/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

martedì 30 settembre 2008

Nel quinto anniversario della scomparsa BALDASSARRE MOLOSSI: IO LO RICORDO COSÌ


..... Quando, ventenne, ormai collaboratore fisso delle pagine sportive della "Gazzetta", nella sede di via Emilio Casa, io lo guardavo, al suo passaggio, con venerazione, ma anche con un pizzico di timore, perché lo consideravo (e lo era) un Dio del giornalismo, un genio della carta stampata, un maestro inarrivabile, che non mi avrebbe assunto mai. Ma il 1° gennaio 1966 mi fece entrare stabilmente nella "squadra", in cronaca, sotto le ali di un altro grande maestro, Aldo Curti. Da allora cominciai a guardarlo con occhi diversi. Dietro quell'espressione un po' burbera (che però si accendeva di luce quando rivedeva i suoi "allievi" che erano andati a far fortuna altrove) riuscivo a scoprire che stagnava un sottile sorriso, di ironia per le nostre debolezze, di conforto paterno per spingerci ad avere coraggio, ad affrontare con baldanza e sicurezza le nostre battaglie quotidiane contro il "Carlino", di fierezza nel vedere che anche questi suoi giovani allievi, prima o poi avrebbero preso il volo...

..... Quando dai suoi occhi usciva uno sguardo luccicante di gioia perché io (ma ovviamente anche altri) ero riuscito a compiere qualche piccola "impresa" di cronaca. Come la volta, durante uno straripamento del Po, dalle parti di Zibello, Mezzani, Polesine Parmense, che passai tutta la notte in bianco per andare a trovare, con i carabinierti e i vigili del fuoco, i poveri alluvionati imprigionati nelle loro case. Il giorno dopo, chiaramente sollecitato da Aldo Curti, mi chiamò nel suo ufficio e mi elogiò con un sorriso di luce. "Così si fa, Mezzadri", questo mi disse regalandomi una pacca sulla spalla. Lo stesso giorno, o il giorno dopo, mi arrivò una busta con una lettera di elogio del presidente della Segea, Pauri e un premio in denaro. Presi quel premio (e non fu l'unico) come una medaglia al valore. Molossi con noi giovani era di poche parole, ma bastava uno sguardo, un'occhiata, per capire di che umore fosse. E quando ci guardava con un sorriso, per noi era un viatico.

..... Quando nel 1968 (l'ho già raccontato ma qui non posso non ricordarlo) i sovietici invasero Praga, mortificando la "primavera" di Dubceck. Era sera. Molossi entrò nell'ufficio di cronaca. Fissò negli occhi Curti, poi tutti noi, uno per uno. "Il nostro è un piccolo ma grande giornale. Anche noi dobbiamo avere un inviato dove si fa la storia. Chi vuole partire, subito? E stranamente guardò proprio me. "Io", dissi con decisione. "Hai il passaporto in regola?", mi chiese. "No, non ho il passaporto", risposi mortificato. "Io ce l'ho": era la voce di Gianfranco Bellè (che era mio amico e che comunque l'è rimasto). Mi rifugiai in un angolo, preso dallo sconforto. Stavo perdendo il primo grande servizio, e internazionale addirittura, della mia carriera giornalistica. Vidi Bellè entrare nell'ufficio del direttore. Vidi Bellè uscire trafelato dal giornale. Io in quei momenti non riuscii a vedere lo sguardo di Baldassarre Molossi. Ma certamente lui (e sicuramente anche Curti) vide il mio. L'indomani, alla mattina, venni a sapere che Bellè, più furbo di me (e anche questo dimostra la stoffa di giornalista) era uscito dal giornale per correre in questura. Aveva sì il passaporto, ma non sarebbe potuto partire senza un timbro. Nel pomeriggio il direttore mi convocò nel suo ufficio. C'era accanto a lui il presidente Pauri. "Sembra che i russi stiano per invadere anche la Romania di Ceausescu. Sei pronto a partire per Bucarest? Non mi pareva vero. Molossi e Pauri mi dissero che, come giornalista della "Gazzetta", ero coperto da un'assicurazione. La mia auto, una Simca 1000, no. Se mi fossi visto a mal partito avrei dovuto abbandonarla dove capitava e cercare di scamparla, magari assieme ad altri inviati. Molossi mi diede un'altra delle sue pacche sulle spalle. Era lo sguardo di un padre fiero, che mandava suo figlio alla battaglia, convinto che sarebbe tornato vivo e vincitore. Questo era Molossi. In questura mi fecero il passaporto in cinque minuti e partii.

..... Quando nel 1969, il 18 gennaio, mi sposai con la mia prima moglie, Manuela Caselli, che purtroppo ho perso otto anni fa, Baldassarre Molossi era uno dei miei due testimoni. L'altro era, ovviamente, Aldo Curti. La cerimonia avvenne nella cripta del Duomo. Quando arrivò il momento delle firme dei testimoni, Molossi era emozionato, come un padre che stava accompagnando un figlio verso la vita. Non dimenticherò mai quegli occhi.

..... Quando nel 1971 entrai nell'ufficio del direttore, per dirgli che lasciavo la "Gazzetta" per la Mondadori, consegnandogli la lettera di dimissioni: mi aspettavo una sua manifestazione di scontento. Ne perdeva un altro. Un altro dei "suoi" pupilli. Dopo Chierici. Dopo Rossi. Dopo Barigazzi. Dopo Gandolfi. Dopo Pressburger. Invece mi guardò anche stavolta con occhi baluginanti di fierezza. "Bravo Mezzadri, i migliori se ne vanno". E giù un'altra pacca sulle spalle. (Erano medaglie, direttore. Medaglie). E poi recitò la solita commediola. Girò per la redazione, per la tipografia, con quel suo passo lungo. "I migliori se ne vanno". "I migliori se ne vanno". Io avevo un po' vergogna a guardare Bellè, Arlunno, Marcheselli, Tonarelli, Schiaretti, Castaldini, Fregoso, Ivo Allodi, Corti, Bongrani, Mori (che poi mi seguì a Milano), Zani (pure destinato alla partenza). Pedretti... che restavano. Ero sicuro, e lo sanno tutti, che non erano peggio di me. Anzi. Eravamo fatti della stessa pasta, ravojäda con perizia ed energia dalle due rezdore più brave e struggenti del giornalismo parmigiano: Molossi e Curti. Ma il direttore era fatto così. Quando vedeva un suo allievo partire esplodeva di fierezza.

..... Quando nel 2003 venni a sapere, da una telefonata con Alberto Guareschi, che il "mio" direttore stava male, mi prese un magone qui, alla bocca dello stomaco. Lasciai un momento la mia scrivania, a Gente, per prendere un po' d'aria. Stare un po' da solo. Poi telefonai a Giuliano (come era fiero Baldassarre quando Guliano diventò direttore!) con la speranza che Guareschi avesse preso una cantonata. No, non aveva preso una cantonata.

Basta, non voglio ricordare più niente, anche se potrei dire ancora tante cose. È troppo doloroso, per me, che Baldassarre Molossi non ci sia più.
Achille Mezzadri
(Nelle foto, dall'alto: 1) Baldassarre Molossi nel suo ufficio di via Emilio Casa; 2) In un momento di riposo; 3) Direttore giovanissimo, nella tipografia della Gazzetta che allora aveva sede in via Aurelio Saffi; 4) Testimone commosso alle mie prime nozze, nel 1969; 5) In famiglia, nel 1970, durante la festicciola per il primo compleanno di Filiberto, il quartogenito. Molossi è accanto alla moglie, Camilla Di Lorenzo, poi ci sono il primogenito Giuliano, attuale direttore della Gazzetta di Parma e Lorenzo. In primo piano Filiberto e la sorella, Ilaria)
LA CERIMONIA DI ANNIVERSARIO, IL 2 OTTOBRE: Organizzata dall'Ade, avverrà alle ore 11, alla Villetta. Sulla tomba di Molossi verrà deposto un omaggio floreale. Seguiranno il ricordo del grande scrittore e giornalista parmigiano Giorgio Torelli, il canto sacro "Beati Mortui", di Mendelssohn, eseguito da quattro coristi della Corale Verdi e una preghiera davanti alla tomba di Padre Lino.

lunedì 29 settembre 2008

BRÈSSA - PÄRMA 0-0: MO MAMA, CHE DIZÀSTOR!!! E ADÉSA CO' FÈMA?

Chiedi chi era Pepén, il re del panino


Sono passato, nei giorni scorsi, nel borghetto dove c'era il più grande re del panino del mondo, Giuseppe Clerici, in arte Pepén (fratello dei famosi Italo e Giulio, due "re" del teatro dialettale parmigiano). Il regno dei panini c'è ancora, c'è l'insegna (con la scritta Pepèn), ci sono i giovani che l'affollano. Come una volta. Ma non sono entrato, per non vedere il vuoto lasciato da lui, e dalla signora Lidia, e dai figli Luigi e Franco.
Sono però felice che il suo nome sia ancora lì. Per me bambino, per me ragazzo, era quello il suo vero unico regno. Anche più dell'ottimo ristorante nel Tigullio, dove andò a fare lo strajè, e dove pure andai a trovarlo con gli amici della Gazzetta di Parma. È morto a 90 anni, l'anno scorso, portando con sé la prestigiosa onorificenza di Grand'Ufficiale della Repubblica. Per chi non l'ha conosciuto, non voglio ricordarlo tanto con le mie parole, ma con una straordinaria poesia di uno dei nostri massimi poeti dialettali, Luigi Vicini (1918-2001) che ho pescato nel sito I Poeti di Parma:

Bravo Pepén
Mi n'al sò miga, ch' a n’ al són mäi sté,
mo 'm sa che cuand sé dvénta Cavaliér
a s' àbia da séntir un täl piazér
déntor in-t-l' alma ch'an s' é mäi provè.
Còll "Cav." ch'a pära ch'al né dìgga njénta
dal gràn ch' l' é lì curt, curt e picinén,
invéci l' é 'l suffritt in-t-la polénta,
l' é la nóza moscäda in méza al pjén.
Ti fòrsi al so ch'at gh’é darè da sè,
dato ch' at zì un ragass ch'a né 'gh’ tén njént,
però, sìa sincér, dimm la vritè,
a’n séntot miga cuél äd difarént?
Cuand a la sira a tärdi, a ca, chjét, chjét,
a’t zì in cuzén'na, strach,
ch'a ’t té mètt su chill pantòfli
ch'a ‘t dróv p'r andär a let,
a ‘n séntot miga d' ésor cuél de più?
Mi 'm sbaljarò, mo 'm sà che finn j' insònni
i sràn pu béj che còlli ch'at fäv iér
e a ‘t zarè sémp'r in méza a dill madònni;
d' j insònni ch'an j à fa che i Cavaliér.
Avguri, dónca, cära al me Pepén!
tènia da cónt parchè j én fat cól cór;
e prést, al so ch' a ‘s magnarà i panén
con tant äd cróza da Comendatór.
Putòst, adésa, cära al me ragass,
bizognarà ch'a ‘t fagh ‘na bón'na scòrta äd Sidol
e d'un méz cuintäl de strass
par tgnir lustrè cóll "Cav." sóra la porta.

(Testo della poesia rivisto e corretto dal principe del djalètt, Enrico Malètt, di Parma in dialetto e Il blog di Parma in dialetto)

Il convegno sulla Farnese regina di Spagna QUANDO MI DIVERTII A FARE UNA "INTERVISTA IMPOSSIBILE" A ELISABETTA FARNESE

In questi giorni ho letto sui notiziari pramzàn on line che dal 2 al 4 ottobre, nell'Aula Magna dell'Università di Parma, si terrà il convegno internazionale dal titolo "Elisabetta Farnese, Principessa di Parma e Regina di Spagna". Prendo pari pari dal comunicato stampa dell'Università: "Il convegno è organizzato dall'Ateneo di Parma realizzato con il sostegno di Fondazione Cariparma, Camera di Commercio, Comune di Fontevivo, Ordine Costantiniano di San Giorgio, Provincia di Parma e con il patrocinio del Comune di Parma. Dopo i saluti del Rettore, professor Gino Ferretti, interverranno Vincenzo Bernazzoli, presidente della Provincia di Parma, Pietro Vignali, sindaco di Parma, Andrea Zanlari, presidente della Camera di Commercio di Parma, Giuseppe Biondi, preside della Facoltà di Lettere e Filosofia. Introdurrà i lavori la professoressa Gigliola Fragnito, del Dipartimento di Storia, responsabile scientifico del Convegno. L'incontro, cui parteciperanno autorevoli studiosi provenienti da vari Paesi europei, si propone di illustrare una figura di primo piano della storia europea e, in particolare, parmense della prima metà del Settecento e di mettere in luce alcuni aspetti fin qui trascurati o poco indagati della vita privata e della rilevante azione politica della sovrana".




Dopo aver letto questa notizia sono saltato sulla sedia. Ma come? Io la Regina di Spagna, Elisabetta Farnese, l'ho "intervistata"! Lo so, fu una di quelle "interviste impossibili" che andavano di moda tanti anni fa. Le faceva, da giovane, anche Indro Montanelli. Ma non erano invenzioni. Bisognava farsi un paiolo così, per documentarsi e non scrivere cavolate. La mia "intervista impossibile" ad Elisabetta Farnese fu pubblicata nel dicembre del 1976 da "Al pont äd mez", della Famìja Pramzàna. Allora ero già alla Rusconi, a "Eva Express", passaggio obbligato per il mio passaggio a "Gente", dove sono rimasto per 26 anni. Ho riletto adesso quell'antica intervista e mi sono divertito. Spero che, leggendola, si divertano anche i lettori di Pramzanblog. Ovviamente mi scuso in partenza con gli studiosi internazionali che parteciperanno al Convegno all'Università. Chissà quante inesattezze potrebbero trovare, nonostante l'impegno che, tanti anni fa, ci misi. Approfitto però dell'occasione per far notare che nel servizio appare l'immagine del duca Odoardo I, che non fu il padre di Elisabetta, come si potrebbe evincere dall'"intervista", bensì il bisnonno. Però non fui io a scegliere le illustrazioni. Chiedo venia anche per chi commise l'errore.
(Il convegno avrà inizio alle 15,30 del 2 ottobre; Per informazioni: Dipartimento di Storia: tel. 0521032258)

Le interviste di Pramzanblog: Cristina Sassi VADO IN GIRO PER I QUARTIERI A RACCOGLIERE LE LAMENTELE E I CONSIGLI DEI CITTADINI

Un assessore che lavora in Comune dalla mattina alla sera, che va in giro per i quartieri ad ascoltare le rimostranze, e le proposte, dei cittadini, che al sabato mattina mette la sveglia presto perché deve avere il tempo per stirare e per preparare da mangiare. È Cristina Sassi, l'assessore all'ambiente. Nata a Parma, 38 anni a fine novembre, sposata con un grafico, senza figli, ha frequentato le elementari a Castelnuovo di Golese, le medie a Baganzola e l'Istituto magistrale alle Luigine. È maestra, ma non si è mai messa dietro una cattedra. Per 13 anni ha lavorato nell'ufficio contabilità di una ditta artigiana, per quattro, sempre in contabilità, presso un grossista di articoli per cellulari. Da un anno e mezzo lavora per la città. Sono ben contento di inserirla nella galleria delle Interviste di Pramzanblog.
Parma è una città vivibile, dal punto di vista ambientale?
Secondo me sì. Il livello generale è già abbastanza alto e lo dimostra il fatto che Parma, da anni, è sempre nei primi posti nella classifica della vivibilità. Mentre in altre graduatorie è più indietro.
Quali sono le priorità "ambientali" del suo assessorato?
Abbiamo tre argomenti molto forti: la raccolta differenziata, lo sviluppo delle politiche energetiche e la certificazione energetica degli edifici. Per quanto riguarda la raccolta differenziata. Attualmente Parma ha raggiunto correttamente questo obiettivo al 45 per cento. Contiamo, entro il 2012, di arrivare al 60, 65 per cento. Comunque siamo in contro tendenza di quanto è avvenuto finora. Ma si riscontrano anche differenze di comportamento tra una zona e l'altra. Proporremo sconti a quelle più virtuose. Dalle nostre statistiche risulta che in un settore campione di 40mila abitanti, già il 77 per cento rispetta la raccolta differenziata. A questi signori abbiamo già applicato uno sconto del 5 per cento sulle bollette del 2009. Il sindaco Pietro Vignali nel suo programma elettorale aveva messo al primo posto la famiglia e naturalmente gli assessorati rispettano questo programma. Così sono previsti sconti del 20 per cento alle famiglie con tre figli e del 25 a quelle con quattro. Per quanto riguarda lo sviluppo delle politiche energetiche, il nuovo regolamento edilizio prevede premi per gli edifici più "risparmiosi". Per esempio, una casa che dovrebbe avere l'autorizzazione per sorgere a tre piani, potrà averne quattro se adotterà tutte le nuove politiche energetiche. Infine la certificazione energetica degli edifici. A novembre apriremo uno "sportello energia", dove tutti i cittadini potranno risolvere con opportune domande e opportune risposte, tutti i loro problemi energetici.
Com'è la qualità dell'aria a Parma?







La qualità dell'aria è quella che c'è nella Pianura Padana. C'è un progetto di biocompensazione per la mitigazione del calore, degli inquinamenti gassi e delle polveri sottili. Insomma, stiamo lavorando per migliorarla, per esempio con interventi di forestazione.
Gli alberi di Parma sono in buona salute?
A Parma ci sono 50mila alberi. Alcuni sono in buona salute. Altri no. Alcuni, è vero, presentano patologie che stiamo analizzando, anche con l'impiego del Consorzio Fitosanitario. Combattiamo, tra l'altro le cimici dell'olmo, da aprile è partita la disinfestazione. E poi c'è il problema dell'abbassamento delle false acquifere e per salvare gli alberi c'è bisogno di tanta acqua.
Il risanamento del Naviglio navigabile: qual è l'obiettivo finale? Tornare ai tempi di Maria Luigia quando il Naviglio navigabile collegava Parma con la Reggia di Colorno?
Anche qui stiamo intervento. Questo canale, che parte da Langhirano, attraversa il Parco Nord della città e arriva fino a Torrile, era la fogna di Parma. Nel Parco Nord interveniamo con la ripulitura di tutti gli arbusti e poi c'è un accordo con il Consorzio di Bonifica, che provvede ad asportare i fanghi per 35 centimetri. E poi si fa una piastrellatura con sassi di arenaria, per evitare alle nutrie di fare la tana. Quando sarà concluso il lavoro del consorzio di Bonifica metteremo un'ottantina di piante e e un'area cani. Ovvio che il Naviglio non sarà mai navigabile come ai tempi di Maria Luigia.
Il torrente Parma: quando non c'è l'acqua appare in condizioni penose: che fare?
Anche lì stiamo intervenendo. E su quattro ponti della città sono stati posti dei cartelli che spiegano ai cittadini che cosa stiamo facendo.
L'operazione "Parma città più pulita". È già ok l'Oltretorrente?
Sì, l'operazione, che è cominciata nell'Oltretorrente, sta andando avanti. I cittadini collaborano. Fanno richieste, danno consigli. Alcune proposte, per la verità, non sono fattibili. Per esempio qualcuno ha chiesto di contrastare la zanzara tigre con l'intervento, due volte al mese, di elicotteri. Ma ci sono anche suggerimenti molto buoni. Molti mi scrivono via e-mail, altri li incontro proprio io, nei vari quartieri. Quando Pietro Vignali è diventato sindaco ha detto a tutti: "Dobbiamo stare sempre in mezzo alla gente". Lui dà l'esempio. E così facciamo noi.
L'assessorato all'ambiente può intervenire anche sull'inquinamento acustico?
Dal 2005 la città, per questo settore, è divisa in zone, che vengono regolarmente monitorate. Prendiamo ad esempio via Farini, di giorno è a 65 decibel, di notte a 55. Ma spesso questi dati vengono sforati. In via Farini poi, di sera e fino a notte, in qualche giorno della settimana c'è la movida, che noi consideriamo un presidio di sicurezza, anche se, dal punto di vista dell'inquinamento acustico, deve rispettare delle regole. Ci siamo già occupati del problema e speriamo di risolverlo, o comunque attutirlo, con il posizionamento di "disturbatori". Cioè fioriere, pannelli, anche un palco, per inibire la "movida selvaggia" e quindi ridurne l'effetto acustico.
Giardini e cortili aperti: è stata una gran bella idea.
Sì, è un'iniziativa che dura ormai da dieci anni e che è stata molto gradita dala cittadinanza.
Le nuove oche del Parco Ducale, Reginaldo e Giulietta. L'assessorato controlla anche loro?
È venuto fuori un pandemonio per una questione che poteva essere gestita più semplicemente. Ecco, il 6 o il 7 agosto è morta una delle due oche-cigno del laghetto del Parco Ducale. Invece di porovvedere a fare una bella lastra all'oca per capire le cause del decesso, è stato sollevato un polverone. Pensi che io ero in ferie e mi hanno telefonato... Comunque è stata trovata un'altra oca-cigno che vox populi ha chiamato Giulietta. E ora fa compagnia al maschio, battezzato Reginaldo.
Che cosa intende lei per parmigianità?
È un modo di porsi. Un modo di vivere, all'insegna della giovialità. Ai parmigiani piace stare a tavola e parlare il dialetto. Lo sa che a Parma abbiamo anche il Teatro dei dialetti? Anche questa è parmigianità. A me piace dire che sono di Parma.
Come concilia la sua vita di donna con quella di amministratore?
Da quando sono assessore ho limitato molto le uscite serali con mio marito. E al sabato metto un po' prima la sveglia per fare i lavori di casa, stirare, darmi da fare in cucina. Sono brava anche a fare gli anolini, sa?
Prepara anche lo stracotto, che porta via tanto tempo?
No, quello lo prepara mia mamma. Ma lo sa che anche al sabato e alla domenica ho spesso impegni legati al mio lavoro? Una inaugurazione di qua, un convegno di là. Non si finisce mai... Per fortuna che ho un marito paziente. Anzi, è stato proprio lui, quando mi è stata proposto da Pietro Vignali di fare l'assessore, a dirmi di accettare. "Il treno passa una sola volta nella vita", mi ha detto.
Achille Mezzadri
(Nelle foto, dall'alto - cliccare per ingrandire- /by aemme/: 1) L'assessore Cristina Sassi alla sua scrivania; 2) Nel suo ufficio; 3) I cartelli sui ponti di Parma per spiegare gli interventi in corso)

sabato 27 settembre 2008

Oggi è nato a Parma il nuovo istituto La Salle e ho trovato lo stesso spirito di quando lo lasciai

Via Berzioli è una delle laterali a destra in direzione di Langhirano, dopo il ponte del torrente Cinghio. Dietro appare il Campus Universitario. Lì, oggi pomeriggio, è stata posata la prima pietra della nuova sede dell'Istituto de La Salle. Ero presente perché, nonostante una influenza incombente, "volevo" esserci. Perché qui sorgerà il nuovo La Salle, il "mio" La Salle, che lasciai 50 anni fa, nel '58. Non sto a fare la cronaca di questo pomeriggio perché è compito dei giornali cittadini, anche quelli on line. E poi, essendo via da Parma dal 1971, rischierei anche di fare qualche errore.
Ma posso dire che c'erano, tra gli altri, il Superiore dei Fratelli delle Scuole Cristiane, Fratel Donato Petti, il Superiore Provinciale, il presidente della Provincia, Vincenzo Bernazzoli, gli assessori comunali Giampaolo Lavagetto e Cristina Sassi e ovviamente a fare gli onori di casa, il direttore di Parma Fratel Mario Chiarapini, Fratel Piero e Fratel Andrea.
Cronaca della manifestazione a parte, che cosa ho notato? Lo stesso spirito lasalliano che avevo lasciato cinquant'anni fa e che ha reso per me questa scuola "indimenticabile". Ho subito fraternizzato con vari ex allievi, come se li conoscessi da una vita. Sono tornato a Milano contento, nonostante l'influenza.
(Foto, dall'alto /by aemme/; 1) La posa della prima pietra; 2) La firma del Superiore dei Fratelli delle Scuole Cristiane, Fratel Donato Petti, davanti al Vescovo di Parma, Enrico Solmi; 3) La firma del presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli; 4) Il progetto della nuova sede)

venerdì 26 settembre 2008

Il "falso Correggio": questo caso mi ricorda la grande burla dei Modigliani, di 24 anni fa




La querelle del presunto "falso" del Correggio, denunciato da Vittorio Sgarbi subito dopo l'apertura ufficiale della mostra sul Correggio, fa bene o male alla mostra e a Parma? La disputa è clamorosa: Sgarbi si dice convinto di aver visto dipingere il "Volto di Cristo" esposto, un olio su tela di 40 centimetri per 34) da un pittore padano che conosce molto bene. La curatrice, Lucia Fornari Schianchi, dopo lo scoppio della "bomba", non intende fare commenti. Ma sul dipinto, nella didascalia esposta alla Galleria Nazionale, accanto al nome dell'autore, Antonio Allegri, detto il Correggio, c'è un bel punto interrogativo. (?). Sgarbi sostiene che è stato messo dopo le sue dichiarazioni, la professoressa Fornari Schianchi avrebbe detto (ma il condizionale è d'obbligo perché non l'ha detto a me) che il punto interrogativo c'era già. Fatto sta. Questa querelle porta pubblicità alla mostra o danneggia la città? L'ho chiesto al mio amico Stefano Spagnoli, noto pittore ed ex assessore alla cultura. "Secondo me fa male alla città. E' una pubblicità negativa", dice. "Fa male a questa città che, dopo gli scandali di Parmalat e Guru e delitti vari, non aveva certo bisogno di un nuovo evento di segno negativo. La cultura dovrebbe avere una capacità riparatrice, dovrebbe essere un "tonico" per la nostra società. Non dovrebbe produrre altre negatività. Comunque ricordati una cosa: i musei di tutto il mondo sono pieni di falsi". Ho chiesto a Spagnoli: ma se fossi stato tu a scoprire un eventuale falso, l'avresti svelato? "Certamente", ha risposto. "Resta però il fatto che questo "caso", per me, produce solo pubblicità negativa". Io non voglio e non posso entrare in questa vicenda, perché non conosco né Sgarbi, né la professoressa Fornari Schianchi, che in ogni caso è famosa per la sua straordinaria professionalità e competenza.
Ma non posso non ricordare un caso celebre di 24 anni fa. Quello delle false pietre di Modigliani, un caso di cui mi occupai per il mio settimanale, Gente. Molti ricorderanno che, a Livorno, in occasione del centenario della nascita di Amedeo Modigliani, furono esposte al Museo Progressivo di Arte Moderna, assieme ad altre opere dell'artista livornese, due pietre ritrovate nel Fosso Mediceo ed attribuite dalla conservatrice del museo, Vera Durbè e dal fratello Dario, sovrintendente alla Galleria d'arte di Roma, a Modigliani. L'interesse attorno alla mostra si accese e Dario Durbè pubblicò a tempo di record il libro Due pietre ritrovate di Amedeo Modigliani, che fortunatamente possiedo. Ma arrivò presto un fulmine a ciel sereno: tre studenti livornesi, Pietro Luridiana, Pierfrancesco Ferrucci e Michele Guarducci, rivelarono di essere stati loro, con il Bleck&Decker, a "creare" quei due "capolavori", per compiere una "burla alla livornese". La Durbè non si arrese: fin che fu viva sostenne la veridicità delle due "opere", mentre i burloni andarono a "Domenica in" a dimostrare come avevano realizzato la burla.
(Nelle foto, dall'alto: 1) Il "volto di Cristo" delle polemiche /da Gazzettadiparma.it; 2) Vittorio Sgarbi; 3) Lucia Fornari Schianchi; 4) Il libro sulle false pietre di Modigliani, di 24 anni fa)

giovedì 25 settembre 2008

FOTOSTORIE: Il Parma vincente di Topolino

Mi sa che i grandi e benpagati campioni di oggi in maglia crociata debbano andarsi a leggere un po' di storia del Parma. Magari anche del glorioso Parma As che, agli inizi degli anni Cinquanta, con la maglia a righe giallo e blu, lottava con caparbietà per salire dalla C alla B. In questa foto vediamo i campioni di allora. In piedi, da sinistra, il presidente, principe Bonifazio Meli Lupi di Soragna, l'allenatore Tabanelli, Taucar, Vycpaleck, Raimondi, Ivo Cocconi, Canini, Bronzoni e Bertolini. Accosciati, da sinistra: Korostolev, "topolino" Edmondo Fabbri (futuro Commissario della nazionale), Allodi e Guidazzi. Loro, l'anno seguente, riuscirono nell'impresa della promozione. I grandi e benpagati campioni di oggi ci riusciranno?

Sabato la prima pietra della nuova Salle: ci sarò

L'ineluttabile avanza. Sabato 27, alle ore 15, presso il cantiere di via Berzioli (una laterale di via Langhirano), si terrà la cerimonia della posa della prima pietra della nuova sede dell'istituto de La Salle. La cerimonia sarà presieduta dal vescovo, monsignor Enrico Solmi, alla presenza del Superiore dei Fratelli delle Scuole Cristiane, Fratel Donato Petti, del direttore dell'Istituto de La Salle di Parma, Fratel Mario Chiarapini, di numerose autorità civili (tra le quali il sindaco Pietro Vignali e il presidente della provincia Vincenzo Bernazzoli) e, ovviamente, di tutti i fratelli della comunità di Parma e altri fratelli che arriveranno per l'occasione. Ho parlato di ineluttabile. Ho già espresso, in passato, il mio dispiacere (comune con tanti altri ex allievi) per il futuro addio alla storica sede di vicolo Scutellari, dove ho passato gli anni più belli dell'infanzia e dell'adolescenza, ma ormai ho capito che la scelta di una nuova sede non è un capriccio, ma un'operazione necessaria per lanciare la "mia" scuola, verso il futuro. Allora ben venga anche la nuova sede. Sabato prossimo ci sarò anch'io. Ma prima che il passato venga "abbattuto", voglio rinnovarne il ricordo con una dolcissima foto del 1957, nella quale è ritratta la squadra del La Salle, che partecipava al campionato Pulcini (per la verità con scarsi risultati), indossando la maglia della Sampdoria. Questa foto fu scattata nel giorno di una delle poche vittorie: quando battemmo la San Leo per 1 a 0. Gol di Angelo Mezzadri (che non è mio parente, ma è tra i miei amici più cari). Io, sugli spalti (si fa per dire) quella domenica mattina c'ero. Purtroppo non sono in grado di fornire tutti i nomi dei nostri "campioni". In piedi, da sinistra: Valter Pinardi, Luciano Dazzi (attuale direttore dell'Agenzia delle Entrate), Marocchi, Mattei, il goleador Angelo Mezzadri e un amico che non ricordo. Accovacciati, da sinistra: Sorba, due che non ricordo, Golia e Prestianni. Ecco, questi ricordi nessuno ce li potrà mai abbattere. Nemmeno il piano regolatore.

Com'è delizioso andar... con la bicicletta

Che Parma sia sempre stata (e la è ancora) una "città in bicicletta" è inoppugnabile. Perché è la fedele due ruote il mezzo più comodo, e più romantico, per spostarsi in città. Mentre muoversi in bici in metropoli come Milano è praticamente un "tentato suicidio", a Parma andare in bicicletta è ancora possibile. Non che ci siano chilometri e chilometri di percorsi ciclabili, per carità (lo stesso assessore Vittorio Adorni, tempo fa, mi ha detto che "lo spazio in città è quello che è, non si saprebbe dove ricavarli") però di parmigiani in bicicletta se ne vedono ancora tanti. Di tutte le età. E in molte strade cittadine ci sono ancora ampi parcheggi di due ruote, strapieni. C'è poi questa iniziativa comunale del "Punto Bici" che mi sembra davvero degna di una città all'avanguardia. Mi pare perfino di essere a Copenhagen, altro regno della bicicletta.


Basta munirsi di una tessera (obolo annuale di 25 euro e cauzione di 10, restituibile). Poi, in ogni Punto Bici (ce ne sono attualmente 11) basta prendere una bici e andare a spasso. Poi restituirla. Se ne può prendere una, che so, a Barriera Farini e poi restituirla in Piazzale Santa Croce. Il funzionamento è semplice. La tessera d'abbonamento, fornita di microchip, è già caricata di 15 euro. Per la prima mezz'ora l'uso della bicicletta è gratis. Poi, ogni mezz'ora, il costo è di 80 centesimi. Con pochi spiccioli, insomma, si può andare per la città senza la frenesia della macchina. E per percorsi brevi non si paga niente. Mi dispiace di non abitare più a Parma.
(Foto, dall'alto: 1) Biciclette posteggiate in via Pisacane /by aemme/; 2) Il PuntoBici di viale Toschi /by aemme/; 3) Il PuntoBici di viale Toschi /by aemme/)

mercoledì 24 settembre 2008

Le interviste di "Pramzanblog": Giuliano Molossi MIO PADRE È STATO "IL" DIRETTORE DELLA GAZZETTA, IO SONO "UNO DEI" DIRETTORI

L'ultima volta che entrai nell'ufficio del direttore della Gazzetta di Parma (allora in via Emilio Casa) fu nel 1980. Il direttore era Baldassarre Molossi, il "mio" direttore. Il mio maestro (assieme ad Aldo Curti). Il mio testimone di nozze. Il mio idolo. Pochi giorni fa ci sono tornato. La sede non è più in via Emilio Casa, ma in via Mantova. E sulla poltrona di Baldassarre è seduto, da dieci anni, e con grande merito, suo figlio Giuliano, 54 anni tra pochi giorni. Giuliano che ho visto ragazzo. Giuliano di cui Baldassarre parlava (con me e con tutti gli amici) con orgoglio di padre. Giuliano che ha nei cromosomi l'arte del giornalismo di marca Molossi. L'ho intervistato per Pramzanblog dando una sbirciatina, ogni tanto, a un grande ritratto del padre che è appeso a una parete, accanto a lui. Quel ritratto ha dato conforto a entrambi, per tutto il tempo dell'intervista.
Ti pesa, a Parma, chiamarti Molossi?
No, mi ha pesato nei primi giorni di direzione, dieci anni fa. È certamente un'eredità pesante. Io dico sempre che Baldassarre è stato "il direttore" della Gazzetta di Parma, mentre io sono "uno dei" direttori della "Gazzetta". Baldassarre, mio padre, sarà sempre ricordato come "il" direttore.
Da bambino ti rendevi conto di avere il giornalismo nei cromosomi?
Sì, perché quando mio padre veniva a casa con la mazzetta dei giornali io gli sfilavo quello che parlava del Parma e cominciavo a leggere, partendo dalle ultime pagine e tornando all'indietro, fino all'inizio. È un'abitudine che mi è restata anche adesso.
Pellegrino, Lorenzo, Filiberto, Gontrano: chi ti raccontava, da bambino, le loro storie?
Baldassarre. Sì, mi raccontava molte storie. E in particolare quella di Pellegrino, suo nonno, che il 17 agosto 1907 era direttore quando suo fratello Filiberto, cronista della "Gazzetta", morì sotto il fuoco dei carabinieri che stavano inseguendo dei malviventi. Il giorno dopo Pellegrino, con la morte nel cuore per la la tragica fine del fratello, scrisse però parole nobili sulla "Gazzetta", sostenendo che i carabinieri stavano facendo il loro dovere e non dovevano essere colpevolizzati. Questo episodio è stato sempre ricordato in casa mia.
Dove hai compiuto gli studi?
Le elementari alla Giordani, le medie alla Fra Salimbene, il liceo classico al Romagnosi. Poi ho conseguito la laurea in giurisprudenza all'Università di Parma, con 110 e lode e una tesi sul segreto di Stato.
Tuo padre Baldassarre ti ha allevato subito da giornalista?
Non mi ha mai né incoraggiato, né scoraggiato.
Come sei entrato nel mondo del giornalismo?
Dopo la laurea ho cominciato a collaborare a Radio Parma. È stata un'esperienza importante.
Poi ti si sono aperte le porte del grande giornalismo, sotto le ali di Indro Montanelli al "Giornale". Che cosa hai imparato, a Milano, da Montanelli?
Non dimenticherò mai il giorno in cui conobbi il grande Indro. La prima cosa che mi disse fu: "Fammi vedere le scarpe". Io lo guardai intimidito. Avevo le scarpe nuove, comprate per l'occasione. Lui le guardò. "Sono troppo nuove", mi disse. "Questo mestiere si fa con i piedi", aggiunse. "Devi battere i marciapiedi, andare in giro, camminare, cercare le notizie". Mi sono sempre ricordato di questa cosa". Lo stesso giorno, un paio d'ore dopo, il capo cronista, Salvatore Scarpino, mi chiamò e mi disse: "Molossi, allora, ecco il tuo battesimo del fuoco. C'è una donna fatta a pezzi in un pozzo, a Opera. Vai e torna con il servizio". Andai. Non sapevo nemmeno dove fosse Opera. Per fortuna che andai con l'autista. Lui, quando vide la scena macabra, svenne. Io mi diedi da fare. Usai tutto il sangue freddo di cui ero a disposizione. Pensai alle parole di Montanelli. Tornai con il servizio.
Sei direttore da dieci anni. Che differenza c'è tra la "Gazzetta" di Baldassarre e la "Gazzetta" di Giuliano?
Mio padre ha fatto un giornale perfetto per il suo tempo. Ora il mio giornale è più aperto alle esigenze dei giovani. È al passo con i tempi moderni,  favorito anche dalle nuove tecnologoie: Foto più grandi, tutte a colori...
Baldassarre aveva un alter ego, Aldo Curti. Tu hai un alter ego?
Sì, Luciano Pecorari, il mio vicedirettore. È lui il mio Curti.
C'è la crisi della stampa: la sente anche la "Gazzetta"?
Per fortuna noi teniamo botta. L'altro giorno, su Italia Oggi, è uscita la notizia che la stampa nazionale ha avuto regressioni del -6, -8 per cento. Noi nello stesso periodo abbiamo avuto una crescita dell'1,8 per cento. Siamo comunque consapevoli che l'editoria su carta è in crisi. Però credo che i giornali locali saranno gli ultimi a cadere.
Il giornalismo on line ha un futuro?
Il giornalismo on line "è" il futuro.
Carolina, 17 anni e Ludovico, 13, i tuoi figli: predestinati?
Il rischio è Ludovico possa, un giorno, diventare giornalista. Carolina invece no, lo escluderei. Sembra più interessata alla pubblicità, al marketing.
Tuo padre fu tentato più volte da Milano, ma non andò mai a dirigere giornali nazionali, nonostante le richieste. Se tu ne avessi, in futuro...
Sì, ricordo che aveva già firmato per Il Resto del Carlino, ma la redazione si ribellò. E poi fu nominato direttore de La Notte, ma Pietro Barilla e Giorgio Orlandini lo fermarono. Per quanto riguarda me, non so. Dovrei pensarci bene.
Che cos'è per te la parmigianità?
È un senso di appartenenza molto forte, molto spinto. Possiamo riconoscerci tra noi senza che nessuno parli. La nostra è come una grande tribù. Abbiamo delle cose in comune non visibili, ma che noi sappiamo riconoscere. Ci uniscono la cordialità, la giovialità, la gestualità, l'essere estroversi. Ma devo anche ammettere che abbiamo un po' di puzza sotto il naso, siamo un po' snob, ci sentiamo irrimediabilmente eredi del Ducato.
Parma è tornata ad essere una città "di cultura"?
Assolutamente sì. Questo, per esempio, è un autunno straordinario: Settembre italiano, la mostra sul Correggio, il Festival Verdi.
Parli, o hai mai parlato, in dialetto?
Il dialetto mi piace molto. Non a caso nella storica pagina "Tutta Parma", curata da Carlo Allodi, il dialetto non manca mai. Abbiamo anche, in dialetto, le pagelle dei giocatori del Parma... Be', il dialetto mi piace anche parlarlo. Ma il mio, lo ammetto, è un dialetto maccheronico.
Achille Mezzadri
(Foto, dall'alto: 1) Giuliano Molossi accanto al ritratto del padre, Baldassarre; 2) Alla scrivania; 3) Accanto al volto in bronzo di Guareschi, lo stesso che aveva suo padre /Foto by aemme/)

La mostra è già cominciata: quando sarà pronto il libro di CariParma sulle cupole di Correggio?

Premetto che amo CariParma perché: 1) essendo CdR di Parma & Piacenza, mi ricorda il territorio del Ducato; 2) è lo sponsor della nazionale di rugby; 3) è lo sponsor della Rugby Parma; 4) è la mia banca; 5) è sensibile ai problemi della città e finanzia progetti importanti. Credo, quindi, di avere il diritto di dare una "bacchettatina". Da mesi Cariparma ha aperto tra i suoi correntisti le prenotazioni per un bellissimo libro sul Correggio, intitolato "Correggio e le sue cupole" ma, a mostra iniziata (100mila prenotazioni, 2100 visitatori il primo giorno, 2300 il secondo) del libro, curato da Franco Maria Ricci, non c'è ancora traccia. Peccato. E nemmeno, nelle filiali, sanno dire quando uscirà. Si sa soltanto che può essere ancora prenotato al prezzo speciale di 32 euro. Può volare dunque libero, senza alcuna concorrenza, lo splendido catalogo di Skira, che si può trovare sia in versione di lusso, 65 euri, sia in brossura, 35. Ma i clienti Cariparma hanno già un vantaggio, presentando al botteghino il bancomat: lo sconto del 20% sui biglietti d'ingresso interi. E l'8% di sconto sul catalogo di Skira. Intanto l'attesa continua: fino a quando?
(Nelle foto, dall'alto: 1) Il libro di CariParma; 2) Il catalogo Skira)

Lettera aperta a Adriano Malori, il nuovo Adorni


Caro Adriano, da pramzàn strajè ho gioito per la tua grande impresa a Varese. Hai stracciato tutti da grande campione. Dopo il titolo italiano e quello europeo ti sei "cuccato" anche quello mondiale a cronometro under 23. Siamo nel 2008. Quarant'anni fa, nel 1968,  fu Vittorio Adorni a fregiarsi della maglia iridata su strada (ma tra i "prof"). Con i tuoi vent'anni hai stupito il mondo. Hai dato gioia a tua madre, che era a Varese ad assistere al tuo trionfo. Hai dato gioia a tutti i tuoi amici di Traversetolo. Hai dato gioia ai parmigiani. Vittorio Adorni, già in un'intervista con me, aveva preconizzato un tuo futuro glorioso. E adesso, dopo la tua impresa, ha dichiarato che sei "un ragazzo molto intelligente e maturo che sa quello che vuole". Non ti conosco e non ti posso giudicare, ma mi fido di Adorni. Ora, caro Adriano, ti aspetta un futuro importante. E lo sai. Tutti ti attenderanno al varco nel mondo dei "grandi". È un mondo di straordinari campioni. Ma anche di lupi. Molti si sono bruciati. Rileggiti la storia di Pantani. E di altri che hanno inseguito un sogno in modo sbagliato. Tu sei di Parma (pardon, di Traversetolo), caro Adriano. E adesso porti la bandiera della nostra parmigianità. L'ha portata, e la porta, benissimo, il mio amico Adorni. Sei pronto a portarla, sempre, con la massima onestà? Tutta Parma è con te. Grazie, intanto, per quello che hai fatto finora.
Achille Mezzadri
(Foto, dall'alto: 1) Adriano Malori con la maglia iridata /da Parma.Repubblica.it; 2) Malori con la maglia tricolore /dal sito della Filmop-Parolin/)

FOTOSTORIE: Toscanini con i coristi della "Verdi"

Mentre mi documentavo sul destino della statua di Toscanini, mi sono domandato: il maestro tornò a Parma dopo l'esilio americano? La risposta è no. L'11 maggio 1946, quando diresse lo straordinario concerto per la riapertura del Teatro alla Scala, ricostruito dopo i bombardamenti, una foltissima delegazione di coristi della "Verdi", lo incontrò proprio a Milano, presentandogli una pergamena contenente quasi 2.000 firme di parmigiani che gli chiedevano di tornare a Parma. E nello stesso tempo i coristi gli chiesero di venire a visitare la loro nuova sede sociale, che si trovava in vicolo Asdente (dov'è ancora adesso), a due passi dalla sua casa natale, in via Rodolfo Tanzi (che alla sua nascita, il 25 marzo 1867, si chiamava ancora borgo S.Giacomo). Ecco la foto dell'incontro: al centro Toscanini con la moglie Carla. Tra i presenti all'incontro: l'allora presidente della "Verdi", commendator Amedeo Vescovini, il maestro Edgardo Egaddi, il soprano Wilma Colla, il maestro Annibale Pizzarelli, il tenore Virginio Assandri, i coristi Egidio Egaddi, Amleto Lucchini, Nino Bilzi e Evaristo Fortunati. Toscanini gradì, ma non tornò più nella sua città, dove , pochissime volte, aveva diretto solo concerti: nel 1906, nel 1920 e nel 1921. Fu inoltre due volte a Busseto, nel 1913 e nel 1926. A Parma era tornato, durante il periodo fascista, solo furtivamente, nel 1938, per rivedere il Conservatorio dove aveva studiato.

FOTOSTORIE: Cuànd al Pärma l'era dal sas

Ho trovato tra le mie cose pramzàne una bella foto del Parma del 1960. È una foto che mi commuove perché mi riporta ai miei 15 anni e a una squadra mitica, in buona parte con giocatori pramzàn. Insomma, una ventata di parmigianità sull'erba del Tardini. In piedi, da sinistra: Remondini, Bandoni, capitan Cocconi, Silvagna, Azzali, Soncini. Accosciati: Calzolari, Lulich, Polli, Marmiroli, Menichelli. Ho un ricordo molto tenero di quel periodo. Qualche volta andavo a vedere il Parma, rigorosamente in curva. Ma altre volte mi guardavo la partita "a macca", dai cessi di una scuola circostante gli spalti. Lì in quel periodo insegnava mia zia, Marina Mezzadri Manfredi, una maestra che lasciò un grande ricordo tra tutti i suoi allievi e allieve, e così, con la complicità dei bidelli, qualche domenica pomeriggio andavo... al cesso per vedere i gol di Menichelli. Un giorno ce ne fu proprio uno suo, memorabile, e io dalla gioia e dall'emozione, per poco non finii con un piede nella turca...

martedì 23 settembre 2008

Ma quando finirà l'esilio di Arturo Toscanini?

Pochi giorni fa, prima di andare alla Corale Verdi, dove ho intervistato il presidente, Andrea Rinaldi, mi sono fermato un attimo "in raccoglimento" davanti alla casa natale di Arturo Toscanini. Mi ricordo, tantissimi anni fa, quando venne il presidente Saragat a visitarla (ed io ero lì per la "Gazzetta"). Ho pensato a Toscanini e al suo destino di errabondo, a causa del fascismo. Il suo dorato esilio americano (ma sempre esilio era), il suo trionfale ritorno alla Scala dopo la ricostruzione. Poi, alla Corale Verdi, ho potuto ammirare da vicino la bellissima statua in bronzo di Toscanini, realizzata da Maurizio Zaccardi. Ho anche voluto fotografare il presidente Rinaldi assieme allo scultore, davanti al grande Arturo. Ho chiesto: perché proprio qui la statua, nel pergolato di un'Associazione culturale, e non in uno spazio aperto della città? Mi è stato risposto che si tratta di un'ubicazione provvisoria. E dallo sguardo sornione di Rinaldi è trapelata chiaramente la sua soddisfazione per questa "provvisorietà". Allora mi sono documentato e, a sommi capi, ho capito perché la statua è stata realizzata e perché è stata ubicata alla Corale Verdi. Primo: il comitato per le celebrazioni toscaniniane ha deciso di ricordare il genio della bacchetta con una statua e, dopo aver visto quella del Matt Sicuri in piazzale della Macina, ha incaricato lo stesso scultore, Zaccardi. Dove metterla? Qui sono nate controversie.
Davanti alla Casa natale del maestro, dove c'era l'anagrafe? Oppure davanti al Conservatorio? Oppure da nessuna parte? Un problema amletico. I pro e i contro si sono sprecati. Così alla fine l'ha spuntata (con grande soddisfazione di Rinaldi) la Corale Verdi. Ma, ricordo, provvisoriamente. Torno a pensare a Toscanini, e alla collera che avrebbe esternato (era umorale e non la mandava a dire) venendo a sapere di essere trattato così. Allora sono andato a trovare il mio amico Renzo Allegri, che abita dalle parti di Salsomaggiore e che ha scritto, tra i tanti, un gran bel libro,Toscanini, dolce tiranno.











Mi ha raccontato una storiella che ha dell'incredibile. "Nel 2006, in vista del cinquantesimo anniversario della morte di Toscanini", mi ha detto Allegri "avevo preparato un libro sul maestro, che conteneva come narrazione principale un memoriale esclusivo delle figlie del Maestro, Wally e Wanda, che avevo pubblicato a puntate nel 1972 su un rotocalco. Memoriale nel quale le due figlie di Toscanini raccontavano la vita del loro padre, rivelando documenti inediti e fatti assolutamente mai conosciuti prima. Intorno a questo filone conduttore (che pubblicavo in corsivo per tenerlo appunto come testo conduttore) avevo sistemato tutta una serie di testimonianze di grandi personaggi del mondo della musica che avevano conosciuto Toscanini e che avevano lavorato con lui. Testimonianze da me raccolte, in presa diretta, in quarant’anni di attività giornalistica. Nomi straordinari. Per farti un’idea, Gilda Dalla Rizza, Toti Dal Monte, Aureliano Pertile, Gina Cigna, Giuseppe Di Stefano, Arrigo Tassinari, Elsa Respighi, Gianandrea Gavazzeni, Carlo Maria Giulini, Renata Tebaldi, Maria Callas, Giuseppe Valdengo, Magda Olivero, Giulietta Simionato eccetera: tutte testimonianze esclusive, raccolte personalmente dalla viva voce di questi artisti. Quindi, il mio era un libro di grandissimo interesse culturale e storico, tanto è vero che la nipote di Toscanini, la contessa Emanuela di Castelbarco, dopo averlo letto mi ha scritto in una lettera dicendo che è uno dei migliori libri scritti su suo padre. Consapevole del valore del mio libro, feci una proposta scritta a una importante casa editrice, con tradizione culturale. La risposta dell’interlocutore fu: “Ma lei pensa che ci siano ancora persone che si ricordano di Toscanini?”. Mi chiese di inviare il manoscritto. Non lo feci e pubblicai il libro con un'altra casa editrice, meno importante ma orgogliosa di parlare del Maestro".
Ecco, la testimonianza del mio amico Renzo è una conferma in più: Toscanini, il grande Toscanini, non è ancora tornato dall'esilio.
(Nelle foto, dall'alto: 1) Andrea Rinaldi e Maurizio Zaccardi davanti alla statua di Arturo Toscanini /by aemme/; 2) La casa natale di Toscanini /by aemme/; 3) un particolare del colto di Toscanini nella statua; 4) il vero volto di Toscanini; 5) Renzo Allegri)

Evviva: la parmigianità sta rialzando la testa







Avanza... avanza... Lo spirito di parmigianità, com'era nei miei sogni, sta rialzando la testa. Piano pianino, per carità, ma è così. Da quando Pramzanblog è sceso in campo, si stanno allacciando amicizie, collaborazioni, reciprocità. Ogni invidia è bandita, vince solo Parma. Si intrecciano alleanze, con le quali ognuno dà il suo contributo. Io vorrei ringraziare ogni giorno tutti coloro che hanno accolto con favore questo blog. È evidentemente che queste pagine non possono essere sprecate in salamelecchi, almeno oggi, però, non posso non ringraziare gli amici di Settore Crociato, tifosissimi del Parma, che hanno avuto parole lusinghiere per Pramzanblog. E, nello stesso tempo, il Blog di Parma in dialetto, che addirittura mi ha preso ad esempio per illustrare la "professione" dello "strajè pr'al mónd", con un delizioso articolo bilingue che riassume la mia carriera giornalistica. (Ovviamente la versione che prediligo è quella in djalett). E poi il Blog dell'Avis, Parmataste, Le torte creative di Romana Gardani, ParmaFans... Senza dimenticare, ovviamente, Parma.Repubblica,it, GazzettadiParma.it, ParmaOk.it e ParmaDaily.it. Tutti citano Pramzanblog e invitano a leggerlo. Grazie. Io faccio altrettanto. L'ho detto nelle righe sopra: la parmigianità avanza...

lunedì 22 settembre 2008

E poi dicono che ce la tiriamo... I gh'àn ragión


Guardiamo insieme questa foto qui sopra, che ho scattato a Parma nei giorni scorsi e poi proviamo a dire che "non ce la tiriamo". Be' diventa un po' difficile. Di fronte alla maestosità della mostra sul Correggio, l'opulenza di una limousine bianca noleggiata per una giovane coppia di sposi. Paragone irriverente? Be', ognuno può pensarla come vuole. Secondo me le chiavi di lettura possono essere due. Prima: il giorno del matrimonio è un giorno speciale, irripetibile (generalmente) e va vissuto in modo speciale, irripetibile. Seconda: Parma è una città speciale, un po' sopra le righe e irrimediabilmente nostalgica dei fasti del suo passato e quindi, per un giorno, la sposa ha il diritto di sentirsi un po' Duchessa...