Sei vissuto a Parma dal 1944 al 1957, quando la tua famiglia si trasferì negli Stati Uniti: che cosa ricordi della Parma della tua infanzia?Ho una valanga di memorie. Mi ricordo ogni dettaglio della mia casa: il cortile dove giocavo, la fontana con il leone che sputa l’acqua, il giardino con gli alberi di melograno e i sassi-recinto di pietra vulcanica sui quali giocavo a soldatini, gli odori di ozono dei muri bagnati, la terrazza da dove seguivo il volo delle rondini. Le mattonelle sempre tirate a cera, la mia magica camera dei giochi piena di balocchi costruiti da mio padre. La mia camera da letto, con le stampe di De Chirico al muro, ed acqueforti antiche, tutti i mobili delle dodici stanze, molti comprati da Gabba. Mi ricordo la festa dell’Unitá in giardino. I cortei comunisti e democristiani, la festa degli studenti con camionate piene di ragazzi con la feluca piena di spilline e frange. Anch'io avevo un cappellino da studente giallo, (fatto appositamente dalla Baghi, cappellaia in via Mazzini). I goliardi mi prendevano con loro a fare baldoria, come mascotte. Mi ricordo quando andavo al cinema (Centrale, Lux, Edison, Ariston all’aperto, Ducale, ecc.), e guardavo le immagini proiettate sul fumo degli spettatori. Mi ricordo quando mangiavo il gelato ai tavolini dei bar, quando andavo a guardare mio padre che giocava a biliardo al Bar Italia. Al Giardino Ducale correvo con le macchinine a pedali (volevo sempre la numero 8), poi andavo a cercare violette, e davo da mangiare ai pesci rossi. Mi ricordo Sicuri addormentato dietro ai portoni, vestito di carta, e che a volte vendeva rane fresche cattutate sotto il ponte Verdi, ed al quale mio nonno aveva regalato un vecchio paltó. E ricordo mia zia Elsa alla finestra di Pianzola (dove lavorava) in via Cavour. Mi ricordo quando trascorrevo ore al museo a guardare le palafitte, mummie, monete, e dipinti del Parmigianino, l’odore d’urina in Pilotta, ancora alcune macerie della guerra, poveri che raccoglievano cicche per la strada, mio nonno all’osteria “Fumón” in borgo Cairoli che giocava a briscola e beveva lambrusco. Ricordo i gelati di Fontana, e i colori della macelleria Arnaldo Spaggiari (rosso e bianco) in borgo XX marzo, il negozio dove compravo i tappi da damigiana con quali ricavavo barchette per la fontana in giardino. Ricordo altri due negozi di borgo XX marzo: Negri il pescivendolo, con le scatole di legno foderate di piombo piene di pesci vivi nell’ acqua e le fantastiche paste di Pagani. E quando giocavo con i "sinalcoli" su piste di gesso che disegnavamo sui marciapiedi, ed i giochi con le "magìe" contro le mura del Duomo mentre tornavo a casa da La Salle. Mi ricordo che andavo da Brandonisio a comprare la stoffa per gli abiti, che poi mi facevo confezionare da Pesci, il sarto. E che compravo le scarpe da Mellej. E i rumori dei tram verdi, le scintille dei filobus, la passeggiata in centro, con vari inchini e levata di cappello. E la domenica in piazza Garibaldi, superaffollata di contadini e cittadini. Mi ricordo le camionette della "Celere", e i vigili urbani che dirigevano il traffico su ciambelloni, muovendosi come in una danza. E il giorno della loro festa, quando attorno ai ciambelloni si ammucchiavano montagne di regali dei parmigiani. Ricordo le castagne arrostite e la pattona dal carrello a bici di Cero (che abitava al quinto piano di casa nostra).
Dove hai compiuto gli studi a Parma?Le elementari all'Istituto de La Salle. Ricordo anche i nomi di qualche insegnante: fratel Aldo (con i suoi severi e misteriosi occhiali scuri), Fratel Guglielmo (che mi ricordava Fernandel in Don Camillo), Fratel Alfredo, giovane e spavaldo. Mi ricordo le stangate con varie dimensioni di bacchette, tirature di orecchie, i pappagallini in gabbia in terrazza, la Madonnina all’angolo della palestra, dove nascosi un soldatino nel 1955, e lo ritrovai con mia moglie durante una visita nel 1993. Ricordo la stanzetta dove si facevano i modelli d’aereoplanini con la balsa, ricordo che dovevamo farci il segno della croce ad ogni piano quando si sfilava in classe. Ricordo il mappamondo con il quale fantasticavo lunghi viaggi e il campanile che mi appariva guardando dalla finestra della mia classe.
Ricordo i grembiulini neri che indossavamo, i libri ricoperti con la plastica, le foto di gruppo, le cartellate con i compagni mentre tornavo a casa, le ginocchia insanguinate nel giocare a pallone nel cortile de La Salle. Del Maria Luigia, dove ho fatto la prima e seconda media, mi ricordo le foglie piene di rugiada vicino alla fontana d’ entrata, le classi di scherma, ed il favoloso teatrino.
Seguivi il Parma As o amavi qualche altro sport?
Allo stadio andavo per vedere le partite di rugby. Il ricordo di quelle partite è il fango sporco di sangue. Poi alla domenica stavo attaccato alla radio per sentire le radiocronache della Juventus.
In famiglia qualcuno ti ha trasmesso l'amore per la lirica? Ti portavano al Regio?
Mio nonno materno, Pietro Bocchialini, che era titolare della cartoleria-corniceria Fratelli Bocchialini in via Cavour 13, sapeva a memoria tutte le opere di Verdi, e quando dei cantanti venivano dal Regio a prendere cartoline, penne, stampe, eccetera, lui cominciava a cantare, e spesso facevano arie insieme, a volte anche coinvolgendo altri clienti. Tutti noi andavamo all’opera almeno due volte all’anno.
È stato un trauma per te lasciare l'Italia e Parma in particolare?
Il trauma é stato cosí forte, che tuttora condiziona i miei quadri. Avendo lasciato una vita piena di estetica, magia, amicizie, ed una cittá che offriva enormi piaceri, ci siamo stabiliti a Bridgeport, Connecticut, una cittá di cupo carettere industriale, in una societá totalmente slegata, senza capire ne parlare la lingua. Essendo l’unico figlio, mi sentii incredibilmente insicuro e solo. I miei capirono di aver fatto un grande sbaglio, ma sono rimasti qui, sperando... Da allora, Parma ha sempre rapresentato un conforto distante ma incredibilmente “mio”, con particolari sapori, visioni, odori, tessiture, e personaggi visti dagli occhi di bambino, quindi giá piu ingranditi e resi pieni di ingenuo sentimento.
Hai ereditato da qualcuno in famiglia la passione per l'arte? Ti è venuta in America o l'avevi già in Italia?Essendo stato in negozio da mio nonno giornalmente (pieno di quadri, disegni, stampe, eccetera), ed avendo sempre sentito parlare d’arte, senza dimenticare che ho anche servito messa a San Giovanni, sotto la cupola del Correggio, questo insieme di cose mi ha spinto a disegnare e dipingere già da molto piccolo. Quando andai in America a tredici anni, avevo già copiato una cinquantina di quadri del Van Gogh, Monet, Chagal, Picasso, Balla, Rubens, Lautrec, Sironi, Morandi, Gauguin, ecc., da cartoline che mi regalavano i miei (e che ho ancora). Come unico bambino in casa, trascorrevo moltissimo tempo da solo, quindi riempiendolo di discipline artistiche. Appena a casa dai cinema, ad esempio, subito disegnavo battaglie, pirati, cavalli, o quello che mi era rimasto impresso del film, accompagnati da rumori e musica, i miei esclamando: “mo täz zò”.
Scuola d'arte a Yale, poi a Silvermine e poi a Brera: qual è stato il tuo maestro a cui sei rimasto più legato?
La scuola d’arte é cominciata con il Silvermine College of Art, una scuola sperimentale fondalmente basata su una disciplina del Bauhaus. Tre anni di pittura, disegno, scultura, storia dell’arte, filosofia d’estetica, calligrafia, stampa, colore, ceramica. Insegnanti fantastici. Il quarto anno lo feci a Milano, all’Accademia di Brera: scultura sotto Marini, e pittura con Pompeo Borra, studi con Minguzzi, Manzù, e Pomodoro. Studiai anche mosaico al Castello Sforzesco. Tornai negli Stati Uniti per entrare a Yale, dove, due anni dopo, mi laureai con un Master of Fine Arts., e dove insegnai l’anno seguente. No, durante tutto il periodo dei miei studi non ho avuto un maestro in particolare a cui sono rimasto legato. Sono stato influenzato, piuttosto, da varie discipline, concetti ed attitudini. Piú ne ho fatte, più ho imparato. Poi ho insegnato a Silvermine, alla University of Bridgeport, e nel ’71 ho organizzato una scuola d’arte a Lacoste, Provence. Ogni estate, in quel periodo, venivo a Parma a trovare parenti ed amici. In Italia mi dedicavo anche a una mia passione, il rally fuoristrada. Correvo con il il Safari Market di Milano. Ho gareggiato in Nord Africa, Asia (fino in India) e quasi in tutta l’Europa. Dal 1992 al 1999 sono stato poi direttore e insegnante in una scuola che organizzai a Santa Fe, New Mexico. Anche attualmente, durante le mie lezioni sulla storia dell’arte, parlo sempre del contributo parmigiano, da Antelami a Correggio, Parmigianino, ecc.., ed amo incoraggiare i miei studenti a fare una visita alla nostra cittá.
Nei tuoi quadri sei ispirato da immagini della sua infanzia, dell'architettura e dell'arte parmigiana. Per esempio in "Dinamica di un battesimo" rappresenti il Battistero. Lo dici ai tuoi collezionisti americani che nei tuoi quadri c'è Parma?Visto che più di metà dei miei quadri sono ispirati da Parma, ovviamente spiego ai collezionisti l'origine delle mie creazioni, spiegando il fascino, la storia, le forme e i colori che sento nella mia anima. Sono talmente convincente nelle mie spiegazioni che ho spinto vari collezionisti ad andare a visitare Parma!
In quale località vivi, esattamente, nel Connecticut? I tuoi figli vivono con te e tua moglie?
Io vivo, dal 1976, in una chiesa di stile palladiano costruita nel 1852. L'edificio é stato diviso in due piani: a pianterreno c'è la nostra residenza (inclusa un'enorme collezione di arte Indo-Americana), mentre al secondo piano, terrazze comprese, c'è il nostro studio, dove tengo anche corsi di pittura. La localitá é mezza New York, mezza Connecticut. Il confine divide la proprietá proprio in mezzo.
Come hai conosciuto tua moglie?Mia Moglie Elisabetta, anche lei pittrice, e con la quale sono sposato da 23 anni, era una delle mie allieve. È un’ottima pianista, e dipinge quadri meravigliosi. Anche lei ama Parma, incluso la cucina, ed anche lei é ispirata dalla sua atmosfera. Io ho due figli, nati dal mio primo matrimonio: Siena, 32 anni e Aramis, 29. Siena è una psicologa, lavora a Manhattan. È affezionatissima alle sue origini ed all’Italia in generale, dove ha studiato a Firenze, prima di ricevere il suo Master all'Hunter College di New York. Aramis, invece, è un favoloso mosaicista. Ha studiato a Ravenna, a Spilimbergo, la cosiddetta "città del mosaico" in provincia di Pordenone ed è vissuto per un po' di tempo a Parma, dove ha imparato il dialetto, che ama parlare.
Sei riuscito a trasmettere alla tua famiglia l'amore per Parma? Certamente. Ma lo sai che in casa mia si mangia alla parmigiana? Io amo cucinare e ho trasmesso la passione per i nostri piatti parmigiani anche ai miei amici amici americani, che sono innamorati della nostra cucina. Ora mangiano parmigiano perfino famiglie indiane che vivono nelle riserve del Nuovo Messico e dell'Arizona (Hopi e Zuni), alle quali ho regalato le macchinette per la sfoglia, insegnando ovviamente come si procede. Si sono innamorati a tal punto della cucina parmigiana che adesso la passione si sta diffondendo anche in altre riserve. Straordinario. Qui, a casa mia, preparo la pasta sfoglia ogni due settimane. La mangiamo con il ragù ai funghi porcini, ma faccio anche gli anolini, i tortelli d'erbetta e di zucca. Vuoi conoscere altre prelibatezze di casa nostra? Torta di mandorle, crostata con marmellata d’amarene, bollito misto, asparagi con burro e formaggio, arrosto di vitello, lo stracotto, la zuppa inglese. E in casa mia non mancano mai il prosciutto e il parmigiano stravecchio.
Non hai mai pensato di vivere gli ultimi anni della tua vita a Parma?Tornare a vivere a Parma sarebbe veramente un sogno per noi. Purtroppo però è molto difficile da realizzare, considerati gli impegni che mia moglie ed io abbiamo qui. Comunque, ci torno ogni anno, a trovare amici come Roberto Tanzi, Antonio Maghenzani, i miei cugini Lello Bocchialini e Bruno Bocconi, e vari altri ragazzi che incontro ogni tanto, come Stefano Carmignani, Alberto Greci, e Gianfranco Ronchini.
Achille Mezzadri
(Foto, dall'alto (per gentile concessisone di Alexander Shundi) - CLICCARE PER INGRANDIRE- : 1) Alexander Shundi, in un natale, davanti a una distesa di tortelli d'erbetta e anolini; 2) "Sandrino" in una foto di classe, con i compagni e fratel Gustavo, alle elementari all'Istituto de la Salle: è il terzo da destra in seconda fila; 3) Con la moglie Elizabeth Seewald Hill nel piazzale dell'Abbazia di San Giovanni; 4) Un suo quadro dove è riprodotto il Battistero; 5) Altro dipinto, con l'Abbazia di San Giovanni; 6) I ricordi della sua infanzia: il terrazzo della sua casa in borgo Cairoli 13; 7) I suoi figli, Aramis e Siena; 8) Con la moglie Elizabeth e tra due suoi cari amici parmigiani, Roberto Tanzi, a sinistra e Vittorio Corbellini)

























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