O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

giovedì 18 settembre 2008

Chiedi chi era Pietro Barilla, l'uomo della pasta


Dove c'è Barilla c'è casa. È un celebre slogan, famoso in tutto il mondo. Ma dove c'è Barilla c'è anche, e soprattutto, Parma e la storia di una grande famiglia. Ieri l'altro, alla Villetta, l'Ade, presieduta da Carletto Nesti, ha commemorato Pietro Barilla (16 aprile 1913 - 16 settembre 1993), uno dei più grandi imprenditori italiani. Quindici anni. Sono passati quindici lunghi anni dalla sua scomparsa, ma l'azienda, la "sua" azienda, è sempre lì, forte e combattiva anche in un periodo di grande crisi come questo. Al timone c'è uno dei suoi figli, Guido, come lui, quando prese il comando, continuò l'opera di suo padre Riccardo. Da padre in figlio.  Pietro, con il fratello Gianni, ereditò l'azienda nel 1947, alla morte del padre. Era il dopoguerra. Tempi difficili e magri, ma i fratelli Barilla, dopo viaggi di studio negli Stati Uniti, diedero all'azienda un'impronta industriale moderna. E nel 1952, con la collaborazione di un grande grafico, il parmigiano Erberto Carboni, fu lanciata una campagna pubblicitaria vincente. Nel 1955 Pietro si sposò con la veneziana Maria Maddalena Da Lisca, dalla quale ebbe quattro figli, Guido, l'attuale presidente, Luca, Paolo ed Emanuela. Nel 1968 Pietro fu nominato Cavaliere del lavoro e nello stesso anno iniziò, a Pedrignano, la costruzione del nuovo stabilimento, il più grande del mondo nel settore pastaio e il più avanzato tecnologicamente. Fu un impegno economico devastante, che il Cavaliere Pietro pagò a caro prezzo. Assieme al fratello Gianni si vide costretto a vendere. Cedette l'azienda alla società americana W.R.Grace. Fu un colpo per tutta l'economia italiana. Per quella parmigiana. E per me. Perché Pietro Barilla, in un qualche modo, era un mito. Un mito della mia infanzia. Quando andava in vacanza a Cortina d'Ampezzo era entrato in confidenza con il maitre del Grand Hotel Savoia, Gino Manfredi, mio zio, che gli fece una testa così magnificando il nipotino che era a Parma. Così Barilla gli consegnò un regalo per me, un paio di pattini a rotelle. Ecco, quella vendita agli americani fu anche un dramma personale mio. Ma, nel 1979, il trionfo. Il cavaliere, con alcuni soci, riacquistò l'azienda e ne ridiventò presidente. Fu una grande gioia per tutti. Anche per me.
Abbiamo visto tanti industriali italiani vendere (a volte svendere) la propria azienda agli stranieri. Ma pochi, forse solo Barilla, hanno avuto l'orgoglio, e la capacità, di riacquistarla. Ecco, basta questo, forse, per ricordare chi fu Pietro Barilla, un grande uomo.
(Nelle foto, dall'alto: 1) Pietro Barilla con una foto "storica" dell'azienda di famiglia; 2) primo piano; 3) Il monumento a Pietro Barilla, di Pietro Cascella, in Piazzale Santa Croce)

3 commenti:

Carletto Nesti ha detto...

ADE S.p.A. – CIMITERI DI PARMA – Luoghi della Memoria

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Il 16 Settembre 1993 moriva a Parma PIETRO BARILLA

una personalità illustre, ancora affettuosamente ricordato da tutti i nostri Concittadini per le Sue grandi doti umane, di imprenditore, di uomo di cultura e di generoso promotore dell'arte e della socialità, oltre che protagonista fondamentale dello sviluppo della nostra Città.

Nella ricorrenza del 15° anniversario della Sua morte, Ade si unisce alla Sua famiglia nel ricordarlo e nell’omaggio della Città tutta, indicandone la figura e l’opera come esempio d’impegno umano e sociale per le giovani generazioni.

MARTEDI’ 16 SETTEMBRE alle ore 9,00

verrà deposto un omaggio floreale presso la sua tomba al Cimitero della Villetta. Seguirà un momento di raccoglimento e ricordo.

La presenza della Cittadinanza sarà molto gradita.

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Nel quinto anniversario della morte

Ricordo di PIETRO BARILLA

Parma 16 aprile 1913 - Fraore 16 settembre 1993

Figlio secondogenito di Riccardo e Virginia Fontana.
Dopo aver frequentato vari collegi in Italia, nel 1931 andò a perfezionare gli studi in Germania. Nel 1934 iniziò a lavorare nell’azienda di famiglia come venditore.
Nel 1935 compì il servizio militare di leva a Torino. Nel 1936, nel ristrutturato piano uffici di viale Veneto, curò l’organizzazione di vendita, degli agenti e dei trasporti. Tre anni dopo la società contava 800 dipendenti, con una produzione giornaliera di 700 quintali di pasta e 150 quintali di pane.
Una particolare cura fu dedicata da Barilla all’immagine dell’azienda. I venditori furono dotati di vetture Topolino: una iniziativa di avanguardia. Cominciò anche la penetrazione sui mercati esteri. Nel 1941 Barilla fu richiamato alle armi, nel terzo reggimento autieri, e inviato sul fronte russo. Rientrato a Parma (1943) riprese il lavoro in azienda, nel contesto drammatico dell’occupazione nazista.
Alla morte (1947) del padre Riccardo, le redini dell’azienda passarono a Pietro Barilla e al fratello Gianni. Dopo viaggi di studio negli Stati Uniti, i fratelli Barilla diedero all’azienda un’impronta industriale moderna: produzione di massa di qualità, confezioni sigillate, pubblicità, prezzo equilibrato.
Nel 1952 Barilla sospese la produzione del pane per concentrarsi nella produzione della pasta: la conservabilità del prodotto consentiva uno sviluppo industriale e commerciale molto più interessante. Fu varata (1953), con la collaborazione di grafici come Erberto Carboni e uomini di cultura come Pietro Bianchi, una moderna campagna pubblicitaria. La società ricevette per questo la 1a Palma d’Oro della pubblicità.
Nel 1955 Pietro Barilla sposò Maria Maddalena Da Lisca, di Venezia. Dal matrimonio nacquero Guido, Luca, Paolo ed Emanuela. In parallelo allo sviluppo dell’azienda, Barilla dedicò particolare attenzione alla politica per il personale, con la costruzione di case dei dipendenti, la costituzione del fondo interno di solidarietà Riccardo Barilla, la nascita del gruppo Medaglie d’Oro.
Nel 1959 la Barilla produceva 4000 quintali di pasta al giorno. L’azienda, ormai nelle prime posizioni in Italia nel mercato delle paste, si trasformò (1960) in Società per Azioni e nacque la struttura organizzativa basata su una direzione generale e sette direzioni operative. Nel 1965 prese avvio la fabbrica per grissini e fette biscottate a Rubbiano di Solignano.
Nel 1968 Barilla fu nominato Cavaliere del Lavoro. Nello stesso anno iniziò la costruzione a Pedrignano dello stabilimento per pasta più grande del mondo e più avanzato tecnologicamente. Il difficile momento storico e il costo dell’opera a Pedrignano crearono però problemi ai fratelli Barilla che nel 1971 cedettero l’azienda alla multinazionale americana W.R. Grace.
Nel 1976 venne lanciato il marchio Mulino Bianco, che segnò il definitivo decollo della diversificazione nei prodotti da forno. Nel 1979 Barilla riacquistò l’azienda assieme ad alcuni soci, e ne ridiventò presidente.
Nel 1986 venne insignito della laurea honoris causa in economia e commercio dall’Università di Bologna e l’anno seguente la Società Barilla donò all’Università di Parma la sede didattica della nuova Facoltà di Ingegneria.
I figli maggiori di Pietro Barilla, Guido e Luca, diventarono vice presidenti operativi della società nel 1989, anno in cui, con 2070 miliardi di fatturato, la Barilla era la prima azienda alimentare italiana con ventisette stabilimenti, di cui due in Spagna, e 6.000 dipendenti. Nel 1992 entrò nel Gruppo Barilla la società Pavesi. Il fatturato in quell’anno fu di 3330 miliardi e i dipendenti erano 8300.

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FONTI E BIBL.: A. Beltrame, in Grandi di Parma, 1991, 9-10; Cento anni di associazionismo, 1997, 390; Gazzetta di Parma 17 settembre 1993, 3. Thanks to: Dizionario biografico dei parmigiani di Roberto Lasagni – PPS editore, Parma 1999

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Una folla di vip, operai e gente comune ha assistito commossa ai funerali dell' industriale ottantenne

L' ultimo viaggio di Pietro Barilla

La vecchia fabbrica, il duomo, il cimitero: l' addio di Parma all' amato concittadino. Il vescovo Cocchi: "La citta' e' addolorata. Sa di avere perso un vero "signore".

L' ultimo viaggio di Pietro Barilla e' quello di un signore molto amato.
La citta' si e' fermata. La piazza davanti alla cattedrale, le strade, la chiesa, hanno raccolto la commozione di una folla incredibile. Non sembra d' essere nell' anno drammatico che attraversiamo e al funerale di un industriale lontano dalla cronaca clamorosa, morto a 80 anni dormendo nel suo letto. Abete, Berlusconi e gli altri oggi hanno forse capito che cos' ha seminato questo imprenditore che voleva creare ricchezza, ma non solo. Crearla con la gente e in mezzo al la gente.
"Guadagnare e' troppo poco . diceva .. Non faro' mai il finanziere. Non mi basta lavorare con la carta, sia pure quella dei soldi. Sono le persone che contano". E queste persone sono venute a salutarlo. Prima di andare in chiesa, la bara e' stata portata nella vecchia fabbrica dove la Barilla e' nata.
Gli operai avevano chiesto alla famiglia di esporre il corpo fra le macchine del primo "cortile Barilla", lontano dallo stabilimento nuovo, affacciato sull' autostrada. La famiglia ha ringraziato, ma anche ricordato il carattere schivo del "padrone" che non c' e' piu' . E Pietro Barilla e' rimasto fra i suoi quadri, nella sua camera, accanto alla foto delle nipotine fino all' ultimo. Il dolore di una famiglia e basta. Poi e' andato in fabbrica: 10 minuti fra i collaboratori che da sempre vivono, come ha ricordato il vescovo Cocchi, con l' orgoglio di lavorare alla Barilla.
Patriottismo aziendale quasi fuori tempo: e' il miracolo di una famiglia attenta all' equilibrio tra rapporti umani e affari. Sul cancello della vecchia Barilla il carro si e' fermato per un momento. Questo cancello ha una storia.
Qui e' morto il 14 marzo 1924 padre Lino Maupas, francescano che stanno beatificando. Frate cercone, amico dei poveri e dei carcerati, quasi ogni giorno bussava alla porta di Riccardo Barilla, padre di Pietro. Quel pomeriggio arrivo' stanchissimo. "C'e' il mio amico Riccardo?". Non c'era. "Peccato. Volevo raccomandargli la figlia di un inserviente del riformatorio". Si senti' male. Lo portarono al piano di sopra dove spiro' . I Barilla hanno voluto ricordarlo con un monumento.
Siamo a Parma e la corale Verdi ha accolto Barilla sul sagrato del duomo con il Beati Mortui di Mendelssohn. Una piccola corona bianca sulla bara e una rossa appoggiata all' altare. Nient' altro. La famiglia si e' raccomandata di adeguarsi alla riservatezza della persona da onorare. Lo hanno ricordato durante la Messa: le offerte andranno a due istituti per anziani. Monsignor Benito Cocchi e' un vescovo altrettanto schivo, lontano dalle cerimonie festose che per abitudine la citta' distribuisce. In un certo senso, il suo ricordo di Barilla e' risultato ancora piu' coinvolgente.
Il brano scelto nel Vangelo appare insolito nella circostanza liturgica: la parabola dei talenti. Lo ha chiamato "fratello e amico". Ne ha ricordato la generosita' , il carattere buono e deciso. L' amore per la gente. "Era di sentimenti cristiani senza bisogno di ostentarli. Non esibizionista, forse perche' contrario alle mode chiassose. Un ottimista. "Ottimista come deve essere un imprenditore", diceva lui". Fa capire monsignor Cocchi: l' eleganza nascondeva inquietudini piu' profonde. "Imprenditore, ma con orizzonti vasti. Amava Parma e ne incarnava il meglio: fantasia, riservatezza, l' amore per il bello. Gioiva del progresso, nel ricordo delle fatiche dei genitori. Rispettava e amava gli operai, che sentiva artefici del successo della Barilla". A proposito di "padrone", Cocchi ha concluso: "Non era un padrone, ma un signore.
E la citta' e' addolorata perche' sa di avere perso un signore". Davanti all' altare, la famiglia: la moglie Marilena, i figli Guido, Luca, Paolo ed Emanuela. C' e' il fratello Gianni, che abita a Losanna. Un dolore profondo che il figlio Guido non e' riuscito a nascondere quando, raccogliendo certi discorsi del padre, e' andato al microfono per un addio.
"Vorrei leggere parole rivolte a tutti, lasciateci in qualche modo da nostro padre. Vedo da lontano i pensieri di voi seduti qua e ancora meglio di voi, la' in fondo, fuori. Questa chiesa e' grande e non tutti possono stare vicini. Vedo come mai prima d' ora l' affetto di cui tanto speravo e del quale, in verita' , non ho mai avuto la certezza. Tutto quello che e' stato nella mia vita lo devo anche a chi mi era vicino. Alla nostra Parma con le sue gentilezze, il suo stile, il senso positivo e umano della gente. Sono stato fortunato. Anche nel momento in cui l' ho lasciata, forse di corsa, non avendo salutato tutti. Come il 17 aprile scorso (ndr: la festa degli 80 anni) voglio dire grazie per essere qui con me e vicini a chi mi ha voluto veramente bene. Pietro".
Guido finisce a fatica. Nella cattedrale, in piazza, cominciano gli applausi. Poi i ragazzi Barilla hanno preso la bara sulle spalle e l' auto, piano piano, in mezzo alla gente, e' andata al cimitero.

Maurizio Chierici
(19 settembre 1993) - Corriere della Sera. pag.13


Una lunga, grande Storia

Ripercorrere la storia dell’azienda della nostra Città, significa compiere un viaggio nell’evoluzione del costume italiano dell’ultimo secolo e soprattutto scoprire le grandi intuizioni di Pietro Barilla colui che ha avuto la grande intuizione di trasformare la pasta, prodotto umile, in un vero e proprio oggetto di culto, il simbolo dell’Italia semplice e genuina, fatta di cose raffinate e sincere.

Le origini, 130 anni fa

Il marchio nasce nel 1877 quando Pietro Barilla apre un forno nella città di Parma, valle di mulini e frumento. Pietro Barilla è un uomo deciso e ambizioso, vuole fare del suo forno una vera e propria azienda capace di imporsi nel mercato locale, e dopo alcuni passi falsi e piccoli fallimenti nel 1905 arriva a produrre 25 quintali di pane e pasta tanto che tre anni dopo presenta i suoi prodotti a Roma durante l’Esposizione Internazionale dell’Industria Moderna.
Alla sua morte i figli Gualtiero e Riccardo decidono di ampliare ulteriormente la produzione e aprono una nuova sede fuori città: è il 1910, nasce la prima fabbrica dotata di un “forno continuo” e di 80 operai, ma nasce anche il marchio Barilla.
Il messaggio pubblicitario legato al logo è immediato ed esplicito, e richiama alla tradizione artigianale della pasta all’uovo.
I due fratelli capiscono immediatamente l’importanza della comunicazione pubblicitaria e nel 1916 scelgono il calendario come veicolo pubblicitario per la sua capacità di garantire una permanenza costante per un intero anno sotto gli occhi del consumatore. La grafica è moderna e passa dallo stile liberty del ’22, alla creazione di un simpatico personaggio, un angioletto-cuoco, che rappresenta il marchio dal ’23 al ’32. Mentre nel ’36 arriva il fondo blu che caratterizzerà per sempre il prodotto Barilla. Nel 1919 muore l’ancora giovane Gualtiero, l’impresa quindi si regge solamente su Riccardo che comunque riesce a superare gli anni bui del periodo tra le due guerre.
Nonostante le diverse polemiche mosse dai futuristi nel ventennio fascista contro la pasta, ritenuta un prodotto “antivirile”, in quel periodo questa assume un ruolo sempre più importante anche grazie alla “battaglia del grano” voluta da Mussolini. La pasta inizia quindi a svilupparsi come settore di produzione autonomo e ben presto supera la produzione del pane che negli anni ’40 viene messo in secondo piano, per poi essere abbandonato negli anni ’50.
Per aumentare le vendite quindi la Barilla punta subito su un binomio che la caratterizza ancora oggi: qualità del prodotto e pubblicità. Oltre che nei calendari investe, prima dell’avvento della televisione, nei punti vendita: negli anni ‘20 e ‘30 infatti quando la pasta viene ancora venduta sfusa, la Barilla crea una rete di negozi monomarca e li contraddistingue con oggetti di richiamo quali manifesti e gigantografie. Inoltre replica alla provocazione futurista attraverso una serie di scattanti personaggi, nati dalla matita di Adolfo Busi (un grande artista delle affiches) come il celebre bambino-cavaliere che cavalca un maccherone. Personaggi che verranno affissi sui muri di molte città del Nord Italia.
Di conseguenza nel 1934 i capannoni Barilla vengono ampliati al fine di dare spazio anche al settore pubblicitario. E nel 1937 l’azienda parmense realizza il primo prodotto confezionato: una scatola con il logo del prodotto lanciato con slogan dal timbro tipicamente fascista, come: “Pasta Fosfina, dà forza ai deboli, sostiene i forti”.

Pietro Barilla

Nel 1936 entra in azienda Pietro Barilla che del nonno non porta solamente il nome ma anche lo spirito imprenditoriale e l’amore per il suo mestiere. Finita la II Guerra mondiale, Pietro Barilla dopo essere stato arrestato (e poi rilasciato) per sospette collaborazioni con il fascismo, decide di rilanciare l’azienda attraverso il rinnovamento del marchio: il font non è più squadrato ma diventa tondeggiante e raffinato, e la scritta Barilla viene inserita all’interno di un’ellisse che richiama la forma dell’uovo.
Affida il rinnovamento dell’immagine aziendale al pubblicitario Erberto Carboni che oltre al nuovo logo, cura la nascita delle prime confezioni (1939), gli stand fieristici e lo styling dei mezzi di trasporto. Intanto gli Italiani, superati gli anni difficili del primissimo dopoguerra, iniziano a investire e a risollevarsi economicamente: le tessere annonarie diventano quindi un ricordo, così come la fame.
Nel 1950 Pietro Barilla va in America per studiare e raccogliere spunti per il marketing ed è lì che, come racconta il consigliere d’amministrazione Barilla, Manfredo Manfredi, “si innamora della pubblicità televisiva”.
Il reparto confezioni è il fiore all’occhiello dell’azienda, ma da questo momento l’altro motore inizia ad essere, e sempre con più forza, la pubblicità. Nel 1952, infatti, viene definitivamente abbandonata la produzione del pane e la Barilla divenuta una S.p.a vince la “Palma d’oro per la pubblicità” grazie ancora una volta a Erberto Carboni che realizza la campagna “Con pasta Barilla è sempre domenica”. Nelle campagne pubblicitarie di Carboni, tra i più geniali comunicatori visivi di quegli anni, gli elementi raffigurati sono sempre quelli legati alla tradizione: la pasta stessa, le posate e la famiglia.
La grande intuizione di Pietro Barilla, quindi, è di aver creduto nel prodotto pasta, tanto da trasformarla da piatto semplice, considerato dai più “plebeo”, a vero e proprio oggetto di culto. Ha inoltre intuito che attraverso la comunicazione pubblicitaria la pasta avrebbe dovuto accompagnare la storia della società italiana; e quando si accorge che la famiglia è cambiata e non più composta da genitori, figli, nonni, zii, cani e gatti, ma si è ampiamente ridotta, trova il modo adatto di rivolgersi a questo nuovo focolare domestico, concentrandosi soprattutto sulla donna, il cuore della famiglia, colei che fa la spesa e che decide realmente cosa si mangia.
Lo storico della pubblicità Gian Paolo Ceserani spiega come fosse stata importante la lungimiranza di Pietro Barilla: «Insisteva a dire che la pasta avrebbe mantenuto il suo posto, bastava solo dargli un’immagine nuova, nobilitata. Ha creato scatole bellissime con un colore bellissimo e ha dato dignità al miracolo economico».

Arriva il Carosello

A pochi mesi dal primo Carosello, già nel 1958, la Barilla affida la comunicazione dei suoi prodotti al nuovo mezzo, la televisione. Da questo momento diventa una grande protagonista della comunicazione pubblicitaria televisiva. Pietro Barilla, forte della sua esperienza americana, investe fin dal primo momento in personaggi e registi di grande rilievo: i suoi Caroselli, per esempio, vedono protagonisti d’eccezione come Giorgio Albertazzi, Dario Fo e la leggendaria Mina che collaborerà con la casa di Parma per cinque anni dando vita ai più significativi messaggi pubblicitari di quel periodo.
Il primo Carosello è quello affidato al giovane Albertazzi che nella casa di suo nonno dà quelle notizie del giorno che si possono trovare sulle pagine de La Domenica del Corriere per poi lanciare la Barilla, ovvero un minispot nel quale dei bambini fanno il girotondo intorno a un’enorme scatola di pasta. Già da questo Carosello si può evincere dunque lo stile pubblicitario del marchio Barilla basato proprio sui buoni sentimenti.

Gli anni del boom economico

Negli anni ’50, con il rilancio dell’economia italiana la Barilla conquista tutto il mercato italiano dal Nord fino al Centro Sud.
Un passo importante avviene quando negli anni ’60 il governo di Centro sinistra impone l’obbligo dell’inscatolamento dei prodotti come la pasta: la Barilla si trova quindi in netto vantaggio rispetto agli altri grandi pastifici che a questo punto non possono più insidiare il primato dell’azienda di Parma.
Così nel 1969 la Barilla decide di operare un nuovo restyling: sulla confezione viene stampata la figura della pasta al momento della cottura. È un grande successo: il prodotto viene diversificato e nasce il motto “La scatola giusta per il prodotto giusto”. In seguito la Barilla si spinge ancora oltre attraverso una scelta di marketing che riesce a proiettare il passato nel futuro: sul pacco viene infatti introdotta una finestrella che permette di vedere la pasta, ricreando quindi la suggestione del prodotto sfuso.
In pieno boom economico gli Italiani acquistano i prodotti non più perché necessari, quanto per il loro valore intrinseco, per la loro capacità di veicolare messaggi legati allo status symbol. Con la possibilità dell’acquisto a rate nelle case italiane entrano televisori e elettrodomestici di ogni tipo: da questo momento le donne hanno quindi più tempo per sé e la loro immagine si trasforma.

Cambiano le donne

Pietro Barilla percepisce questo cambiamento dei costumi e ancora una volta, riesce a rinnovare il linguaggio del suo marchio. Il modello americano, infatti, fa capolino in Italia non solo per quanto riguarda la musica rock e le sigarette, ma anche rispetto alla donna. Da massaia dedita alla cucina e ai figli, secondo il modello fascista, si trasforma in una casalinga attenta anche alla sua immagine: le donne iniziano a consumare sempre più prodotti di bellezza, profumi e vestiti, e di conseguenza hanno meno tempo per la casa.
Pietro Barilla si rivolge quindi a una “donna imprenditrice”, moderna ed emancipata, che nonostante i numerosi impegni della giornata trova il tempo per cucinare un ottimo piatto di pasta da consumare in allegria con il marito e i propri figli. Regina dei fornelli non per obbligo, dunque, quanto per scelta e capacità.
L’unica eccezione a questo modello si ha con la pubblicità “Alta società rigatoni Barilla” realizzata da Federico Fellini nel 1986, nella quale una sofisticata e seducente signora (secondo lo stile del regista) di fronte a un menu ricco di piatti dagli altisonanti nomi francesi, ordina, ammiccando, dei “Rigatoni”. Dopo il periodo di crisi degli anni ’70 la Barilla sente infatti l’esigenza di valorizzare ancora una volta la pasta, prodotto non più “plebeo” quanto “chic”.

La crisi degli anni ‘70

Con la fine dell’industrializzazione in Italia arriva un periodo di crisi, sono gli anni del terrorismo e delle contestazioni giovanili, e anche in casa Barilla sorgono seri problemi: Pietro Barilla, dopo aver costruito un nuovo stabilimento, è quindi costretto a vendere l’azienda nel 1970 alla multinazionale americana Grace che vuole realizzare un polo alimentare in Europa. Ricorda così quel periodo: «Andava tutto male, ero un uomo che soffriva, per tanti motivi, il più grande per aver dovuto lasciare…».
Negli anni ‘60 e ‘70 l’uso della pastasciutta è diffusamente vissuto come una sorta di “analfabetismo alimentare”, tipico del folclore provinciale, un’alimentazione gastronomicamente rozza e poco dietetica. Il mito del progresso alimentare che domina in questo periodo induce a saltare il primo, a favore della carne o della mozzarella.
Il progetto della Grace però, nonostante i successi che continua a ottenere il marchio italiano, non va in porto e così nel 1978 Pietro Barilla cerca di ricomprare la sua azienda: «Nel ’78 non avevo ancora la cifra in cash e davanti agli uomini della Grace rimasi così male perché non potevo chiudere l’affare che piansi di fronte al numero due…mi emozionai…allora lui però capì il mio dramma e mi chiamò nel suo ufficio e mi disse di non scoraggiarmi. Ripartii quindi triste per non aver concluso, ma con la speranza della sua comprensione…».
Le sue speranze non si rivelano vane: un anno dopo infatti Pietro Barilla riesce a ricomprarsi l’azienda, che oggi occupa il 25% del marcato americano della pasta.

Il Mulino Bianco

Nel 1975, quando la Barilla è nelle mani della Grace, nasce Mulino Bianco e si fa strada con più forza il messaggio pubblicitario legato alla genuinità dei prodotti Barilla. Il nuovo marchio pone ai pubblicitari il problema di come presentare una linea di biscotti e prodotti da forno che sono di qualità media perché destinati al largo consumo. La soluzione viene trovata nel richiamo, piuttosto sentito in quegli anni, ai valori della campagna e della vita semplice. L'idea è talmente riuscita che Mulino Bianco conquista in pochi anni la leadership nel suo settore.
Scomparso il Carosello arriva nelle Tv la cosiddetta pubblicità moderna, e Mulino Bianco punta sulla saga del mondo bucolico e contadino dalle atmosfere rarefatte, dove il profumo del grano è quasi visibile, così come il sapore delle uova fresche e degli ingredienti genuini. Il gruppo creativo di Landò e Mambelli infatti presenta diverse proposte pubblicitarie tutte centrate sui temi del ritorno in campagna e il mulino costituisce il nuovo focolare domestico di una famiglia a dir poco perfetta.
I biscotti diventano essi stessi “comunicazione” così come era avvenuto per le scatole della pasta: forme, colori e consistenze diverse a seconda dei gusti e delle proprie abitudini. Tutto, naturalmente, sano e fresco.
La Barilla quindi fa leva sulla tradizione contro la moderna esaltazione del progresso che rischia di travolgere la società.
Le pubblicità dei prodotti del Mulino vedono inizialmente protagonisti il “piccolo mugnaio” e la “bella Clementina”, poi una campagna amica e bucolica, e infine nel 1990 Armando Testa progetta l’idea di una famiglia moderna (una mamma insegnante, un papà giornalista, un nonno e due bambini) che lascia la città per vivere nel verde, in un antico mulino, secondo la saggezza espressa nello slogan: “Mangia sano, torna alla natura”. La colonna sonora degli spot è di Ennio Morricone, mentre la regia porta la firma di Giuseppe Tornatore. Si è arrivati poi, nel nuovo secolo, all’ultimo slogan “Mangia sano e vivi meglio”: viene introdotto un nuovo tema, ovvero la favola e il fiabesco, ma il valore a cui si fa appello è sempre lo stesso: la tradizione.

Fino ai giorni nostri

Negli anni ’80 la Barilla diventa sponsor della A.S Roma che nell’82/’83 vince lo scudetto: il marchio è sempre più vincente. Lancia quindi una campagna nel mezzogiorno al fine di conquistare anche il Sud Italia ancora legato ai pastifici e ai prodotti locali: compra la Voiello e realizza stabilimenti a Foggia e Matera. E a fine anni ’80 arriva la serie di spot “Dove c’è Barilla c’è casa”, una serie di episodi legati ancora una volta al senso della famiglia e ai buoni sentimenti, accomunati tutti dall’utilizzo del celebre jingle “Hymn” di Vangelis. Come non ricordare a questo riguardo la bambina con il kway giallo che perde il minibus per tornare a casa dalla scuola: lungo il tragitto trova un gattino infreddolito sotto la pioggia e lo prende con sé, e quando finalmente rincasa i genitori, preoccupati per il ritardo, l’accolgono con un grande sorriso. Il finale è prevedibile: mangeranno tutti un piatto di pasta nella loro abitazione calda e confortevole, mentre il micio può finalmente bere un po’ di latte.
Il marchio viene quindi associato alla casa e conquista diversi mercati oltreoceano. Per gli spot in Francia, Barilla convince per la prima volta nella sua carriera Gerard Depardieu a prestarsi al mondo della pubblicità: insieme a Mariagrazia Cucinotta nel 1992 è nello spot “Terrazza romana”, girato da Ridley Scott, e nel 1993 in “Piazza Navona”, diretto da David Lynch. In Germania la testimonial è la tennista Steffi Graf, mentre Placido Domingo diventa un grande chef di un vagone ristorante nello spot per il mercato spagnolo. Infine Stefan Edberg mostra il suo lato umoristico e disteso negli annunci stampa realizzati per la Svezia.

L’Europa è conquistata.

E se lo slogan “Dove c’è Barilla c’è casa” si trasforma negli Stati Uniti in “The choice of Italy” (La scelta dell’Italia) e in Francia in “Les pates preferees des Italiens” (La pasta preferita degli italiani) il concetto rimane sempre lo stesso: le famiglie italiane scelgono Barilla.




16 Settembre 2008 - Cimitero Monumentale della Villetta in Parma
Ricordo di Pietro Barilla, nel Quindicesimo Anniversario della morte

ADE SpA – CIMITERI DI PARMA - Luoghi della Memoria

Massimiliano ha detto...

Articolo molto interessante su un personaggio che ha davvero rappresentato molto per la relatà di Parma e non solo. COmplimenti per il tuo blog ricco di contenuti.
Massimiliano - http://massimilianolosini.it/blog

Maganuco ha detto...

Si, però che "supa". Pù che un coment al pèra un libòr, un rozeri.