PREMESSA - Una serie di belle lettere di Franco Medioli, il noto geologo parmigiano residente ad Halifax, in Canada, mi ha suggerito un'idea: aprire uno spazio per i parmigiani "strajè" che desiderano trattare temi strettamente legati a Parma. Il primo argomento proposto da Medioli riguarda il nostro dialetto. Comunemente molti pensano che si tratti di un dialetto italiano. Invece no. È una diretta derivazione della lingua emiliano-romagnola , che è divisa in due componenti principali, l'emiliano e il romagnolo. Questa lingua è riconosciuta tra le lingue minoritarie europee fin dal 1981 ed è anche censita dall'Unesco. La "Carta Europea delle Lingue regionali o minoritarie" è stata approvata il il 25 giugno 1992 ed è entrata in vigore il 1 marzo 1998. L'Italia ha firmato tale Carta il 27 giugno 2000 ma non l'ha ancora ratificata. In pratica, con il suo comportamento, lo Stato italiano non riconosce, e non si capisce perché, che l'emiliano-romagnolo è una lingua regionale minoritaria.
Ma ecco l'intervento di Medioli, dal Canada.
*** Pare che solo il governo Italiano non si sia mai accorto (o ha fatto finta di non accorgersi) che alcuni dialetti sono dialetti di lingue diverse dall'Italiano (tranne per quelli dell'Italia centrale). Ai tempi dell'unitá nazionale questa ostilitá dello Stato verso le lingue locali era comprensibile, anche se giustificata con distorsioni e vere e proprie menzogne. Ma oggi che, grazie alla televisione, la lingua nazionale ufficiale non è piú in pericolo, questa ostilità assume i toni di un genocidio culturale straordinariamente stupido, perché distrugge un patrimonio intellettuale e storico che una volta distrutto non si puó piú rimettere rimettere in vita. Ho un esempio proprio sotto il naso. In Cape Breton, qui in Nova Scotia, la gente parlava gaelico come seconda lingua fino a cinquant'anni fa. Poi questa lingua si é persa, affogata dall'Inglese. Finalmente qualcuno ha cercato di rimetterla in vita. Spendono un sacco di soldi, hanno fondato una scuola gaelica, fanno festival gaelici, ma il Gaelico non lo parla piú nessuno. È morto e non torna piú. Non bisogna lasciare che il Parmigiano faccia la fine del Gaelico di Cape Breton. Il Parmigiano era la lingua dei miei antenati, di mio padre e la mia e se muore se ne va anche una parte di me (e di tanti come me).*** L'ultima volta che sono stato in Italia sono passato dal Friuli, dove gli abitanti, giustamente, difendono la loro lingua con i denti. In certe zone, sotto le scritte ufficiali in Italiano, hanno messo delle scritte con i nomi tradizionali in Friulano. Mi è parsa un'ottima idea per difendere le tradizioni locali. Anche da noi, nella provincia di Parma, il governo nazionale ha violentato le tradizioni. Qualche esempio: "Bäsganola" é diventata "Basilicanova" (chissá perché visto che non ci sono basiliche né nuove né vecchie); "Predamoglana" è diventata "Pietra Mogolana" e così via.
*** Quando ero ragazzo via Mazzini era "Bàsa di magnan" e "Piazzale Santa Apollonia" era "Piazäl dil scovvi" e così via. So che a Parma in molte vie, sotto il nome attuale, c'è anche quello vecchio. Ma non quello con la nostra lingua. Perché? Sarebbe un modo per rivalutare le nostre radici e sottolineare che anche i parmigiani hanno una loro cultura.Franco Medioli
(Le foto: 1) Franco Medioli; 2) Nomi in dialetto nella proposta di F.M.)

























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3 commenti:
concordo pienamente... Si sa che da sempre il governo cerca di unificare nord e sud Italia con tutti i mezzi... Non da ultimo con tutti i meridionali che arrivano dal sud per lavorare nei nostri uffici pubblici... Trovare un dipendente pubblico non del mezzogiorno è praticamente una rarità a Parma. I motivi sono sicuramenti piu' d'uno, ma rimane il fatto che questo è il risultato.
Purtroppo immagino che per lo stato italiano riconoscere che le regioni del nord parlavano originariamente una lingua diversa da quella del resto del paese sia come riconoscere che lo stato italiano è una forzatura, e sarebbe anche un riconoscimento verso se rivendicazioni indipendentiste del nord Italia.
Quanto al dialetto, purtroppo lentamente sta svanendo. Io lo vedo chiaramente anche all'interno della mia famiglia.
Io ho 29 anni, e i miei genitori tra loro parlano quasi sempre in dialetto. Risultato, io e mia sorella lo capiamo perfettamente ma facciamo fatica a parlarlo perchè da sempre siamo abituati a rispondere in italiano. Quindi, effettivamente lo comprendiamo al 100%, e qualche frase riusciamo anche a buttarla li anche noi. Diverso sarebbe se dovessimo fare un reale discorso, totalmente in dialetto. Non saremmo in grado..e faremmo una fatica incredibile.
Peggio ancora con le mie nipoti. che hanno dai 10 anni in giu. Pur essendo parmigiani al 100% e abitando a Parma da 300000 generazioni, loro il dialetto proprio non lo capiscono... E' qualcosa che si sta perdendo velocemente ormai (e io credo che il governo italiano generalmente ne gioisca)... Se a tutto questo sommiamo ormai la incredibile percentuale di immigrati a cui siamo sottoposti (non solo dal sud, ma anche dall'estero)...si capisce come il dialetto avrà vita sempre più dura.......e morte piu' facile...
per quanto riguarda i nomi delle vie, prima di tutto io ricomincerei a ripristinare ufficialmente i vecchi nomi, fatta eccezione per quelle che ormai effettivamente sono entrate nell'uso comune collettivo (ad esempio non cambierei il nome a via Cavour....nè a via Mazzini, visto che della antica bassa dei Magnani non esite praticamente più nulla).
Per il resto, via Garibaldi la cambierei,....all'eroe dei due mondi è già stata dedicata la piazza principale...e mi sembra piu' che sufficiente... Cambierei anche via D'Azeglio e via Bixio. Strada Santa Croce, e Strada San Francesco sono sicuramente denominazioni molto più adatte all'atmosfera dell'Oltretorrente, che mira a diventare il cuore culturale della vecchia Parma.
Quanto ai borghi, direi addio ai nomi post unità per ripristinare ovunque quelli antichi, con l'indicazione anche del nome dialettale come suggerito... Chissà cosa potremmo fare per far si che tutto ciò avvenga...
Ho parlato con Enrico Maletti, di "Parma in dialetto", che già questa estate si era fatto promotore di una piccola campagna di sensibilizzazione per dare i nomi "in lingua" alle vie. Speriamo, insieme, di muovere un po' le acque di questo stagno...
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