O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént. /O lezgnolén ch’a t’ gh’é la góla dòra / indo ät imparé a cantär csi bén? / Al to gorghègg da ‘dentor tutti al fóra / e il coppiètti alóra is fan l’océn. / J’ò imparé a stär su ‘na pianta / cla se spécia in-t-un laghètt / indo gh’é un izolètta / con di ciggn bianch e morètt. / Tutt il siri là sentiva / i béj cant ädla coräla / e ’l me cór picén al capiva / che csì sól a s’ pól cantär.


martedì 4 novembre 2008

Pramzanblog intervista Anna Maria Dall'Argine "CON LA FAMIJA PRAMZÀNA CERCO DI FARE CONOSCERE L'ANIMA VERA DELLA CITTÀ"

Una donna, una maestra (anzi un'ex maestra) alla guida della Famìja Pramzana, un'associazione che da una vita è il cuore della parmigianità. Una donna, mai successo prima. Con la sua sensibilità, con la sua avvedutezza, con la sua caparbietà. Un'amante di Parma, del suo passato ("ma non in senso nostalgico, per carità, il passato deve sempre servire da trampolino di lancio verso il fuuro"), della lirica, del teatro (ha anche recitato, prima nel CUT, il teatro universitario, poi nella compagnia dialettale della "Famìja"), delle tradizioni e della cultura di Parma. Come dire: la persona giusta al posto giusto. E non va sempre così. Porta aperte, dunque, alla signora Dall'Argine nella galleria delle interviste di Pramzanblog.
Da quando è presidente della Famija?
Dalla primavera scorsa. Ogni tre anni si rinnova il direttivo e dopo tre anni di vicepresidenza, quest'anno sono stata scelta come presidente.
Quale attività storica della Famìja più le piace?
Sono tante e tra queste c'è sicuramente il Cestén äd Nadäl. Ma quello che mi interessa di più affermare nel periodo della mia presidenza è la parte culturale, legata alla nostra cultura, alle nostre radici, che non sono rappresentate solo dal dialetto, sia chiaro. Sere fa, per esempio, abbiamo radunato quindici rappresentanti di associazioni cittadine per vedere di mettere in piedi un progetto comune, una programmazione seria. Uno degli obiettivi è la creazione di un centro di documentazione nel quale possa confluire un'enorme mole di patrimoni per ora accatastati un po' qui un po' là. Per esempio tante vecchie commedie dialettali. Per la sede abbiamo chiesto uno spazio nel costruendo Teatro Giovannino Guareschi di viale Mentana. Un'altra iniziativa che mi interessa molto è la pubblicazione annuale di un libro. Quest'anno è dedicato alla musica, e precisamente a persone legate al mondo della musica, quindi non solo orchestrali o cantanti. Quest'anno il libro, che sarà pubblicato dalla Tecnografica di Giuliano Colla, uscirà in collaborazione con la Corale Verdi.
Che cos'è per lei la parmigianità?
C'è una parmigianità relativa al carattere del parmigiano, che è estroveso, sagace. Ma la vera parmigianità secondo me è dentro di noi, è una cosa che si eredita, che passa di generazione in generazione. È dentro di noi e cresce con noi. È il contenitore delle nostre origini, è la nostra capacità di trasmettere agli altri il nostro spirito parmigiano.




Parla il dialetto?

So parlarlo, lo leggo, l'ho recitato. Ma non lo parlo abiitualmente. Io ho fatto la maestra per tanti anni, ho anche insegnato il dialetto ai miei alunni, però non sono abituata a parlarlo. Nemmeno mia figlia Francesca, che vive a Milano e si è laureata in psicologia e filosofia, lo parla, non l'ha mai parlato, anche perché è uscita di casa a 18 anni, per andare a studiare a Padova.
Sopravviverà il dialetto?
Io credo di sì. Periodicamente si dice che sparirà. È stato detto negli anni Sessanta, negli anni Ottanta, negli anni Novanta, ma c'è ancora, eccome che c'è ancora.
Che cosa le piace più di Parma?
Tutta Parma mi piace tantissimo e non andrei mai in un'altra città. La parte storica della città è straordinaria. Eppoi Parma è molto migliorata, i monumenti sono più valorizzati. Anche se, secondo me, bisognerebbe far rivivere qualche parte della Parma antica che non c'è più, e ingiustamente.
Per esempio?
Per esempio io sarei stata favorevole alla ricostruzione, com'erano e dov'erano, del Palazzo Ducale e del Teatro Reinach. Adesso stanno costruendo il Teatro Guareschi: è la dimostrazione che a Parma c'era bisogno di un nuovo teatro. Allora, anni fa, non si poteva ricostruire il Reinach?
E che cosa le piace meno dei parmigiani?
La presunzione di molti parmigiani. "Siamo i più belli, i più forti, i più intelligenti"...
È vero che adesso Parma si può chiamare una città culturale"?
Sì, ma la era un po' anche prima, anche magari con una minore visibilità.
Ama la lirica?
La amo tanto, fin da bambina. Per un certo periodo ho frequentto il loggione, poi, visto che mio fratello, Mario Dall'Argine, fondatore del Festival universitario, e purtroppo scomparso recentemente, era vicedirettore del Teatro Regio, ho cominciato frequentare la platea. In fondo, anche sfoggiare qualche abitino da sera, non era male, via...
Verdiana a tutto campo, come molti parmigiani?
Be', verdiana senz'altro, ma non solo. Amo anche Puccini, Wagner... Ho una bella collezione di dischi. Un appunto vorrei fare: non sui compositori, non sulle opere, ma su certe regie odierne, che non condivido...
Tebaldi o Callas?
Avevano due voci completamente diverse. La Tebaldi mi affascinò fin da quando la vidi la prima volta, al Teatro Ducale. Avevo 9 anni.
Quale canzone parmigiana le piace di più?
Be' innanzitutto "La canzone della Famìja Pramzàna", che è bellissima. Naturalmente non si può dimenticare la "Stornellata parmigiana", da molti conosciuta come "La Rondanen'na". E I scariolànt e tante, tante altre.
E la poesia?
Ricordare Pezzani è scontato. Ma io aggiungo anche Alfredo Zerbini. Ma lei l'ha letta "La congiùra di Fevdatäri"? È un capolavoro. E poi Luigi Vicini... E tanti altri. Tutti bravissimi.
L'europeizzazione della città farà bene o male a Parma?
Credo proprio che farà bene. Bisogna imparare a convivere con altre realtà. Un'apertura di questo genere non può che far bene ai nostri giovani. Sono loro il futuro.
L'integrazione degli attuali immigrati con i parmigiani è possibile?
Qui entriamo in un campo difficile, molto difficile. Ci vuole il dialogo. Ci vuole accettazione da parte nostra. Ma anche da parte loro. E qui sta il difficile. Alcuni, soprattutto nel campo dei professionisti, si sono già integrati perfettamente. Ma per il resto la realtà non è così positiva... Speriamo.
Achille Mezzadri
(Nelle foto, dall'alto - CLICCARE PER INGRANDIRE - : 1) Anna Maria Dall'Argine; 2) La sede della Famija Pramzana; 3) Con Al Dsèvvod, Maurizio Trapelli; 4) Con il regista Mario Lanfranchi; 5) All'Associazione "I nostri borghi" con il presidente Fabrizio Pallini)

1 commento:

e.piovani ha detto...

Lascio un commento solo relativamente all'idea delle ricostruzioni.
Io sono quasi sempre per Parma com'era e dov'era, ma il Palazzo Ducale e ancora di più il teatro Reinach sono proprie le uniche due cose che non ricostruirei.
Piazzale della Pace ha trovato con l'attuale sistemazione un aspetto molto interessante, che valorizza al massimo il palazzo della Pilotta. Credo che sia uno dei posti piu' belli di Parma...e di sicuro, uno dei più particolari.
Tra le cose che ricostruirei io se fosse in qualche modo possibile? La lista è lunga....
Al primo posto le Beccherie. Piazza Ghiaia è inguardabile al momento attuale...e credo che lo sarà anche di piu' dopo che avranno terminato i previsti lavori... Ha perso completamente la bellezza che aveva fino al ventennio... Ci starebbe bene anche una bella demolita al palazzo Medioli che le fa da sfondo...
Stessa sorte destinerei alla filiale dell'unicredit su piazza Garibaldi...ricostruendo il vecchio palazzo Bondani. Ma la lista dei palazzi da abbattere sarebbe ancora lunga.
Il condominio sul lungoparma (piazzale rondani, quello vicino al Romagnosi).
L'hotel Toscanini (nessuno ci pensa, ma ha preso il posto della bella piazza del Carmine, unica a Parma che si affacciava direttamente sul fiume.)
Il primo edificio a sinistra all'inizio di via della Repubblica (anche lui sede di una banca). Il primo a destra del ponte di mezzo in Oltretorrente.
Quel condominio nato, non si sa come, tra la pilotta e il lungoparma. L'edificio moderno di fronte a Steccata e Regio....etc etc
Cose da ricostruire sarebbero, l'area della chiesa di Santa Teresa (ovviamente non con i due edifici di vetro previsti attualmente), le antiche statue del monumento a Verdi, magari da seminare qui e la nel centro storico per creare una sorta di percorso alla ricerca delle opere del Maestro... Magari si potrebbe realizzare in metallo la bellissima quadriga guidata da leoni che si trovava alla somità del suo arco trionfale.
Potremmo fare una copia della fontana di Proserpina, che è stata venduta aihmè al castello di Waddesdon Manor in Inghilterra, da collocare davanti al nostro palazzo del Giardino... Potremmo ricostruire la colonna progettata (e realizzata....ma mai collocata a causa della rottura) dal Petitot per lo stradone... Potremmo staccare la facciata di porta san Michele dal cortile della rocchetta (dove praticamente nessuno la vede) e riportarla a barriera repubblica. Potremmo ricostruire la cappella che si trovava al centro del ponte di Mezzo....
Senza dimenticare tutte le chiese attualmente sconsacrate ed abbandonate a loro stesse...che incredibilmente sono sempre in pericolo. Insomma, la lista delle cose che abbiamo perso (o che rischiamo tuttora di perdere) è lunga... Nel passato i parmigiani si sono sempre impegnati per abbellire la città, nonostante magari la maggior parte delle persone allora non navigasse nell'oro... Noi potremmo fare molto in tal senso...