei figli. E adesso che sono grandi quest'anno faranno una sorpresona alla mamma: domani mattina, giorno 13, mia moglie troverà, senza aspettarselo, un dono di Santa Lucia!".

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