
Mi ricordo, ah come mi ricordo, di quel pomeriggio in cui, negli anni Sessanta, entrai nel lussuoso appartamento di Rosette Rolli, in via Cavour. Ad attendermi c'erano la signora Rolli, una sua amica, la professoressa Foà, e una timida ragazzina dalla lunga treccia. Edda Ollari. Quella era la prima intervista che le facevo. Edda, assieme ai Corvi, si accingeva a diventare una punta di diamante della musica leggera di casa nostra. Cantagiro, Disco per l'estate, Sanremo. Più tardi anche conduzioni televisive. Brava, simpatica, carina. Ho sempre sostenuto che, nonostante il successo, meritatissimo, che comunque ha ottenuto, avrebbe meritato di spingersi ancora più in là. Comunque Edda Ollari, secondo prodotto tipico di Fragno, assieme al tartufo nero, merita ampiamente di essere annoverata tra le glorie di Parma. Ed è perfino ovvio che entri nella galleria delle interviste di Pramzanblog.
Sei nata Fragno di Calestano, il paese del tartufo nero: sei cresciuta lì o a Parma?
Ho trascorso l'infanzia, fino ai dieci anni, a Fragno, con i genitori e i miei tre fratelli. Ho frequentato le elementari lì. Ero una bambina un po' discoletta. Cantavo nel coro della parrocchia. Pensa che, a nove, dieci anni, cantavo La vergine degli angeli, da La forza del destino... Fu proprio un giovane prete, don Pierino They, a scoprire le mie attitudini alla musica e a insistere affinché i miei genitori accettassero di iscrivermi al Conservatorio, a Parma. Così la mia casa, per qualche anno, fu un collegio tenuto da suore, in borgo Santa Cecilia, nell'Oltretorrente.
Però non ti sei diplomata al Conservatorio.
No, perché non potevo più proseguire gli studi di pianoforte, a causa di seri problemi alle mani, che mi hanno fatto compagnia anche dopo.

Allora ti sei messa a cantare.
Avevo già cominciato quando ero al Conservatorio. Avevo bisogno di qualche liretta per comprarmi i libri. Così cantavo, di nascosto, nell'orchestrina dei Fratelli Barbieri...
Come, "di nascosto"?
A scuola ci proibivano di cantare nei locali. Così io lo facevo, ma non si doveva sapere... Così almeno avevo i soldi per i libri. Poi da "Crisopoli", in via Farini, c'era una commessa meravigliosa, Alda Pettigiani, che i libri me li dava lo stesso, anche quando non avevo soldi. "Mi pagherai quando li hai", mi diceva con un sorriso. Indimenticabile Alda.
La tua vera carriera quando è cominciata?
Su "Sorrisi e canzoni" c'era un cedolino da ritagliare e inviare alla Rai a Milano, per partecipare a un concorso di voci nuove. Qualcuno tra i miei amici l'ha spedito, a mia insaputa, e io mi sono trovata a Milano, in Corso Sempione. Ho partecipato al concorso e l'ho vinto. La mia carriera è cominciata lì, con un'opzione per le Messaggerie...
Io ti ho intervistato per la prima volta per la "Gazzetta di Parma" a casa di Rosette Rolli, in via Cavour...
Sì, la signora Rolli, che era francese, scriveva canzoni ed era dentro al mondo musicale. Credeva molto in me e mi consigliò di lasciar perdere l'opzione con le Messaggerie per un contratto sicuro con una piccola casa, la Bentler. Così ho partecipato subito al Cantagiro, nel 1966, con "Che tu mi baciassi".
La Bentler ti battezzò come "la ragazza con la treccia": ti piaceva?
Fu Giorgio Cajati a inventare per me quel look e quell'appellativo. Io non ne ero entusiasta, per la verità, ma seguivo i consigli.
Sanremo, nel 1971, fu una delusione: colpa della canzone, "L'ora giusta", della partner Lorenza Visconti, o tua?
Posso essere sincera? Per colpa dei parmigiani.
Ma dai...
Proprio così, caro mio. Non sono arrivata in finale per un solo punto. Prima degli eliminati. E sai perché: perché ho preso un punteggio basso proprio dalla giuria di Parma. Come dire: nemo profeta in patria. C'ero rimasta male, questo sì.
Cantando, dal 1969 al 1971, con gli LSD, hai trovato marito, il tastierista Celestino Papotti...
Be', la nostra storia era cominciata già un po' prima... Sì, il mio matrimonio è nato dalla musica. E abbiamo avuto un figlio meraviglioso, Simone. Ma prima di tutta questa felicità ho rischiato forte: sono stata perfiino in coma. Problemi gravi durante la gravidanza, problemi durante e dopo il parto. Insomma, una semi tragedia. E anche Simone ne ha patito, a lungo. Poi, per fortuna tutto si è risolto. E sono tornata a cantare. Ma i tempi migliori del mio successo erano passati.
Negli anni Ottanta sei passata al liscio: ti sentivi rivale dell'altra parmigiana Titti Bianchi?
E perché avrei dovuto? No, io non soffro, non ho mai sofferto, di problemi di rivalità.
Come mai la Tv non ti chiama mai nei programmi revival?
Che ne so? Anni fa ho saputo che Paolo Limiti mi cercava, però io non l'ho sentito. Chissà.
E ti dispiace?
Be', un po' sì.
Ti consideri una parmigiana del sasso?
Proprio del sasso no. Mi sento ancora, per le mie origini, una montanara. A Fragno, se non avessi ormai messo le radici qui, ci tornerei di corsa. Comunque, da brava parmigiana, "ariosa" se vuoi, sono discretamente brava in cucina, preparo tortelli e anolini...
Ogni tanto torni a Fragno?
Sì. Lì c'è ancora mio padre, che ha 99 anni.
Parli il dialetto?
Un pochino, anche se è un po' "arioso". Un po' aria di città, un po' aria di montagna.
Che cos'è per te la parmigianità?
Be', quel "vizietto" che hanno ancora molti parmigiani... quel sentirsi "sotto le ali di Maria Luigia"...
Quindi me compreso...
Quindi te compreso.
Ai tuoi tempi i Corvi, la Ollari, Titti Bianchi, Rinaldo Ebasta, i Moschettieri. Adesso? Ha un futuro la musica leggera parmigiana?
Ho qualche dubbio al riguardo.
Qualche anno fa hai avuto un grave incidente stradale, vero?
Sì, sono stata "falciata" da un'auto passata al semaforo col rosso. Sono entrata in coma per la seconda volta nella mia vita. Ma mi è andata bene anche lì. Si vede che ho la pellaccia dura...
Nei tuoi spettacoli, sia all'aperto, sia nei pianobar, che cosa canti adesso?
Un po' di tutto. Molti classici della musica leggera. Accompagnata sempre, da ormai 22 anni, dal pianista Vittorio Dalcò.
Avevo già cominciato quando ero al Conservatorio. Avevo bisogno di qualche liretta per comprarmi i libri. Così cantavo, di nascosto, nell'orchestrina dei Fratelli Barbieri...
Come, "di nascosto"?
A scuola ci proibivano di cantare nei locali. Così io lo facevo, ma non si doveva sapere... Così almeno avevo i soldi per i libri. Poi da "Crisopoli", in via Farini, c'era una commessa meravigliosa, Alda Pettigiani, che i libri me li dava lo stesso, anche quando non avevo soldi. "Mi pagherai quando li hai", mi diceva con un sorriso. Indimenticabile Alda.
La tua vera carriera quando è cominciata?
Su "Sorrisi e canzoni" c'era un cedolino da ritagliare e inviare alla Rai a Milano, per partecipare a un concorso di voci nuove. Qualcuno tra i miei amici l'ha spedito, a mia insaputa, e io mi sono trovata a Milano, in Corso Sempione. Ho partecipato al concorso e l'ho vinto. La mia carriera è cominciata lì, con un'opzione per le Messaggerie...
Io ti ho intervistato per la prima volta per la "Gazzetta di Parma" a casa di Rosette Rolli, in via Cavour...
Sì, la signora Rolli, che era francese, scriveva canzoni ed era dentro al mondo musicale. Credeva molto in me e mi consigliò di lasciar perdere l'opzione con le Messaggerie per un contratto sicuro con una piccola casa, la Bentler. Così ho partecipato subito al Cantagiro, nel 1966, con "Che tu mi baciassi".
La Bentler ti battezzò come "la ragazza con la treccia": ti piaceva?
Fu Giorgio Cajati a inventare per me quel look e quell'appellativo. Io non ne ero entusiasta, per la verità, ma seguivo i consigli.
Sanremo, nel 1971, fu una delusione: colpa della canzone, "L'ora giusta", della partner Lorenza Visconti, o tua?Posso essere sincera? Per colpa dei parmigiani.
Ma dai...
Proprio così, caro mio. Non sono arrivata in finale per un solo punto. Prima degli eliminati. E sai perché: perché ho preso un punteggio basso proprio dalla giuria di Parma. Come dire: nemo profeta in patria. C'ero rimasta male, questo sì.
Cantando, dal 1969 al 1971, con gli LSD, hai trovato marito, il tastierista Celestino Papotti...
Be', la nostra storia era cominciata già un po' prima... Sì, il mio matrimonio è nato dalla musica. E abbiamo avuto un figlio meraviglioso, Simone. Ma prima di tutta questa felicità ho rischiato forte: sono stata perfiino in coma. Problemi gravi durante la gravidanza, problemi durante e dopo il parto. Insomma, una semi tragedia. E anche Simone ne ha patito, a lungo. Poi, per fortuna tutto si è risolto. E sono tornata a cantare. Ma i tempi migliori del mio successo erano passati.
Negli anni Ottanta sei passata al liscio: ti sentivi rivale dell'altra parmigiana Titti Bianchi?
E perché avrei dovuto? No, io non soffro, non ho mai sofferto, di problemi di rivalità.
Come mai la Tv non ti chiama mai nei programmi revival?Che ne so? Anni fa ho saputo che Paolo Limiti mi cercava, però io non l'ho sentito. Chissà.
E ti dispiace?
Be', un po' sì.
Ti consideri una parmigiana del sasso?
Proprio del sasso no. Mi sento ancora, per le mie origini, una montanara. A Fragno, se non avessi ormai messo le radici qui, ci tornerei di corsa. Comunque, da brava parmigiana, "ariosa" se vuoi, sono discretamente brava in cucina, preparo tortelli e anolini...
Ogni tanto torni a Fragno?
Sì. Lì c'è ancora mio padre, che ha 99 anni.
Parli il dialetto?
Un pochino, anche se è un po' "arioso". Un po' aria di città, un po' aria di montagna.
Che cos'è per te la parmigianità?
Be', quel "vizietto" che hanno ancora molti parmigiani... quel sentirsi "sotto le ali di Maria Luigia"...
Quindi me compreso...
Quindi te compreso.
Ai tuoi tempi i Corvi, la Ollari, Titti Bianchi, Rinaldo Ebasta, i Moschettieri. Adesso? Ha un futuro la musica leggera parmigiana?
Ho qualche dubbio al riguardo.
Qualche anno fa hai avuto un grave incidente stradale, vero?Sì, sono stata "falciata" da un'auto passata al semaforo col rosso. Sono entrata in coma per la seconda volta nella mia vita. Ma mi è andata bene anche lì. Si vede che ho la pellaccia dura...
Nei tuoi spettacoli, sia all'aperto, sia nei pianobar, che cosa canti adesso?
Un po' di tutto. Molti classici della musica leggera. Accompagnata sempre, da ormai 22 anni, dal pianista Vittorio Dalcò.
Che tipo di madre ti consideri?
Aperta. Mi è sempre piaciuto il dialogo. E quando ho posto dei veti, ho sempre dato le motivazioni.
(Nelle foto, dall'alto: 1) Edda Ollari oggi; 2) A "Estate nei borghi"; 3) Ai tempi della "ragazza con la treccia"; 4) Con Gianni Morandi; 5) Alla "Gazzetta di Parma" nel 1967, tra Titti Bianchi e Rosette Rolli)Aperta. Mi è sempre piaciuto il dialogo. E quando ho posto dei veti, ho sempre dato le motivazioni.
Se tu avessi 18 anni adesso rifaresti quello che hai fatto?
Sì, magari con qual che piccola modifica.
Sì, magari con qual che piccola modifica.
Achille Mezzadri

























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