O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

lunedì 27 ottobre 2008

Pramzanblog intervista Alberto Michelotti -1- AL PRESIDENTE DEL PARMA DICO: "GRAZIE, GHIRARDI, MA SIA PIU' VICINO AI PARMIGIANI"

Dire Alberto Michelotti, a Parma, è dire bandiera dell'Oltretorrente, fiume in piena di genuinità, simpatia, schiettezza, è dire baluardo della lingua parmigiana, è dire solarità e altruismo. Con Alberto si passa dal "lei" al "tu" in trenta secondi, liberandolo dalla sofferenza e facendogli dire "oh, adésa andèmma mej". Con Alberto programmi una telefonata di 15, 20 minuti, e dopo un'ora abbondante ti accorgi che vorresti stare ancora lì a parlare, parlare e parlare. Perché è un fiume di aneddoti, di affermazioni pepate e in salsa di dialetto, al punto che uno come me, che nella lingua parmigiana è da cinque meno meno, fa un po' fatica a seguirlo. Ma è uno spasso parlare con Alberto. Alla fine mi accorgo che l'intervista, così com'è, è troppo lunga per un blog, allora la divido in due parti. Oggi, nella prima, si parla di calcio e di Parma in generale, nella seconda, che seguirà prossimamente, si parlerà di lirica, l'altra grande passione di Alberto.
Ecco la prima parte.
Che cos'è per te Parma?
Pärma l'è la me citè, è la cosa a cui voglio più bene al mondo.
Che cosa intendi per parmigianità?
Parmigianità è parlare la nostra lingua, parmigianità è la fratellanza, la musica, la socializzazione, l'ironia, il sentirsi dentro, qui, nel sangue, qualcosa che ci lega. Parmigianità è mettersi a discutere, magari alzare la voce gridando "maledètt tì e ch'ta fàt" per poi dirsi subito dopo con bonomìa "vén chì sjochètt, andèmma a bévor un bicér". Anche se questa parmigianità sta un po' svanendo. Una volta c'era più solidarietà, più amicizia. Se penso a quei tempi mi emoziono".
Come sei arrivato al calcio?
Da ragazzo ho praticato vari sport, nuoto, atletica, pallavolo, ma il calcio è un'altra cosa, è uno sport che nasce sulla strada, all'ombra del campanile. È lo sport di tutti, per tutti. Così era inevitabile che io mi avvicinassi al calcio. Facevo il portiere. Ho cominciato a 15 anni nella Giovane Italia di via Nino Bixio, poi ho indossato la maja crozäda con i ragazzi del Parma, ho giocato nel Parma Vecchia, nel Fidenza, nella Valtarese. Sono arrivato fino alla serie C. Non potevo andare oltre, anche e avessi voluto, perché dovevo portare a casa un po' di soldi. Così cominciai a lavorare come garzone in officina. prima con i Compiani , poi alla OM, poi alla Lancia. Fino a che, da garzone, ho preso in mano un'officina e sono diventato "datore di lavoro". Bada bene, datore di lavoro, non "padrone".
Da portiere ad arbitro: com'è avvenuto il passaggio?
Andavo a comprare cuscinetti a sfera da Valdo Franceschi, un ex arbitro che aveva arbitrato anche me. Un giorno mi disse: "perché non diventi arbitro anche tu?". La cosa mi solleticò. Avevo quasi 30 anni. Cominciai. Sei anni dopo ero già in serie A, la mia prima partita fu Napoli - Varese. Ricordo che all'inizio molti mi guardavano perplessi e dicevano "Indo' vót ch'al vaga chilù". E io rispondevo "T'al dàg mi". Poi, quando ho avuto successo, tutti riverenti...
Io ho già scritto che il problema della maglia (crociata o gialloblu) è una questione di lana caprina. Io penso che la maja crozäda non sia da discutere: e tu?
Crozäda, crozäda. Io l'ho indossata, e so cosa vuol dire. Un'emozione unica.
Che cosa hai provato quando hai scoperto che il Parma dei trionfi Parmalat si reggeva su stampelle zoppe?
Ci sono stato male. Ti posso fare una confidenza? Non ho più visto una partita di serie A. Sì, ho sofferto le pene dell'inferno. Certo che abbiamo goduto in quel periodo. Soprattutto nei primi tempi, ai tempi di Nevio Scala. Per me sono stati gli anni più belli. Apolloni, Zoratto, Cuoghi, Minotti, Cannata, ragazzi che venivano da fuori ma che si sono "parmigianizzati" subito. Davano l'anima, quei ragazzi. Avevano amore per la maja crozäda chi ragàss lì.
Sinceramente, che cosa pensi di Tommaso Ghirardi e della dirigenza attuale?
"Io Ghirardi lo ringrazio, sinceramente, per quello che ha fatto. Ma vorrei chiedergli una cosa: di cercare di capire di più i parmigiani, di entrare nei nostri cuori, nella nostra anima. Ha licenziato i parmigiani, invece di ascoltarli, di cercare di parlare la nostra lingua. E pensare che ha studiato qui, all'Università, che mangiava dalle sorelle Picchi... Io gli sento fare spesso discorsi "trionfalistici", "siamo forti, siamo qui, siamo là". Invece in certi momenti ci sarebbe stato bisogno di più polso. Där via cuälca canläda. Lo sai perché l'anno scorso il Parma è retroceso? Perché èmma volsù retrocédor. Èmma volsù noiätor. A gente come Couto, Colì, Gasparroni, Morfeo, si sarebbe dovuto dire: Adesso ti pago, ti dò quel che ti spetta, però at vè a ca, chi ti a 'n zugh pu". E poi un'altra cosa avrei da dire, sulla campagna acquisti: Siamo partiti in questo campionato senza terzino destro, abbiamo cinque centrali e non abbiamo due cursori di fascia. Ma l'è posìbbil? Scusa, ma l'anno scorso abbiamo avuto la difesa più perforata del campionato e non si rafforza la difesa? Eppoi un'altra cosa che non mi va giù: cambiati sei allenatori in due anni. L'è miga tròp? Pensa che nel 1924 ci fu un altro presidente che cambiò molto: quattro allenatori in un anno. Lo sai come si chiamava? Ghirardi... E Cuper sostituito all'ultima giornata di campionato da Manzo? Èmma fàt ridor tut al mond!.
Secondo te il Parma riuscirà a centrare la promozione?
È dura, ma sperèma. E poi adesso sta andando meglio. Ho visto alla tv il Parma a Mantova e mi sono divertito. Adesso vediamo come va con la Triestina in casa...
Quando eri ragazzo andavi al Tardini?
Angh'è mäl. Ci andavo e come. Grandi emozioni. E i derby con la Reggiana... L'arlja si tagliava a fette nell'aria. Rincorrevamo i cuadertón, le teste quadre, ogni tanto ci scappava anche qualche sléppa, ma era un'arlja sana, non c'era violenza, non c'era acredine, odio. Come sono lontani quei tempi.
Secondo te le trasferte proibite alle tifoserie organizzate sono un bene o un male?
Sono un male.
Trovi giusto che, prima o poi, il Tardini cambi sede?
Il Tardini è lì e lì deve restare, secondo me. Ci si va in bicicletta, o a pè. Si cammina insieme, si sta insieme. È bello. Anche questa è parmigianità.
Achille Mezzadri
(1 - Continua alla prossima puntata)
(Foto, dall'alto - CLICCARE PER INGRANDIRE- : 1) e 2) Alberto Michelotti in campo; 3) Michelotti con i guardalinee, Battilocchi e Paladino; 4) Con Pierluigi Collina; 5) Con Pelè; 6) Nelle vesti di "Don Carlos" in una caricatura di Franco Bruna, in occasione della sua ultima partita da arbitro, Napoli - Juventus)

1 commenti:

Maganuco ha detto...

Grande Albertone.
Tsì sempòr al migliòr...