O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént. /O lezgnolén ch’a t’ gh’é la góla dòra / indo ät imparé a cantär csi bén? / Al to gorghègg da ‘dentor tutti al fóra / e il coppiètti alóra is fan l’océn. / J’ò imparé a stär su ‘na pianta / cla se spécia in-t-un laghètt / indo gh’é un izolètta / con di ciggn bianch e morètt. / Tutt il siri là sentiva / i béj cant ädla coräla / e ’l me cór picén al capiva / che csì sól a s’ pól cantär.


venerdì 7 novembre 2008

La Chiesa di San Vitale compie 350 anni e nessuno (per il momento) se n'è accorto

Domenica 16 novembre la Chiesa di San Vitale, in via della Repubblica, compirà 350 anni, essendo stata consacrata il 16 novembre 1658 dal Vescovo Carlo Nembrini, ai tempi in cui era duca Ranuccio II Farnese. Ma non ci saranno celebrazioni particolari. Soltanto la solita unica messa della domenica pomeriggio, alle 17, celebrata dal parroco di San Tommaso, don Sergio Nadotti, che è anche parroco di San Vitale. Dire che mi dispiace è poco.
D'accordo, San Vitale negli ultimi decenni ha subìto traversie. È stata ferita dal terremoto del 1996, è stata chiusa per restauri fino al 2005, ancora adesso ci sono lavori di ristrutturazione in sagrestia, ma trovo comunque deludente che nessuno abbia pensato, finora, a una celebrazione solenne dell'anniversario. Ho chiesto lumi a don Nadotti. "No, nessuna celebrazione particolare", mi ha detto. "Certo, ricorderò l'anniversario durante la Santa Messa, ma niente di più. Questa ormai è una chiesa un po' dimenticata. Peccato. Ma è così". Trovo la cosa incredibile. Una chiesa che al Comune (suo proprietario) è costata molti soldi in restauri. Una chiesa bellissima, con una storia importante, completamente dimenticata. Aperta due ore al giorno, al mattino, dalle 10 alle 12 (lunedì chiusa) e con una sola Messa, al pomeriggio della domenica.
Durante la mia infanzia io abitavo in via XX marzo e San Vitale era la mia chiesa. C'era don Giuseppe Orsi, a quei tempi, il mitico don Orsi, bercetese, quell'omone carismatico dalle mani grandi e il vocione robusto e un cuore grande così, che noi parrocchiani continuavamo a chiamare "don Orsi" anche quando era diventato "monsignore", nel 1956. Ed ero stato io, proprio io, undicenne, a recitare una poesia celebrativa, in sagrestia, nel giorno in cui l'avevamo festeggiato per la "promozione". Ecco, è chiaro perché la chiesa di San Vitale mi è rimasta nel cuore e perché mi dispiacque molto che fosse rimasta chiusa dal 1996 fino al 2005, a causa del terremoto che l'aveva danneggiata.
Posseggo un prezioso libriccino, intitolato "La chiesa di S.Vitale in città", a firma di don Ferruccio Botti (Ferrutius) e Giovanni Copertini, la cui seconda edizione fu pubblicata proprio a ridosso del 3° centenario della consacrazione della chiesa. (La prima edizione del libro, chiesta espressamente da don Orsi, era uscita nel 1951, per i 300 anni dell'edificazione della chiesa). Ricordo, vagamente, quei giorni del 1958: le messe, i rosari, la Via Crucis, la benedizione impartita, il 16 novembre, dal Vescovo di allora, Evasio Colli. Ricordo l'emozione di "don Orsi".
Ecco, sono passati cinquant'anni e scopro che, per il 350° anniversario della chiesa (la cui edificazione fu completata nel 1651, sui resti di una chiesa antica) passerà quasi sotto silenzio. In fondo la chiesa di San Vitale è uno dei monumenti più storici, più importanti della nostra città e anche se non conserva capolavori di Correggio o Parmigianino, ha comunque opere di pregio (e un organo di grandissimo valore) e una storia molto interessante. E poi, ripeto, fu la "mia chiesa".













Lì ho fatto da chierichetto a "don Orsi", li ho seguito le lezioni di catechismo della "signorina Carra", lì, come "aspirante" dell'Azione Cattolica, ho "diretto" il mio giornalino "Veni vidi vici", lì ho cantato con il Coro dell'Istituto de la Salle, lì ho vissuto momenti bellissimi ed altri tristi (funerali di famiglia). E lì, parecchi anni fa, ero tornato per parlare con un altro mitico sacerote, don Franco Guiduzzi, che avevo conosciuto in altre circostanze e che allora avevo ritrovato in San Vitale, proprio nell'abitazione che era stata, molti anni prima, del "mio" "don Orsi".
(Nelle foto, dall'alto: 1) La Chiesa di San Vitale; 2) Il libro di Ferrutius e Copertini; 3) Le celebrazioni del 1958; 4) L'interno della chiesa)

1 commento:

Maganuco ha detto...

Beh, mia figlia e mia suocera compiono gli anni quel giorno, ma noi ci riuniamo per festeggiarle..