O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént. /O lezgnolén ch’a t’ gh’é la góla dòra / indo ät imparé a cantär csi bén? / Al to gorghègg da ‘dentor tutti al fóra / e il coppiètti alóra is fan l’océn. / J’ò imparé a stär su ‘na pianta / cla se spécia in-t-un laghètt / indo gh’é un izolètta / con di ciggn bianch e morètt. / Tutt il siri là sentiva / i béj cant ädla coräla / e ’l me cór picén al capiva / che csì sól a s’ pól cantär.


sabato 11 ottobre 2008

60 anni fa Parma perse il politico più illustre GIUSEPPE MICHELI, L'UOMO DELLA MONTAGNA

Chi è stato il più illustre tra i politici parmigiani? I giovani non lo possono sapere, perché è scomparso a Roma 60 anni fa esatti, il 17 ottobre 1948: fu il senatore Giuseppe Micheli, democristiano doc, più volte ministro. Figura caratteristica non certo per i suoi baffoni umbertini, ma per la sua lungimiranza politica, per il suo coraggio antifascista, per il suo amore per la montagna. Nato a Parma il 19 ottobre 1874 dal notaio Michele e da Maria Mariotti (sorella dell'allora sindaco di Parma Giovanni Mariotti) crebbe in un ambiente di vivi sentimenti cattolici. Dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza presso l'Università di Parma, iniziò l'attività notarile, come il padre e nel 1899 fondò l'associazione "La giovane montagna", con lo scopo di valorizzare l'Appennino emiliano. L'anno seguente fondò l'omonimo giornale, del quale fu direttore e l'anima politica.
Fu eletto per la prima volta in Parlamento cent'anni fa, nel 1908, nel collegio di Castelnuovo Monti e successivamente a Langhirano, che restò il suo collegio fino all'avvento del fascismo. Fu ministro dell'agricoltura nei governi Nitti e Giolitti e ministro dei Lavori pubblici con Bonomi nell'Italia prefascista. All'avvento del fascismo fu con gli "aventiniani" e lasciò la Camera dopo ben otto legislature. Si dedicò allora al suo studio notarile, agli studi storici e alla montagna, conservando però forti legami con il cattolicesimo democratico. Molto attivo nei giorni successivi al 25 luglio 1943, dopo l'8 settembre fu costretto a fuggire a Chieti. Poi nel suo studio di Parma, verso la metà di ottobre, fu costituito il Cln (Comitato di Liberazione Nazionale) della provincia.
Dopo la liberazione tornò a Roma, fu deputato alla Costituente, senatore e ministro della Marina militare nel secondo governo De Gasperi. Numerosi anche i suoi incarichi "locali": fu tra l'altro presidente della Deputazione di Storia Patria di Parma e direttore dell'Archivio Storico delle Province Parmensi.
Fu zio di un altro importante politico parmigiano, Pietro Micheli (1921 - 1978), che fu deputato in due legislature.
(Nelle foto, dall'alto; 1) La lapide sulla sua casa, in piazza del Duomo /by aemme/; 2) Micheli nel 1908, quando fu eletto deputato per la prima volta; 3) Il senatore Micheli negli ultimi anni della sua vita)

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