O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént. /O lezgnolén ch’a t’ gh’é la góla dòra / indo ät imparé a cantär csi bén? / Al to gorghègg da ‘dentor tutti al fóra / e il coppiètti alóra is fan l’océn. / J’ò imparé a stär su ‘na pianta / cla se spécia in-t-un laghètt / indo gh’é un izolètta / con di ciggn bianch e morètt. / Tutt il siri là sentiva / i béj cant ädla coräla / e ’l me cór picén al capiva / che csì sól a s’ pól cantär.


giovedì 6 novembre 2008

Le interviste di Pramzanblog: Martino Faggiani GRAZIE AL CORO DEL TEATRO REGIO HO SCOPERTO PARMA, LA MIA "SECONDA PATRIA"

È romano, ha 46 anni (li compie domenica), vive a Parma da otto anni, si è parmigianizzato al punto che gira per la città in bicicletta e si ferma a parlare perfino con persone che non conosce, ma che hanno voglia di ragionare con lui di musica. Il maestro Martino Faggiani, direttore del Coro del Teatro Regio, è stregato da Parma al punto di considerarla la sua "seconda Patria" e afferma che resterà qui "fino a che lo sopporteranno". L'ho incontrato a Milano, al ritorno da un suo viaggio di lavoro all'estero.




Prima di tutto, un consuntivo, dal suo punto di vista, come direttore del Coro del Teatro Regio, del Festival Verdi. C'è stato un momento più emozionante di altri?

Un Festival a ritmi frenetici, stressante ma entusiasmante. Forse il momento clou è stato il premio ricevuto dal Club dei 27. Un grande riconoscimento per me, ma, io dico, soprattutto per il Coro del Regio. E poi una grande emozione la danno sempre le "prime". Pochi teatri al mondo, la sera della "prima", hanno un'atmosfera così carica di elettricità. E gli artisti hanno la consapevolezza che tutta la città è intorno al teatro, vive l'evento.
Lei al conservatorio ha studiato pianoforte, composizione e clavicembalo: com'è che è diventato direttore di coro?
Da giovanissimo ho cantato in un coro di voci bianche. Mia madre era, ed è, una pianista, e mi ha trasmesso il bacillo musicale. E poi posso dire che a 11 anni, una domenica pomeriggio di pioggia, mio padre mi disse: "Perché non vai a vedere la "Bohème"? Non avevo ancora visto un'opera. Rimasi fulminato dalla lirica. E questa passione non mi ha abbandonato più. Perché direttore del coro? Perché il coro mi ha sempre affascinato. Mi è parsa la strada più giusta.
Ha lavorato con direttori come Chung, Sinopoli, Muti, Pretre, Gatti, Scimone, Oren e tanti altri. Con chi si è trovato più in sintonia?
Ho avuto bellissimi rapporti di lavoro con molti. Di Riccardo Muti ho ammirato l'umiltà, il grande rispetto che porta verso la musica. Ho molto apprezzato Chung, Gatti... e non solo loro. Ricordo il povero Giuseppe Sinopoli con grande nostalgia: è stato uno dei primi a credere nelle mie possibilità. E' stato molto generoso con me. E vorrei ricordare anche Romano Gandolfi, mio grande maestro, mio grande esempio. L'ho sempre qui, nel cuore.




Lei è romano, si è diplomato al Conservatorio di Santa Cecilia, è stato assistente di Norbert Balatsch, direttore del Coro dell'Accademia di Santa Cecilia, ha diretto il Coro giovanile di Santa Cecilia. Com'è che è arrivato a Parma, nel 2000, come direttore del Coro del Festival Verdi, per poi diventare direttore del Coro del Teatro Regio dalla stagione 2001-2002?

In un nome c'è la spiegazione: Bruno Cagli. È stato lui, con la sua intraprendenza, con la sua capacità manageriale, a far partire un Festival Verdi di cui si parlava da un sacco di anni ma che non partiva mai. Alcune sue scelte sono state criticate, però ha un merito: di aver messo in moto il Festival. È stato lui a chiamarmi.
Conosceva già Parma?
Sì. Ci ero venuto nel 1992 con il Coro dell'Accademia di Santa Cecilia. E la città mi era piaciuta subito.
Conosceva, vero, la fama dei loggionisti del Teatro Regio?
Certo. Ma ho sempre creduto nella loro obiettività. Eppoi ho sempre puntato sul nostro lavoro, sulla nostra serietà. Assieme al collaboratore più stretto, Marco Finucci, abbiamo messo in piedi un organismo agile, nel quale il primo interesse è la musica. Queste cose il pubblico le sente.
Come nasce la formazione del Coro del Teatro Regio? Come mai la mescolanza con la Corale Verdi?
La Corale Verdi è una struttura portante della musica a Parma. Ha prodotto solisti di valore, come il baritono Michele Pertusi, i bassi Marco Spotti ed Enrico Iori. Appena arrivato, nel 2000, ho subito compreso l'importanza della Corale Verdi. E ho creduto nel motto "uniti si vince". Ora il Coro del Teatro Regio, che è composto in buona parte anche da elementi della Corale Verdi, è un coro "facile" da gestire. Intendo dire che si lavora facilmente.
La composizione di un coro ha delle regole? Cioé numero di tenori alti, tenori leggeri, soprani, baritoni ecc.?
Be' qualche regola c'è, sì. Comunque il Coro del Teatro Regio è composto da una sessantina di elementi, difficile che superi i settanta. Sono onorato di lavorare con coristi come questi. E non solo loro. Vorrei citare chi c'è intorno e dietro il coro: Stefano Rabaglia, direttore musicale di palcoscenico, Fabrizio Cassi, che è il direttore della Corale Verdi e collabora con me e con il Teatro Regio, Elena Rizzo, responsabile dei pianisti, Raffaele Cortesi... e... tutti gli altri. Senza dimenticare, naturalmente i tecnici, tra cui il mitico macchinista Frank Rossi.
Lei dirige il coro del Regio, Fabrizio Cassi quello della Verdi: vi siete mai "rubati" dei coristi?
Rubati no, prestati sì.
Per un direttore del Coro quando arriva il momento della massima emozione: con il "Va pensiero"?
Concordo.
Lei è sposato, ha figli?
Sì, sono sposato. Mia moglie è una cantante. Ma non ho figli.
Alla mattina quando si fa la barba, canta qualche pezzo d'opera?
Se sono di buon umore sì. Ma canticchio più pezzi sinfonici che opere.
Che cosa le piace di più dei parmigiani?
L'umanità.
Che cosa le piace meno?
Lei si aspetta che io dica che si danno un po' d'arie. Be', forse un pochino sì. Ma ragioniamo: è vero che Parma è una capitale, è vero che ha un prodotto interno lordo tra i più alti d'Italia, è vero che ha tesori inestimabili. E secondo me Parma è sulla strada per diventare il centro mondiale della cultura. Con tutte queste qualità i parmigiani non possono "tirarsela" un po'?
Capisce il dialetto?
Comincio a capirlo.
Se dipendesse solo da lei, resterà per sempre a Parma?
Difficile rispondere. Penso di poter dare ancora qualcosa al Teatro Regio e a questa città. Per quanto mi riguarda spero di poterci stare ancora. Quanto non lo so. Qui sto benissimo. E starò qui fino a che mi sopporteranno.
Achille Mezzadri
(Nelle foto, dall'alto: 1) Il maestro Martino Faggiani a Milano /by aemme/; 2) Il Coro del Teatro Regio; 3) Il maestro Faggiani prova con il suo coro all'Associazione Parma Lirica /da "GazzettadiParma.it"/; 4) Il Coro del Regio; 5) Il maestro Faggiani intervistato da "ParmaOk" al Regio)

1 commento:

Maganuco ha detto...

Un gràn bel om...