O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént.


giovedì 20 novembre 2008

LE DINASTIE DEL RUGBY PARMIGIANO: I VENÈ

Dici Venè, a Parma, e dici rugby. Perché c'è una "dinastia di rugbisti", appunto la famiglia Venè, che in due generazioni ha già sfornato ben sette giocatori, anche ad alto livello. E già tutti, in famiglia, hanno gli occhi puntati sulla terza generazione, dove per la verità bisogna aspettare ancora un pochettino, perché Giorgio ha 12 anni, Pietro 4 e Tommaso soltanto nove mesi. Ma si faranno. Al punto che nonno Oreste ha già regalato a Tommasino la prima pallovale. Tutto cominciò tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio dei Sessanta, quando Ettore Venè, classe 1942, il primo di cinque fratelli "rigorosamente" maschi, seguì l'esempio di amici che già giocavano a rugby. Ettore, pilone, prima Rugby Parma, poi Cus. Subito imitato dal secondogenito, Oreste (mio compagno di classe al La Salle), classe 1944, che però scelse il ruolo di tallonatore, quello che sta fra i due piloni. Tutto questo sotto gli occhi di papà Francesco, nessun passato rugbistico e di mamma Jolanda, che cominciava a veder tornare i suoi figli, nella casa di borgo Cairoli, ammaccati ma felici.
Fantastico il ricordo di una partita tra due compagnini universitarie nel campo centrale della Cittadella: quella di Bologna (nel cui ateneo era iscritto Ettore) e quella di Parma (dove appunto era iscritto Oreste). Per quella partita giocarono entrambi nel ruolo di tallonatore. Uno contro l'altro. Con la mamma e le due "morose", le future mogli di entrambi, a bordo campo. Botte da orbi. Ma proprio botte a orbi. E mamma Jolanda che si mise a piangere. "Ma ragazzi miei...". "Ci diamo botte da orbi, mamma, ma ci divertiamo un casino", fu la risposta.
Oreste, dei fratelli Venè, è quello che ha raccolto più allori, numerose presenze in nazionale giovanile, una in Nazionale A e anche una carriera di dirigente, come consigliere della Rugby Parma. Terzo maschio, Giorgio (mio compagno di scuola al Melloni), classe 1946, mediano di mischia, nel Cus Parma. Con il quarto maschio, Giovanni, classe 1952, arriva la sorpresa: anche lui, per la verità, è "spinto" al rugby dal sacro fuoco familiare, ma basta la prima partita e il primo allenamento per fagli dire: "Che ci faccio qui?". E anche i suoi figli, Annalisa e Alessandro, hanno seguito il suo esempio. Quinto figlio maschio, Stefano, classe 1957, tallonatore come Oreste, serie A con la Rugby Parma, nazionale giovanile e poi a lungo allenatore della giovanile del Parma. Abbiamo chiuso con la prima generazione.
E la seconda? Ha "buttato" un po' meno, ma ha "buttato". Francesco, figlio di Ettore, ha giocato apertura nella Rugby Parma e nella giovanile azzurra, Michele, secondogenito di Ettore, ha giocato terza e seconda linea nella Rugby Parma e Giovanni, primogenito di Oreste, ha coperto i ruoli di centro e ala nella Rugby Parma. Sodddisfatti, i Venè? Ma per carità. Ora gli occhi sono puntati sulla terza generazione. "Io", dice Ettore "ero Venè I, Oreste era Venè II, ora pensiamo già a Tommasino, il nipote di Oreste, che io chiamo già, con le abitudini rugbistiche di un tempo, Venè XIII".
(Nelle foto, dall'alto: 1) Oreste (a sinistra) e Ettore Venè, in una partita in cui giocarono l'uno contro l'altro); 2) Oreste in terza media al La Salle; 3) Giorgio alle superiori, al "Melloni")

1 commento:

Emilio ha detto...

Grazie a due di questi Vené ho conosciuto il rugby, passione della mia vita. Ho girato l'Italia per lavoro e ho continuato a giocare. Parma (Rugby Parma), Torino, Civitavecchia, Pavia..Grazie ragass