O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

mercoledì 8 ottobre 2008

Chiedi chi era la "signora dalla veletta"

Fino a quando sono rimasto a Parma, quindi fino al maggio '71, la "signora dalla veletta" era per me, e per moltissimi parmigiani, una magica apparizione. Sembrava presa pari pari da un quadro di Giovanni Boldini: figurina snella, abito nero lungo fino alle caviglie, ombrellino da passeggio nei giorni d'estate, cappellino ornato di mughetti e lunga veletta che le scendeva lungo il volto. Camminava serena lungo le vie, come un personaggio che è "scappato" dal suo romanzo o dalla tela dove è stato dipinto. Si chiamava Dora Miani Valitutti, ed abitava in una pensioncina di via Mazzini. Nessuno sapeva niente di lei, ma tutti la conoscevano e la rispettavano. In fondo, con i suoi cappellini, le sue velette, i suoi abiti inizio Novecento, ci ricordava come erano state le parmigiane "prima"... tanti anni prima. Era un'apparizione gradevole, mai ostentata (come fanno certe "macchiette" di paese), che stava alla pari con quella di un altro tipo singolare, che nello stesso periodo (ma sembra che i due non si conoscessero) appariva agghindato come un dandy, con la brillantina sui capelli e le ghette. Ma era soprattutto lei, Dora Miani Valitutti, a interpretare con grande dignità e, perché no, fierezza, il suo ruolo di "regina del tempo che fu".

2 commenti:

Maganuco ha detto...

...Vi conoscessero chi...????

Lei e Carletto?


O si conoscessero tra loro?

EvalPublicHealth ha detto...

grazie per aver descritto in modo cosi' garbato una esistenza gentile e dignitosa.
grazie per averla notata tra tante ansie di una citta. grazie per avermela fatta conoscere.