
..... Quando, ventenne, ormai collaboratore fisso delle pagine sportive della "Gazzetta", nella sede di via Emilio Casa, io lo guardavo, al suo passaggio, con venerazione, ma anche con un pizzico di timore, perché lo consideravo (e lo era) un Dio del giornalismo, un genio della carta stampata, un maestro inarrivabile, che non mi avrebbe assunto mai. Ma il 1° gennaio 1966 mi fece entrare stabilmente nella "squadra", in cronaca, sotto le ali di un altro grande maestro, Aldo Curti. Da allora cominciai a guardarlo con occhi diversi. Dietro quell'espressione un po' burbera (che però si accendeva di luce quando rivedeva i suoi "allievi" che erano andati a far fortuna altrove) riuscivo a scoprire che stagnava un sottile sorriso, di ironia per le nostre debolezze, di conforto paterno per spingerci ad avere coraggio, ad affrontare con baldanza e sicurezza le nostre battaglie quotidiane contro il "Carlino", di fierezza nel vedere che anche questi suoi giovani allievi, prima o poi avrebbero preso il volo........ Quando dai suoi occhi usciva uno sguardo luccicante di gioia perché io (ma ovviamente anche altri) ero riuscito a compiere qualche piccola "impresa" di cronaca. Come la volta, durante uno straripamento del Po, dalle parti di Zibello, Mezzani, Polesine Parmense, che passai tutta la notte in bianco per andare a trovare, con i carabinierti e i vigili del fuoco, i poveri alluvionati imprigionati nelle loro case. Il giorno dopo, chiaramente sollecitato da Aldo Curti, mi chiamò nel suo ufficio e mi elogiò con un sorriso di luce. "Così si fa, Mezzadri", questo mi disse regalandomi una pacca sulla spalla. Lo stesso giorno, o il giorno dopo, mi arrivò una busta con una lettera di elogio del presidente della Segea, Pauri e un premio in denaro. Presi quel premio (e non fu l'unico) come una medaglia al valore. Molossi con noi giovani era di poche parole, ma bastava uno sguardo, un'occhiata, per capire di che umore fosse. E quando ci guardava con un sorriso, per noi era un viatico.

..... Quando nel 1968 (l'ho già raccontato ma qui non posso non ricordarlo) i sovietici invasero Praga, mortificando la "primavera" di Dubceck. Era sera. Molossi entrò nell'ufficio di cronaca. Fissò negli occhi Curti, poi tutti noi, uno per uno. "Il nostro è un piccolo ma grande giornale. Anche noi dobbiamo avere un inviato dove si fa la storia. Chi vuole partire, subito? E stranamente guardò proprio me. "Io", dissi con decisione. "Hai il passaporto in regola?", mi chiese. "No, non ho il passaporto", risposi mortificato. "Io ce l'ho": era la voce di Gianfranco Bellè (che era mio amico e che comunque l'è rimasto). Mi rifugiai in un angolo, preso dallo sconforto. Stavo perdendo il primo grande servizio, e internazionale addirittura, della mia carriera giornalistica. Vidi Bellè entrare nell'ufficio del direttore. Vidi Bellè uscire trafelato dal giornale. Io in quei momenti non riuscii a vedere lo sguardo di Baldassarre Molossi. Ma certamente lui (e sicuramente anche Curti) vide il mio. L'indomani, alla mattina, venni a sapere che Bellè, più furbo di me (e anche questo dimostra la stoffa di giornalista) era uscito dal giornale per correre in questura. Aveva sì il passaporto, ma non sarebbe potuto partire senza un timbro. Nel pomeriggio il direttore mi convocò nel suo ufficio. C'era accanto a lui il presidente Pauri. "Sembra che i russi stiano per invadere anche la Romania di Ceausescu. Sei pronto a partire per Bucarest? Non mi pareva vero. Molossi e Pauri mi dissero che, come giornalista della "Gazzetta", ero coperto da un'assicurazione. La mia auto, una Simca 1000, no. Se mi fossi visto a mal partito avrei dovuto abbandonarla dove capitava e cercare di scamparla, magari assieme ad altri inviati. Molossi mi diede un'altra delle sue pacche sulle spalle. Era lo sguardo di un padre fiero, che mandava suo figlio alla battaglia, convinto che sarebbe tornato vivo e vincitore. Questo era Molossi. In questura mi fecero il passaporto in cinque minuti e partii.

..... Quando nel 1969, il 18 gennaio, mi sposai con la mia prima moglie, Manuela Caselli, che purtroppo ho perso otto anni fa, Baldassarre Molossi era uno dei miei due testimoni. L'altro era, ovviamente, Aldo Curti. La cerimonia avvenne nella cripta del Duomo. Quando arrivò il momento delle firme dei testimoni, Molossi era emozionato, come un padre che stava accompagnando un figlio verso la vita. Non dimenticherò mai quegli occhi.
..... Quando nel 1971 entrai nell'ufficio del direttore, per dirgli che lasciavo la "Gazzetta" per la Mondadori, consegnandogli la lettera di dimissioni: mi aspettavo una sua manifestazione di scontento. Ne perdeva un altro. Un altro dei "suoi" pupilli. Dopo Chierici. Dopo Rossi. Dopo Barigazzi. Dopo Gandolfi. Dopo Pressburger. Invece mi guardò anche stavolta con occhi baluginanti di fierezza. "Bravo Mezzadri, i migliori se ne vanno". E giù un'altra pacca sulle spalle. (Erano medaglie, direttore. Medaglie). E poi recitò la solita commediola. Girò per la redazione, per la tipografia, con quel suo passo lungo. "I migliori se ne vanno". "I migliori se ne vanno". Io avevo un po' vergogna a guardare Bellè, Arlunno, Marcheselli, Tonarelli, Schiaretti, Castaldini, Fregoso, Ivo Allodi, Corti, Bongrani, Mori (che poi mi seguì a Milano), Zani (pure destinato alla partenza). Pedretti... che restavano. Ero sicuro, e lo sanno tutti, che non erano peggio di me. Anzi. Eravamo fatti della stessa pasta, ravojäda con perizia ed energia dalle due rezdore più brave e struggenti del giornalismo parmigiano: Molossi e Curti. Ma il direttore era fatto così. Quando vedeva un suo allievo partire esplodeva di fierezza.

..... Quando nel 2003 venni a sapere, da una telefonata con Alberto Guareschi, che il "mio" direttore stava male, mi prese un magone qui, alla bocca dello stomaco. Lasciai un momento la mia scrivania, a Gente, per prendere un po' d'aria. Stare un po' da solo. Poi telefonai a Giuliano (come era fiero Baldassarre quando Guliano diventò direttore!) con la speranza che Guareschi avesse preso una cantonata. No, non aveva preso una cantonata.
Basta, non voglio ricordare più niente, anche se potrei dire ancora tante cose. È troppo doloroso, per me, che Baldassarre Molossi non ci sia più.
Achille Mezzadri
(Nelle foto, dall'alto: 1) Baldassarre Molossi nel suo ufficio di via Emilio Casa; 2) In un momento di riposo; 3) Direttore giovanissimo, nella tipografia della Gazzetta che allora aveva sede in via Aurelio Saffi; 4) Testimone commosso alle mie prime nozze, nel 1969; 5) In famiglia, nel 1970, durante la festicciola per il primo compleanno di Filiberto, il quartogenito. Molossi è accanto alla moglie, Camilla Di Lorenzo, poi ci sono il primogenito Giuliano, attuale direttore della Gazzetta di Parma e Lorenzo. In primo piano Filiberto e la sorella, Ilaria)
LA CERIMONIA DI ANNIVERSARIO, IL 2 OTTOBRE: Organizzata dall'Ade, avverrà alle ore 11, alla Villetta. Sulla tomba di Molossi verrà deposto un omaggio floreale. Seguiranno il ricordo del grande scrittore e giornalista parmigiano Giorgio Torelli, il canto sacro "Beati Mortui", di Mendelssohn, eseguito da quattro coristi della Corale Verdi e una preghiera davanti alla tomba di Padre Lino.

























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1 commenti:
ADE SpA - CIMITERI DI PARMA - Luoghi della Memoria
Il 2 ottobre 2003 moriva a Parma
Baldassarre MOLOSSI
Nella ricorrenza del quinto anniversario della Sua morte,
Ade si unisce alla Sua famiglia nel ricordarlo e nell'omaggio della Città tutta, indicandone la figura e l'opera come esempio di impegno umano, culturale e sociale.
GIOVEDI' 02 OTTOBRE alle ore 11,00
verrà deposto un omaggio floreale alla sua tomba nel Cimitero della Villetta.
Seguirà il ricordo di GIORGIO TORELLIed un canto della "Corale Verdi" indi una preghiera presso la statua di Padre Lino
La presenza della Cittadinanza sarà molto gradita.
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BALDASSARRE MOLOSSI
Parma, 6 dicembre 1927 - Parma, 2 ottobre 2003
Baldassarre Molossi nasce a Parma il 6 dicembre del 1927.
Debutta nel giornalismo a soli 17 anni come capo redattore del quindicinale "Pagine libere". Negli anni 1949-'50 dirige il settimanale liberale "L'Uomo libero" e dal 1957 per più di 35 anni dirige la "Gazzetta di Parma" (quintuplicandone la diffusione giornaliera) di cui fu anche critico cinematografico e teatrale succedendo ad Attilio Bertolucci. Ha pubblicato il Dizionario dei grandi e piccini, una Breve storia del giornalismo (con una prefazione di Giuseppe Prezzolini), La cucina parmigiana, la Coda del diavolo in due volumi (con una presentazione di Indro Montanelli). In collaborazione con Aldo Curti ha scritto Parma Kaputt (Premio di giornalismo Campione d'Italia) e Parma anno zero. È stato presidente del centro studi G.B. Bodoni e del Rotary Club di Parma. Ha vinto vari premi giornalistici (Premio S. Ilario di giornalismo, Premio Hemingway, Premio S. Giovanni) e il Premio S. Ilario della città di Parma. Nel 1992 riceve la Colubrina d'argento quale vincitore dell'8° "Riconoscimento Gianni Granzotto. Uno stile nell'informazione". Baldassarre Molossi muore nell'ottobre del 2003 all'età di 75anni.
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2 Ottobre 2008 - Cimitero monumentale della Villetta in Parma
Nel quinto anniversario della morte di Baldassarre Molossi
( Thanks to: Dizionario dei parmigiani di Roberto Lasagni - PPS Editore - Parma 1999
Corale "G.Verdi" Parma - Parmaindialetto.it - Pramzanblog.com
Padre Berardo della Comunità Francescana dell'Annunziata )
ADE SpA - CIMITERI DI PARMA
Luoghi della Memoria
www.adespa.it
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