O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

domenica 5 ottobre 2008

Le interviste agli "strajè": Franco Medioli VIVO IN CANADA DA 42 ANNI E RIMPIANGO LA "MIA" PARMA DOVE TUTTI PARLAVANO IN DIALETTO

Quanti sono i parmigiani strajè pr'àl mónd? Certamente tanti. Il mio sogno è di andare a scovarli tutti, per lo meno quelli che si sono fatti un nome e che hanno storie da raccontare. Ce ne sono molti in Gran Bretagna, negli Stati Uniti, in Brasile, in Argentina, in Venezuela, in Canada. Ed è proprio dal Canada che mi piace cominciare. Ad Halifax, Nova Scotia, vive ed abita, dal 1966 (con un breve ritorno a Parma nel 1990), un celebre geologo, il professor Franco Medioli, figlio di quel Nino Medioli, che scomparve nel 1960 dopo essere stato una delle anime più genuine, generose e intelligenti della città. E molti, i meno giovani, ancora ne apprezzano il suo messaggio di umanità e altruismo. Inserisco dunque con grande piacere Franco Medioli nella galleria delle Interviste di Pramzanblog e in particolare in quelle degli "strajè pr'al mónd".
Lei è figlio di Nino Medioli, che fu un grande imprenditore e una delle personalità di maggior spicco di Parma: fu tra i fondatori dell'Unione Parmense degli Industriali, presidente della Camera di Commercio, presidente dell'Automobile Club, presidente dell'Associazione Industriali mugnai e pastai d'Italia, vicepresidente della Cassa di Risparmio. Che tipo di padre era?
Era un uomo del suo tempo, un po’ paternalistico e sempre molto sensibile ai problemi umani delle persone con cui trattava. Aveva preso da suo nonno Vincenzo che, secondo la leggenda, stabiliva il prezzo del grano per i contadini basandosi sul numero dei loro figli e delle loro scorte per sopravvivere all’inverno. Persone così stanno diventando rare. Spero che chi ha preso il posto di mio padre sia altrettanto umano. Era innamorato di Parma, città alla quale ha dedicato gran parte della sua vita. Avrebbe voluto vederla diventare un esempio per il Paese; forse questo é avvenuto, almeno in parte. Era un padre affettuoso, anche se molto occupato, e con un notevole “sense of humour”. La sera a cena ci intratteneva con delle bonarie imitazioni dei personaggi piú bizzarri che aveva ricevuto durante il giorno. E i personaggi bizzarri non mancavano mai nel suo ufficio in vicolo delle Asse, almeno uno al giorno, a volte piú di uno. Durante la guerra, sparì per un lungo periodo. Per quasi un mese non avevamo idea di dove fosse finito. Un messaggio consegnatoci da un muratore che aveva lavorato nel palazzo dell’ SD ci informó che era rinchiuso in una cella della Gestapo. In cella fece amicizia con un tale Giuseppe Barbieri che gli insegnó come ammazzare le zanzare senza darsi delle sberle. La sera che papà ricomparve a casa ci fece l’imitazione della tecnica anti-zanzare di Barbieri. Noi restammo paralizzati a sentire la sua storia e il nome di Barbieri. Ovviamente non lui sapeva che il suo amico era stato massacrato in piazza Garibaldi. Credeva che lo avessero semplicemente spostato di cella. Quando alla fine gli dovemmo dire che cosa era successo, non parlò piú per giorni.
Fu lui a trasmetterle l'amore per Parma?
Certo, era la passione della sua vita ed era una passione contagiosa.
Dove ha compiuto gli studi?
Ho conseguito la maturità classica al Convitto Maria Luigia, nel 1953, poi ho passato un anno a Londra alla Davies School per imparare l’Inglese. Mi sono laureato in Scienze Geologiche all'Università di Parma, nel 1959. Successivamente sono andato a Parigi con una borsa di studio dal Governo Francese a studiare all’Institut Français du Petrole. Mio padre venne a Parigi per un conferenza dei mugnai europei e mi portò a cena in un buon ristorante. Lo accompagnai alla Gare de Lyon dove prese il vagone letto per Roma. Due giorni dopo morì improvvisamente a Roma, appena sessantenne. Da quel momento in poi mi sono dovuto arrangiare da solo.
Dopo la laurea lei ha lavorato per quattro anni, dal 1961 al 1964, all'Istituto geologico italiano, poi, ottenuta una borsa Nato, si è trasferito in Canada, ad Halifax, dove è stato docente di micropaleontologia alla Dalhousie University, dal 1966 al 1990. Le pesò la scelta di diventare "strajè", di lasciare la sua Parma?
Al ritorno da Parigi ho lavorato per tre anni sotto contratto annuale al Servizio Geologico Italiano. Vinta una borsa di studio Nato mi sono sposato e mi sono trasferito in Canada, ad Halifax (Nova Scotia), dove poi sono diventato docente di Paleontologia alla Dalhousie University (dal 1966 al 1990). Arrivai ad Halifax invelenito con l’Italia e deciso a non tornare mai piú. Fu una triste storia di cui per anni ho tenuto la documentazione. Dopo che ero stato informato ufficialmente che mi ero classificato tra i vincitori di un concorso internazionale per un posto di lavoro, qualcuno, con forte protezione politica, imbrogliando spudoratamente, aveva alterato la graduatoria italiana, sbattendomi in fondo alla classifica e sostituendosi a me. Meglio non parlarne. Con il passare degli anni mi sono ammorbidito, ho buttato i documenti che avevo conservato e mi é venuta la nostalgia di Parma.

Dopo 24 anni però, nel 1990, tornò a Parma, dove fu professore ordinario di Paleoecologia. Sperava di concludere la sua carriera nella sua città?
Sì, dopo 24 anni in Canada, nel 1990, sono tornato a Parma, come professore ordinario di paleoecologia. Speravo veramente di concludere la carriera nella mia città natale. Ma le cose si sono dimostrate molto piú difficili del previsto. La mia figlia maggiore si é sposata mentre ero a Parma (causando una serie di viaggi transatlantici) e si é trasferita a Boston per un Master al Massachussets Institute of Technology (MIT), la piú giovane, assieme a mia moglie, mi ha raggiunto a Parma e si é iscritta a Scienze Naturali. Ma le cose erano troppo complicate; avevo troppi interessi in America: le mie tasse in due Paesi erano un incubo, i miei continui viaggi transatlantici troppo costosi e spossanti, le mie responsabilitá residue alla Dalhousie University (che mi aveva concesso un permesso di due anni) piú pesanti del previsto, piú tanti altri problemi. Sono dovuto tornare ad Halifax dove la mia famiglia, che non aveva legami con Parma, voleva vivere. Mi é dispiaciuto, ma non avevo scelta.
Come trovò cambiata la sua città?
Quando ero a Parma nel '90 ho trovato che la città era divenuta irriconoscibile per me. In periferia e nelle zone di recente costruzione mi continuavo a perdere. Certo, il Duomo ed il Battistero erano ancora dove li avevo lasciati, ma la gente era cambiata. Molti amici erano spariti, il Parmigiano si era molto italianizzato e pochi lo parlavano ancora, la cucina tradizionale bisognava cercarla in giro per la Provincia. E poi traffico, traffico... Così sono tornato in Canada dove ormai mi sentivo piú a mio agio.
Ha ripreso il suo posto alla Dalhousie University?
Sì, fino al 1995. Da allora sono professore emerito. Come professore emerito ho continuato ad insegnare nei corsi per qualche anno, poi ho smesso per scrivere, con due colleghi americani, un libro scientifico per la University of Cambridge Press. Dopo la pubblicazione del libro ho continuato a fare ricerca e a pubblicare lavori di ricerca e capitoli in libri scientifici.
Non le manca Parma?
Sì, molto, ma forse é una Parma che ormai esiste solo nella mia memoria. Le passeggiate in via Cavour per ammirare le ragazze, le serate al bar Centrale a discutere di rugby, donne e politica, il Teatro Universitario ed il Festival Internazionale; tutte cose che non esistono piú.
Torna ogni tanto?
Per anni sono tornato ogni volta che ho potuto. L’ultima volta é stato per il funerale di mio fratello Enrico e mia sorella Paola. Quando é morto mio fratello Vincenzo avevo un problema con un’anca e non potevo camminare, per cui mi é stato impossibile venire. Da allora a Parma mi é rimasto troppo poco per sobbarcarmi l’ennesimo viaggio transatlantico.
È sposato? Ha figli, nipoti?
Sì, ho sposato una meravigliosa ragazza romana di cui sono ancora innamorato come un ragazzino dopo 43 anni di matrimonio. Abbiamo avuto due figlie nate in Canada, Maria Beatrice e Barbara. La prima é sposata con Stephen Fitzgerald ed ha due figli italo-irlandesi: Daisy (11 anni) e Franco (10 anni). Dopo qualche anno passato tra Boston ed Ottawa ora la famiglia di Maria Beatrice vive ad Halifax a pochi blocchi da noi. Barbara é sposata con Shawn Keown, ha una bambina italo-irlandese (Claire) di dieci mesi. Vivono e lavorano ad Ottawa.
Grazie a Internet è più facile mantenere i contatti con la propria città, anche a migliaia di chilometri di distanza. Lei lo fa?
Faccio quel che posso. Leggo la Gazzetta spesso, anche se a volte mi é molto difficile capire di che cosa parla perché non conosco piú i nomi della gente e parte della topografia della cittá.
In Canada ha avuto modo di conoscere altri parmigiani?
No, ad Halifax ci sono pochissimi Italiani e, per quel che so, nessun parmigiano. Ce ne saranno certamente a Toronto, Montreal ed Ottawa, ma da Halifax tendiamo a gravitare su Boston.
Lei è amico del celebre fotografo parmigiano Giovanni Lunardi, che vive a Sarasota, in Florida. Vi vedete spesso?
Con Giovanni ci vediamo spesso durante l'inverno in Florida dove, da quando sono in pensione, passo quattro mesi l'anno e ci telefoniamo tutte le settimane durante l'estate.
A Parma ha ancora qualche parente?
Purtroppo pochi. Qualche cugino/cugina e mia cognata Mirella, con la quale ci parliamo ogni settimana. I nipoti non vivono piú a Parma.
Achille Mezzadri
(Nelle foto, dall'alto: 1) Franco Medioli con la nipotina Claire, 10 mesi, che vive con mamma e papà a Ottawa; 2) Nino Medioli, a destra, il padre di Franco, con Enzo Ferrari, al centro e Pietro Barilla; 3) Il professor Medioli in tenuta accademica, con l'antichissima gonna rossa dell'Università di Parma che gli fu regalata dall'amico fraterno e compianto professor Franco Petrucci e che indossa con orgoglio alla chiusura degli Anni Accademici; 4) Primo piano di Franco Medioli)

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