O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént. /O lezgnolén ch’a t’ gh’é la góla dòra / indo ät imparé a cantär csi bén? / Al to gorghègg da ‘dentor tutti al fóra / e il coppiètti alóra is fan l’océn. / J’ò imparé a stär su ‘na pianta / cla se spécia in-t-un laghètt / indo gh’é un izolètta / con di ciggn bianch e morètt. / Tutt il siri là sentiva / i béj cant ädla coräla / e ’l me cór picén al capiva / che csì sól a s’ pól cantär.


giovedì 27 novembre 2008

EDITORIALINO: pedoni e ciclisti a rischio

Mi hanno scritto due amici da Parma. Li chiamo così perché per me tutti i lettori di Pramzanblog sono amici. Mi hanno suggerito di trattare il tema del traffico a Parma, diventato, a loro parere, incontrollabile. Uno mi ha anche mandato dei ritagli della "Gazza", con cronache di incidenti, per testimoniare la realtà della situazione. Le due lettere, e quei ritagli, non mi hanno colto di sorpresa. Avevo già notato, nelle mie recenti venute nella "mia" città, come il traffico si fosse imbarbarito, addirittura più che a Milano, dove abito. Un traffico spesso senza regole, dove i Suv, nuovi must del benessere, la fanno da padroni, mettendo in soggezione i poveri pedoni e i poveri ciclisti. Mi ricordo che molti anni fa, quando venivo a Parma molto più spesso, m'ero messo in testa, io che fotografo non sono, di fare un libro fotografico intitolato "Parma in bicicletta". Perché vedevo sbucare le bici da ogni parte, in via della Repubblica come in borgo della Salute, sul Ponte di mezzo come in via Farini. E vedevo nei volti di quei ciclisti un che di serena beatitudine. Dlin dlin faceva il campanello e la via si liberava d'incanto. Adesso altro che dlin dlin. Gli automobilisti sfrecciano sempre più indisciplinati e le collisioni, gli investimenti, sono all'ordine del giorno. Da quando poi è arrivata la moda di questi Suv... Macchinoni enormi, che non si sa perché li vedo guidati spesso da belle signore impellicciate che accompagnano il pargoletto a scuola. Mamma e bambino, dico, non una madre con cinque, sei figli... In due su un macchinone che pare una corriera tanto è grande. Sarà anche un emblema di ricchezza ("io me lo posso permettere, tiè") però restringe gli spazi pedonali e ciclabili. E quindi diventa sempre più probabile, soprattutto quando non si rispettano i limiti di velocità, entrare in rotta di collisione. Che fare? Si dirà. Più pedonalizzazione? Sì, lo so entro in terreno minato. Le aree pedonali (vedi il subbuglio che ha creato il progetto di pedonalizzazione di via XXII luglio avviato dall'assessore Pietro Somenzi) solo a sentirne parlare spingono i commercianti sul piede di guerra. "Se non arrivano più le macchine possiamo chiudere baracca e burattini", dicono infervorandosi.
Eppure in via Cavour le macchine non passano e (periodo di crisi a parte) non vedo negozi vuoti. E così a Milano, in Corso Vittorio Emanuele. E così a Monza, in corso Italia. E così nel centro storico di Monaco di Baviera, di Praga, di Lugano, eccetera eccetera. Dov'è il problema? Basta educare la gente a usare... i piedi e le biciclette. Dando però ai pedoni e ai ciclisti la possibilità di tornare a vivere la città come una volta. Serenamente.

2 commenti:

Maganuco ha detto...

Amico mio (mi permetto, quindi, questa confidenza) non è onesto il suo commento. La colpa del traffico e dell'indisciplina non è dei SUV ma della gente e della frenesia sempre più presente nelle nostre giornate.Se lei controlla sulle pagine della Gazzetta gli incidenti non vedono quasi mai coinvolti i SUV. Guarda caso però sempre più spesso ci sono moldavi e romeni ubriachi al volante. Cò fèma? Casèma fòra tùt lilòr? A me piacerebbe e molto, ma non si può.
Così come , da proprietario di un fuoristrada -ma non sono ne ricco ne ostento ricchezza- ho bisogno di esso per vivere, per muovermi e soprattutto per andare al lavoro. Potessi andarci in bici (quindi se fossi notaio o avessi un ufficio incentro storico) lo farei ma faccio l'operaio e fuori provincia e piazzo i figli a destra e sinistra per la città da nonni vari perchè non so come gestirli diversamente.
Promuova dalle pagine del suo blog, dai giornali ove scrive o tramite i potenti che conosce e con i quali lei riesce a parlare: "chi ha un suv vecchio può permutarlo alla pari con auto familiare nuova". Io lo farei anche oggi. Diversamente non posso permettermi di cambiare auto e tengo finchè andrà quella che ho ereditato. Le faccio anche questa provocazione, da girare a chi fa politica: Promuovere il telelavoro no?Incentivarlo no? Io vivo dodici ore al giorno davanti ad un pc. Per far questo (che potrei fare ugualmente da casa o da zona raggiungibile in bici con estrema gioia di tutti) devo scarrozzarmi avanti ed indietro con il SUV (perchè ho solo quello,perchè la bici come il bus non mi consentono di sincronizzare la mia vita con altri impegni familiari). Quindi meno suv in giro, meno gasolio , meno traffico, meno inquinamento, meno uffici, meno costi...
Ma nessuno sposa questa mia causa però...Sindaco per primo (ps: ieri Vignali è andato a donare il sangue ma in auto blu, mica in bici come faccio io).
Poi, e concludo, lei è convinto che i ciclisti che girovagano per la città facciano uso delle piste ciclabili (belle o brutte che siano) o si muovano random? Provi a fare via Gramsci, via Fleming..ecc.ecc... Nessuno però li catechizza, loro vero?

Belli i tempi passati ove le mamme facevano le mamme in casa ed i mambini giocavano in cortile, vero???

Pramzan45 ha detto...

Fedele lettore Maganuco, io non ce l'ho in particolare con i SUV ma con chi ne fa uso fuori luogo. In alcuni casi (non certo il suo) c'è ostentazione, mi creda. Del resto sono perfettamente d'accordo che la colpa sia in buona parte della frenesia che ormai è entrata a far parte della vita di molti (non della mia). Comunque la ringrazio delle precisazioni.