O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

lunedì 20 ottobre 2008

Le interviste di Pramzanblog: Enrico Maletti CHIAMATEMI "IL MISSIONARIO DEL DIALETTO"

Il suo nome è Enrico Maletti. Traduzione: Rìco Malètt. Che, è ovvio, fa rima con Djalètt. Età: 58. Professione: pramzàn. Passato: ex salesiano, ex meccanico, ex rappresentante, ex attore dialettale di successo. Ubicazione: dapartùtt. Perché: ...vai alla Villetta e lo vedi recitare una poesia su Padre Lino durante una commemorazione di un parmigiano illustre. ...Vai sul sito Gazzettadiparma.it e lo vedi leggere "Il Pagéli di Crozè in djalètt pramzàn". ...Vai alla libreria Battei e in vetrina vedi il suo libro "Cameriere...un articioch", scritto con Antonio Battei (assieme al quale lo presenterà ufficialmente mercoledì alle 17,30, proprio alla libreria Battei di via Cavour). ...Vai a una manifestazione di "Parma Nostra", la benemerita associazione culturale pramzàna presieduta da Renzo Oddi, e lo vedi nelle vesti di vicepresidente. ...Vai all'Aula Magna dell'Università e lo vedi (oggi pomeriggio alle 17,45) alla presentazione del "Lunario Parmigiano". ...Vai alla cartoleria di via Bandini 9 e lo vedi lì con il figlio Marco, anche maestro di computer, a servire i clienti. ...Vai su "Parma in dialetto", bellissimo sito italo-pramzàn e vedi che lì c'è tutto il suo mondo. ...Vai sul "Blog di Parma in dialetto" e lo trovi anche lì, con le sue notizie in versione italo-pramzàn.
Malètt... via di corsa nella galleria degli intervistati di Pramzanblog.
Che cosa si intende, a Parma, per bonjärba?
La bonjärba è il prezzemolo. Si mette dappertutto. Quindi a Parma, quando si dice che una persona è una bonjärba, vuol dire che te la ritrovi dappertutto.
Tu ti consideri una bonjärba?
Be', un pochettino sì. La faccenda è che quando c'è di mezzo il dialetto mi chiamano sempre. Ma io vado volentieri. A presentazioni di libri, a cerimonie ufficiali eccetera.
Ora reciti o leggi in dialetto tutto il recitabile e il leggibile: ti manca il periodo in cui eri un attore dialettale?
Sì, mi manca. E per evitare di stare male non vado a vedere le commedie dialettali.
Perché avevi smesso?
Quando la compagnia in cui recitatvo si è sciolta, per la verità fui richiesto da altre compagnie, ma preferii dare un taglio netto. Anche perché per recitare in una compagnia bisogna avere del tempo a disposizione. Due tre volte alla settimana, di sera, le prove, e poi le serate delle recite... Ma io avevo una famiglia da mantenere, il lavoro chiama... e di tempo non te ne lascia tanto. Così ho preferito smettere. Però, è vero, quel mondo mi manca.
Quando hai imparato il dialetto?
Premetto che mio padre era di Modena, così come mia madre. E i miei fratelli. E uno zio era burattinaio, sempre a Modena. Però, quando avevo 7, 8 anni, mio padre e mio fratello allestivano le scene per le compagnie dialettali parmensi, per esempio per la compagnia di Casalini, o per i Clerici. Così ho passato la mia infanzia dietro le quinte e, da quei grandi attori ho "incamerato" il dialetto.
I tuoi figli lo parlano?
Certo che Pietro e Marco lo parlano, ma soprattutto quando si "scaldano" un po' per qualche motivo.
Tu consulti molto il dizionario del Capacchi: ci hai mai trovato un errore?
È vero che "il Capacchi" è il mio Vangelo. Il suo dizionario è molto attendibile, ma se vado a vedere qualche suo intervento di trenta, quaranta anni fa, allora qualche errorino lo si può trovare.
Oltre alla "Rondanen'na", quale canzone di Parma ti è più nel cuore?
Ma "I scariolànt", non c'è alcun dubbio.
Oltre a Pezzani qual è il poeta parmigiano che più ti è nel cuore?
Alfredo Zerbini. Ma adesso sto riscoprendo anche un grande Luigi Vicini. E poi ho nel cuore Bruno Pedraneschi, del quale curai nel 1995 la raccolta di poesie La vriss ésor poezia.
Che cos'è per te la parmigianità?
Parmigianità è, secondo me, essere amanti della propria terra, della propria cultura.
È vero che i parmigiani se la tirano un po'?
I parmigiani a volte esagerano un po' con questo amore. Sono un po', come dico io... "cagoncini". Insomma, sì, se la tirano un po'.
Hai mai fatto "arlìa" con un reggiano?
Un sacco di volte. Soprattutto in passato. Rimpiando i tempi in cui il Parma e la Reggiana giocavano nello stesso campionato. Se battevamo la Reggiana la Tardini facevamo "il funerale" ai tifosi reggiani che accompagnavamo fino al portone di San Lazzaro... Bellissimo.
Quando ti è venuta l'idea di "Parma in dialetto" e poi del blog?
Quattro anni fa. Ha fatto tutto Marco, mio figlio, il mago del computer. Per la verità io l'idea di fare qualcosa sul dialetto ce l'avevo, però un bel giorno Marco viene da me e mi dice: "Papà, ho fatto un sito, l'ho chiamato "Parma in dialetto". Non mi pareva vero. Ho toccato il cielo con un dito. Allora ho cominciato a preparare degli argomenti da inserire nel sito. Ma mio figlio, che l'aveva ideato soprattutto con lo scopo di metterci ricette di cucina, non inseriva nulla o quasi nulla. Allora a un certo punto ho preso in mano le redini io. E lui, per le ricette, ha creato "Parma in tavola". Due mesi fa, abbiamo varato "Il blog di Parma in dialetto", per essere più "freschi" e attuali. La caratteristica è che, come avviene in "Parma in dialetto", ogni notizia è scritta in italiano e in dialetto.
Faresti al dzèvvod se te lo chiedessero?
Mi è già stato chiesto, ma ho detto no. Non perché la cosa non mi piaccia, ma perché non ho tempo. E poi l'attuale Dzèvvod, Maurizio Trapelli, è perfetto nel ruolo.
A casa tua si mangia parmigiano?
Ovviamente. Io vado matto per gli anolini.
Tu sai preparare i tortelli d'erbetta o gli anolini?
No, no, sono una frana in cucina.
Mai stato loggionista?
No. Ma mio padre e i miei fratelli hanno montato anche le scene di alcune opere, così la lirica l'ho "vissuta" dietro le quinte.
Pensi che un giorno gli immigrati di colore parleranno il dialetto pramzàn?
Io penso che arriverà pure il giorno in cui anche gli immigrati di colore parleranno il nostro dialetto. Ma c'è ancora da seminare. Qualche eccezione c'è già. Conosco un ragazzino di 14, 15 anni, credo che ia del Ghana anche se è nato a Parma, nero nero... ebbene, parla il dialetto quasi meglio di me...
Quindi il dialetto è destinato a sopravvivere?
Guarda, mi ricordo che nel 1964, quando cominciai a recitare nella compagnia di Casalini, intorno a me dicevano: "Siamo gli ultimi... da qui a vent'anni nessuno più parlerà il dialetto". Vent'anni dopo il dialetto era entrato anche nelle Tv private di Parma... E pure di diceva: sta per finire... Adesso siamo nel 2008 e il dialetto è più vivo che mai... Grazie anche a gente come me, come Giuseppe Mezzadri, come Vittorio Botti.... Chiamaci pure "i missionari del dialetto".
Achille Mezzadri
(Foto, dall'alto - CLICCARE PER INGRANDIRE - : 1) Enrico Maletti legge una poesia in dialetto; 2) La copertina del libro "Cameriere un articiòch"; 3) Maletti con la compagnia dialettale "Teatro di quartiere"; 4) 6 gennaio 1957: recita la poesia "I dent" di Alfredo Zerbini al matrimonio della sorella; 5) Con la moglie Cristina; 6) Con Vittorio Botti e Giuseppe Mezzadri)

1 commenti:

Maganuco ha detto...

Bella la foto della compagnia dialettale Teatro di quartiere: Quello a fianco è il mitico GHEZZA...


Peccato che le TV locali non ripropongano più le commedie ma solo servizi su Emmanuell ed il suo occhio nero.
Poi mi parlano di parmigianità...