O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

lunedì 1 settembre 2008

Le interviste di Pramzanblog: Giuseppe Mezzadri PER ANNI SONO ANDATO IN GIRO PER OSTERIE ALLA RICERCA DELLA VERA ANIMA DI PARMA


Per quarant'anni dirigente alla Barilla. Poi, finalmente, libero di costruire il suo castello della parmigianità. Di andare per osterie (quando c'erano ancora) a cercare storie antiche, lazzi e fantasie del popolino, barzellette (spessissimo attribuite a Stopàj anche quando non era vero), a ritrovare le radici, per farle scoprire ai giovani e non farle dimenticare a chi è già avanti in età. Si chiama Mezzadri, come me, ma non siamo parenti. Giuseppe Mezzadri ha 68 anni, è vicepresidente di "Parma Nostra", è autore di tre libri parmigiani, Apen'na da biasär, Riz e vérzi, Pärma e Brazil, ha due figli e una nipotina di 8 anni, Giulia, alla quale insegna il dialetto.
Pramzanblog lo intervista. Ma non finisce mica qui.
Ha scritto tre libri, però il critico Giuseppe Marchetti l'ha definito aneddotista. Offeso?
Mo gnan' p'r insonni! Marchetti ha centrato perfettamente. So giudicare anch'io quello che scrivo. Gli scrittori sono un'altra cosa. Giorgio Torelli, per esempio, da un episodio ti tira fuori dieci pagine. Mi g'ho bizognn äd déz anédot par fär 'na pàgina. A ognuno il suo mestiere. A Parma c'è una filastrocca, non è mia per carità, ma è divertente, anche se un po' irriverente, e gliela dico:
Ognón al so mestér / I pu cojón int i carabinér / Coj ch'a gh vansa int il guärdj d' finànsa / E se po' a gh nin résta un quälchidón / Int il guärdj dal cmón.
Lei girava per osterie, quando c'erano...
Sì. Sempre con l'orecchio teso. A cogliere, catturare storielle. Adesso sembrerà strano, ma ho meno tempo di prima. Però, se potessi, basterebbe andare in Cittadella, mettersi vicino a quei vecchi che giocano a carte. Il segreto è non fare domande dirette. Chiedere per esempio: mi racconta una storia? Bisogna invece stare lì e scoltär. Tgnir ilj orecci lärghi cme un lorètt. Tener le antenne dritte.
Qual è, tra Sicuri, Cilién, Stopaj e Gorilo la "macchietta" parmigiana che più le sta simpatica?
Be', Sicuri era il più profondo, forse. Ma Gorilo faceva morir dal ridere. Per esempio andava in bicicletta, poi scendeva all'improvviso, faceva una specie di salto mortale e poi risaliva sul sellino. E diceva: Dì a De Gasperi ch' l' al faga lù, s'l è bón.

Che qualità deve avere una persona per essere considerata un parmigiano doc? Quali sono insomma le peculiarità di un parmigiano?
Sentirsi "proprietari" della città. Io cammino per strada e sento che è "mia". La città è di tutti ma è anche "mia". E poi siamo sanguigni, a volte un po' ribaldi. Non dimentichiamo le barricate del '22. Ecco, i soprusi, a Parma, non sono molto graditi. Ci si ribella.
Il dialetto parmigiano ha un futuro?
Dovrei dire di no. E non so se neanche l'italiano ha un futuro. Ma io faccio finta che abbia un futuro... Pessimista io? Si ricordi che il pessimista è un ottimista ben informato... Comunque io la mia parte la faccio. Il dialetto l'insegno alla mia nipotina Giulia, che ha 8 anni.
Tra i giovani parmigiani d'oggi è sentita la parmigianità?
Un cicinén sì. Il problema sta nel fare un bel lavoro nelle scuole. E' lì che può partire il futuro del dialetto parmigiano. Bisogna trovare persone che abbiano capacità, tempo e voglia di insegnare agli insegnanti. Dopa la sträda l'è spjanäda. Ma ci vuole tempo a disposizione. Adesso per esempio, io sto molto in casa. A' fagh al rezdór in ca.
Qual è secondo lei la più bella poesia dialettale di Parma?
La nòna a l'ospedalén, di Alfredo Zerbini.
E la canzone?
La rondanén'na.
Ha ancora senso ricordare Maria Luigia, il Petitot, Bodoni?
Certo che ha senso. non bisogna esagerare, però. A volte sembra che, sentendo parlare un parmigiano, non ci sia altro nella nostra storia, nel nostro presente, nel nostro futuro... Ricordo che il vescovo Benito Cocchi una volta nella sua omelia disse: "Parma non può vivere di nostalgia di defunte duchesse...". A l' gh'äva ragión. In fondo, tirare sempre in ballo Maria Luigia, Verdi, Toscanini, è un po' un business. Sono citazioni, a parer mio, spesso ad uso turistico.
Secondo lei i parmigiani seguono con vera partecipazione eventi come la mostra sul Parmigianino di 5 anni fa o quella prossima sul Correggio?
Sì, ho captato una certa partecipazione. Ma i parmigiani sono un po' particolari nella loro "partecipazione". Faccio un esempio calcistico. Quando il Parma vince dicono: Äma véns. Quando il Parma perde dicono: L'ha pèrs.
Lei è stato o è un loggionista?
No. Ho altri difetti, ma quello no.
Quanti tra gli stranieri che hanno "invaso" Parma potranno diventare "parmigiani di ritorno"?
Ce ne saranno, ce ne saranno. E ce ne sono già. Io per esempio ho conosciuto Alì, un fornaio che porta il pane dal mio panettiere. Al pärla al djalètt. Poi conosco una famiglia di albanesi. Papà e mamma dicono che, quando tornano in Albania, le loro bambine si sentono perse. Non vedono l'ora di tornare a Parma. Si sentono già parmigiane. Sì, sì, l'integrazione è possibile.
Mi regala una barzelletta, breve, in parmigiano?
In un ristorante tipo "nouvelle cuisine", dove si spende molto e si mangia poco, il cameriere si avvicina al tavolo di un signore che ha appena terminato di mangiare il secondo e chiede:
"Scusi, come ha trovato la bistecca?"
"Intant ch'a spostäva du fazó".
Achille Mezzadri
(Nelle foto, dall'alto: 1) Giuseppe Mezzadri; 2) Mezzadri visto dalla nipotina, qualche anno fa; 3) La copertina del terzo libro di Mezzadri, "Pärma e Brazil")

1 commenti:

Maganuco ha detto...

Bella e piacevole l'intervista.Ci sta viziando.

Bella la filastrocca Ognón al so mestér,anche se obsoleta. Ormej j'èn tut in cmòn.

Accidenti....Peccato per quel "qual'è" con l'apostrofo.