O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént. /O lezgnolén ch’a t’ gh’é la góla dòra / indo ät imparé a cantär csi bén? / Al to gorghègg da ‘dentor tutti al fóra / e il coppiètti alóra is fan l’océn. / J’ò imparé a stär su ‘na pianta / cla se spécia in-t-un laghètt / indo gh’é un izolètta / con di ciggn bianch e morètt. / Tutt il siri là sentiva / i béj cant ädla coräla / e ’l me cór picén al capiva / che csì sól a s’ pól cantär.


sabato 4 ottobre 2008

Pramzanblog intervista Luciano Campanini NON RIESCO A CAPIRE PERCHÉ A PARMA NON SI VOGLIA FARE UN MUSEO DELLO SPORT

Luciano Campanini: ricordo quando lo vidi la prima volta, ottobre '63, nella redazione sportiva della "Gazzetta di Parma". Aveva il trench addosso, chissà se era appena entrato o se stava per uscire. Io avevo 18 anni e mezzo e l'aria decisa, ma anche spaurita, di un ragazzo che non sa se sta facendo il passo giusto o no. Era lui il capo dello sport, allora. Mi presentai e poi gli chiesi: "Ho visto che collabora alla "Gazzetta" un mio amico, Gianfranco Bellè. C'è un posticino di collaboratore anche per me?". Lui mi guardò con quell'aria sorniona che non sai mai se gli stai simpatico o se è pronto a prenderti per i fondelli. "Sì, puoi. Ti metto nelle mani di Guido Minari, il nostro uomo del calcio minore". La domenica dopo ero già "inviato" a Salsomaggiore per Salso - Salvarani. Da allora per me Campanini fu "l'uomo dello sport", ancor più che un giornalista (rigorosamente pubblicista). Perché era sì, ai tempi, un punto di riferimento per chi amava il basket, ma non era "monotematico" come il professor Del Chicca, per il quale esisteva soltanto la pallavolo. Lui avviava alla pallacanestro, ma anche all'atletica e a qualunque sport un ragazzo fosse portato. Poi io sono finito a Milano e le nostre strade si sono divise, ma il legame è rimasto sempre. Anche senza rivederci. Anche senza risentirci. Ora lo ritrovo, da otto anni presidente dell'Associazione Veterani Sportivi. Campanini è, insomma, a 76 anni, la bandiera di chi ha praticato lo sport a Parma e che per questo, soprattutto gli atleti di alto livello, meriterebbe di essere ricordato. Ecco dunque Campanini nella galleria delle Interviste di Pramzanblog.
Parma ha dato, e sta dando, molto allo sport, e ha sfornato anche grandi campioni. I parmigiani si ricordano dei campioni di ieri?
I parmigiani non vorrebbero dimenticare, ma sono aiutati a farlo. C'è un disinteresse quasi totale, da parte della città, verso le glorie del passato. A parte Vittorio Adorni, che è assessore allo sport, degli altri grandi campioni di ieri non si parla quasi mai. C'era un modo per evitare che questo avvenisse...
Quale?
Un Museo dello sport. Dove raccogliere cimeli, fotografie, filmati, trofei, maglie, biciclette, palloni, mazze da baseball, tuto ciò che in un qualche modo è stato uno strumento delle grandi imprese sportive del passato. Molti campioni erano pronti a dare la loro disponibilità, ma i miei ripetuti sforzi per centrare l'obiettivo sono andati a vuoto. Per me è stata una sconfitta. Un grande rammarico.

Com'era nata l'idea del Museo dello sport e per quale motivo non è andata in porto?
In un certo periodo della mia carriera di insegnante di educazione fisica insegnavo al liceo scientifico. Feci un'indagine tra i miei allievi per capire qual era la loro preparazione relativamente alla storia dello sport a Parma. Chiesi chi era Umberto Masetti. Nessuno lo aveva mai sentito nominare, eppure era stato due volte campione del mondo di motociclismo, nella classe regina, come Agostini, come Valentino Rossi... Allora mi venne l'idea di costituire un Museo dello sport. Ne parlai con l'assessore allo sport di allora, Balestrieri e poi con Luca Baraldi, allora dirigente del Parma. L'idea piaceva. Si sperava tutti che si potesse concretizzare. Invece si è arenata di fronte al problema della sede: nessuno è stato in grado di trovare spazi espositivi per il Museo dello sport. Basta pensare un momento ai temi che si sarebbero potuti trattare: la Parma - Poggio di Berceto, il concorso ippico di Salsomaggiore, la storia del Parma calcio, i trionfi del rugby, del baseball, della pallavolo, le imprese di Adorni, la boxe con Marcello Padovani, il tennis tavolo.... Una lista interminabile. Sarebbe stato un museo entusiasmante. Ecco, non sono riuscito a centrare l'obiettivo ed è il mio rammarico più grande.
Quali sono i campioni di ieri ancora viventi, ma... dimenticati?
Ce ne sono tantissimi: il ciclista Franco Gandini, che vinse l'oro nell'inseguimento a squadre alle Olimpiadi di Melbourne nel 1952 e che è andato a vivere a Padova, il motociclista Virginio Ferrari, vicecampione del mondo della classe 500 nel 1979, il motocrossista Michele Rinaldi, la cestista Mabel Bocchi, un grande del baseball, Giorgio Castelli, un altro grande del rugby, Sandro Ghini, uno straordinario trio della pallavolo parmigiana, Alberto Scotti, Piero De Angelis e Luigi Roncoroni, ma la lista è lunga...
Fino a che punto i professori di educazione fisica sono determinanti per avviare un giovane all'attività agonistica?
Adesso nelle scuole giocano tutti a calcetto. È tutto più comodo. Comunque la questione sta nel capire se un insegnante deve limitarsi a fare educazione fisica o a insegnare sport. Io ero specializzato nella pallacanestro e ho insegnato pallacanestro, però non solo. Ai tempi invece Del Chicca insegnava solo pallavolo. L'ideale sarebbe dare ai giovani un panorama più completo, più vasto, delle discipline sportive. Per capire le sue predisposizioni e offrirgli un più ampio arco di scelte. Va anche detto, però, che gli insegnanti di oggi sono più polivalenti.
Perché la pallacanestro maschile non è mai decollata ad alti livelli a Parma, mentre quella femminile sì?
Perché a Parma, calcio a parte, c'è la cultura del rugby, del baseball, della pallavolo, ma non del basket.
Le strutture sportive sono sufficienti a Parma?
Parma, in quanto a strutture, ha fatto progressi enormi. Per lo sport Elvio Ubaldi è stato un sindaco programmatore. Ha cercato di lavorare a livello dei quartieri. Ci sono palestre e campi sportivi nei quartieri, questo favorisce la cultura sportiva. Un genitore non può fare 40 minuti d'auto per portare il figlio in piscina.
Come ex insegnante di educazione fisica: quale sport consigli ai ragazzi?
Qualsiasi sport fa bene. Il problema è che sono quasi sempre i genitori a scegliere lo sport che deve essere praticato dai figli.
Quale è stata la tua più grande soddisfazione nel mondo dello sport?
Fare per un anno il direttore sportivo della mitica Salvarani, accanto a un maestro come l'indimenticabile Luciano Pezzi. Il massimo. Un'esperienza che non dimenticherò mai.
E il giorno più brutto?
L'operazione al cuore, che mi ha fatto concludere la "carriera" di ciclista. A 61 anni facevo in bicicletta Gavia, Pordoi e Falzarego. Ora sono un ex ciclista amatore.
Che cosa pensi della parmigianità?
Io sono un parmigiano nato a Genova e penso che la parmigianità sia una mania. I parmigiani continuano a far riferimento ai fatti del passato, è un tormentone che non li abbandona. Sono d'accordo che sia giusto essere fieri di quello che la nostra città rappresenta, di quello che abbiamo fatto in passato, però... siamo un po' gasati.
Achille Mezzadri
(Foto by aemme)

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