Durante gli anni del liceo classico al Romagnosi ho seguito sempre mio padre all'ospedale, quando lo studio me lo permetteva, di giorno e di notte, perché volevo diventare medico chirurgo a tutti i costi. Così ho partecipato ed assistito con grande passione a centinaia di interventi chirurgici. Mi appassionava il lato tecnico del lavoro ed il fatto che il chirurgo potesse dare una speranza o una nuova vita ai pazienti che si sottoponevano alle sue mani. Amavo tutto quello che si svolgeva nella sala operatoria mentre, essendo di carattere molto sensibile, mi turbava molto il rapporto con gli amici e i parenti dei malati, le beghe burocratiche ed ospedaliere, le lotte nascoste tra medici, infermieri e paramedici, che portavano solo scompigli nel lavoro. E di questo mio padre, che era una persona molto pulita e serena, soffriva molto. Questo aspetto ha purtroppo spento il mio entusiasmo e, giunto alla fine degli studi, ho scelto una facoltà che mi potesse dare più serenità, più libertà e più possibilità di essere cittadino del mondo. Ho scelto geologia. Mi sono laureato a pieni voti all'Università di Parma nel 1962 ed essendo allora i tempi di Enrico Mattei, speravamo in un futuro nei pozzi petroliferi intorno al mondo, passando da un'avventura all'altra. La morte di Mattei ha chiuso tutte queste possibilità e dei 32 laureati in geologia di quell'anno solo quattro hanno proseguito la professione, mentre tutti gli altri hanno preso altre vie. Personalmente avevo ottenuto un posto all'Eni, ma si trattava di stare legato a un microscopio e a una scrivania per gli anni a venire e questa prospettiva non corrispondeva assolutamente a ciò che m aspettavo dalla vita. Per questo ho seguito quella che è stata la mia passione di sempre, la fotografia, ottenendo l'appoggio incondizionato dei miei genitori, nonostante i soliti "rumori" cittadini. "Come fa quel ragazzo a dare un calcio a tutto quello che ha intorno facendo un lavoro così misero e inutile? Farà morire di crepacuore i suoi genitori".
Ho passato a Parma un paio d'anni lavorando nella fotografia. Anni che mi sono stati molto utili, perché ho fatto molta esperienza in ripresa e in camera oscura. Poi, quando ho cominciato a lavorare seriamente, dovevo essere là dove il lavoro si svolgeva e dove avevo maggiori possibilità di esprimermi. Milano, Parigi, Londra e poi New York. La foto di moda ha esigenze e meccanismi che a Parma non avrei mai trovato. Giornali, redattrici di moda, stilisti, lavoratori, agenzie di pubblicità e, specialmente, modelle di valore.
Hai fotografato tutti e di tutto, ma hai sempre avuto un debole per la fotografia di moda: che cosa ti attira in particolare di questo mondo?
Il culto della bellezza, non tanto nel senso della bella donna da fotografare o da conoscere o da frequentare, ma la possibilità di trasformare ciò che si fotografa in un'icona. La possibilità di riconoscere in una ragazza che si presenta alla porta del tuo studio essendo nessuno, le doti segrete al di là degli attributi fisici che ti permettono di fare di lei una top model. Non mi è mai piaciuto fotografare modelle già affermate, perché in loro tutto era già stato scoperto da altri e una ragazza di questo tipo non ti dà le emozioni che ti dà una ragazza alle prime armi con cui puoi costruire te stesso e nello stesso tempo la sua carriera di modella.
Hai educato i tuoi figli da parmigiani o da cittadini del mondo?
I miei figli amano Parma quanto me e sono cresciuti nel culto della città e della sua gente a tal punto che ogni anno vogliono venire in viaggio a Parma. Naturalmente, vivendo in questo Paese così diverso dall'Italia, sono obbligati a seguirne le regole e a farsi strada in una società molto difficile e dove nessuno è figlio di papà. Io li consiglio, per poter fare strada, di seguire l'andazzo del mondo moderno, mantenendo però un piede nella cultura e nelle origini che hanno per fortuna influenzato i primi anni della loro vita.
Christian lavora con me da tanto tempo come fotografo, ma è anche un genio del computer e disegna siti web insieme con suo fratello Leonardo. Leonardo si è laureato da un anno in architettura e lavora nello studio di un famoso architetto di Sarasota. Nel tempo libero lavora con Christian sul computer. Bruno lavora nello studio di un odontotecnico italiano di Ancona ma che vive qui da parecchi anni. È un grande appassionato del suo lavoro, che lo porta a lavorare (via DHL o Federal Express) per i più importanti studi dentistici degli Stati Uniti.
Che tipo di nonno sei?
Prima cosa da chiarire è che in casa mia non sono mai esistite le parole "papà", "mamma", "nonno", "zio", eccetera, ma che ci chiamiamo per nome. E così fa anche la mia nipotina Anna, alla quale dedico gran parte del mio tempo libero. È un ruolo che mi piace molto, anche perché con lei parlo solo italiano, le insegno le canzoni italiane e la abituo in questo Paese famoso per la cattiva cucina, a mangiare all'italiana. Il suo piatto di gran lunga favorito sono i tortelli d'erbetta, di cui ha fatto grandi scorpacciate durante la sua visita a Parma, lo scorso anno.
Come mantieni i rapporti con i tuoi fratelli?
C'è un rapporto meraviglioso fra noi. Ci sentiamo almeno due volte la settimana per telefono. Più facile con Paolo che con Pietro, sempre piuttosto occupato. Sono loro che mi tengono al corrente di quello che succede a Parma, mi raccontano degli amici in comune, delle mode nuove, dei nuovi ristoranti e di tante cose che ci accomunano.
Quale Parma ti è rimasta nel cuore?
Ti dirò che quando torno a Parma mi piace passeggiare, e fermarmi, in via Cavour, o all'Orientale, in piazza Garibaldi. Perché sono "osservatori" eccezionali della città. Non ho bisogno di telefonare a nessuno: sto lì, seduto a un tavolino, e vedo passare gli amici. È molto bello. E poi ti dirò che mi piace molto anche la "movida" di via Farini. Ci vado di giorno e di sera, mi piace parlare con i figli dei miei amici, chiedere loro che cosa fanno, quali sono i loro sogni, le loro aspettative. Mi piace vedere come vestono, vedere le mode nuove. Parlo anche con giovani che non conosco: voglio scoprire i "nuovi parmigiani". Vedo che sono molto diversi da quelli che eravamo noi una volta. Perché i ragazzi di oggi vivono in un mondo difficile, un mondo dove mancano gli ideali. Hanno difficili prospettive per il futuro, ai nostri tempi era tutto più facile. Mi fanno tenerezza. A me piacciono molto i giovani, ho fiducia in loro, spero che riescano anche quelli di oggi, lottando, a farsi strada nella vita.
Hai mai parlato il dialetto?
Sì. E quando sono al telefono con gli amici di Parma lo parlo ancora. Quando ero ragazzo, nella nostra casa di Basilicanova, in famiglia lo parlavano tutti. Anche mio padre.
Che cos'è secondo te la parmigianità?
Io la parmigianità l'ho sempre vista come sentirsi superiori ai reggiani e ai piacentini. Ma secondo me è una parmigianità che si esprime soprattutto dentro i confini di Parma: qui ci sentiamo più forti, più belli, più "in". Facciamo "i galletti", ma qui, in città. Fuori confine no.
Da loro ho imparato quello che non impari in nessuna scuola di fotografia. Ho imparato a "interpretare" le modelle, a coglierne l'essenza vera.
Hai fotografrato attrici e modelle famose: la più disponibile, la più bizzosa.
Ho lavorato molto bene, e posso dire di averle scoperte io, con Greta Scacchi, Carol Alt, che sono diventate mie grandi amiche. Un'altra con la quale ho lavorato molto bene è Valeria Mazza. La più bizzosa è stata senz'altro Charlize Teron. Io la fotografavo come modella, ma lei era già alla ricerca di cose nuove.
Mi risulta che tu sia un "gaffeur": la gaffe più divertente della tua carriera.
Dovevo fotografare Niki Lauda per un libro fotografico edito dalla Parmalat. Seguii Niki nelle piste e un giorno, durante le prove, vicino ai box, mentre lo fotografavo vedevo che era sempre accanto a un tizio. Quella presenza mi disturbava. Così mi avvicinai a Lauda e gli chiesi: "Puoi allontanare questo signore?". Quel signore, gentilmente, si allontanò, ma... era Rod Stewart, il famoso cantante, amico di Niki.
Prima "strajé" a Milano, poi a Parigi, poi negli Stati Uniti: nostalgia di Parma?Ho sempre molta nostalgia di Parma. Di questo sedersi a un tavolino di un bar per aspettare gli amici che passano, di questa specia di "mafia parmigiana" che non è una cosa brutta, ma la voglia di stare insieme, di vivere le stesse esperienze, di dare una mano agli amici meritevoli. In America questo senso di amicizia non c'è. Si vive da isolati.
Achille Mezzadri
(Foto dall'alto /dalla 1 alla 5 per gentile concessione di Giovanni Lunardi © - Copyright Lunardi Photography /: 1) Giovanni Lunardi con la nipotina Anna; 2) I tre figli di Lunardi con la casacca del Parma calcio, da sinistra Christian, Leonardo e Bruno con mamma Ines; 3) Ines Lunardi con il figlio Leonardo; 4) Giovanni Lunardi e la moglie Ines in Vietnam nel 1974; 5) Ines Lunardi ai tempi in cui era la splendida modella "di punta" di "Grazia"; 6) /by aemme/ Giovanni Lunardi recentemente a Parma, sullo sfondo il Duomo e il Battistero)

























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