L'anno prossimo saranno 250 anni. Due secoli e mezzo da quando l'architetto francese Ennemond Petitot, storico "disegnatore" della nostra città, ai tempi del Duca Filippo di Borbone, decise di trasformare l'antico Stradone Farnese in Stradone Borbone, ricalcando il modulo dei grandi viali parigini. In questa foto ecco lo Stradone agli inizi del Novecento: alberi ancora giovani e spogli e, a sinistra, la campagna, mentre sullo sfondo si vede quello che Petitot ideò come Casino del Caffè e che poi è stato denominato Casinetto Petitot. Quante ne ha viste, questo viale! Nei miei ricordi c'è soprattutto la Mille Miglia degli anni '50. Al passaggio dei bolidi, che arrivavano da Reggio Emilia, diretti verso Brescia, c'era tutta la città. Io arrivavo da casa mia tenendo tra le mani le pagine del quotidiano "Stadio", l'unico che dava i numeri di tutti i concorrenti. Occorreva, in quei frangenti, collaborazione. E un po' d'astuzia. Io avevo sempre un paio di amici con me, oltre a mio nonno. "Guarda i numeri" era la parola d'ordine. "Arriva il 429", gridavano quelli che erano prima di me. Io leggevo velocemente e poi gridavo: "Marzotto!". Poi un altro numero: "Fagioli!". Poi un altro ancora: "Musso. Arriva Luigi Musso". Si era solidali. Tutti, intorno, cercavano di dare una mano. E qualcuno veniva da me, immaginando che io fossi il depositario delle vicende della corsa: "Chi gh'è adésa?". Era un rito meraviglioso e dolcissimo, la Mille Miglia e io c'ero in quel tragico 1957, l'ultima edizione vera, vinta da Piero Taruffi, funestata però dall'incidente che costò la vita ad Alfonso de Portago, al copilota Edmund Nelson e a dieci spettatori. Anche lo Stradone chiudeva una pagina della sua vita.
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