O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént. /O lezgnolén ch’a t’ gh’é la góla dòra / indo ät imparé a cantär csi bén? / Al to gorghègg da ‘dentor tutti al fóra / e il coppiètti alóra is fan l’océn. / J’ò imparé a stär su ‘na pianta / cla se spécia in-t-un laghètt / indo gh’é un izolètta / con di ciggn bianch e morètt. / Tutt il siri là sentiva / i béj cant ädla coräla / e ’l me cór picén al capiva / che csì sól a s’ pól cantär.


mercoledì 19 novembre 2008

Chiedi chi era Giulio Clerici, il "fratello-spalla"

Forse il nome Giulio Clerici, detto da solo, può anche suscitare amnesie. Ma pronunciato per esteso "i fratelli Italo e Giulio Clerici", allora vuol dire tante cose: parmigianità innanzitutto, e poi simpatia, Parma d'altri tempi, arguzia e, principalmente, età dell'oro del teatro dialettale parmigiano. Giulio è scomparso il 22 novembre del 1959, quindi 49 anni fa esatti, ed è per questo che voglio ricordarlo in questi giorni. Con i suoi fratelli, erano in otto, ebbe un'infanzia segnata dalle ristrettezze economiche, ma furono il senso della battuta e un istintivo umorismo a fargli compagnia anche nei momenti difficili. Fin da ragazzo manifestò, con l'inseparabile Italo, più giovane di lui di cinque anni, una gran passione per il teatro, andando a vedere la compagnia drammatica "Silvio Pellico", di Zaggia, in borgo del Gesso. Poi cominciò recitare, sempre con Italo e con lui fondò prima il "Club della risata", nel 1925 e poi la compagnia dialettale "La risata", nel 1929, con la quale ebbe succeso non solo a Parma, ma anche a Roma, Milano, Genova, Torino. La loro era un'irresistibile coppia teatrale. Alto e smilzo Italo, basso e rotondetto Giulio. Primattore e grande trascinatore Italo, perfetta "spalla" Giulio. Tra i cavalli di battaglia suoi (e dell'inseparabile Italo), ci furono Al fiol d'la serva, Don Cesar, . La rozäda äd San Zvàn, La popolära d'l'Aìda, I pogioj in stra' 'mestra, Pepino Verdi, La fiastra balarén'na, La lotaria äd Tripoli e tante altre. Sempre con Italo lavorò anche nella compagnia di Wanda Osiris. Collaborò alla stesura di molte famose commedie del fratello, però ne scrisse anche di sue. Come: Cozi ch'succeda, La rozäda äd San Zvàn e La banda äd Boglés, (tutte e tre scritte con Mario de Marchi) e "Lo zio Bernardo", scritta con Romano Preti.
C'è un gustoso aneddoto che lo riguarda e che è stato raccolto a suo tempo da Giuseppe Mezzadri, straordinario "speleologo" di cose parmigiane.





Dunque, Giulio e Italo, quando arrivavano in un paese per una recita si informavano subito per sapere vita morte e miracoli di qualche persona in vista del luogo, per poter scoprire qualche eventuale "magagna" e quindi scherzarci sopra durante la rappresentazione. Così, verso la fine della commedia, infilavano nel copione qualche frase allusiva, scatenando l'ilarità del pubblico e il disappunto degli interessati. Non sempre la facevano franca. Una volta Giulio, mentre stava sgattaiolando via dal retro della sala teatrale, venne raggiunto da uno degli "offesi" che gli infilò una mezza cocomera sul capo. Tutta la compagnia lasciò il paese fuggendo per i campi.
(Nelle foto: 1) Giulio Clerici; 2) Gli otto fratelli Clerici: da sinistra, in seconda fila, Luigi, Dario, Italo, Albertina, Dardine; in prima fila, Emilia, pepén (quello dei panini) e Giulio).

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