
Tempo fa, passando davanti all'ex carcere di San Francesco, mi sono domandato: "Ma questa chiesa", dagli amanti dell'arte definita un gioiello gotico "resterà così per sempre, in stato di totale abbandono?". Poi, francamente, non avevo più pensato a S. Francesco del Prato, fino a che, pochi giorni fa, un giovane lettore ha scritto a Pramzanblog: "Blog molto bello, ma perché non c'è nemmeno un accenno allo "scandalo" di San Francesco del Prato, la chiesa del Trecento abbandonata? Sono state perfino raccolte 35mila firme di cittadini per farla riaprire al culto, ma nulla si muove...". Allora ho telefonato a don Celso, 76 anni, friulano, il frate francescano che da 8 anni si macera nel vedere la "sua" chiesa finita così. Assieme ad altri due confratelli, è cappellano del nuovo carcere di via Burla. Ogni mattina va ad assistere i carcerati. Come Padre Lino. Che però lo faceva in San Francesco, quando la chiesa era diventata un carcere. "Don Celso, allora?", gli domando. "Come mai questo immobilismo? Tornerà, un giorno, ad essere consacrata questa bellissima chiesa? O i piccioni continueranno a nidificare tra i pochi affreschi che sono rimasti?". "È un sogno", risponde, "un sogno. Io spero solo ormai che, quando morirò, sia stato rifatto almeno il pavimento. Non riesco a spiegare di più". "Ma la colpa di chi è?". "Di tutti e di nessuno. Di noi frati che, per troppa fiducia nei confronti di un illustrissimo avvocato di Roma, ce la siamo lasciata scappare. Dell'Università, ora proprietaria della chiesa, che ha il diritto di tenersela, però sembra non abbia i mezzi per iniziare i restauri. Una storia lunga...". "Ce la racconti, almeno, a sommi capi". "Il Demanio aveva dato tutto il complesso all'Università, ma con il precedente rettore, il professore Nicola Occhiocupo, si era firmata una convenzione, secondo la quale i Francescani si sarebbero fatti carico di riportare la chiesa al primitivo splendore. Avrebbe provveduto la stessa nostra Congregazione a trovare i fondi. Era pronto anche il progetto. Approvato alla Sovrintendenza di Bologna. S'era scelto perfino il colore dei pavimenti. Ma le cose non sono andate lisce come si sperava. Qualcuno si è ribellato a questa convenzione, è stato fatto un ricorso al Tar, l'abbiamo perso, perdendo così anche il diritto di occupare una piccola porzione del convento. Allora abbiamo fatto ricorso al Consiglio di Stato ed abbiamo affidato la pratica a un "avvocatone" di Roma. E lo sa che cosa è successo? L'"avvocatone" ha lasciato scadere il termini utili per il ricorso... E noi siamo stati dichiarati "inadempienti". Inaudito.

Da allora ancora un andirivieni di ricorsi e ancora ricorsi, ma... niente da fare. Da quando è decaduta la convenzione abbiamo cominciato a trattare con l'attuale rettore, il professor Gino Ferretti, il quale sembra anche favorevole a venirci incontro, ma... Nulla si muove. Il fatto è che nella chiesa di San Francesco del Prato l'Università vorrebbe ricavarci l'Aula Magna... Però sembra che manchino i mezzi finanziari".
San Francesco del Prato. Fine della prima puntata. È ovvio che non mi piace lasciar cadere così l'argomento. Appena mi sarà possibile, cercherò di rivolgermi all'"altra parte della barricata", l'Università, per capire se questo "gioiello gotico" avrà un futuro. E quale.
(Nelle foto, dall'alto /da Wikipedia Commons/: 1) La facciata della chiesa; 2) L'interno, capolavoro gotico)

























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