O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént. /O lezgnolén ch’a t’ gh’é la góla dòra / indo ät imparé a cantär csi bén? / Al to gorghègg da ‘dentor tutti al fóra / e il coppiètti alóra is fan l’océn. / J’ò imparé a stär su ‘na pianta / cla se spécia in-t-un laghètt / indo gh’é un izolètta / con di ciggn bianch e morètt. / Tutt il siri là sentiva / i béj cant ädla coräla / e ’l me cór picén al capiva / che csì sól a s’ pól cantär.


sabato 22 novembre 2008

Giorgio Capelli: Vi racconto la favola degli Snakes, 46 anni di rock in salsa pramzàna

Quarantasei anni fa. Quanti parmigiani d'oggi non erano anora nati quando, nel 1962, si formò il gruppo storico dei "The Snakes", dalle cui costole si formò, due anni dopo, un gruppo destinato ad ancor più ampia celebrità, "I Corvi". Nel '62 io andavo anora a scuola e non avevo ancora cominciato a collaborare alla "Gazzetta" (accadde nell'ottobre del '63). Eppure i The Snakes c'erano già. Anzi, erano nati già due anni prima, nel 1960, con un altro nome, "The Hurricanes", che i gestori delle balere traducevano in "Gli Uragani", altrimenti 'nsón capissa njént.
"Negli Hurricanes", mi dice Giorgio Capelli, che è stato uno dei fondatori di questo gruppo e che tuttora è sulla breccia, "eravamo in cinque: Paolo Costa, io, Enrico Celebrano, Cesare Spaggiari e Gino Manzini". Debuttammo al Rapid l'ultimo dell'anno del 1960. Due anni dopo Spaggiari e Manzini se ne andarono, così sciogliemmo il gruppo e formammo The Snakes, i Serpenti, inserendo due futuri "Corvi", Angelo Ravasini , chitarra ritmica e voce e Claudio Benassi alla batteria. Erano tempi magici e dolcissimi. Pensa che attraverso Riccardo Schmidt, che era titolare di un negozio di dischi, la Discoteca 33, eravamo riusciti d acquistare, a un prezzo ragionevole, tutta la strumentazione Fender. Ragionevole si fa per dire. Pensa che era il 1962 e costò 716mila lire. Io allora insegnavo già tecnica e guadagnavo 60mila lire al mese... Noi siamo stati primi a portare a Parma la musica moderna. Perché Schmidt riusciva a fasi inviare dagli Stati Uniti le primizie. Così suonavamo pezzi che in Italia erano ancora sconosciuti.
Siamo stati dei precursori. A un certo punto avevamo conosciuto tre persone simpatiche, Achille Schiaretti (purtroppo scomparso recentemente), Luigi Montagna e Pierluigi Bonini. Ci dicono: perché non fondiamo un club dove i ragazzi vengono ad ascoltare musica e a ballare? Voi sareste il primo complesso che viene a suonare da noi. Detto e fatto. Abbiamo dato una mano anche noi a creare il King Club di via Rossini. Abbiamo fatto, a tempo perso, i muratori e gli imbianchini. Che ricordi... Che tempi... Ho ancora una videocassetta di una gran festa ispirata al film "Blow up" di Antonioni. Poi mano a mano sono arrivati anche altri complessi, per esempio i Gentlemen e Angelo e i Baronetti, ma noi siamo stati primi a suonare al King". Ci chiamavano anhe da altre parti, a Felino, a Traversetolo, alla "Conchiglia verde" di Sirolo, sotto il Monte Conero. Siamo stati anche il primo gruppo che si è esibito in un altro storico locale, il "Whisky a gogò" di Guiscardo Ruggerini, in pieno centro. E proprio lì si crearono le basi per la fine del nostro primo gruppo, quello con Ravasini e Benassi.
Tra i clienti del "Whisky a gogò" c'era anche la titolare dell'Amaro Ramazzotti e una sera, mentre suonavamo, venne a chiederci di non suonare solo rock ma di alternare anche qualche valzer, per poter ballare con suo marito. Angelo Ravasini le disse, seccamente, "no". Allora lei andò a lamentarsi da Ruggerini, il quale le disse: "Signora non si preoccupi. Vada da quei ragazzi lì e si faccia fare un valzer. Dica che gliel'ho detto io". Lei venne e riferì. Ma Angelo la mandò a quel Paese con termini volgari, che è meglio non ricordare. La signora lasciò il locale scandalizzata. Il nostro rapporto con Angelo si incrinò. Proprio in quel periodo lasciammo perdere una grande occasione. Il padrone del "Derby Club", il celebre cabaret di Milano, voleva sritturarci come gruppo di supporto per i cabarettisti che si esibivano lì. Ma noi non eravamo muscisti di professione, avevamo paura di lasciare i nostri lavori che ci permettevano di vivere. Così rinunciammo. Poi, attraverso il nostro impresario, sostenemmo un'audizione a Roma, alla Rca. Ci dissero che non eravamo adatti perché facevamo rock e loro prediligevano il genere melodico. Poi non piaceva la voce roca del nostro cantante, Angelo Ravasini...
Poco dopo Angelo, che aveva delle conoscenze all'Ariston, a Milano, è andato in quella casa discografica e sono nati i Corvi: lui, "Tritolo" (Claudio Benassi), che così lasciavano The Snakes, il mitico Gimmi Ferrari, un vero grande artista e "Figaro", Fabrizio Levati, detto anche "Billo". A quel punto noi dovevamo sostituire batteria e chitarra ritmica: entrarono Gino Tanzi e Vittorio Manghi. Poi ci sono state molte vicissitudini. Diventavamo adulti, avevamo le famiglie. The Snakes cambiarono formazioni, entrarono i fiati. Fino a che siamo arrivati al gruppo che c'è tuttora, formato dai fratelli Corvino (Claudio e Pino), Carlo Ferrari e il sottoscritto.
Ora non abbiamo più gli impegni di una volta, però suoniamo ancora. Con una novità: che oltre al rock suoniamo canzoni "pramzàne". È nato tutto da un'idea di qualche anno fa, quando abbiamo inciso un cd che si intitolava "Na stabruchäda d'ironìa pramzàna". Da allora, quando ce lo chiedono, in qualche locale della provincia e in feste private (dove siamo piuttosto richisti dagli nostalgici degli anni Sessanta) proponiamo anche divertenti pezzi in vernacolo. Ma io ho un sogno nel cassetto: un musical pramzàn".
(Nelle foto, dall'alto: 1) Giorgio Capelli; 2) La formazione dei The Snakes del 1962; 3) Le pubblicità dei locali di allora annuncianti le serate con The Snakes; 4) The Snakes "sempreverdi"; 5) Il cd "Na strabucäda d'ironìa pramzàna")

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Giorgio, sono Cesare, è passata una vita ma quelli sono sempre bei ricordi, un abbraccio.
Cesare Spaggiari

ARDICCIO ha detto...

the snakes con i the five gentlemen sono stati ( e restano ) il vanto del Rock Parmigiano.

Grandi o, se si preferisce, semplicemente immensi.

Franco ha detto...

Nostalgico anni '60: ho frequentato negli anni '60 il Whisky a go go in piazza Duomo, quello che si trovava nell'attuale negozio Mondadori.
Non ricordo esattamente il nome e mi piacerebbe avere altre notizie.
Grazie
Franco
fbrusc@gmail.com