O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént. /O lezgnolén ch’a t’ gh’é la góla dòra / indo ät imparé a cantär csi bén? / Al to gorghègg da ‘dentor tutti al fóra / e il coppiètti alóra is fan l’océn. / J’ò imparé a stär su ‘na pianta / cla se spécia in-t-un laghètt / indo gh’é un izolètta / con di ciggn bianch e morètt. / Tutt il siri là sentiva / i béj cant ädla coräla / e ’l me cór picén al capiva / che csì sól a s’ pól cantär.


sabato 29 novembre 2008

PRAMZANBLOG FA RIVIVERE LA MITICA TRATTORIA CANTARELLI DI SAMBOSETO

I commenti al blog continuano a languire, ma i lettori che scrivono per segnalare qualche argomento fortunatamente non mancano. Oggi Clopjj (questo è il suo nickname) mi ha scritto per dirmi che ha appena caricato su YouTube, la grande "televisione virtuale" della quale lui è uno dei massimo fornitori di cose parmigiane e parmensi, la celebre puntata dedicata, nel 1957, alla mitica Trattoria Cantarelli di Samboseto da Mario Soldati, l'altrettanto mitico scrittore e regista nel suo storico "Viaggio nella valle del Po - Alla ricerca dei cibi genuini". Detto fatto, mi sono tuffato nei ricordi. Perché io sono stato, un paio di volte, uno dei clienti della trattoria, perché io, a Gente, ne avevo, alla chiusura, avvenuta il 31 dicembre 1982, recitato il de profundis con un articolo.
Dire Peppino e Mirella Cantarelli, negli anni Sessanta e Settanta, era dire il massimo della gastronomia, era dire savarin di riso con funghi, pomodori, formaggio e lingua, era dire torta di lingua alle erbe, era dire anatra all'arancia. E naturalmente tortelli, anolini, cappelletti in brodo, tagliatelle, nonché dolci da svenire, come l'indimenticabile semifreddo croccante composto da gelato di crema con noci, mandorle, amaretti e rum... "Era mia madre Mirella", dice il figlio Fernando, che manda avanti l'Enoteca Cantarelli "l'unica regina della cucina. Così come mio padre, Peppino, era il re incontrastato della cantina, dove raccoglieva in particolare deliziosi vini francesi che allora non era così facile trovare, lei aveva l'esclusiva della cucina. Non aveva aiuti-cuochi, per carità. Al massimo poche donne che l'aiutavano a prendere le pentole, a spostarle, e che le davano gli ingredienti. Ma nei piatti di metteva mano solo lei. "Anche per rispetto per i clienti", diceva "loro vengono a mangiare dalla Mirella, quindi è la Mirella che deve preparare".
Dire Trattoria Cantarelli è anche dire un ex grande regno della buona cucina dove sono stati sudditi, felicemente appagati, grandi personaggi: da Pietro Barilla ad Attilio Bertolucci, da Burt Lancaster a Gérard Depardieu, da Sylva Koscina a Umberto Agnelli, da Bernardo Bertolucci a Vittorio De Sica... E questo non è che una piccolissima parte dell'elenco. Questa mitica trattoria la scoprì, negli anni Cinquanta, l'indimenticato giornalista e critico cinematografico Pietrino Bianchi, uno dei pionieri della "calata parmigiana" di giornalisti a Milano. Non era facile scoprire quella trattoria di campagna, quasi sperduta nelle Terre verdiane. Perché, dall'ingresso, si accedeva a una drogheria -tabaccheria dove si compravano le sigarette così come un inestimabile culatello, i sigari così come la ventresca, i francobolli così come vini di assoluto pregio. Pietrino si accorse subito che quella drogheria faceva accedere a un vero e proprio tempio della buona cucina e così ne parlò sul suo giornale, e così la favola dei Cantarelli divenne una favola nazionale.
Arrivò Mario Soldati, già, con la sua troupe televisiva. Fece un servizio mirabile, che grazie all'amico Cloppjj possiamo tutti gustare, come fosse una faraona cucinata dalla Mirella... "I miei genitori", ricorda Fernando Cantarelli (che ha altri due fratelli, Corrado e Sandra) "erano persone semplici. Trattavano i clienti con cordialità e affettuosità, da queste parti la gente è così. In famiglia non erano diversi. Erano persone normali.
Io ho dato una mano, in trattoria, dal 1972 al 1982, quando si è deciso di chiudere. La mamma è morta qualche anno dopo. Mio padre, con me, ha continuato a commerciale culatelli e altri salumi, che stagionava personalmente. È morto nel 1992. Io ho ereditato da lui la passione per i vini e ho aperto l'Enoteca Cantarelli. Almeno il nome, anche se non c'è più la trattoria, c'è ancora".
(Nella prima foto in alto: 1) Peppino Cantarelli al bancone del suo negozio; Nelle altre foto, tratte dal filmato della Rai del 1957: 2) Mario Soldati intervista Mirella Cantarelli; 3) Il regista presenta il suo servizio; 4) Soldati con Peppino Cantarelli; 5) Peppino serve a tavola)
GUARDATE L'INTERVISTA AI CANTARELLI DI MARIO SOLDATI

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Caro amico, ogni promessa è debito.
Quando poi si tratta di argomenti "gustosi" come questo, l'obbligo diventa un piacere.
Continua a costruire per tutti noi questo teatro delle meraviglie, che rende la vita più lieve.
Grazie di cuore

bertop

Anonimo ha detto...

Ieri sono passata da Samboseto e l'insegna Cantarelli è ancora lì, come è ancora lì la posrta fatta con le casse delle grandi bottiglie ma non ho capito che cosa ci facciano dentro se gastronomia o enoteca...
Patty

Stefano Lo Verme - Bergamo. ha detto...

M'avete fatto venire na fame.
Peccato non aver continuato l'attività dei genitori, poi con quella cassa risonante di Mario Soldati la pecunia non sarebbe di certo mancata.
Di sicuro che se ci fosse ancora la trattoria sarebbe un posto visitato non meno della certosa di Pavia.
Quella faraona alla creta, culatelli,cappelletti...mai mangiata ma solo il nome.
Dalla tavola mi alzerei non prima delle quattro del pomeriggio, ah io sarei un cliente fisso della domenica, soprattutto nei periodi autunnali con la pioggia lascio Bergamo e due o tre ore son giù...saluti eeeh Samboseto avete detto.
Ah scusate ma Jerarde de Pardie che c'è venuta a fare?