O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént. /O lezgnolén ch’a t’ gh’é la góla dòra / indo ät imparé a cantär csi bén? / Al to gorghègg da ‘dentor tutti al fóra / e il coppiètti alóra is fan l’océn. / J’ò imparé a stär su ‘na pianta / cla se spécia in-t-un laghètt / indo gh’é un izolètta / con di ciggn bianch e morètt. / Tutt il siri là sentiva / i béj cant ädla coräla / e ’l me cór picén al capiva / che csì sól a s’ pól cantär.


venerdì 5 settembre 2008

Le interviste di Pramzanblog: Alberto Bevilacqua VI DO UN'ANTEPRIMA : RITORNO AL CINEMA

Alberto Bevilacqua non ha bisogno di presentazioni. È Bevilacqua. E basta. Grande romanziere. Grande poeta. Grande regista. Grande parmigiano. Non è una sviolinata. È così. Bevilacqua rappresenta il top della cultura italiana. E il top della parmigianità. Anche se vive a Roma da un sacco di tempo. Ha accettato volentieri l'intervista con "Pramzanblog" e ci ha anche fatto due regali, due piccoli scoop: la notizia in anteprima del suo ritorno al cinema, dopo tanti anni, e una precisazione sulla sua età: ha 69 anni e non 74, come è scritto in tutte le biografie, anche ufficiali.
Lei è un parmigiano doc ma vive da una vita a Roma. Si considera "in esilio"?
Mi sono sempre considerato in un "piccolo esilio", perché Roma è una città sensibilmente "orientale", che ospita personaggi di varie origini, di varia attrazione. Quindi l'esilio lo sento un po' meno.
Che cos'è per lei la parmigianità?
La parmigianità esiste, è sempre esistita. E ha due facce: una faccia pubblica, oltretorrentina. Questa parte della parmigianità era importante perché proprio nell'Oltretorrente Maria Luigia aveva radunato, in case povere, artisti da ogni parte del mondo. Questa zona era l'angolo povero della città, ma pieno di talenti. L'altra faccia della parmigianità è l'ex Parma ducale, che prima dello scandalo Parmalat era una capitale del mondo economico, soprattutto aveva una grossa vocazione di inventiva.
In molti suoi libri c'è Parma: nostalgia?
Ho parlato spesso di Parma perché certe cose non si conoscevano e ne ho parlato io nei miei libri. La storia delle barricate del '22, per esempio... credo di essere stato il primo a descrivere quella rivolta... Oltretutto l'Oltretorrente era una base culturale insospettabile. Insomma, ho scritto spesso di Parma perché sentivo il bisogno di raccontare le due facce della città.
Dov'è cresciuto a Parma?
Nell'Oltretorrente. In Piazzale Inzani.
Quali scuole ha frequentato?
Il liceo classico Romagnosi. C'erano insegnanti di vaglia.
Quando torna a Parma dove va?
Ormai da quando è morta mia mamma non torno più abitualmente a Parma. Oltretutto ci hanno tolto la casa...
Cosa vuol dire "tolto"?
Che era una casa dell'Inps. Comunque a Parma non torno più perché non saprei nemmeno dove andare. Avrei ancora una sorella, a Parma, ma vive soprattutto in Grecia. Insomma, sono più che mai un esiliato esistenziale.
Come definirebbe Parma?
Al contrario di quello che si potrebbe dire, la considero una "città rivierasca". Perché il Po è a due passi, si può raggiungere con un colpo di pedale...
Lei è tornato a Parma, recentemente, per il Parma Poesia Festival. Come l'ha trovata cambiata?
Guardi, io mi considero un po' un sensitivo e già una decina di anni fa avevo avuto dei presentimenti, "sentivo" i rischi che Parma stava correndo. Con il mio amico Baldassarre Molossi già dicevo: "non ci si può più sedere ai tavoli di piazza Garibaldi". C'erano già allora le premesse di una situazione che è poi esplosa con lo scandalo Parmalat. Una situazione che sarebbe potuta diventare pericolosa e che poi è stata pericolosa: l'infiltrazione mafiosa dal Sud. Questa città, che io considero "femmina", quindi molto sensibile, molto delicata, è stata ferita.
Via Internet si tiene informato sui fatti della città?
Io non amo molto il mondo dei computer. Il computer, per me, è un marchingegno ambiguo. Si presta facilmente ad alterazioni. Io preferisco essere informato su Parma attraverso notizie che mi vengono scritte da amici.
Parma è tornata ad essere una città colta?
La vedo abbastanza bene. Parma è tornata ad avere un assetto culturale efficace.
Tra poco ci sarà la mostra sul Correggio: verrà a vederla?
Ho ricevuto un invito, ma non so ancora se verrò.
Da dove crede che nasca la sua creatività?
La mia creatività nasce dal ramo materno. Mia mamma era di origine argentina. Apparteneva a uno dei ceppi dell'emigrazione artistica. Era molto sensibile... Sì, è nata da lei la mia creatività.
Lei non ha avuto figli: adesso che ha 74 anni, sente la mancanza di un figlio?
Innanzitutto una precisazione: io non ho 74 anni, ma cinque di meno.
In tutte le biografie c'è scritto che lei è nato il 27 giugno 1934...
Questo è vero, ma è una falsità. Io ho cinque anni di meno. Sono nato nel 1939. Ma è una storia vecchia, ormai...
Vecchia ma sconosciuta. Allora ce la racconti...
Vede, io sono stato un ragazzo molto precoce. Uno scrittore molto precoce. Sono cresciuto in fretta soprattutto per i problemi che ho avuto da bambino, da adolescente. Ho scritto "La polvere sull'erba" che ero un ragazzino. Parlavo del Po, del "triangolo della morte". Il libro è stato a lungo censurato. Vede, allora l'Italia non concedeva molto ai talenti giovani. Così gli editori pretesero che io dichiarassi cinque anni di più. Per rendermi più credibile... Invece la verità è questa: io sono del '39.
Comunque, anche se ha "solo" 69 anni e non 74, le manca un figlio?
Non ho mai voluto un figlio. E sa perché? Perché la mia infanzia non è stata felice. I traumi dell'adolescenza si portano avanti per tutta la vita.
Ha mantenuto rapporti con la sua ex moglie Marianna Bucchich?
No.
Può ricordare perché vi eravate lasciati?
Io mi sono sposato con generosità. Ma il nostro si è rivelato un rapporto molto nevrotico. Troppo diversi: lei dell'alta borghesia dalmata, io un ragazzo dell'Oltretorrente. La nostra storia finì per una impossibilità di dialogo. Da una parte, la mia, la necessità di autonomia e di libertà di cui uno scrittore ha bisogno per lavorare. Dall'altra, la sua, molta nevrosi.
Di cosa si sta occupando attualmente? Sta preparando un nuovo libro?
Ho portato a termine la mia opera omnia. Per Einaudi ho pubblicato "Storia della mia storia", che è un sunto della mia produzione letteraria, della mia vita. Mondadori raccoglie tutte le mie poesie. Insomma, si è chiusa una vicenda della mia vita.
Che cosa vuol dire "chiusa": non vuole scrivere più?
Non ho detto questo. Voglio dire che adesso voglio occuparmi d'altro.
Lei ha lasciato il segno anche nel cinema, come regista. È possibile un ritorno?
Ecco, voglio regalarle una notizia, che non ho ancora dato a nessuno: torno al cinema. Sto lavorando a un progetto cinematografico. Non mi faccia dire di più. Però è così.
Come mai aveva lasciato il cinema nonostante il successo?
Sì, in effetti film come "La Califfa" e "Questa specie d'amore", tratti dai miei romanzi, avevano lasciato il segno. Ma poi mi accorsi che, quando cominciava la lavorazione di un film, rimanevo prigioniero di un meccanismo per un anno. Tipo: ci entravo, in questo meccanismo, il primo di gennaio e ci uscivo il primo di gennaio. Dell'anno dopo. Quindi a un certo punto capii che, per un film, perdevo un anno...
Adesso però ha voglia di riprovarci...
Sì, c'è un progetto. Vediamo. Come ho detto: ho concluso la mia opera omnia, sono state raccolte tutte le mie poesie... Ho tempo per dedicarmi ancora al cinema...
Achille Mezzadri
(Nella foto in alto, di alcuni anni fa: Alberto Bevilacqua in Piazza del Duomo, davanti al Battistero)

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