/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

domenica 30 novembre 2008

Ex allievi all'Istituto de La Salle: che festa!

So benissimo che l'Istituto de La Salle di Parma non è l'ombelico del mondo e che qualche lettore non lasalliano può storcere il naso di fronte alle mie reiterate citazioni (spesso servizi veri e propri) sulla scuola dei Fratelli delle Scuole Cristiane della quale sono stato allievo dal 1951 al 1958. Prometto che sarò, in futuro, più "morigerato". Attenzione: in futuro.
Perché oggi non sarò morigerato affatto, visto che in vicolo Scutellari c'è stato il raduno degli ex allievi e io c'ero e ho incontrato un sacco di amici. Direte, cavoli vostri. No, anche un po' cavoli della città, perché la formazione lasalliana ha "forgiato" fior di professionisti, fior di persone perbene che hanno avuto e hanno in mano le chiavi della città: politici, imprenditori, medici, artisti, religiosi, ricercatori, fotografi, giornalisti, docenti universitari... Quindi la festa degli ex allievi del La Salle è anche, secondo me, la festa della gente perbene (ovviamente le eccezioni, le pecorelle smarrite non mancano in nessuna comunità) alla quale la città qualcosa deve.
Allora ecco che vi "ammorbo" con la cronaca, breve però, di quello che è successo. Un bel gruppo di lasalliani (ex allievi sì, ma lasalliani sempre) puntuali alla scuola, all'orario fissato. Subito a guardare una ricca serie di foto della storia del La Salle parmigiano, classi , direttori e Fratelli che non ci sono più. Una raccolta straordinaria, preparata dal mitico fratel Piero. Poi l'assemblea, che ha visto la partecipazione di un nutritissimo gruppo di ex allievi, tra i quali tre fratelli Venè (Ettore, Oreste e Giorgio), tutti ex rugbisti, testimonial di una famiglia che ha dato sette ragazzi al rugby, e altrettanti al la Salle).
Introduzione del direttore dell'istituto, fratel Mario Chiarapini, poi la parola al presidente dell'associazione Massimo Zecca, che ha spiegato l'attività dell'associazione. I temi erano tanti: la futura sede della scuola, che sarà pronta, tra un paio di anni, in via Berzioli, la Famiglia Lasalliana, la "Card vantaggi", una card che consentirà sconti ai lasalliani nei negozi dei... lasalliani, la borsa di in memoria di Guido Guareschi, ex lasalliano doc, il programma di una breve vacanza sulla neve in Austria, il ricordo commosso dell'avvocato Davide Fratta, notissimo in tutta la città, la divertente testimonianza di Angelo Mezzadri (mio carissimo amico e compagno di scuola per 13 anni, ma non mio parente) che ha ricordato uno scherzo combinato nella sala cinema (la stessa dell'assemblea di oggi) a un compagno di classe e ... Pramzanblog.
Sì, anche a me è stato chiesto di prendere la parola, cosicchè ho potuto portare il saluto dei lasalliani d'America, il pittore Alessandro Shundi Bocchialini e il fotografo Giovanni Lunardi, del quale ho letto un breve brano del suo commosso ricordo già pubblicato su Pramzanblog. Poi la messa, celebrata da un ex allievo, monsignor Antonio Moroni , la consegna di un regalo a Fratel Piero, autore della mastodontica ricerca delle foto storiche del La Salle. Infine un sontuoso buffet-aperitivo, nel refettorio.
Per tutti i convenuti un regalo graditissimo: uno straordinario dvd con tutte le foto storiche lasalliane (classi, feste, raduni,Cresime e Comunioni, dal 1880 a oggi). Dimenticavo: c'erano anche dei bambini: gli ex-allievi lasalliani del futuro.
(Nelle foto, dall'alto - cliccare per ingrandire - : 1) La foto-ricordo di gruppo /by Anna Carrera/; 2) Massimo Zecca e fratel Mario Chiarapini /by aemme/; 3) Gli ex allievi durante l'assemblea /by aemme/; 4) La borsa di studio alla memoria di Guido Guareschi /by aemme/; 5) Ettore, Oreste e Giorgio Venè /by aemme/; 6) Il dvd delle foto storiche)

sabato 29 novembre 2008

CLAIRE, CANADESE CON NONNO PARMIGIANO

Ridi Claire, ridi... Ma che meraviglia questo bambolotto canadese dagli occhi azzurri. È la nipotina più piccola di Franco Medioli, il geologo parmigiano che vive ad Halifax, in Canada, e che è diventato uno dei più grandi amici di Pramzanblog. La piccola vive con i suoi genitori, Barbara Medioli e Shawn Keown, irlandese, a Ottawa e quando il professor Medioli ha ricevuto da loro questa sua fotografia, fierissimo (e a ragione) ce l'ha immediatamente inviata. E io la pubblico subito molto volentieri perché un faccino così, con un po' di sangue pramzàn nelle vene, porta allegria. Un'allegria che vorrei trasmettere ai lettori di Pramzanblog.

PRAMZANBLOG FA RIVIVERE LA MITICA TRATTORIA CANTARELLI DI SAMBOSETO

I commenti al blog continuano a languire, ma i lettori che scrivono per segnalare qualche argomento fortunatamente non mancano. Oggi Clopjj (questo è il suo nickname) mi ha scritto per dirmi che ha appena caricato su YouTube, la grande "televisione virtuale" della quale lui è uno dei massimo fornitori di cose parmigiane e parmensi, la celebre puntata dedicata, nel 1957, alla mitica Trattoria Cantarelli di Samboseto da Mario Soldati, l'altrettanto mitico scrittore e regista nel suo storico "Viaggio nella valle del Po - Alla ricerca dei cibi genuini". Detto fatto, mi sono tuffato nei ricordi. Perché io sono stato, un paio di volte, uno dei clienti della trattoria, perché io, a Gente, ne avevo, alla chiusura, avvenuta il 31 dicembre 1982, recitato il de profundis con un articolo.
Dire Peppino e Mirella Cantarelli, negli anni Sessanta e Settanta, era dire il massimo della gastronomia, era dire savarin di riso con funghi, pomodori, formaggio e lingua, era dire torta di lingua alle erbe, era dire anatra all'arancia. E naturalmente tortelli, anolini, cappelletti in brodo, tagliatelle, nonché dolci da svenire, come l'indimenticabile semifreddo croccante composto da gelato di crema con noci, mandorle, amaretti e rum... "Era mia madre Mirella", dice il figlio Fernando, che manda avanti l'Enoteca Cantarelli "l'unica regina della cucina. Così come mio padre, Peppino, era il re incontrastato della cantina, dove raccoglieva in particolare deliziosi vini francesi che allora non era così facile trovare, lei aveva l'esclusiva della cucina. Non aveva aiuti-cuochi, per carità. Al massimo poche donne che l'aiutavano a prendere le pentole, a spostarle, e che le davano gli ingredienti. Ma nei piatti di metteva mano solo lei. "Anche per rispetto per i clienti", diceva "loro vengono a mangiare dalla Mirella, quindi è la Mirella che deve preparare".
Dire Trattoria Cantarelli è anche dire un ex grande regno della buona cucina dove sono stati sudditi, felicemente appagati, grandi personaggi: da Pietro Barilla ad Attilio Bertolucci, da Burt Lancaster a Gérard Depardieu, da Sylva Koscina a Umberto Agnelli, da Bernardo Bertolucci a Vittorio De Sica... E questo non è che una piccolissima parte dell'elenco. Questa mitica trattoria la scoprì, negli anni Cinquanta, l'indimenticato giornalista e critico cinematografico Pietrino Bianchi, uno dei pionieri della "calata parmigiana" di giornalisti a Milano. Non era facile scoprire quella trattoria di campagna, quasi sperduta nelle Terre verdiane. Perché, dall'ingresso, si accedeva a una drogheria -tabaccheria dove si compravano le sigarette così come un inestimabile culatello, i sigari così come la ventresca, i francobolli così come vini di assoluto pregio. Pietrino si accorse subito che quella drogheria faceva accedere a un vero e proprio tempio della buona cucina e così ne parlò sul suo giornale, e così la favola dei Cantarelli divenne una favola nazionale.
Arrivò Mario Soldati, già, con la sua troupe televisiva. Fece un servizio mirabile, che grazie all'amico Cloppjj possiamo tutti gustare, come fosse una faraona cucinata dalla Mirella... "I miei genitori", ricorda Fernando Cantarelli (che ha altri due fratelli, Corrado e Sandra) "erano persone semplici. Trattavano i clienti con cordialità e affettuosità, da queste parti la gente è così. In famiglia non erano diversi. Erano persone normali.
Io ho dato una mano, in trattoria, dal 1972 al 1982, quando si è deciso di chiudere. La mamma è morta qualche anno dopo. Mio padre, con me, ha continuato a commerciale culatelli e altri salumi, che stagionava personalmente. È morto nel 1992. Io ho ereditato da lui la passione per i vini e ho aperto l'Enoteca Cantarelli. Almeno il nome, anche se non c'è più la trattoria, c'è ancora".
(Nella prima foto in alto: 1) Peppino Cantarelli al bancone del suo negozio; Nelle altre foto, tratte dal filmato della Rai del 1957: 2) Mario Soldati intervista Mirella Cantarelli; 3) Il regista presenta il suo servizio; 4) Soldati con Peppino Cantarelli; 5) Peppino serve a tavola)
GUARDATE L'INTERVISTA AI CANTARELLI DI MARIO SOLDATI

venerdì 28 novembre 2008

Cór crozè: l'opinione di Alberto Michelotti

SALERNITANA 1 - PARMA 2: Èmma zugè con la màja crozäda è l'è andäda bén. Avete visto? È stata sfatata la stupidità e la superstiziose di certi giocatori e di certi sportivi. La maja crozäda, mi l'ò sémpor dit, l'a'n porta mìga sfortón'na.
Alberto, com'è andata la partita in generale?
È stata una partita giocata in un campo pesantissimo, a gnìva zò n'acua d'la Madònna. Difficile da giocare, per altro contro una squadra pericolante che giocava il tutto per tutto e che voleva difendere il posto del suo allenatore. Comunque èmma véns ed è stato il dodicesimo risultato utile consecutivo.
Un commento sul primo tempo.
I difénsor j'an fat di chil sbadaciädi sul goll 'dla Salernitana.... Eravamo quattro contro tre, tutti hanno fatto conversione al centro e Di Napoli l'à sgnè. A'n t-al dìg miga... Incredìbbil. Il vantaggio è durato pochissimo. L'azione del nostro gol era stata bella, Leon ha dato a Reginaldo e Cimba l'à mìssa par Lucaréli: l'è stè generós Cimba, parchè al podäva tirär lu. A tutti il manéri in t-al primm témp èmma fat 'na béla dormìda.
Poi nel secondo tempo...
In quel pantano s'è visto poco, ma la seconda parte della partita è stata caratterizzata dal capolavoro di Leon, che finn' a còll momént lì era stato di una nullità spaventosa. Po al gh'à piantè vònna äd chil mìcci... Un caplavór dabón.
La difesa.
Mi è piaciuto soprattutto Alessandro Lucarelli. Castlén al pära un stocfìss, un tacchino freddo. Mäi ch'al daga 'na bala miräda, la butta sempre via... E Pavarini , a due minuti dalla fine, ha salvato la partita. Sarebbe stato il 2 a 2.
Com'è adato il centrocampo?
Budel bravo a intercettare, ma per il resto lento, lezioso, prevedibile. Morrone invece sempre all'altezza. Lupin al dà d'il bocädi d'la Madònna. Le mezzepunte: Reginaldo bene nel primo tempo, Leon nel secondo.
E l'attacco?
Stasera c'era una punta sola, Cristiano Lucarelli e devo dire che ha corso, l'à zughè. Stasìra al caval äd Ginginelo al mè piasù, anche se verso la fine al s'è magnè un goll clamoròs. Però, ragazzi, non gli passano mai la palla...
Il migliore del Parma?
Anche stavolta dico Morrone. Al me pära un càn rabì. L'è sémpor lì, decìs, con tanta grénta... In serie B voglio vedere giocatori così.
Il peggiore?
Direi Rossi, che ha avuto parecchi tentennamenti. Però bisogna dire che questa è stata una partita caotica e anche lui ce l'ha messa tutta.
L'arbitro.
Acsì acsì. Ha dato otto ammonizioni, ma secondo me manca di personalità.
Un voto a Guidolin.
Direi che, nonostante tutti questi risultati utili, la squadra non è ancora pronta. Prevalgono le individualità, manca il collettivo. Ecco secondo me Guidolin deve lavorare ancora sul collettivo. Finora tutti, cuand i gh'àn la bala j preténdon d' andär in goll. Comunque, per stasera, a Guidolin do un 6+

giovedì 27 novembre 2008

EDITORIALINO: pedoni e ciclisti a rischio

Mi hanno scritto due amici da Parma. Li chiamo così perché per me tutti i lettori di Pramzanblog sono amici. Mi hanno suggerito di trattare il tema del traffico a Parma, diventato, a loro parere, incontrollabile. Uno mi ha anche mandato dei ritagli della "Gazza", con cronache di incidenti, per testimoniare la realtà della situazione. Le due lettere, e quei ritagli, non mi hanno colto di sorpresa. Avevo già notato, nelle mie recenti venute nella "mia" città, come il traffico si fosse imbarbarito, addirittura più che a Milano, dove abito. Un traffico spesso senza regole, dove i Suv, nuovi must del benessere, la fanno da padroni, mettendo in soggezione i poveri pedoni e i poveri ciclisti. Mi ricordo che molti anni fa, quando venivo a Parma molto più spesso, m'ero messo in testa, io che fotografo non sono, di fare un libro fotografico intitolato "Parma in bicicletta". Perché vedevo sbucare le bici da ogni parte, in via della Repubblica come in borgo della Salute, sul Ponte di mezzo come in via Farini. E vedevo nei volti di quei ciclisti un che di serena beatitudine. Dlin dlin faceva il campanello e la via si liberava d'incanto. Adesso altro che dlin dlin. Gli automobilisti sfrecciano sempre più indisciplinati e le collisioni, gli investimenti, sono all'ordine del giorno. Da quando poi è arrivata la moda di questi Suv... Macchinoni enormi, che non si sa perché li vedo guidati spesso da belle signore impellicciate che accompagnano il pargoletto a scuola. Mamma e bambino, dico, non una madre con cinque, sei figli... In due su un macchinone che pare una corriera tanto è grande. Sarà anche un emblema di ricchezza ("io me lo posso permettere, tiè") però restringe gli spazi pedonali e ciclabili. E quindi diventa sempre più probabile, soprattutto quando non si rispettano i limiti di velocità, entrare in rotta di collisione. Che fare? Si dirà. Più pedonalizzazione? Sì, lo so entro in terreno minato. Le aree pedonali (vedi il subbuglio che ha creato il progetto di pedonalizzazione di via XXII luglio avviato dall'assessore Pietro Somenzi) solo a sentirne parlare spingono i commercianti sul piede di guerra. "Se non arrivano più le macchine possiamo chiudere baracca e burattini", dicono infervorandosi.
Eppure in via Cavour le macchine non passano e (periodo di crisi a parte) non vedo negozi vuoti. E così a Milano, in Corso Vittorio Emanuele. E così a Monza, in corso Italia. E così nel centro storico di Monaco di Baviera, di Praga, di Lugano, eccetera eccetera. Dov'è il problema? Basta educare la gente a usare... i piedi e le biciclette. Dando però ai pedoni e ai ciclisti la possibilità di tornare a vivere la città come una volta. Serenamente.

IL PONTUREN'NI ÄD BATISTÉN PICÉN -3-

J BÙTON ZÒ AL PALARASCHI - S'a gh' fùss ancòrra al pòvor Bruno Raschi a'l se mettrìss a cridär. Mo parchè al Cmón al vól butär zò al so bél Palasètt? Co l'à fat äd mäl? Tutt pr'i dindón. Al Cmón l'à decìs äd mèttor in véndita tutta l'àrea par catär su cuinndoz miljón, oh, cuinndoz miljón, äd euro.J ävon miga dit cuàtor, prìmma? Adésa j én dvintè cuinndoz... E 'na volta vendù, coza sucédarà?
Mi a'n crèdd miga che, dopa aver spés tutta cla cìffra lì, j lässon stär al palasètt indo' l'è. A gh' faràn di ca, o, ajùt ajùt, un bél gratacél... E al sport pramzàn indo' và'l? In Zvìssra? Schèrs a pärta, l'è 'na cuestión ingarbujäda, al pónt ch'l'è nasù un comität par diféndor al nòstor palasètt. Vìsst ch'al Cmón l'à bele deliberè al sarà difiìccil ch'al torna indrè, mo alméno a sperèmma ch'al tènna in considerasjón ànca al sport pramzàn.
J spéndon tant dindón par la cultùra, e l'è 'na còza béla, par caritè, e po j se scordon d'al sport? Èmma vìsst co è sucés pr'al rugby... Èmma dò scuädri in-t-al Super 10 e j vàn a zugär in' t-un campètt... Ultimamént èmma fat rìddor tutt al mónd d'al rugby. La provìncia äd Pärma l'a gh'à cuàtor scuädri importànti (Overmach, Gran, Colórni e Nozèjj) e la nasjonäla äd Mallet l'è andäda a zugär (mäl) a Cuadronja! In fén di cónt la podäva miga zugär a Molèddol... Mi a son in pensér. A gh'è mäl. Co sucedarà dòpa ch'j avràn zmantlè al Raschi? J faràn n'ätor Palaeventi cmé còll Palacassa äd Bagansóla ch'al cossta tròp e , in sostànsa, l'è...dizocupè?
A j'ò parlè con Sergio Greci, al vicepresidént d'al Cìrcol Inzani. L'è preocupè bombén. "E adésa co fèmma?", l'à dit. "Si j bùton zò al palasètt nojätor a perdèmma ànca il paléstri chi j'én sòtta. A gh'n'è sìncov o séz. Sól nojätor dal cìrcol n'èmma tri, pr'al judo, la lòta greocoromana e la ginàstica... A ghèmma 632 iscrìtt, con cuatorsént putén. Indo' vànj dòpa? E po j perdon al lavór ànca còjj d'al bar e cojj dl'impréza d'il pulisii. A färla cùrta, un dizàstor. Sperèmma ch'al comität a gh'la fàga a otgnìr cuél äd pozitìv..."
(Nelle foto, dall'alto: 1) Batistén Picén /by Sylvia Massera ©; 2) Bruno Raschi; 3) Il PalaRaschi /dal sito Parmaitaly.com/; 4) Sergio Greci, vicepresidente del Circolo Inzani)

Un weekend all'insegna della grande musica






Quello che ci aspetta sarà un weekend freddo e piovoso, ma... musicalmente caldo. Segnalo qui tre concerti "parmigiani" per diversi versi molto "intriganti", che faranno in un certo senso da preludio a un altro concerto molto atteso: il ritorno dei Negramaro a Parma. Il primo evento "parmigiano" è sabato sera, alla Sala Verdi del Conservatorio "Arrigo Boito". Il secondo è nel tardo pomeriggio di domenica, all'Auditorium Paganini. Il terzo è domenica sera, alla Chiesa dell'Annunziata.
Il primo appuntamento, al "Boito" (ore 21) è un concerto in due parti. Nella prima parte il maestro Matteo Pagliari dirigerà l'Orchestra del Conservatorio Boito , che eseguirà tre preludi sinfonici di Ildebrando Pizzetti, una serie di cinque brani di Ottorino Respighi da "Deità silvane", con il soprano Hitomi Kuraoka e un pezzo di Pietro Bottesini per clarinetto e orchestra, con il solista Paolo Panigari. Nella seconda parte il maestro Lorenzo Bizzarri dirigerà il Concertino di Ibert, con il solista al sax Alessandro Creola e il Concerto di Poulenc, per due pianoforti e orchestra, con solisti Manila Santini e Davide Cavalli.
Nell'appuntamento del tardo pomeriggio di domenica, al "Paganini" (ore 18) Roberta Di Mario, artista a tutto tondo, che nella musica trasferisce la sua anima sensibile, presenta il suo quarto spettacolo, un appuntamento che ormai è diventato tradizione all'Auditorium. Dopo "Incontrando amore", "Il canto della luna", e "In una notte di strana follia", in "Quarto pedale - oltre la musica" la pianista e cantautrice parmigiana è pronta di nuovo a stupire il suo pubblico con le canzoni del suo nuovo cd (dal titolo omonimo), con brani pianistici e con qualche piccola sorpresa. Roberta, accompagnata da una band di ottimi musicisti (Maria Cristina Bonati, violino, Francesca Favit, violoncello, Patrizia Merciari, fisarmonica, Andrea Bertorelli, tastiere, Stefano Carrara, basso, Sandro Ravasini, batteria, Claudio Tuma, chitarra e Emiliano Vernizzi, sax) sul palcoscenico dell'Auditorium, in una scenografia scarna ma suggestiva (la regia è di Federica Restani) estrarrà dal "baule della musica" i brani musicali che andranno a comporre la sua immaginaria "playlist del cuore". Musiche (quasi tutte composte da lei) per fare da colonna sonora a una semplice giornata di vita quotidiana, dal risveglio col primo caffè, ai momenti del lavoro, a quelli del relax, fino al sospirato momento della "buonanotte". Uno spettacolo da non perdere. E perché Roberta Di Mario è un'artista dotata di straordinaria sensibilità. E perché, pagando il prezzo del biglietto, si fa un'opera di bene. L'intero incasso infatti è devoluto all'associazione Parma per la vita,il cui compito principale è quello di sostenere gli studi dei giovani medici del Camerun laureati all'Università di Parma per consentire loro di ritornare nel Paese d'origine e curare la propria gente.
Il terzo appuntamento, alla Chiesa dell'Annunziata (ore 21) è un concerto benefico del Coro Renata Tebaldi e del coro di bambini "Ars Canto" del Teatro Regio, diretti entrambi dal maestro Sebastiano Rolli. Il Coro Tebaldi eseguirà brani di Verdi e di Rossini, mentre l'Ars Canto canterà pezzi di di Britten. Il concerto è stato organizzato per raccogliere fondi a favore della Mensa di Padre Lino.
Di tutt'altra natura, e certamente con tutt'altro pubblico, il quarto concerto (domenica ore 21) che non è "parmigiano", ma che è di assoluto valore: i Negramaro, uno dei più importanti gruppi musicali italiani, tornano a Parma (dove già avevano ottenuto il "tutto esaurito" al Teatro Regio nel dicembre 2007) e si esibiscono al PalaRaschi, forse "ultimo respiro" del Palazzetto, destinato a demolizione.
(Nelle foto, dall'alto: 1) Il maestro Matteo Pagliari; 2) Roberta Di Mario; 3) Il Coro Renata Tebaldi; 4) I Negramaro)

MICOL FONTANA: 95 ANNI DIMENTICATI

All'inizio di questo mese ha compiuto 95 anni Micol Fontana, "quella di mezzo" delle tre mitiche Sorelle Fontana, parmigiane, le "fondatrici" dell'alta moda italiana. Un compleanno in sordina. Anche a Pramzanblog era sfuggito. Ma una spiegazione c'era. Micol, l'ultima sopravissuta delle tre sorelle, chiamata ai tempi "la sarta viaggiatrice" per i suoi innumerevoli viaggi in tutto il mondo e dal 1994 al timone della Fondazione che porta il suo nome, è ora ospite, a Roma, di una casa di riposo gestita da suore, Villa San Francesco. Avrei voluto intervistarla, perché le sue origini sono parmigiane (è nata, come le sorelle, a Traversetolo), ma non ho saputo "cogliere l'attimo", quando era ancora combattiva e lucidissima al timone della sua creatura, la Fondazione, con la quale si è prefissata di aiutare i giovani ad entrare nel mondo dorato, ma difficile, della moda. Allora ricostruisco io, con l'aiuto di San Internet, la sua favola, che poi è la favola, nata a Parma e proseguita a Roma, e conosciuta in ogni ancolo del mondo, delle Sorelle Fontana.
BAMBINE A TRAVERSETOLO La favola comincia proprio qui, a Traversetolo, dove Amabile Fontana mette al mondo tre deliziose bambine, Zoe, nel 1911 (è scomparsa nel 1979), Micol nel 1913 e Giovanna nel 1915 (è scomparsa nel 2004). Amabile è una sarta. Conduce una piccola azienda artigianale ereditata dalla nonna Zeide. È qui, nel piccolo paese in provincia di Parma, che tra le sorelle Fontana si accende la fiammella della passione per la moda.
IL SOGNO DI ZOE È destino che il treno dei sogni delle tre sorelle non si fermi a Parma. Zoe, nel '36, decide che il suo futuro non sarà a Parma, tanto meno a Traversetolo. Allora dice, in famiglia. Vado a Millano, dove ci sono sartorie importanti. O a Roma. Lascerò fare al destino. E infatti va alla stazione. Il primo treno che passa è diretto a Roma. E sale su quel treno.
GENITORI MODERNI Certo, Zoe sfida il destino, ma ha anche la fortuna di avere due genitori meravigliosi, già moderni in quei tempi ancora così antiquati. Non la osteggiano, anzi la incoraggiano. E lei muove i primi passi nella capitale, lavora presso una grande sartoria, Zecca. Poi si fa raggiungere dalle sorelle, Micol e Giovanna. La mamma resta in Emilia, ma va a trovarle, ad abbracciare queste figlie straordinarie che, da sartine quali sono, vogliono diventare regine della moda. E ci riusciranno.
LA PRIMA SEDE La prima sede non è una sede, è una piccola stanza dove Zoe, Micol e Giovanna confezionano abiti per le signore del palazzo. Ma sono brave, e bravissime, e una vera sede le aspetta, in via Liguria. Tre piani e 380 sartine a realizzare le loro creazioni.
SUBITO NELLA LEGGENDA Zoe, Micol e Giovanna Fontana entrano molto presto nella leggenda. La fama arriva con l'abito da sposa di Linda Christian per le sue nozze con Tyrone Power. Il primo trionfo suona come un tam-tam per far arrivare in via Liguria i nomi più altisonanti del cinema e dell'alta società. Ava Gardner è di casa e diventa grande amica di Micol, al punto che va a casa sua a preparare la sua specialità, il pollo fritto. Ma come api sul miele vengono attirate nell'atelier delle Fontana le donne più belle e più famose: Marella Caracciolo Agnelli, Grace di Monaco, Margareth Truman, Jacqueline Kennedy, le Principesse Savoia, Joan Collins, Audrey Hepburn, Elizabeth Taylor, Kim Novak, Barbara Stanwych, Rita Hayworth non sono che alcune.
I VIAGGI DI MICOL Le tre sorelle si dividono i compiti: Micol in giro per il mondo a trovare le sue clienti più celebri, Zoe a curare le pubbliche relazioni in Italia, Giovanna a seguire il lavoro nell'atelier. Micol, la "sarta-viaggiatrice", viene invitata perfino alla Casa Bianca, dalla moglie dell'allora presidente ameriano Dwight Eisenhower. Viaggi in tutto il mondo, in Giappone, in Europa, ben 94 vote negli Stati Uniti. E i viaggi, una volta, non erano bruscolini come adesso.
L'ABITO DEL CUORE È stato chiesto più volte a Micol, anche recentemente. Quale abito dei vostri le è rimasto più nel cuore? "Quello di nozze di Linda Christian", risponde lei ogni volta. Il passepartout della loro irresistibile ascesa, l'abito che ha reso le sorelle Fontana "apripista" del trionfo dell'alta moda italiana, che Micol ha voluto ricordare nel 1992 in un libro autobiografico, Specchio a tre luci, scritto insieme con il giornalista e scrittore, mio caro amico, Dino Cimagalli.
LA FONDAZIONE È raro che nasca una fondazione che porta il nome di una persona vivente. Ma Micol, ceduta l'azienda, ha voluto crearla per non disperdere lo straordinario patrimonio costituito dal suo passato, il passato suo e delle sue sorelle. Un archivio di foto delle dive di Hollywood, ritagli di giornale, bozzetti, stoffe, bottoni, merletti, accessori e gli abiti indossati dalle donne più famose. Micol ha detto: "Ho fatto questo per i giovani, perché resti testimonianza di ciò che abbiamo fatto".
(Nelle foto, dall'alto: 1) Micol Fontana; 2) Le tre sorelle Fontana, da sinistra Zoe, Micol e Giovanna; 3) L'abito di Linda Christian; 4) L'abito di Audrey Hepburn; 5) Micol a un convegno di qualche tempo fa).
SERVIZIO DEL 27.02.2011
SERVIZIO DEL 28.02.2011

mercoledì 26 novembre 2008

Mariangela Bazoni: ecco le mie splendide "ragazze" del coro femminile "Il cuàtor stagión"

La parmigianità si può cantare? Certo che si può. Anzi, si deve. Perché ci sono canzoni bellissime, vuoi struggenti, vuoi divertenti, che racchiudono l'essenza di Parma. Con le note di Stornellata parmigiana, Tortoréla, La congiura di magnagàt, Gh'era tri dòni insìmma ai còpp, Tango äd Bargnocla, e tante altre, si respira infatti un'atmosfera magica: la nostra storia, le nostre tradizioni, il nostro cibo, le nostre belle donne. E chi allora, se non delle belle donne di Parma, magari non più giovanissime, può cantare queste canzoni straordinarie? Ecco chi può cantarle: Stella, Daniela, Cristina, Magda, Mariangela, Ivana, Marta, Mirella, Riccarda, Giovanna... Sono alcune delle componenti di un coro femminile tutto speciale, "Il cuàtor stagión", uno spettacolo nello spettacolo, dove si mescolano grazia, simpatia, arguzia e, come direbbe il mio amico Giorgio Capelli "'na strabucäda d'ironia pramzàna". Il coro "Il cuàtor stagión", espressione canora del "Club Parma musicale" (lo stesso che organizza da 18 anni il "Concorso di chitarra città di Parma", è nato una decina d'anni fa, ma è da due anni o poco più che è diventato una realtà del panorama dei cori cittadini. Una realtà piena di fascino (quello delle signore), di entusiasmo, di buona volontà e di amicizia. Dire i cognomi di queste signore significa anche citare alcune delle famiglie più note ed affermate della città. Ma qui, nel coro "Il cuàtor stagión" i nomi non contano, conta Parma e le sue canzoni.
"Io dirigevo la "Corale Vincenzo Bellini di Collecchio", mi dice la maestra Mariangela Bazoni, diplomata al Conservatorio in piano e clavicembalo, ex concertista, ex corista del tearo Regio, attualmente insegnante di musica all'istituto comprensivo Parmigianino di Piazzale Rondani "quando il parmigianissimo Giorgio Capelli del gruppo The Snakes mi ha chiesto se sarei stata disposta a dirigere il coro di queste "ragazze". Io, di fronte ai loro cognomi, sono impallidita. Temevo, in fondo, di trovare chissà quale ambiente, che, insomma, qualcuna si desse un po' d'arie... Invece ho trovato un gruppo di donne davvero fantastiche. È bello lavorare, anche gratis, con loro. E' bello perché qui si respira parmigianità e amicizia. E sincerità. Il nostro successo dipende anche dal nostro affiatamento". "Da quanti elementi è formato il coro?", le chiedo. "Da ventiquattro coriste, suddivise in soprani, mezzosoprani e contralti. Quasi tutte non conoscono la musica, però da quando ci sono io l'affiatamento è diventato quasi perfetto e fa superare anche questo ostacolo. Eppoi non ci limitiamo a cantare, parlo al plurale perché canto anch'io: facciamo qualche scenetta e recitiamo poesie dei nostri poeti più rappresentativi, poeti piu' rappresentativi quali Pezzani, Zerbini, Vicini, Casalini, Formentini, Campanini ed altri". "Tutto questo per beneficenza?". "Sì, il nostro scopo è di diffondere, con un sorriso, la parmigianità, quindi il dialetto, le canzoni, le poesie...". "Che età hanno, mediamente, le sue "ragazze"?". "Dai cinquant'anni in su. La meno giovane a settant'anni. Ma siamo tutte giovani come spirito, qui... Le mie "ragazze" sono brave, spiritose, hanno l'ironia pramzàna nel sangue, e questo il pubblico lo sente. Per questo viene molto volentieri ai nostri spettacoli". "Quando vi riunite?". "Una volta alla settimana, al mercoledì, nella sede di Parma Musicale, che è al Petitot: ma naturalmente quando siamo vicine a un concerto ci ritroviamo anche due volte. Adesso per esempio ci vediamo più spesso perché si avvicina il nostro prossimo pettacolo del 4 dicembre, ore 21, nella sede di Parma Lirica". "Dove vi siete esibite finora?". "In vari posti. Alla Casa della musica, alla Corale Verdi, Parma Lirica, per Avoprorit al Palazzo dei congressi di Salsomaggiore, a Compiano, alla Famija Pramzana , nella Chiesa di S. Giovanni, eccetera. E presto andremo perfino in Germania. Il Club Parma Musicale è gemellato con un circolo di Worms, che ci ha invitato. Ci andremo nel corso del 2009, non sappiamo ancora quando".
"Cantate l'Inno a Parma" di Ildebrando Pizzetti e Renzo Pezzani?". "Non ancora, è un po' complesso. Ma ci arriveremo. Abbiamo però un bel repertorio. La canzone che facciamo più volentieri, perché è molto divertente, è La congiura di magnagat. E poi adesso abbiamo in programma delle bellissime poesie di Umberto Tamburini, l'ex presidente del Club dei 27, musicate da Nando Monica. "Tutte pensionate le sue "ragazze"?"."Molte sì, ma non tutte. Una, per esempio, è la dottoressa Ivana Zavaroni che è diabetologa all'Ospedale maggiore. Poi ce n'è un'altra che lavora, Riccarda Brandonisio, che fa la guida turistica. Con noi c'è anche una bravissima attrice, Mirella Cenni, che recita con il marito Paolo Briganti nel Gruppo Argante Studio". "Che cos'è per lei la parmigianità", le chiedo. "Per me la parmigianità", risponde "è una cosa che mi fa sentire viva. Io amo molto la mia città, il mio dialetto, e mi piace fare musica con il mio dialetto. Come insegnante faccio in modo anche di diffondere questo sentimento pramzàn ai miei allievi. A me piace molto parlare in dialetto e qualcosa insegno anche ai ragazzi. Vedo che piace, si interessano. Certi li sto coinvolgendo nella parmigianità. Qualcuno è già entrato anche in qualche compagnia dialettale. Sono loro, i ragazzi, il futuro della nostra parmigianità".
Achille Mezzadri
(Nelle foto, dall'alto -CLICCARE PER INGRANDIRE-: 1) Il coro "Il cuàtor stagió; 2) La direttrice del coro, Mariangela Bazoni; 3) Alcune componenti del coro)

QUI STATI UNITI - Scrive lo strajè Ninni Lunardi

QUANDO ERO ALLA SALLE FACEVO A GARA PER
SERVIRE MESSA E SCENDEVO LE SCALE SUL SEDERE
PREMESSA -
Domenica prossima all'Istituto de La Salle, alle 9,30, ci sarà il raduno annuale degli ex allievi e Giovanni Lunardi, Ninni per gli amici, fotografo di fama internazionale e "strajè" negli Stati Uniti da molti anni, non ha dimenticato le sue "radici" lasalliane. Anche lui, infatti, è stato alunno nella scuola di vicolo Scutellari. E adesso, "prigioniero" (si fa per dire) nel suo esilio volontario di Sarasota, in Florida, ha voluto ricordasi, in questa occasione, della sua scuola. È un ricordo struggente, scritto con il cuore. Eccolo:
*** La Salle, quanti ricordi. Da più di trent'anni non varco il portone dell'istituto di cui sono stato allievo per quattro anni delle elementari e tre delle medie.
Forse è meglio così, perché il ricordo che mi porto dietro di quella scuola che ha significato tanto per me, è stampato nella mia memoria in maniera molto chiara e viva e avrei paura di affrontare il presente, con quegli inevitabili cambiamenti che non corrispondono alle immagini che sono parte viva e sempre presente del mio passato di scolaro. Il portone d'ingresso, ricordo, dava su un ampio corridoio illuminato da finestroni che lo dividevano dal cortile. Ecco, il cortile. Qui abbiamo imparato a giocare a pallone, qui facevamo, tempo permettendo, le nostre lezioni di ginnastica, qui ogni anno, appollaiati su tre file di panche, venivamo fotografati insieme con il nostro maestro o il nostro professore.
 Appena entrati nell'istituto, sulla destra, ricordo la cappella dove ogni giorno assistevamo alla messa e ognuno di noi faceva a gara per servire la funzione vestendoci da chierichetti e maneggiando con disinvoltura il campanello, le ampolline o meglio ancora il turibolo con l'incenso. Nel corridoio una porta accedeva all'ufficio del direttore di allora, fratel Ettore, un uomo semplice, sereno, allegro, una persona che ricordo di non avere mai visto arrabbiato o corrucciato. Alla fine del corridoio uno scalone dai gradini in marmo rosso di Verona portava al primo e al secondo piano, dove erano situate le classi elementari e medie, ma non mi ricordo bene in quale ordine. Mi ricordo invece che i gradini dello scalone erano così consumati e lucidi che quando nessuno ci vedeva ci divertivamo a scenderli sul sedere, facendo a gara a chi arrivava prima in fondo. I miei maestri sono stati fratel Guglielmo alle elementari e fratel Gustavo e fratel Aldo alle medie, tutte persone squisite con i quali sono rimasto amico per parecchi anni, anche dopo aver lasciato La Salle. Al termine delle lezioni, ogni giorno, in fila scendevamo lo scalone ed era una gioia grande, appena girata l'ultima rampa,vedere la marea dei genitori che ci aspettavano per ricondurci a casa. Mi fa piacere di sapere che ci sono ancora raduni di ex allievi che si ritrovano per scambiarsi ricordi o per ritrovare amici che non si possono incontrare se non in queste occasioni. Io ho sempre vissuto come un globetrotter e non ho mai avuto né il tempo né l'occasione di partecipare a questi incontri, trovandomi sempre lontano da Parma e dall'Istituto La Salle (come anche adesso). Approfitto però di questa occasione per riabbracciare, tramite Pramzanblog, tutti gli amici presenti che spero si sentano tutti fieri e fortunati di avere frequentato questa scuola che ci ha dato tanto e che non dimenticheremo mai.
Giovanni Lunardi
(Le foto, dall'alto: 1) Giovanni Lunardi; 2) Una classe del La Salle degli anni Cinquanta con l'allora Vescovo Evasio Colli, in occasione di Cresima e Comunione; 3) e 4) Vecchie classi dell'istituto di vicolo Scutellari; 5) La quarta elementre dell'anno scolastico 1953-54 /seduto, il quarto da destra, è l'autore di Pramzanblog/; 6) Un'altra classe degli anni Cinquanta /il terzo da destra della seconda fila è il pittore Alex Shundi Bocchialini, "strajè" negli Stati Uniti e grande amico di Giovanni Lunardi)

EDITORIALINO: la cultura del commento

Noto, non senza un pizzico di dispiacere, che in questo blog tutto parmigiano i commenti languono. Sono rarissimi e quasi sempre delle stesse persone. Se i lettori fossero pochi capirei e non me ne farei un cruccio. Il problema sarebbe un altro: quello della mancanza di "audience". Invece i lettori ci sono, eccome. Anche, quotidianamente, dagli Stati Uniti, dal Brasile, dal Canada, dal Lussemburgo. E in costante aumento. Da marchingegni preziosi come Vivistats e Shinystats posso anche vedere che molti di loro cliccano di qua e di là, a volte perfino per un'ora (!) per andare a scoprire l'essenza vera della parmigianità. Allora mi domando: possibile che nessuno di loro abbia qualcosa da dire, un ricordo, una precisazione, un dissenso, sugli svariatissimi argomenti che si trovano qui? A volte da un commento può nascere anche una nuova idea. Capisco i lettori (tanti) dell'Opinione di Michelotti: sono tifosi del Parma e hanno siti specializzati, con relativi forum, dove potersi sfogare. Ma in Pramzanblog c'è tanto altro. Molti degli articoletti pubblicati possono suggerire una considerazione, un'aggiunta, un ricordo della propria vita "pramzàna". I commenti non sono uno strumento per dire "che bravi" o "che scemi". Sono piuttosto un'occasione di approfondimento. Io credo che molti (qualche amico me l'ha anche detto) non commentino perché, una volta cliccato sulla parola "commenti" si trovano davanti a una scelta e non sanno come fare. Quale identità scegliere? Bisogna iscriversi? Bisogna compilare un modulo? Devo dare le mie generalità? Niente di tutto questo. Se uno ha già un account Google sa già come fare, quindi non c'è problema. Tutti gli altri non devono necessariamente avere un account, non devono essere iscritti a niente. Basta cliccare sul bottoncino "Anonimo", scrivere il proprio messaggio nello spazio indicato e poi cliccare sul tasto "pubblica commento". Alla fine del messaggio, anche se è indicato come "anonimo" si può comunque aggiungere la propria firma, o le iniziali, proprio come nelle "Lettere al direttore" dei giornali. Pramzanblog non cerca elogi, ma commenti pramzàn. Le critiche, ovviamente, sono beneaccette. Le offese no: quelle verrebbero cestinate.
(Nella foto /CLICCARE PER INGRANDIRE/: lo spazio dove inserire il commento)

martedì 25 novembre 2008

IL PONTURÉN'NI ÄD BATISTÉN PICÉN -2-

I BÓROGH DEDLÀ DAL'ÀCUA L'ätor dì a j'ò vìsst un vcètt dedlà dal'àcua ch'al m'à dìtt: "Batistén, in coll cuartér chi, a gh'è di bórogh ch'j'en un dizàstor. Cuànt Madonni a tìr tutti i dì in vìa Rismónd!... A gh'è i marciapjè antìgh cme'l mónd, frùsst cmé l'Albanìa, ch'a pära d'ésor ancòrra in-t-j àni Sincuànta, cuànd mi éra un gionvòt. A gh'è sémpor al perìccol äd scapusär. Fa cuél, Batistén".
Alóra a son andè a controlär. A'l gh'äva ragión col vcètt là. I marciapiè j éron tutti scarlinghè, a gh'vól pròprja un njént par scapusär. Mi 'n gh'éra miga in-t-j àni Sincuànta, mo a j'ò vìsst il fotografìi. I marciapiè j én compàgn, sémpor coòjj. E färon di nóv? Ànca l'iluminasjón l'è vécia. In ätri strädi j gh'àn miss di béj lampión, chì invéci a sèmma aj témp äd me nòn'. Situasjón compàgna in vìa 'dla Salùta.
Savì che par mi l'è la pu béla sträda ad Pärma? Tutti chil ca piturädi ala manéra äd Muràn, Copenàghen... J vénon da vìa par vèddor chil ca chì. Mo ànca chì... l'illuminasiòn l'è vécia, trìssta bombén. J m'àn dìtt ch'al Cmón da témp al vól rimodarnär al cuartér e mi a son sicùr ch'al pénsarà ànca al'iluminasjón d'il strädi. Mo ch'a gh'dàga adrè. E ch'al pensa primma äd tutt ai marciapiè.
Mi a j'ò vìsst ch'a gh'è un lavór in córs in bórogh Pàja. Mi a spér che dopa j vàn avànti ànca in via Rismónd. Senò i vcètt j'andràn adrè a scapusär e a tirär d'il Madònni...
(Nelle foto, dall'alto - CLICCARE PER INGRANDIRE - : 1) Batistén Picén /by Sylvia Massera © /; 2) Via Rismondo con i marciapiedi dissestati /by e.g./; 2) Via della Salute /by e.g./; 3) Lavori in corso in Borgo Paglia /by e.g./)

Chiedi chi era Otello, il "re" di piazza Garibaldi

Ragazzi parmigiani d'oggi, voi che vi ritrovate in piazza Garibaldi e andate a fare la "movida" in via Farini, vi ha mai detto nessuno chi era Otello? Otello Lottici, il re del gelato, il re della viennese, il re della chantilly? In poche parole, il "re" di piazza Garibaldi? Ecco, allora ve lo dico io. Il Bar Orologio, il suo bar, era piccolo, ma era diventato il cuore della città. Lì si sono dati convegno personaggi formidabili della cultura. Qualche nome? Eccovi serviti: Pietro Bianchi, Attilio Bertolucci, Oreste Macrì, Pratolini, Spagnoletti, Colombi Guidotti, Mattioli, Marchi, Guanda, Squarcia. Lì si gustava un gelato delizioso. Ma si consumava anche un rito che era molto provinciale, molto parmigiano. "Ci vediamo da Otello" era la parola d'ordine per ritrovarsi, per fare una siesta parmigiana, per assaporare l'essenza di questa città unica. Ma in fondo, chi era Otello, mi chiederete voi ragazzi parmigiani d'oggi. Ecco, era nato il 22 marzo 1897. Sua mamma, Teresa, nel 1906 aveva aperto una trattoria in via San Michele, davanti alla Finanza (come dire, adesso, in via della Repubblica, davanti alla prefettura). Fu lì che gli venne la vocazione del gestore di locale pubblico. Nel 1914 con la mamma aprì il ristorante Roma, in borgo Ronchini e al ritorno dalla guerra (42 mesi in Libia), il 24 dicembre 1919 aprì in via Bixio l'Osteria delle tre botti, presto ribattezzata l'ostarìa di spasén.
Un anno, solo un anno dopo cominciò il suo viaggio verso la gloria (si fa per dire): l'apertura, il 1° ottobre 1920, del Bar Orologio. A due passi da un altro locale storico, la pasticceria Bizzi. Ci furono delle parentesi, sì: emigrò al bar Tanara, emigrò all'Aragnino, emigrò al Touring, ma poi tornò sempre a casa, al "suo" Orologio. E il 1° ottobre 1970 festeggiò i cinquant'anni di trionfi. Era il re della piazza, sì, perché i parmigiani si immedesimavano nei suoi gelati, nelle sue viennesi, nelle sue chantilly. Nel 1983, due anni prima di morire (scomparve il 2 gennaio 1985) quando ormai aveva lasciato da tempo il timone di quella nave gloriosa, aveva voluto visitare, in carrozzella, quello che era stato il suo regno. E aveva assaggiato un gelato. Lo fece col timore di ricevere una delusione. "Buono davvero", disse sorridendo. E se ne andò via felice.
(Nelle foto, dall'alto - CLICCARE PER INGRANDIRE - : 1) Otello Lottici; 2) La "Gazzetta di Parma" del 3 gennaio 1985, con l'articolo sulla sua scomparsa)

lunedì 24 novembre 2008

Calendario Battei 2009: il fascino dell'arte

Una volta (ma anche adesso) si andava a gara per avere il calendario Pirelli. Poi è cominciata la moda dei calendari in tutte le salse: attricette, letterine, francobolline, veline, tronisti, studentesse maliziose, casalinghe esibizioniste, eccetera eccetera. Per carità... Un po' di stile, per favore. Fortunatamente, a Parma, ci viene in soccorso l'editore più autenticamente e storicamente pramzàn della città, con il "Calendario Battei". Un capolavoro di stile anche nell'edizione del 2009, che si intitola "Parma: il fascino dell'arte" e che è illustrato con le più belle copertine degli ultimi vent'anni del "Corriere di Parma", la storica rivista di cultura e attualità fondata da Luigi Battei nel 1889. Altro che letterine, modelline e veline... Qui, attraverso le "cover", si gusta l'essenza di Parma: la statua di Bottego, la Steccata, il Battistero, il Tempietto d'Arcadia e via e via. Sono fotografie splendide, che sono state scattate nel corso degli anni da collaboratori storici della rivista e che ripropongono i colori di Parma: il giallo delle case di una volta, il verde degli alberi, il bianco della pietra scolpita: una tavolozza di colori attraverso la quale ammirare quello che l'editore Antonio Battei ha definito nel colophon "il volto più seducente ed aristocratico di Parma".
Il calendario sarà presentato nel corso di una conferenza stampa, giovedì 27, alle 11, nella storica sede della
Libreria Battei in via Cavour. Interverranno, assieme ad Antonio Battei, il fotografo Claudio Carra e lo scrittore Luigi Gianola Bazzini.
(Nelle foto, dall'alto: 1) La copertina del Calendario Battei 2009; 2) Una suggestina visione serale di via Cavour deserta con le vetrine illuminate della storica Libreria Battei /Foto Carra ©/ )

Le interviste di Pramzanblog: Franco Nero "RICORDO CHE AL REGIO MARIO LANFRANCHI MI DISSE: VAI NEL CORO, MA FA FINTA DI CANTARE"

Era da tempo che desideravo intervistare, per Pramzanblog, Franco Nero, il grande attore che, oltre a girare il mondo sui set cinematografici, divide la sua vita tra Londra e Roma. Perché è parmigiano (si sente ancora un po' dal suo accento), è cresciuto dalle parti dei Prati Bocchi, ha fatto la comparsa al Teatro Regio durante la stagione lirica, ha una sorella a Roma che gli prepara i tortelli d'erbetta e va matto per la Malvasia secca, il culatello e il pane di Parma.
L'occasione si è presentata ieri, 23 novembre, giorno del suo sessantasettesimo compleanno. Gli ho telefonato nella sua casa di Roma, dove quando è in Italia abita con sua mamma Ninetta e sua sorella Rosa. Ecco l'intervista.
Lei ha lasciato Parma che non aveva ancora vent'anni. Ora ne ha sessantasette. Si sente ancora parmigiano?
Sì, abbastanza. Parma fa parte della mia vita. Ci ho trascorso l'infanzia, la gioventù. Ci abitano mia sorella Patrizia e mio cognato. Tanti ricordi mi legano alla città dove sono nato.

A Roma frequenta i parmigiani del cinema, cioè Francesco Barilli, Alberto Bevilacqua, Camillo Bazzoni, Bernardo Bertolucci?
Soprattutto Camillo. Gli altri no. Un giorno Bernardo mi ha telefonato per farmi incontrare con un poeta di Parma. Era uno che mi era riconoscente perché da ragazzo, mentre tutti lo prendevano in giro non mi ricordo perché, io prendevo sempre le sue difese.
Torna spesso a Parma?
Non spesso, ma ci torno. Quando sono a Parma mi piace incontrare, in piazza Garibaldi, il mio amico giornalista, e parmigiano doc, Maurizio Chierici. Mi diverto a farlo parlare, ad ascoltare il racconto delle sue avventure giornalistiche in giro per il mondo.
Che cosa ricorda della sua infanzia e della sua adolescenza?
La mia famiglia non era ricca. Mio papà, di origini pugliesi, come mia mamma, era carabiniere, a un certo punto fu anche trasferito a Bedonia e lì infatti frequentai le elementari. Poi tornammo a Parma. Abitavamo ai Prati Bocchi... Giocavo per strada, avevo tanti amici. Ricordo qualche nome, Alfieri, Lamberti... Non li ho visti più. Allora avevo la mania della pesca. Con i miei amici andavo a pescare nel Taro. Pescavamo con la canna, con la bilancia... Non ci stancavamo mai. E poi facevo la comparsa al Teatro Regio, durante la stagione lirica. È così che ho imparato ad amare la lirica. Una volta ho fatto anche il corista...
Il corista?
Sì, il corista. Non perché avessi particolari doti canore, ma perché, in una recita de "I puritani" di Vincenzo Bellini, mi infilò nel coro, per farmi guadagnare qualche liretta in più, il regista parmigiano Mario Lanfranchi, quello che aveva sposato Anna Moffo. Lanfranchi mi disse: "Ti metto fra i coristi, tu devi solo far finta di cantare...". Avevo sedici, diciassette anni. Lanfranchi mi ha invitato poi ad andare a trovarlo nella sua villa, ma non mi è mai capitata l'occasione giusta".
Dove ha frequentato elementari , medie e superiori?
Le elementari, come ho detto, a Bedonia. Le medie, francamente non ricordo. Comunque dalle parti dove abitavo, ai Prati Bocchi. Poi ho fatto ragioneria al Melloni, in via Farini. Dopo il diploma mi iscrissi all'università, ma quasi subito optai per i corsi di recitazione al "Piccolo Teatro", a Milano. Il mio distacco da Parma cominciò allora, anche se a Parma continuavo, e ho continuato, ad avere legami.
Quando abitava ancora a Parma in quali cinema andava?
In tutti. Al Verdi, ricordo, ma anche in tutti gli altri. Ero un grande appassionato di cinema. Allora, ricordo, per avere un po' di soldini in tasca, tutti miei, andavo a fare il garzone nei negozi. Ho lavorato in una macelleria, in una panetteria, in una pasticceria... e ho fatto anche il gelataio... Si ricorda che vicino a "Pepén" , il re dei panini, c'era una gelateria? Ecco, io lavoravo lì. Il retro dava su un cortile che si affacciava in piazza Garibaldi. Lì c'era un locale dove si andava a giocare a biliardo. Ecco, io uscivo dalla gelateria, dal retro, e portavo di nascosto i gelati ai miei amici...
È vero che lei da ragazzo arrivò secondo a un concorso canoro?
Verissimo. Fu un divertimento unico. Il concorso si chiamava "L'ulivo d'argento". C'erano vari cantanti in gara ed era il pubblico a dare il voto. Io, che cantavo un successo di Pat Boone, "Love letters on the sand", mi portai dietro un sacco di amici. Fecero un casino d'inferno. Applaudivano, gridavano, ineggiavano al mio nome. Una vera e propria claque. Nessuno riusciva nemmeno a sentire come cantavo. Vinsi il secondo premio. Di questo concorso ne parlò anche la "Gazzetta di Parma".
Il parmigiano Lino Ventura, quando lei debuttò nel cinema nel 1962 con il film "Pelle viva", era già famoso in Francia dal '54 e aveva già girato 29 film, Lidia Alfonsi era famosa per "La pisana" e "La guerra di "Troia": sognava di diventare come loro?
Francamente no. Non pensavo a loro. I miei idoli, quelli che mi parevano esempi da seguire, erano caso mai Marlon Brando e Paul Newman...
A sentirla parlare si sente ancora un po' che è parmigiano: ha mai parlato, o parla, il dialetto?
No, non ho mai parlato il dialetto. Però qualche intercalare... hai voglia! Mi ricordo che tra di noi ragazzi ci dicevamo carinerie tipo "bargnoclón" e simili. O cantavamo canzoncine scurrili in dialetto tipo "grat al cùl, grat al cùl..." Comunque, a proposito del dialetto, posso dire una cosa che mi ha molto colpito: ho notato che Parma è l'unica città al mondo, secondo me, dove parlano il dialetto e poi fanno la traduzione... Molto divertente.
Da ragazzo faceva "la vasca" in via Cavour?
Hai voglia... Io dico sempre che la la cosa più bella a Parma, ai miei tempi, era passeggiare alla domenica in via Cavour, verso piazza Garibaldi. C'erano i contadini che si incontravano e parlavano, parlavano...
Che cos'è per lei la parmigianità?
Io dico che non dobbiamo mai scordarci che Parma è una città dove ha governato Maria Luigia d'Austria, la moglie di Napoleone... E poi per me parmigianità è parlare con la "erre" moscia, è eleganza: Parma è una città simbolo d'eleganza. Poi ovviamente parmigianità è mettersi a tavola a mangiare tortelli e anolini. Io ricordo che, quando abitavo ancora a Parma, andavo con gli amici a Langhirano a inebriarmi di culatello, di malvasia secca, che per me è perfino meglio dello champagne e di pane. L'ineguagliabile pane di Parma...
Lei ha interpretato 170 film, ne ha prodotti 15, ne ha scritti due e ne ha diretto come regista uno, "Forever blues": non si sente mai appagato?
Neanche per idea. Ho sempre un grande entusiasmo e smetterò soltanto il giorno in cui scoprissi di non avere più questo entusiasmo. Adesso sono a Roma... mi ha trovato per caso, sa?... perché sono venuto per la "prima" del mio film "Mario il mago", diretto dall'ungherese Tamás Almási e tratto dal romanzo di Thomas Mann. Dovrei venire a Parma a presentare il film il 9 dicembre.
Lei due anni fa, il 31 dicembre, si è risposato con Vanessa Redgrave. Avete un figlio, Carlo Gabriel, regista e sceneggiatore, che ha già 39 anni e vi siete risposati...
È nato tutto quasi per gioco. Il nostro amore era nato tanti anni fa, poi le strade si erano divise, poi ci siamo reincontrati. Era diventata una famiglia aperta, nostro figlio, le figlie di lei, i nipoti... tanta allegria. Tanta amicizia. E andata così: io avevo tenuto la vera del nostro matrimonio, lei invece l'aveva persa. Così, in famiglia, sono stato quasi "indotto" a rimettergliene una al dito. E ci siamo sposati di nuovo... Non viviamo insieme. Lei a Londra, io tra Roma e Londra. Però ora c'è un bellissimo rapporto tra noi.
Vostro figlio vi ha anche diretti in un film. Che tipo di regista è?
È in gamba.. E non lo dico perché sono suo padre. Noi attori sappiamo capire quali sono i registi bravi. E Carlo lo è.
Lei è nonno: che tipo di nonno è?
Visto che la nostra, come dicevo, è una famiglia un po' "allargata", ho cinque nipoti. Voglio molto bene a tutti. Con Rafael, il figlio di Carlo, qualche anno fa successe una scenetta divertente. Premetto che gli avevo detto: "Se vedi che sto parlando con una bella signora non chiamarmi nonno". Ebbene, un giorno ero con lui e stavo parlando, appunto, con una donna, che mi diceva: "Ma che bel bambino...". Io stavo per inventarmi qualcosa quando Rafael si è messo a gridare "nonno, nonno!"
Achille Mezzadri
(Nelle foto, dall'alto: 1) Franco Nero; 2) L'attore parmigiano con la moglie Vanessa Redgrave; 3) L'attore e Vanessa nei primi anni del loro amore, nel film "Un tranquillo posto di campagna"; 4) Franco Nero; 5) L'attore in "Django", uno dei primissimi film che lo rivelarono al grande pubblico; 6) Il regista Carlo Gabriel Nero, figlio di Franco e Vanessa Redgrave).