O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént.


mercoledì 24 settembre 2008

Le interviste di "Pramzanblog": Giuliano Molossi MIO PADRE È STATO "IL" DIRETTORE DELLA GAZZETTA, IO SONO "UNO DEI" DIRETTORI

L'ultima volta che entrai nell'ufficio del direttore della Gazzetta di Parma (allora in via Emilio Casa) fu nel 1980. Il direttore era Baldassarre Molossi, il "mio" direttore. Il mio maestro (assieme ad Aldo Curti). Il mio testimone di nozze. Il mio idolo. Pochi giorni fa ci sono tornato. La sede non è più in via Emilio Casa, ma in via Mantova. E sulla poltrona di Baldassarre è seduto, da dieci anni, e con grande merito, suo figlio Giuliano, 54 anni tra pochi giorni. Giuliano che ho visto ragazzo. Giuliano di cui Baldassarre parlava (con me e con tutti gli amici) con orgoglio di padre. Giuliano che ha nei cromosomi l'arte del giornalismo di marca Molossi. L'ho intervistato per Pramzanblog dando una sbirciatina, ogni tanto, a un grande ritratto del padre che è appeso a una parete, accanto a lui. Quel ritratto ha dato conforto a entrambi, per tutto il tempo dell'intervista.
Ti pesa, a Parma, chiamarti Molossi?
No, mi ha pesato nei primi giorni di direzione, dieci anni fa. È certamente un'eredità pesante. Io dico sempre che Baldassarre è stato "il direttore" della Gazzetta di Parma, mentre io sono "uno dei" direttori della "Gazzetta". Baldassarre, mio padre, sarà sempre ricordato come "il" direttore.
Da bambino ti rendevi conto di avere il giornalismo nei cromosomi?
Sì, perché quando mio padre veniva a casa con la mazzetta dei giornali io gli sfilavo quello che parlava del Parma e cominciavo a leggere, partendo dalle ultime pagine e tornando all'indietro, fino all'inizio. È un'abitudine che mi è restata anche adesso.
Pellegrino, Lorenzo, Filiberto, Gontrano: chi ti raccontava, da bambino, le loro storie?
Baldassarre. Sì, mi raccontava molte storie. E in particolare quella di Pellegrino, suo nonno, che il 17 agosto 1907 era direttore quando suo fratello Filiberto, cronista della "Gazzetta", morì sotto il fuoco dei carabinieri che stavano inseguendo dei malviventi. Il giorno dopo Pellegrino, con la morte nel cuore per la la tragica fine del fratello, scrisse però parole nobili sulla "Gazzetta", sostenendo che i carabinieri stavano facendo il loro dovere e non dovevano essere colpevolizzati. Questo episodio è stato sempre ricordato in casa mia.
Dove hai compiuto gli studi?
Le elementari alla Giordani, le medie alla Fra Salimbene, il liceo classico al Romagnosi. Poi ho conseguito la laurea in giurisprudenza all'Università di Parma, con 110 e lode e una tesi sul segreto di Stato.
Tuo padre Baldassarre ti ha allevato subito da giornalista?
Non mi ha mai né incoraggiato, né scoraggiato.
Come sei entrato nel mondo del giornalismo?
Dopo la laurea ho cominciato a collaborare a Radio Parma. È stata un'esperienza importante.
Poi ti si sono aperte le porte del grande giornalismo, sotto le ali di Indro Montanelli al "Giornale". Che cosa hai imparato, a Milano, da Montanelli?
Non dimenticherò mai il giorno in cui conobbi il grande Indro. La prima cosa che mi disse fu: "Fammi vedere le scarpe". Io lo guardai intimidito. Avevo le scarpe nuove, comprate per l'occasione. Lui le guardò. "Sono troppo nuove", mi disse. "Questo mestiere si fa con i piedi", aggiunse. "Devi battere i marciapiedi, andare in giro, camminare, cercare le notizie". Mi sono sempre ricordato di questa cosa". Lo stesso giorno, un paio d'ore dopo, il capo cronista, Salvatore Scarpino, mi chiamò e mi disse: "Molossi, allora, ecco il tuo battesimo del fuoco. C'è una donna fatta a pezzi in un pozzo, a Opera. Vai e torna con il servizio". Andai. Non sapevo nemmeno dove fosse Opera. Per fortuna che andai con l'autista. Lui, quando vide la scena macabra, svenne. Io mi diedi da fare. Usai tutto il sangue freddo di cui ero a disposizione. Pensai alle parole di Montanelli. Tornai con il servizio.
Sei direttore da dieci anni. Che differenza c'è tra la "Gazzetta" di Baldassarre e la "Gazzetta" di Giuliano?
Mio padre ha fatto un giornale perfetto per il suo tempo. Ora il mio giornale è più aperto alle esigenze dei giovani. È al passo con i tempi moderni,  favorito anche dalle nuove tecnologoie: Foto più grandi, tutte a colori...
Baldassarre aveva un alter ego, Aldo Curti. Tu hai un alter ego?
Sì, Luciano Pecorari, il mio vicedirettore. È lui il mio Curti.
C'è la crisi della stampa: la sente anche la "Gazzetta"?
Per fortuna noi teniamo botta. L'altro giorno, su Italia Oggi, è uscita la notizia che la stampa nazionale ha avuto regressioni del -6, -8 per cento. Noi nello stesso periodo abbiamo avuto una crescita dell'1,8 per cento. Siamo comunque consapevoli che l'editoria su carta è in crisi. Però credo che i giornali locali saranno gli ultimi a cadere.
Il giornalismo on line ha un futuro?
Il giornalismo on line "è" il futuro.
Carolina, 17 anni e Ludovico, 13, i tuoi figli: predestinati?
Il rischio è Ludovico possa, un giorno, diventare giornalista. Carolina invece no, lo escluderei. Sembra più interessata alla pubblicità, al marketing.
Tuo padre fu tentato più volte da Milano, ma non andò mai a dirigere giornali nazionali, nonostante le richieste. Se tu ne avessi, in futuro...
Sì, ricordo che aveva già firmato per Il Resto del Carlino, ma la redazione si ribellò. E poi fu nominato direttore de La Notte, ma Pietro Barilla e Giorgio Orlandini lo fermarono. Per quanto riguarda me, non so. Dovrei pensarci bene.
Che cos'è per te la parmigianità?
È un senso di appartenenza molto forte, molto spinto. Possiamo riconoscerci tra noi senza che nessuno parli. La nostra è come una grande tribù. Abbiamo delle cose in comune non visibili, ma che noi sappiamo riconoscere. Ci uniscono la cordialità, la giovialità, la gestualità, l'essere estroversi. Ma devo anche ammettere che abbiamo un po' di puzza sotto il naso, siamo un po' snob, ci sentiamo irrimediabilmente eredi del Ducato.
Parma è tornata ad essere una città "di cultura"?
Assolutamente sì. Questo, per esempio, è un autunno straordinario: Settembre italiano, la mostra sul Correggio, il Festival Verdi.
Parli, o hai mai parlato, in dialetto?
Il dialetto mi piace molto. Non a caso nella storica pagina "Tutta Parma", curata da Carlo Allodi, il dialetto non manca mai. Abbiamo anche, in dialetto, le pagelle dei giocatori del Parma... Be', il dialetto mi piace anche parlarlo. Ma il mio, lo ammetto, è un dialetto maccheronico.
Achille Mezzadri
(Foto, dall'alto: 1) Giuliano Molossi accanto al ritratto del padre, Baldassarre; 2) Alla scrivania; 3) Accanto al volto in bronzo di Guareschi, lo stesso che aveva suo padre /Foto by aemme/)

1 commento:

Anonimo ha detto...

Caro Molossi, evidentemente la parola Opera la perseguita. Se e' tornato cn il servizio sulla donna nel pozza da Opera, in provincia di Milano, la sua intervista a Meli dimostra che lei non ama (nulla di grave, per carita') l'opera. Ma, la prego, tergiversi sul festival Verdi come simbolo della cultura a Parma. Ricordi la frase di Goebbels, la prego.