O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént. /O lezgnolén ch’a t’ gh’é la góla dòra / indo ät imparé a cantär csi bén? / Al to gorghègg da ‘dentor tutti al fóra / e il coppiètti alóra is fan l’océn. / J’ò imparé a stär su ‘na pianta / cla se spécia in-t-un laghètt / indo gh’é un izolètta / con di ciggn bianch e morètt. / Tutt il siri là sentiva / i béj cant ädla coräla / e ’l me cór picén al capiva / che csì sól a s’ pól cantär.


lunedì 24 novembre 2008

Le interviste di Pramzanblog: Franco Nero "RICORDO CHE AL REGIO MARIO LANFRANCHI MI DISSE: VAI NEL CORO, MA FA FINTA DI CANTARE"

Era da tempo che desideravo intervistare, per Pramzanblog, Franco Nero, il grande attore che, oltre a girare il mondo sui set cinematografici, divide la sua vita tra Londra e Roma. Perché è parmigiano (si sente ancora un po' dal suo accento), è cresciuto dalle parti dei Prati Bocchi, ha fatto la comparsa al Teatro Regio durante la stagione lirica, ha una sorella a Roma che gli prepara i tortelli d'erbetta e va matto per la Malvasia secca, il culatello e il pane di Parma.
L'occasione si è presentata ieri, 23 novembre, giorno del suo sessantasettesimo compleanno. Gli ho telefonato nella sua casa di Roma, dove quando è in Italia abita con sua mamma Ninetta e sua sorella Rosa. Ecco l'intervista.
Lei ha lasciato Parma che non aveva ancora vent'anni. Ora ne ha sessantasette. Si sente ancora parmigiano?
Sì, abbastanza. Parma fa parte della mia vita. Ci ho trascorso l'infanzia, la gioventù. Ci abitano mia sorella Patrizia e mio cognato. Tanti ricordi mi legano alla città dove sono nato.

A Roma frequenta i parmigiani del cinema, cioè Francesco Barilli, Alberto Bevilacqua, Camillo Bazzoni, Bernardo Bertolucci?
Soprattutto Camillo. Gli altri no. Un giorno Bernardo mi ha telefonato per farmi incontrare con un poeta di Parma. Era uno che mi era riconoscente perché da ragazzo, mentre tutti lo prendevano in giro non mi ricordo perché, io prendevo sempre le sue difese.
Torna spesso a Parma?
Non spesso, ma ci torno. Quando sono a Parma mi piace incontrare, in piazza Garibaldi, il mio amico giornalista, e parmigiano doc, Maurizio Chierici. Mi diverto a farlo parlare, ad ascoltare il racconto delle sue avventure giornalistiche in giro per il mondo.
Che cosa ricorda della sua infanzia e della sua adolescenza?
La mia famiglia non era ricca. Mio papà, di origini pugliesi, come mia mamma, era carabiniere, a un certo punto fu anche trasferito a Bedonia e lì infatti frequentai le elementari. Poi tornammo a Parma. Abitavamo ai Prati Bocchi... Giocavo per strada, avevo tanti amici. Ricordo qualche nome, Alfieri, Lamberti... Non li ho visti più. Allora avevo la mania della pesca. Con i miei amici andavo a pescare nel Taro. Pescavamo con la canna, con la bilancia... Non ci stancavamo mai. E poi facevo la comparsa al Teatro Regio, durante la stagione lirica. È così che ho imparato ad amare la lirica. Una volta ho fatto anche il corista...
Il corista?
Sì, il corista. Non perché avessi particolari doti canore, ma perché, in una recita de "I puritani" di Vincenzo Bellini, mi infilò nel coro, per farmi guadagnare qualche liretta in più, il regista parmigiano Mario Lanfranchi, quello che aveva sposato Anna Moffo. Lanfranchi mi disse: "Ti metto fra i coristi, tu devi solo far finta di cantare...". Avevo sedici, diciassette anni. Lanfranchi mi ha invitato poi ad andare a trovarlo nella sua villa, ma non mi è mai capitata l'occasione giusta".
Dove ha frequentato elementari , medie e superiori?
Le elementari, come ho detto, a Bedonia. Le medie, francamente non ricordo. Comunque dalle parti dove abitavo, ai Prati Bocchi. Poi ho fatto ragioneria al Melloni, in via Farini. Dopo il diploma mi iscrissi all'università, ma quasi subito optai per i corsi di recitazione al "Piccolo Teatro", a Milano. Il mio distacco da Parma cominciò allora, anche se a Parma continuavo, e ho continuato, ad avere legami.
Quando abitava ancora a Parma in quali cinema andava?
In tutti. Al Verdi, ricordo, ma anche in tutti gli altri. Ero un grande appassionato di cinema. Allora, ricordo, per avere un po' di soldini in tasca, tutti miei, andavo a fare il garzone nei negozi. Ho lavorato in una macelleria, in una panetteria, in una pasticceria... e ho fatto anche il gelataio... Si ricorda che vicino a "Pepén" , il re dei panini, c'era una gelateria? Ecco, io lavoravo lì. Il retro dava su un cortile che si affacciava in piazza Garibaldi. Lì c'era un locale dove si andava a giocare a biliardo. Ecco, io uscivo dalla gelateria, dal retro, e portavo di nascosto i gelati ai miei amici...
È vero che lei da ragazzo arrivò secondo a un concorso canoro?
Verissimo. Fu un divertimento unico. Il concorso si chiamava "L'ulivo d'argento". C'erano vari cantanti in gara ed era il pubblico a dare il voto. Io, che cantavo un successo di Pat Boone, "Love letters on the sand", mi portai dietro un sacco di amici. Fecero un casino d'inferno. Applaudivano, gridavano, ineggiavano al mio nome. Una vera e propria claque. Nessuno riusciva nemmeno a sentire come cantavo. Vinsi il secondo premio. Di questo concorso ne parlò anche la "Gazzetta di Parma".
Il parmigiano Lino Ventura, quando lei debuttò nel cinema nel 1962 con il film "Pelle viva", era già famoso in Francia dal '54 e aveva già girato 29 film, Lidia Alfonsi era famosa per "La pisana" e "La guerra di "Troia": sognava di diventare come loro?
Francamente no. Non pensavo a loro. I miei idoli, quelli che mi parevano esempi da seguire, erano caso mai Marlon Brando e Paul Newman...
A sentirla parlare si sente ancora un po' che è parmigiano: ha mai parlato, o parla, il dialetto?
No, non ho mai parlato il dialetto. Però qualche intercalare... hai voglia! Mi ricordo che tra di noi ragazzi ci dicevamo carinerie tipo "bargnoclón" e simili. O cantavamo canzoncine scurrili in dialetto tipo "grat al cùl, grat al cùl..." Comunque, a proposito del dialetto, posso dire una cosa che mi ha molto colpito: ho notato che Parma è l'unica città al mondo, secondo me, dove parlano il dialetto e poi fanno la traduzione... Molto divertente.
Da ragazzo faceva "la vasca" in via Cavour?
Hai voglia... Io dico sempre che la la cosa più bella a Parma, ai miei tempi, era passeggiare alla domenica in via Cavour, verso piazza Garibaldi. C'erano i contadini che si incontravano e parlavano, parlavano...
Che cos'è per lei la parmigianità?
Io dico che non dobbiamo mai scordarci che Parma è una città dove ha governato Maria Luigia d'Austria, la moglie di Napoleone... E poi per me parmigianità è parlare con la "erre" moscia, è eleganza: Parma è una città simbolo d'eleganza. Poi ovviamente parmigianità è mettersi a tavola a mangiare tortelli e anolini. Io ricordo che, quando abitavo ancora a Parma, andavo con gli amici a Langhirano a inebriarmi di culatello, di malvasia secca, che per me è perfino meglio dello champagne e di pane. L'ineguagliabile pane di Parma...
Lei ha interpretato 170 film, ne ha prodotti 15, ne ha scritti due e ne ha diretto come regista uno, "Forever blues": non si sente mai appagato?
Neanche per idea. Ho sempre un grande entusiasmo e smetterò soltanto il giorno in cui scoprissi di non avere più questo entusiasmo. Adesso sono a Roma... mi ha trovato per caso, sa?... perché sono venuto per la "prima" del mio film "Mario il mago", diretto dall'ungherese Tamás Almási e tratto dal romanzo di Thomas Mann. Dovrei venire a Parma a presentare il film il 9 dicembre.
Lei due anni fa, il 31 dicembre, si è risposato con Vanessa Redgrave. Avete un figlio, Carlo Gabriel, regista e sceneggiatore, che ha già 39 anni e vi siete risposati...
È nato tutto quasi per gioco. Il nostro amore era nato tanti anni fa, poi le strade si erano divise, poi ci siamo reincontrati. Era diventata una famiglia aperta, nostro figlio, le figlie di lei, i nipoti... tanta allegria. Tanta amicizia. E andata così: io avevo tenuto la vera del nostro matrimonio, lei invece l'aveva persa. Così, in famiglia, sono stato quasi "indotto" a rimettergliene una al dito. E ci siamo sposati di nuovo... Non viviamo insieme. Lei a Londra, io tra Roma e Londra. Però ora c'è un bellissimo rapporto tra noi.
Vostro figlio vi ha anche diretti in un film. Che tipo di regista è?
È in gamba.. E non lo dico perché sono suo padre. Noi attori sappiamo capire quali sono i registi bravi. E Carlo lo è.
Lei è nonno: che tipo di nonno è?
Visto che la nostra, come dicevo, è una famiglia un po' "allargata", ho cinque nipoti. Voglio molto bene a tutti. Con Rafael, il figlio di Carlo, qualche anno fa successe una scenetta divertente. Premetto che gli avevo detto: "Se vedi che sto parlando con una bella signora non chiamarmi nonno". Ebbene, un giorno ero con lui e stavo parlando, appunto, con una donna, che mi diceva: "Ma che bel bambino...". Io stavo per inventarmi qualcosa quando Rafael si è messo a gridare "nonno, nonno!"
Achille Mezzadri
(Nelle foto, dall'alto: 1) Franco Nero; 2) L'attore parmigiano con la moglie Vanessa Redgrave; 3) L'attore e Vanessa nei primi anni del loro amore, nel film "Un tranquillo posto di campagna"; 4) Franco Nero; 5) L'attore in "Django", uno dei primissimi film che lo rivelarono al grande pubblico; 6) Il regista Carlo Gabriel Nero, figlio di Franco e Vanessa Redgrave).

3 commenti:

carlo lamberti ha detto...

https://www.google.it/search?q=franco+nero+carlo+lamberti&hl=it&rlz=1T4ACAW_it___IT427&tbm=isch&tbo=u&source=univ&sa=X&ved=2ahUKEwi-_bS367fcAhVKDMAKHXdsBaEQsAR6BAgDEAE

carlo lamberti ha detto...

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carlo lamberti ha detto...

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