O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént. /O lezgnolén ch’a t’ gh’é la góla dòra / indo ät imparé a cantär csi bén? / Al to gorghègg da ‘dentor tutti al fóra / e il coppiètti alóra is fan l’océn. / J’ò imparé a stär su ‘na pianta / cla se spécia in-t-un laghètt / indo gh’é un izolètta / con di ciggn bianch e morètt. / Tutt il siri là sentiva / i béj cant ädla coräla / e ’l me cór picén al capiva / che csì sól a s’ pól cantär.


martedì 4 novembre 2008

Le interviste agli "strajè": Piero Anversa AMO PARMA MA RESTO IN AMERICA PERCHÉ QUI HO ESAUDITO IL MIO SOGNO AMERICANO

Piero Anversa, classe 1938, parmigiano, è uno di quelli che il "sogno americano" l'hanno realizzato davvero. È cresciuto a Parma, ha studiato a Parma, si è laureato a Parma, ha compiuto i primi passi nella ricerca a Parma, ma con un sogno nella testa: l'America. E da 28 anni è là. Ed è uno dei maggiori esperti nelle ricerche sulle cellule staminali, possibili ancora di salvezza, tutti lo speriamo, per milioni di malati nel mondo. Dopo tantissimi anni a New York, al Medical College, da un anno è Boston, al Brigham and Women's Hospital della Harvard University. Insomma, da Parma a Harvard, un bel saltino. È un grande onore, per Pramzanblog, averlo nella galleria degli intervistati.
Dove ha studiato a Parma?
Al liceo scientifico Marconi, poi ho frequentato l'Università a Parma e mi sono laureato in anatomia patologica nel luglio del 1965.
Durante la guerra lei era piccolissimo: siete sfollati in montagna? Che cosa ricorda di quel periodo?
Sono ricordi non belli. Io sono nato l'11 settembre del 1938, quindi di ricordi di quei tempi terribili ne ho eccome. Mio padre fu messo in galera perché era socialista, mio fratello si era messo con i partigiani. Ricordo che un giorno entrarono in casa mia i fascisti e uno mi puntò la pistola sul collo. Per me fu un trauma. Per fortuna poi se ne andarono. Dopo quell'episodio fui mandato presso parenti, al sicuro.
Dopo la guerra, che cosa ricorda della sua infanzia?
I miei sogni. E lo sa che cosa sognavo? L'America. Fin da bambino avevo una vera e propria infatuazione per l'America. Pensi che già a 12, 13 anni leggevo tutti i libri degli scrittori americani. Mi dicevo: "Un giorno andrò a vivere là". E adesso mi innervosisco quando, parlando di me, alcuni giornalisti tirano in ballo la "fuga dei cervelli", la storia del solito italiano che "fugge" per riuscire a lavorre all'estero. Io non sono fuggito da niente. Ho sempre sognato l'America e sono riuscito ad arrivarci.
Nel '68 lei aveva 30 anni: come ha vissuto il Sessantotto a Parma?
Io sono sempre stato un "pasoliniano". Pasolini sosteneva che non bisogna mai ricorrere alla violenza per ottenere dei risultati. E questo è sempre stato anche il mio pensiero. La violenza non fa parte del mio stile di vita.

Chi erano i suoi migliori amici?
Certo, a Parma avevo tanti amici ed alcuni li ho mantenuti. Uno è Roberto Cristarella, siamo legatissimi. Sua mamma era americana, di Philadelphia, fu lei a insegnarmi l'inglese. Voglio molto bene a Roberto. Le dico la verità: quando mi capita di tornare a Parma, come per esempio è avvenuto nello scorso giugno, vado a trovare prima lui di mio fratello Angelo, ex primario di medicina a San Secondo, che ha 18 anni più di me e abita a Vicofertile.
Lei ha sempre fatto ricerca?
Sì. Non ho mai avuto grande interesse per la parte clinica. E ho voluto laurearmi in anatomia patologica proprio perché l'Ospedale Maggiore di Parma era dotato di un microscopio all'avanguardia, che mi avrebbe consentito di svolgere le mie ricerche. I miei maestri sono stati il professor Armando Tardini e il suo aiuto, il professor Luigi Vitali Mazza. Tra noi era nato un rapporto speciale. Fu il secondo a spingermi verso gli Stati Uniti. Anche se non ha fatto tanta fatica, visto che era il mio sogno... Sono rimasto legatissimo, da quando ho lasciato Parma, nel 1980, alla famiglia Tardini. Mentre dei Vitali Mazza purtroppo non è rimasto nessuno.
Da Parma a New York, al New York Medical College...
Sì. Sono andato avanti e indietro pe alcuni anni. Poi sono rientrato nel 1984 - 1985. Ma ho capito che era meglio tornare negli Stati Uniti. A New York avevo un appartamento a Manhattan, che ho tuttora, anche se da un anno sono passato, con tutto il mio staff di laboratorio (25 persone) alla Harvard University di Boston. Be', a New York stavo bene, la città mi piace tantissimo, Boston mi piace un po' meno, ma la proposta era, ed è, molto stimolante. Per questo il mio gruppo ed io abbiamo accettato.
Mai sentita nostalgia di Parma?
Onestamente no. Sognavo l'America e in America sono. Ma, naturalmente, Parma mi piace. Sono nato lì, sono cresciuto lì. Ho degli angoli che mi sono rimasti nel cuore. Pensi che l'11 settembre scorso, il giorno del mio settantesimo compleanno, durante un convegno sulle cellule staminali, sono stato festeggiato in modo meraviglioso da tantissimi ricercatori provenienti da tutto il mondo. Hanno organizzato per me una cena fantastica, mi hanno regalato un'enorme targa che adesso non so dove potrò metterla... Ebbene, durante i festeggiamenti, una delle mie più strette collaboratrici, Annarosa Leri, che è originaria delle montagne reggiane ma che si è laureata a Parma, ha cominciato a parlare di me facendo vedere le diapositive di Piazza del Duomo, del Battistero e della Basilica di San Giovanni...
Ha ottenuto la cittadinanza americana?
Certamente. Ho il doppio passaporto.
Qundi vota per le presidenziali. Barack Obama o John McCain? Democratici o Repubblicani?
Obama, Obama. Democratici, democratici. Sicuramente. George W. Bush è stato il peggiore presidente che l'America abbia avuto. Il comico americano Bill Maher mi fa morir dal ridere quando lo definisce un "mentally retarted". Un giorno, in Tv, è stato esilarante perché ha detto: "sia chiaro che quando parlo male di George W. Bush non voglio parlare male dei mentally retarted". E io aggiungo: un esempio dell"intelligenza" di George W. Bush è che è grande amico di Silvio Berlusconi..."
I suoi studi sulle cellule staminali: allora è vero che le cellule staminali riusciranno a "riparare" anche i cuori infartuati?
Sì, abbiamo fatto pubblicazioni in questo senso. Molto presto cominceranno le prime prove con le cellule staminali nei cuori dei pazienti. Tutto è pronto. Siamo agli sgoccioli di una procedura burocratica. Ovviamente ci auguriamo tutti che vada tutto bene. Speriamo di riuscire a ridare speranza a tanti ammalati.
Tornerebbe in Italia se le consentissero di poter proseguire le sue ricerche?
No. Per la verità Letizia Moratti, quando era ministro, ha cercato di farmi tornare. Ci siamo conosciuti a New York. Si è data da fare davvero, si è impegnata in prima persona. Mi è stata offerta la possibilità di lavorare al San Raffaele, c'erano già i fondi, tutto. Sarei dovuto venire assieme ad Attilio Màseri. Lui alla fine ha accettato. Io no. Sto troppo bene in America. Però do atto alla signora Moratti che si è impegnata molto per farmi tornare.
Per un giovane ricercatore parmigiano, e non solo, l'unica via è l'America?
Qualsiasi ricercatore giovane deve fare necessariamente un'esperienza di almeno cinque anni negli Stati Uniti. Poi magari succede come a me: che mi sono fermato. Ma per me era la realizzazione di un sogno infantile.
Achille Mezzadri

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