O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént.


giovedì 13 novembre 2008

EDITORIALINO: Il degrado di via Garibaldi

Ieri su La Repubblica.Parma.it ho letto un servizio, a firma Maria Chiara Rioli, che parlava del degrado di via Garibaldi, dopo un allarme, e non è il primo, di Fabrizio Pallini, presidente dell'associazione "I nostri borghi", nonché responsabile dell'Agenzia comunale delle politiche della salute. Residenti e commercianti sul piede di guerra perché, sostengono, sono convinti che la via, l'antica Strada maestra San Barnaba, sia ormai divisa in due realtà completamente diverse: la prima è la zona A, da piazza Garibaldi alla Steccata e la seconda la zona B, da piazza della Pace fino alla stazione. Ebbene, la seconda, secondo chi ci vive e lavora, sarebbe da tempo allo sbando. Sarebbe piena, sostengono alcuni, di extracomunitari che delinquono e dalle 17 in poi, se si eccettua il weekend, diventerebbe un rischio uscire di casa, anche perché l'illuminazione sarebbe insufficiente. Pochi vigili di quartiere, riduzione drastica dello shopping, insomma, il ritratto di una via Garibaldi nobile decaduta.



Io l'avevo lasciata diversa, proprio la zona B. E la ricordo con struggente nostalgia. Era, innanzitutto, la via dove c'era il negozio di famiglia, Miniart, di articoli da regalo, al numero 22, quasi all'angolo con via Bodoni. Grazie alla socievolezza di mia madre, "la Ina", Miniart era, dagli anni Sessanta agli Ottanta, una specie di salottino, dove clienti e negozianti vicini potevano fermarsi a chiacchierare e bere un caffè. E magari, all'improvviso, fare un "incontro ravvicinato" con Marcella Bella, oppure Orietta Berti, oppure Edda Ollari, famose cantanti "stregate" dai Capodimonte che vedevano in vetrina. Accanto a "Miniart", proprio all'angolo, c'era il negozio di Boccalatte, di moda intima, e dall'altro lato un casalinghi. Poi "Varese", il "centro" della musica. Di fronte c'era già, e c'è ancora, "La Greppia", il celebre ristorante, che forniva a mia madre qualche bottiglia da posare sui tavolini esposti in vetrina. E Fatam. E vicino una pescheria, e una profumeria, e, soprattutto, la panetteria di Ivo Cocconi, il popolare "capitan fornaio" del Parma As.
Ma era (ed è) anche la via dell'Oratorio dei Rossi, dove andavo a messa da ragazzo e dove mi piaceva un sacco entrare nella "Casa di Loreto", che, inaugurata l'8 dicembre 1706, è la riproduzione fedele del santuario marchigiano. Ma l'oratorio dei Rossi, per me, significava anche l'ingresso dell'Opera Pia SS. Trinità, che portava alla casa del professor Banchini, colui che il 15 dicembre 1950 (data impressa nella mia memoria) mi operò con grande perizia di tonsille e adenoidi senza anestesia e che, soprattutto, era il padre dei Banchini rugbisti, glorie della pallovale parmigiana.
Ma era (ed è) anche la via della Pasticceria Torino. Che c'è ancora, ma io mi riferisco alla pasticceria di Ugo Falavigna, che per la mia famiglia era come andare a Lourdes, per ricevere "il miracolo" della torta della Duchessa. Insomma, la via che ricordo, l'ex Strada San Barnaba, che fu chiamata così nel 1882 dopo la morte di Garibaldi (il quale fu ospitato per qualche giorno in un'abitazione al numero 11) era una via serena, festosa. Piena di vita, di "movida da shopping".
Una via dove i commercianti si chiamavano ancora per nome e si scambiavano battute in dialetto da un marciapiede all'altro. Perfino il palazzo delle tasse sembrava un luogo ameno. Era una via che profumava di "parmigianità".
(Nelle foto, dall'alto: 1) Uno scorcio di via Garibaldi /by aemme/; 2) Mia madre all'ingresso del negozio Miniart di articoli da regalo, negli anni Sessanta /by Giovanni Ferraguti/; 3) L'Oratorio dei Rossi /by aemme/; 4) L'Opera Pia SS. Trinità /by aemme/; 5) Il ristorante La Greppia /by aemme/)

2 commenti:

Anonimo ha detto...

purtroppo credo che la zona di via Garibaldi paghi la vicinanza della stazione (e di conseguenza la vicinanza della gentaglia che vi orbita) e il fatto di avere perso in parte le belle case antiche che poteva vantare prima della guerra. Molte delle attuali costruzioni sono opera di ricostruzione, ed hanno un po' quell'aspetto spoglio ed anonimo delle case costruite in quel periodo post bellico. Il risultato è che in questo modo i parmigiani tendono ad evitare la seconda parte della strada, regno praticamente incontrastato degli extracomunitari. E più i parmigiani la evitano, più i secondi la frequentano con la creazione di un circolo vizioso...
Innanzi tutto i proprietari dovrebbero cercare di abbellire la strada, e stare attenti alle persone a cui affittano o vendono le abitazioni. Infine puo' darsi che con lo spostamento del fronte principale della stazione da sud a nord, e la creazione di tutta quella nuova zona di città a nord dei binari, anche la gente che gravita attorno alla stazione inizi a frequentare altre zone...

Anonimo ha detto...

secondo me invece è irrecuperabile, come irrecuperabile è la parmigianità ormai in declino in tutta la città...