O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént.


giovedì 20 novembre 2008

Le interviste di Pramzanblog: Orazio Zanni 60 ANNI FA FONDAMMO IL CIRCOLO INZANI: DIVENTÒLA BANDIERA DELL'OLTRETORRENTE

Si può mettere il Circolo Inzani tra le glorie cittadine? Certo che si può. Quest'anno, proprio quest'anno, ha compiuto sessant'anni di onoratissima e splendida attività ed è condotto da Orazio Zanni, che fu proprio uno dei primissimi soci fondatori. Da qui la battuta viene spontanea: Circolo Inanzi o Circolo In...zanni? Il sjór Orazio è uno splendido giovanotto di 77 anni, che è orgoglioso della sua creatura, figlia dell'Oltretorrente rosso e barricadero, figlia della parmigianità più assoluta, figlia del cuore più vero di Parma. Di filato, sjór Orazio, stella d'argento del Coni per meriti sportivi, nella galleria degli intervistati di Pramzanblog.
Lei era un bambino durante la guerra. Che cosa ricorda dell'Oltretorrente di allora?
Abitavo in piazzale Inzani. Ero figlio unico. Mio padre, Gino, era un barbiere, ma nel '43 è andato militare e allora in negozio ci ha messo un amico. Però voleva che, dopo la scuola, io andassi in barberia per far vedere che quello era il suo negozio, visto che c'era al fjòl äd Gino. Era una barberia un po' particolare: di giorno venivano a farsi fare barba e capelli e di notte...
Di notte che cosa succedeva?
Io non c'ero di notte, ma so solo che alla mattina dovevo fare pulizia perché c'erano volantini dappertutto. Il negozio era diventato un centro di resistenza antifascista. Lì si faceva "soccorso rosso". E ogni tanto passavano anche i partigiani, quando scendevano giù dai monti. Lasciavano lì anche le armi.
Ma la polizia fascista non si accorgeva di nulla?
Piano piano cominciò ad accorgersene ed allora così il barbiere che era amico di mio padre, se ne scappò in montagna. Chiudemmo il negozio.
Nel 1945, alla fine della guerra, lei aveva 14 anni. Che cosa facevate coi ragazzini dell'Oltretorrente?
Giocavamo al pallone. Sull'asfalto, in piazzale Inzani. Il quartiere era la nostra vita. Avevamo messo su una squadretta, non avevamo sede. Eravamo ospiti nella sede della sezione locale del Pci. Io giocavo in mediana. Ricordo, dei giocatori di allora, Orchestra, Guarnieri, Ghinelli, Cereoli, Amoretti, che era il portiere.
Come maturò l'idea di fondare un circolo sportivo?
L'idea in un certo senso fu del segretario del partito. Molti ragazzi, allora, frequentavano l'Annunziata e gli Stimmatini. Insomma, andavano a giocare dai preti... E questa cosa qui non piaceva mica tanto al segretario. Così un giorno mi chiamò e mi disse: "perché non mettete su un circolo? Lo fate apartitico, così non ha l'etichetta del Pci. Però almeno è una cosa nostra, non dei prét... Quattro e quattr'otto, era il '48, abbiamo racimolato cento firme per la costituzione del circolo Enal. Allora non c'era ancora l'Arci. Così è nato. Era l'ottobre del 1948. Sessant'anni fa.
Chi decise il nome?
Tutti insieme. Piazzale Inzani era la nostra vita e inzani doveva chiamarsi il circolo sportivo. Il primo presidente fu Virgilio Avanzini. Il cassiere era Antonio Bertani. Io ero il segretario. La nostra prima sede fu al numero 32 di piazzale Inzani, due camerette 4 x 4, c'era anche un piccolissimo bar. Avevamo la squadra di calcio e una sezione di atletica leggera, un gruppo di podisti.
Poi cominciaste ad allargarvi e cambiaste sede...
Sì. Era venuta libera una fabbrica di scarpe, la ditta Copercini, al numero 15 del piazzale, così ci trasferimmo lì. Dai 32 metri quadrati della prima sede a oltre i cento di questa. Un bel passo avanti.
Quindi dopo il calcio e il podismo apriste ad altri sport...
Grazie anche alla più ampia nuova sede potemmo allargare l'attività. E verso la fine degli anni Cinquanta acquisimmo la squadra di pallavolo del Dopolavoro Ferroviario, nella quale giocava un grande campione, Bruno Estasi. Con la maglia dell'Inzani la squadra di estasi partecipò al campionato di serie A nel 1959 e restò nella massima serie ancora due anni. Poi la retrocessione. Mancavano i mezzi per tenere una squadra in serie A.
Lei intanto nera diventato presidente, nel 1953.
Ero ancora molto giovane quando divenni presidente. Avevo 22 anni. Andò così: Avanzini, il primo presidente, aveva lasciato, perché aveva impegni politici e sindacali. Così la presidenza fu affidata a mio padre Gino. Ma, anche se la guerra era finita da un pezzo, quelli non erano tempi facili. La polizia ci teneva d'occhio, ci considerava un covo di comunisti, c'era un commissario in Oltretorrente che ci avrebbe volentieri fatto chiudere. E mio padre era un po' un "fifone", gli venivano i brividi di fronte alle divise, anche un pompiere in divisa lo metteva in soggezione. Così un giorno accadde che un nostro socio fu pescato all'uscita del circolo con una bottiglia di vino. Gli alcolici erano vietati nel circolo. Accompagnai mio padre in questura e lì dovette firmare un impegno che la cosa non si sarebbe ripetuta più. All'uscita mio padre mi disse: "Orazio, io non se la faccio più". Così divenni presidente io. E lo sono ancora.
Intanto la vostra creatura continuava a crescere. E lasciaste Piazzale Inzani...
Ci dispiacque molto lasciare il piazzale, dove molti di noi erano nati e cresciuti, ma grazie alla nuova ede potevamo allargare i nostro orizzonti e potevamo allargarci anache alla ricreazione e alla cultura.
Vi trasferiste in Via D'Azeglio...
Sì. Al numero 45. Nell'edificio dell'ex Ospedale Vecchio. Una sede molto importante per noi. Ancora nel cuore dell'Oltretorrente, anche se non più nel "nostro" piazzale Inzani.
Quando è nata la sezione di lotta greco-romana, uno dei vostri "fiori all'occhiello"?
Nel 1965. I responsabili erano Saverio Monica, attuale segretario del Circolo, e Cesare Chiesa. Con i lottatori Achille Pizzarotti e i fratelli Bassi diventò una delle squadre più forti a livello nazionale e nel 1972 Vivaldo Vellutini (68 kg.) e Celino Dall'Asta (82 kg) conquistarono il titolo italiano. Pensi che allora avevamo un centinaio di ragazzi che facevano lotta greco-romana. Adesso il sogno è finito...
E quella di judo?
Nel 1970 aprimmo al judo, con Luciano Verzelloni. Abbiamo anche conquistato tutoli italiani. Verzelloni è ancora uno dei nostri, una delle "colonne" del circolo. Tiene sette corsi di judo, uno di ginnastica per adultti e anziani e un corso per disabili.
Avete anche una sezione di ginnastica ritmica, con centinaia di bambine che seguono i vostri corsi...
Sì, anche qui non sono mancate e non mancano le sodisfazioni. Nel 1990 a Genova Francesca Tramelli conquistò il titolo italiano seniores.

Da piazzale Inzani a via D'Azeglio. Da via D'Azeglio a Moletolo, nel 2001...

Proprio così. Abbiamo ristrutturato la casa colonica, abbiamo preso la gestione dei campi da tennis, calcio e calcetto... Insomma, siamo diventati grandi. Ma non è stato un trasferimento facile. Alcuni soci si sono ribellati all'idea di lasciare l'Oltretorrente. Ci sono state discussioni anche feroci. Ma che cosa vuole che le dica.. Il Comune ci ha mandto via di là, perché dicevano che avevano bisogno dell'ex Ospedale Vecchio per le loro cose... Così siamo andati via e la nostra vecchia sede... è ancora inutilizzata...
Cinquant'anni di impegno, di fatiche e di successi. Quali le soddisfazioni più grandi?
Sicuramente i titoli conquistati dai nostri atleti, ma anche i riconoscimenti ricevuti dal Coni: nel 1986 la stella di bronzo per meriti sportivi, nel 1988 la stella d'argento e nel 2005 la stella d'oro. Il massimo riconoscimento che una società possa avere.
Come celebrate i sessant'anni?











Questo è stato tutto un anno di festeggiamenti. Ma il 7 dicembre concluderemo alla grande, con la presentazione di un bellissimo, intitolato "Inzani - 60 anni di sport e vita sociale", stampato da Grafiche Step e curato da una delle piùbelle firme di Parma, Giorgio Gandolfi. Giorgio ha fatto un lavoro staordinario, è andato a intervistare un sacco di gente, ha raccolto foto bellissime della nostra storia. Un gran lavoro. Costerà 15 euri, ma per i nostri soci ci sarà un bello sconto...

Recentemente avete inaugurato anche una nuova palestra...
Una grande cosa. Prima si faceva attività invernale dentro a un pallone, che andava gonfiato e sgonfiato a seconda delle bizze del tempo. Con l'intervento dell'Isomec dell'ingegner Valter Manfredi, che è il nostro sponsor principale, e di altre aziende, è nata questa nuova struttura che è uno spettacolo. Venga, venga a vederla. Rimarrà a bocca aperta...
Achille Mezzadri
(Nelle foto, dall'alto: 1) Orazio Zanni, il "mitico" presidente del Circolo Inzani /Foto Carra/; 2) Copertina e controcopertina del libro di Giorgio Gandolfi; 3) I primi soci del Circolo in gita a Genova; 4) I lottatori dell'Inzani al parco Ducale; 5) Cristina Rastelli, gloria del judo; 6) Orazio Zanni con il sindaco Pietro Vignali; 7) La nuovissima palestra dell'Inzani; 8) Orazio Zanni, a sinistra, con l'ingegner Valter Manfredi, patron dell'Isomec, sponsor principale dell'Inzani e il vicepresidente del Circolo, Sergio Greci).

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