O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

martedì 23 settembre 2008

Ma quando finirà l'esilio di Arturo Toscanini?

Pochi giorni fa, prima di andare alla Corale Verdi, dove ho intervistato il presidente, Andrea Rinaldi, mi sono fermato un attimo "in raccoglimento" davanti alla casa natale di Arturo Toscanini. Mi ricordo, tantissimi anni fa, quando venne il presidente Saragat a visitarla (ed io ero lì per la "Gazzetta"). Ho pensato a Toscanini e al suo destino di errabondo, a causa del fascismo. Il suo dorato esilio americano (ma sempre esilio era), il suo trionfale ritorno alla Scala dopo la ricostruzione. Poi, alla Corale Verdi, ho potuto ammirare da vicino la bellissima statua in bronzo di Toscanini, realizzata da Maurizio Zaccardi. Ho anche voluto fotografare il presidente Rinaldi assieme allo scultore, davanti al grande Arturo. Ho chiesto: perché proprio qui la statua, nel pergolato di un'Associazione culturale, e non in uno spazio aperto della città? Mi è stato risposto che si tratta di un'ubicazione provvisoria. E dallo sguardo sornione di Rinaldi è trapelata chiaramente la sua soddisfazione per questa "provvisorietà". Allora mi sono documentato e, a sommi capi, ho capito perché la statua è stata realizzata e perché è stata ubicata alla Corale Verdi. Primo: il comitato per le celebrazioni toscaniniane ha deciso di ricordare il genio della bacchetta con una statua e, dopo aver visto quella del Matt Sicuri in piazzale della Macina, ha incaricato lo stesso scultore, Zaccardi. Dove metterla? Qui sono nate controversie.
Davanti alla Casa natale del maestro, dove c'era l'anagrafe? Oppure davanti al Conservatorio? Oppure da nessuna parte? Un problema amletico. I pro e i contro si sono sprecati. Così alla fine l'ha spuntata (con grande soddisfazione di Rinaldi) la Corale Verdi. Ma, ricordo, provvisoriamente. Torno a pensare a Toscanini, e alla collera che avrebbe esternato (era umorale e non la mandava a dire) venendo a sapere di essere trattato così. Allora sono andato a trovare il mio amico Renzo Allegri, che abita dalle parti di Salsomaggiore e che ha scritto, tra i tanti, un gran bel libro,Toscanini, dolce tiranno.











Mi ha raccontato una storiella che ha dell'incredibile. "Nel 2006, in vista del cinquantesimo anniversario della morte di Toscanini", mi ha detto Allegri "avevo preparato un libro sul maestro, che conteneva come narrazione principale un memoriale esclusivo delle figlie del Maestro, Wally e Wanda, che avevo pubblicato a puntate nel 1972 su un rotocalco. Memoriale nel quale le due figlie di Toscanini raccontavano la vita del loro padre, rivelando documenti inediti e fatti assolutamente mai conosciuti prima. Intorno a questo filone conduttore (che pubblicavo in corsivo per tenerlo appunto come testo conduttore) avevo sistemato tutta una serie di testimonianze di grandi personaggi del mondo della musica che avevano conosciuto Toscanini e che avevano lavorato con lui. Testimonianze da me raccolte, in presa diretta, in quarant’anni di attività giornalistica. Nomi straordinari. Per farti un’idea, Gilda Dalla Rizza, Toti Dal Monte, Aureliano Pertile, Gina Cigna, Giuseppe Di Stefano, Arrigo Tassinari, Elsa Respighi, Gianandrea Gavazzeni, Carlo Maria Giulini, Renata Tebaldi, Maria Callas, Giuseppe Valdengo, Magda Olivero, Giulietta Simionato eccetera: tutte testimonianze esclusive, raccolte personalmente dalla viva voce di questi artisti. Quindi, il mio era un libro di grandissimo interesse culturale e storico, tanto è vero che la nipote di Toscanini, la contessa Emanuela di Castelbarco, dopo averlo letto mi ha scritto in una lettera dicendo che è uno dei migliori libri scritti su suo padre. Consapevole del valore del mio libro, feci una proposta scritta a una importante casa editrice, con tradizione culturale. La risposta dell’interlocutore fu: “Ma lei pensa che ci siano ancora persone che si ricordano di Toscanini?”. Mi chiese di inviare il manoscritto. Non lo feci e pubblicai il libro con un'altra casa editrice, meno importante ma orgogliosa di parlare del Maestro".
Ecco, la testimonianza del mio amico Renzo è una conferma in più: Toscanini, il grande Toscanini, non è ancora tornato dall'esilio.
(Nelle foto, dall'alto: 1) Andrea Rinaldi e Maurizio Zaccardi davanti alla statua di Arturo Toscanini /by aemme/; 2) La casa natale di Toscanini /by aemme/; 3) un particolare del colto di Toscanini nella statua; 4) il vero volto di Toscanini; 5) Renzo Allegri)

1 commenti:

Carletto Nesti ha detto...

ADE SpA – CIMITERI DI PARMA – Luoghi della Memoria

ARTURO TOSCANINI: 52 ANNI FA MORIVA UN INNOVATORE

La mattina del 16 gennaio 1957 una notizia svegliò New York: “Arturo Toscanini, uno degli immortali della nostra epoca, non e' piu”. Il grande direttore d'orchestra aveva novanta anni e viveva a Riverdale, poco fuori dalla metropoli americana.

Ancora oggi - 52 anni dopo la sua morte - è difficile pensare come un uomo in una sola vita sia riuscito a realizzare tanto, diventando esempio di statura morale, di gusto artistico e di intransigenza culturale. Quando ebbe la responsabilità della Scala, operò una vera rivoluzione del gusto teatrale e musicale: pretese le luci spente in sala durante lo spettacolo; impose il sipario che si chiude al centro, al posto di quello antico che cala dall'alto; vietò vietò i bis, i capelli in testa in platea e l'ingresso ai ritardatari. Giunse persino a vietare l'accesso al palcoscenico ai grandi finanziatori del teatro, come il duca Uberto Visconti di Modrone (il padre del futuro regista Luchino). E questo sarebbe nulla, se non fosse accompagnato da una continua ricerca della perfezione delle esecuzioni musicali. Nato a Parma, il 25 marzo 1867, Toscanini è figlio di un sarto e corista, acceso garibaldino; il piccolo trascorre così buona parte dell'infanzia con i nonni materni.

A 11 anni ama già la musica e ottiene un posto gratuito al Conservatorio di Parma, dove si diploma in violoncello. A 18 anni è a S.Paolo del Brasile e a Rio, dove gli orchestrali contestano il direttore Miguez. Toscanini sale sul podio per la prima volta ed é un trionfo con Aida, Rigoletto, Trovatore e Faust. Tornato in Italia nel 1887, suona il violoncello alla prima di Otello alla Scala, ma torna sul podio nel 1892. Passa alla Scala quale direttore di concerti e nel 1896 è a Torino con Boheme e al Metropolitan di New York con Fanciulla del West (interpretata da Caruso).

Nel 1898 diventa direttore artistico e maestro principale alla Scala, mentre Torino gli affida i 43 concerti dell'Esposizione internazionale. Il 26 febbraio 1902, per la traslazione delle salme di Verdi e della Strepponi, dirige 900 voci nel coro del Và pensiero, che non compariva alla Scala da vent'anni. L'anno dopo è a Buenos Aires, poi di nuovo a Torino, quindi al Metropolitan. Scoppia la guerra e Toscanini è interventista: si spinge con una banda militare quasi in prima linea. Nel 1920 dirige un'orchestra italiana negli Usa. Al suo ritorno, nasce l'Ente autonomo Teatro alla Scala di Milano. Dopo un anno di lavoro organizzativo, presenta 'Falstaff', 'Boris Gudinov', 'Mefistofele' con Pertile, 'Debora e Jaele' di Pizzetti, 'Belfagor' di Respighi, Il Nerone di Boito.

Con la Scala va Vienna e a Berlino, quindi torna negli Stati Uniti, a capo della Filarmonica di Nuova York, con la quale viene in Europa nel maggio 1930. Il suo rifiuto di eseguire 'Giovinezza' lo rende sgradito ai fascisti, mentre l'università di Georgetown gli conferisce la Laurea honoris causa. Finita la guerra, la Scala lo richiama, dopo la ricostruzione del teatro: dirige il terzo atto della 'Manon' e il prologo del 'Mefistofele', il coro del Nabucco e il 'Te deum'.

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