O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

domenica 5 ottobre 2008

Festival Verdi: la "prima" di Nabucco a Reggio QUANDO MERELLI "OBBLIGÒ" PEPPINO A COMPORRE IL SUO PRIMO CAPOLAVORO


Nell'ambito del Festival Verdi è andato in scena ieri sera, con successo, al Teatro Valli di Reggio Emilia, il Nabucco, terza opera di Verdi, con Anthony Michaels-Moore, Dimitra Theodossiou e Carlo Colombara, per la direzione di Michele Mariotti e la regia di Daniele Abbado. L'opera sarà riproposta l'8, il 12, il 14 e il 18 di questo mese. Nabucco: il titolo con cui Verdi entrò nella gloria, fin dalla sera della prima rappresentazione, alla Scala di Milano, il 9 marzo del 1842. Tutti i melomani sanno bene come Verdi arrivò al Nabucco (Nabucodonosor). Nel giugno del 1840 il grande Peppino aveva perso la prima amatissima moglie, Margherita Barezzi, la Ghita, il 3 settembre 1840, alla Scala di Milano, la sua seconda opera, "Un giorno di regno" (o "Il finto Stanislao"), era stata una fiasco pazzesco. E Verdi, che aveva anche già perso due figli, Virginia Maria, nel '38 e Icilio Romano, nel '39, era un uomo distrutto. Con il morale in milione di pezzi. Al punto di aver deciso di lasciar perdere con la musica. Ma fortunatamente l'impresario del Teatro alla Scala, Bartolomeo Merelli, lo stesso che gli aveva fatto mettere in scena l'opera del debutto, Oberto conte di San Bonifacio, era un tipo tosto, che sapeva il fatto suo. E non si arrendeva facilmente. Così una sera, a Milano, sotto la neve, incontra Verdi e, senza nemmeno stare a sentire le rimostranze, gli infila in tasca un libretto. È il Nabucodonosor scritto da Temistocle Solera. Verdi torna a casa, gli dà un'occhiata distratta, gli cade uno sguardo sul verso "Va pensiero sull'ali dorate". Dorme poco quella notte.
L'indomani legge tutto il testo. È confuso. Ma torna da Merelli con il libretto e glielo riconsegna. "Non faccio più musica". Merelli, un genio. Sbuffa un po' e, senza somporsi troppo, rifila il libretto nella tasca del cappotto di Verdi. E così, giorno dopo giorno di tentennamenti, dubbi, improvvisi slanci, l'opera nasce. E con essa il genio di Verdi. Consiglio di andarvi a rivedere, sul portale di Giuseppe Verdi, la ricostruzione delle prove di quella grande prima del 1842, tratta dallo straordinario sceneggiato televisivo che Renato Castellani realizzò nel 1982, con Ronald Pickup nei panni di Verdi, Carla Fracci in quelli della Strepponi e Nanni Svampa in quelli dell'impresario Merelli.
Nelle immagini, dall'alto: 1) Ritratto di Bartolomeo Merelli; 2) Ritratto di Giuseppe Verdi con lo spartito di Nabucco; 3) Avviso del Tearo Ducale di parma (ora Teatro Regio) con l'annuncio che Giuseppina Strepponi avrebbe prolungato il suo impegno a Parma con il "Nabucodonosor".

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