O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

giovedì 23 ottobre 2008

Domanda insidiosa: ma che cos'è una zbalànsa?

Se io dicessi a un giovane parmigiano "Ti tsì un babalàn", si arrabbierebbe o si metterebbe a ridere? Quando ho davanti a me un "bacajón" come mi comporto? Perché il mio dialetto è sempre così pieno di "macarón"? Conosco molte "pistamérdi". Quella ragazza lì è una "papafrèdda". E che cos'è il "dolégh"? E la "zbalànsa"? E la "faluppa"? E il "gruggn"? E un "nazuplón"? E il "ramadén"? E il "lorètt"? E la "parpaja"?
Ecco, mi sono divertito molto a leggere, e "studiare" il bel libretto "Cameriere... un articioch!" che i due autori, Antonio Battei e Enrico Maletti hanno presentato ieri nella storica libreria Battei, in via Cavour. Mi sono divertito perché è uno spasso riscoprire i vocaboli più sinceri e autentici del dialetto che tutti parlavano una volta e che adesso sopravvive soprattutto grazie a "missionari" come Malètt. Leggo con soddisfazione sulla Gazzettadiparma.it che molte persone sono accorse alla presentazione del libro e tra queste anche bambini. Ecco, sono loro il futuro. Il nostro meraviglioso dialetto è nelle loro mani.
(Foto: Enrico Maletti e Antonio Battei alla presentazione del libro /da "Gazzettadiparma.it/)

4 commenti:

Maganuco ha detto...

Personalmente proporrei qualche commedia dialettale in più nei teatri, negli oratori in televisione per far rivivere un pochino il dialetto in una Parma sempre meno pramzana. Purtroppo non se ne fa nulla, forse non c'è l'interesse $$$$$, con mio sommo dispiacere. Ricordo da ragazzo quante volte le guardavo in tv. Per quello che concerne il fascicoletto...beh... barbosissimo. non me ne vogliano gli autori. Alla fine dei conti un vocabolarietto minuscolo da dieci/dodici euro malspesi.

Maganuco ha detto...

Pubblico una simpatica raccolta parallela. Non è opera mia e ve al giro come la ricevo.
Ciao
M.

IL VADEMECUM DEL GIOVINE PRAMZANO
ovvero, "tutto quello che devi sapere per sostenere una conversazione media nel Granducato"
INTRODUZIONE E NOTE
Questo documento è il tentativo di raccogliere nomi, espressioni e forme comunicative della lingua Parmigiana . Il lettore tipo del documento è una persona recentemente immigrata a Parma,
dall'italia o dall'estero - come ad esempio uno studente fuori-sede - che (sperando che comunque rientri a casa sua quanto prima ) desideri orientarsi in una conversazione media con parmigiani/parmensi e anche
mettere la propria comprensione al riparo dai “falsi amici” che popolano la lingua parmigiana (come ad es. “salvietta”, che nell'Italiano comune non regionale indica un tovagliolo e non un asciugamano; o anche “inverso” etc.) e che molti parmigiani tendono ad assimilare all'italiano ufficiale.
Non si tratta dunque di un frasario o di una raccolta di modi di dire, per cui rimandiamo al testo di Linuccio Pederzani “Proverbi e modi di dire di Parma” (ed. Libreria di Demetra), ma di un piccolo lessico quotidiano.
Nella trascrizione fonetica, si impiegano soltanto i grafemi dell'alfabeto latino: la ripetizione dei simboli (come in “elòòòra”) corrisponde al
prolungamento del suono (indicato dal simbolo “:” nell'alfabeto IPA), ed è un importante elemento ritmico/prosodico del parmigiano, ad indicare, ad esempio,
impazienza, seccatura etc. Tralasciamo ovviamente qualunque tentativo di trascrivere la prosodìa, anche se particolarmente significativa nelle esclamazioni.
Il Vocabolario e Dizionario di riferimento per l'Italiano è quello del Prof. Tullio De Mauro

Maganuco ha detto...

ESCLAMAZIONI
Fiii! (esprime stupore o sentita approvazione. Anche “Fichi!” o
“Fisci!” [pron. Fis-ci]. Chiara l'etimologia dal sesso
femminile, laddove l'equivalente siciliano “minchia!” opera la
scelta opposta!)
Fichi, vèh (il vèh è l'interiezione-tipo del parmigiano, spesso usata
anche da sola o con l'esclamazione “Eh!”)
Eh-vèh (intraducibile, vuol dire tutto e niente, dallo stupore al
disappunto, in funzione del contesto e dell'intonazione)
Elòòòra (o “Mo'lòòòra”: in forma esclamativa esprime spesso fastidio,
mentre in forma interrogativa può esprimere rimprovero)
Che lavòòòr! (esprime riprovazione, condanna per una situazione o qualcosa
di “balordo” (v.). Rafforzativo: “Che brut lavòòòr!”)
Vacco-can! (imprecazione: interessante l'associazione tra il cane e la
vacca, qui mascolinizzata)
A'n'gh'è mèèèl (spesso contratto in “gh'è mèèèl”, letteralmente “non c'è
male”, è di fatto un'esclamazione rafforzativa, che sottolinea
e rincara un'affermazione o un giudizio precedente)
SOSTANTIVI
nador (lett. anatra; detto anche di persona ebete)
bissa scudlèra (tartaruga)
zanata (porcata; da “zana”: porca)
bagaglio (sin. di cosa; anche al femm. “bagaglia”!)
lecca (particolarmente efficace o molesto, sia pos. che neg.; es. “è
una lecca!”)
taccata (abbigliamento, look)
sinsòòs (zanzara; da “senza-ossa”)
zìngol (pezzetto di metallo: dal fil di ferro zincato usato per
legare la vite)
assa (asse, tavola di legno; nota: "asse" è il plurale di "assa")
salvietta (asciugamano)
salviettone (telo-spugna; accappatoio)
cialdone (fighetto cittadino)
gazza (gazzetta di Parma: quotidiano locale)
marole (o “marolle”; noccioli di frutta/olive etc.)
marolone (persona inutilmente grande, idiota; da “marole”)
'strolga (strega)
sanbòt (fontana a pompaggio manuale)
besiòn (moscone, vespone, insetto; da cui l'agg. “besioso”)
ciaspole (racchette da neve; diffuso nel nord-Italia)
citrolino (piccolo oggetto insignificante/anonimo)
paglia (sigaretta)
cicca (gomma da masticare)
sinsiè (scienziato)
borsina (sacchetto di plastica, busta della spesa)
movida (festa di quartiere)
bégo (verme o altro parassita; es. della frutta)
grillo (organo genitale maschile)
carpetta (cartella, portadocumenti; nota: il De Mauro lo riporta come
un regionalismo meridionale!)
culàno (gayo, omosessuale)
bàsa (ubriacatura, sbornia)
coléro (malanno, malattia molesta e perniciosa...)
boùle (pron.: bùl. Francesismo per "Borsa dell'acqua calda")
Sarucco (colpetto con le nocche sulla testa di qualcuno. Simile al
"nocchino" fiorentino. Proviene da "zuruck", l'ordine dato
dalle guardie austriache della granduchessa Maria Luigia nel
respingere la folla)
slandrona (bagascia; prostituta da strada. Molto dispregiativo)
niccone (livido; ecchimosi)
cavedio (è l'androne o vano-scala, che funge anche da pozzo-luce, che
si trova nelle vecchie case del centro città)
bersò (tettoia, portico: luogo riparato dalle intemperie)
estìììv (da “estivo”: è la parte all'aperto di un locale pubblico,
tipo bar o pizzeria, praticabile appunto d'estate)
suclòt (zuccone, duro di comprendonio)
tomacca (è il nome della raccolta annuale dei pomodori per l'industria
conserviera: da tomati, pomodori)
giacchetto (sgridata; o anche “cappottino”)
CIBO, UN CAPITOLO A PARTE
gosino (maiale)
gognino (o gugnino; sinonimo di gosino)
micca (surrogato del pane particolarmente diffuso)
rapido (variante della micca)
ciprino (stessa roba, variante)
torta salata (focaccia)
torta fritta (rombi di pasta fritti nello strutto: un salutare spuntino da
mangiare coi salumi per cui i parmigiani vanno matti. A Reggio
Emilia è detto “il gnocco fritto”, con l'articolo “il”)
salamino (salsiccia)
strolghino (salsiccina fresca fatta con culatello)
mariola (salamone insaccato da cuocere)
cocomera (cocomero, anguria)
cùmor (cetriolo: da cocomero)
bif (ghiacciolo)
cialda (cono gelato con sovrapprezzo)
scodellino (coppetta per gelato)
sburlòn (liquore a base di mele cotogne)
bargnolino (liquore a base di prugnoli)
pesto (non è quello genovese: trattasi invece di carne di cavallo
cruda macinata... più raramente, invece, lardo pestato con
aromi)
punta (generalmente, carne di vitello ripiena; oppure, "punta di
parmigiano": tòcco da 1kg o giù di lì del medesimo)
picaia (variante della punta di vitello)
asprelle (erba di campo altrove detta cicoria)
romana (lattuga a foglia lunga)
platò (è una cassetta per frutta/verdura; francesismo)
pattona (castagnaccio; dolce compatto e marrone di castagne)
suclét (zucchini)
articiocchi (carciofi; francesismo)
tomati (pomodori; altro francesismo)
pom de tèra (patate; ennesimo francesismo)
beccata (mangiata; dal verbo “beccare”, mangiare)
AGGETTIVI
pattonale (pesante, indigesto, molesto: come la pattona, appunto)
inculento (scontroso, irascibile)
besioso (molesto, vedi “besione”)
codigno (furbo, ingannevole; est. anche "che dà del filo da torcere")
bagolone (bugiardo, smargiasso)
sgallonata (scosciata, da “gallone”: fianco, anca)
balordo (fuori norma)
gneso (persona sempre insoddisfatta, lamentosa)
sgruso (persona chiusa dai modi ruvidi)
murato (pieno zeppo; anche, per rafforzare il concetto: pieno murato)
tirindlénna (penzolante)
imbrusièda (arrabbiata)
inverso (scontroso, scostante)
arioso (di campagna)
AVVERBI
bombé (molto; dal Gen. francese Bombèl, noto a Parma per la sua
bellezza ed eleganza nel vestire: “bèl bombé”)
dabò (davvero. Si noti che mentre questo avverbio, con leggere
varianti, è diffuso almeno fino alla Romagna, il bombé è
tipico di Parma città: diventa spesso “assé” nella provincia,
o “dimòndi”/”bòta” nelle confinanti Reggio Emilia / Piacenza)
quello/a + qui (avv. dimostrativo; es. “quella cosa qui”)
a sboccio (più o meno, all'incirca)
FORME VERBALI
vuole + p.p. (bisogna, si deve fare qc.; es., il bagno “vuole pulito”,
quell'oggetto qui “vuole comprato” etc.)
andare in oca (imbambolarsi)
godere (in forma transitiva. Es., di una persona o situazione: “lo
godo”, “si gode”)
lo godo da dio / si gode da dio (rafforzativo; anche, “ti godo da dio”)
spianare (indossare o usare per la prima volta)
boccare (mordere)
Co' dìt? (ma cosa dici?, spesso in tono polemico)
Co' fèt? (ma cosa fai?,idem)
Dìt dabò? (dici davvero?, con stupore/incredulità)
mi sà briga (non ho voglia, non mi va)
bragognare (questionare)
sfrisare (sin. “sguisare”: graffiare, scorticare)
strusa (non collima, non convince)
impagliarsi / andare a paglia (andare a letto)
spagliarsi (ovviamente... svegliarsi)
fare fogone (marinare la scuola)
Fèr San Martè (traslocare; lett. "fare San Martino", tradizionale data di
cambio della mezzadria)
Stare in spada (essere poco vestiti)
Quàtot (copriti!)
Mi ruga (mi scoccia, mi disturba)
Bombarsi (assumere medicinali in copiosa quantità)
t'si bòn da mààt + a fare qc. (complimento: sei davvero capace/ molto bravo, a
fare qualcosa)
Baltare (cadere, da "ribaltare")
Fare un giacchetto (sgridare; anche “fare un cappottino”)
FRASI IDIOMATICHE
a casa di dio (lontano)
slega l'ason (lett. "slega l'asino": andiamo via)
che dò bali! (che palle!)
che bòrse (come sopra. Anche: che borsdèda)
...e pò pù (e non c'è nulla di meglio: chiude recisamente un giudizio)
A dzi' cha gni' cha gni' e gna' gni' gna'! ("Dite che venite venite e non
venite mai!": deroghiamo dall'aver aver evitato finora
proverbi e frasi fatte per questa espressione particolarmente
colorita nella sonorità, quasi uno scioglilingua)
Odor di cagnusso (il tipico odore molesto del pelo di cane bagnato)
El Bòn Chiné (letteralmente, il "buon chinato"; colorita espressione che
identifica la bevuta d'acqua da una fontana)
POSSIBILI NOMI DI ATTIVITA' COMMERCIALI
E NOMI DI LOCALI ESISTENTI
- A Parma, per dare un nome ad un'attività commerciale è possibile
scegliere tra i seguenti quattro nomi "canonici":
Verdi; Farnese; Ducale; Maria Luigia
- Esistono tuttavia alcuni luoghi che fanno eccezione ma che
ricorrono spesso nelle conversazioni:
Gavanasa (bar)
Lino's (catena di bar-caffetterie)
Barino (lo dice il nome...)
Dada ("Dadaunpa", discoteca)
Astro ("Astrolabio", discoteca ora chiusa)
Escalier (altra discoteca)
Ghiaia (mercato cittadino; da p.zza Ghiaia)
LE INFINITE FRAZIONI
A Parma è uso indicare i luoghi o dare indicazioni stradali impiegando
smodatamente i nomi del miliardo di frazioncine elencato qui sotto. Per lo
straniero di solito risultano nomi fuorvianti, poiché tende a pensare che si
tratti di altrettanti Comuni, mentre la maggior parte di questi nomi raccoglie
due strade o poco più, come è logico che sia visto che Parma è un comune
relativamente piccolo rispetto al numero di frazioni presenti:
Alberi, Antognano, Baganzola, Baganzolino, Beneceto, Carignano,
Casalbaroncolo, Casaltone, Casello, Casenuove, Castelnuovo, Cervara, Chiozzola,
Coloreto, Corcagnano, Eia, Fognano, Fontanini, Fraore, Gaione, Il Moro, La
Fontana, La Palazzina, Malandriano, Marano, Mariano, Marore, Martorano,
Moletolo, Osteria San Martino, Panocchia, Paradigna, Pedrignano, Pizzolese,
Ponte Taro, Porporano, Posta di Viarolo, Ravadese, Roncopascolo, San Donato,
San Lazzaro Parmense, San Pancrazio Parmense, San Prospero, San Ruffino,
Scarzara, Ugozzolo, Valera, Viarolo, Vicofertile, Vicomero, Vicopò, Vigatto,
Vigheffio, Vigolante

Pramzan45 ha detto...

Un piccolissimo rimbrocco, amico Maganuco: Ducato, non Granducato.