O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént.


venerdì 21 novembre 2008

Mario Gherardi, uno dei soci del Club dei 27 NEL LAGER CON GUARESCHI C'ERO ANCH'IO

Tra il pubblico del Convegno internazionale su Guareschi c'era, oggi, un anziano signore con le lacrime agli occhi, Mario Gherardi, 86 anni compiuti a luglio, detto anche "Simon Boccanegra" perché è uno dei soci dell'esclusivo "Club dei 27". Gherardi si è commosso quando ha sentito, da un relatore, il racconto del periodo di prigionia in Polonia e Germania di Guareschi, quando il grande scrittore fu internato nei campi di concentramento di Czestochowa e Benjaminovo (Polonia) e di Wietzendorf e Sandbostel (Germania). "C'ero anch'io a Wietzendorf", ricorda "Boccanegra", sono stato uno dei tanti italiani compagni di Guareschi in quel campo di concentramento. Saremo stati anche una quarantina di parmigiani. Oggi, al convegno, hanno ricordato perfettamente quel periodo. Sì, Guareschi fu un amico straordinario per tutti noi. Riusciva a darci coraggio, a darci la speranza.
Nelle baracche c'era un freddo boia e la fame per tutti noi era una fame nera. Ma Guareschi aveva sempre un sorriso per noi e quando ci consentivano di riunirci, ci trovavamo nella "Kulturbarack", la baracca della cultura. Che poi era una baracca come le altre, però lì si poteva leggere, cantare. Fu lì che nacque la celebre "Favola di Natale", un'opera bellissima, che fu poi accompagnata dalle musiche di Arturo Coppola, un altro compagno di prigionia. Guareschi ci raccontava questa favola straordinaria, la storia di un bambino di nome Albertino (che poi era proprio il nome di suo figlio), della sua nonnina, del cagnolino Flick, di una lucciola e del loro viaggio verso un campo di concentramento in cui si trova il padre di Albertino... Una favola incredibilmente bella e noi stavamo ad ascoltarlo con le lacrime agli occhi. Intanto riuscivamo a dimenticare le pene della nostra prigionia. Sono stati mesi durissimi e nello stesso tempo dolci, proprio grazie alla presenza di Guareschi. Prima che arrivasse a Wietzendorf io non sapevo proprio chi fosse. Lì, in quel campo nazista, scoprii che era un grande uomo".
Sono passati tantissimi anni da quel tempo, ma il ricordo è indelebile nella mente di Gherardi, occupata anche da una grande passione, la lirica. "Sì, sono il più anziano dei soci del Club dei 27", dice "la la lirica è una malattia. Ti entra nelle vene e non ti lascia più. Io sono fiero di essere Simon Boccanegra perché è un'opera bellissima, una delle più complete di Verdi. La lirica ce l'ho nel cuore fin da quando ero bambino. Ero molto piccolo quando rimasi estasiato da un "Rigoletto" con la Pagliughi e Filippeschi. Che tempi..."
(Nelle foto, dall'alto -CLICCARE PER INGRANDIRE-: 1) Mario Gherardi /by emmezeta/; 2) Una delle foto segnaletiche di Giovannino Guareschi; 3) Una pagina del "Diario clandestino" di Guareschi)

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