Sono i primi giorni di maggio del 1908 e un gruppo di Cavalleggeri attraversa Piazza Garibaldi, tra l'indifferenza di tranquilli cittadini che sembrano più meravigliati dalla presenza del fotografo piuttosto che dal passaggio dei soldati. In realtà, come è stato documentato, mirabilmente dal film "Novecento" di Bernardo Bertolucci, sono le campagne del parmense a essere infiammate dallo sciopero agricolo che agita le manovalanze sfruttate. Pochi mesi prima, nel 1907, la Camera del lavoro di Parma, sotto la guida di Alceste De Ambris, aveva assunto infatti posizioni di netta rottura con la nascente Confederazione Generale del Lavoro, di tendenza riformista e nel volgere di poco tempo si era scatenato lo scontro tra il proletariato agricolo e i capitalisti agrari. La lotta continuò nelle campagne per una cinquantina di giorni, fino al 19 giugno, quando la Camera del lavoro proclamò lo sciopero generale cittadino, stroncato dal governo Giolitti che impiegò truppe appiedate e a cavallo. Ovunque, in particolare nell'Oltretorrente, sorsero barricate. Dopo due giorni la Camera del Lavoro fu occupata dalle truppe regie. Centinaia furono gli arrestati, De Ambris riuscì a fuggire a Lugano.
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