


Ventisei anni. Sembra ieri. Venerdì 3 settembre 1982, alle 21,10, in via Isidoro Carini, nel centro di Palermo, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, prefetto del capoluogo siciliano, cadde in un agguato mafioso, perdendo la vita insieme con la seconda giovane moglie, Emanuela Setti Carraro e un agente di scorta, Domenico Russo. Un crimine tremendo, che rese tutti sgomenti, che mise l'Italia in ginocchio: l'Italia per bene, l'Italia del lavoro onesto, l'Italia nemica della mafia. Dalla Chiesa, un grande militare, un uomo che aveva dedicato la sua vita all'Arma dei Carabinieri, era prefetto di Palermo e fu proprio forse quell'alto incarico, che lui esercitava con fermezza, con alto senso dello Stato, ad avviarlo verso la condanna a morte. Era un uomo famoso in tutta Italia, il generale, ma a Parma ancora di più. Non era parmigiano di nascita (nacque a Saluzzo, in provincia di Cuneo), ma a Parma lasciò radici profonde. Figlio di un generale dei carabinieri, Romano Dalla Chiesa (che nel 1955 divenne vicecomandante generale dell'Arma) e di Maria Laura Bergonzi, (scomparsa l'11 settembre 1986) si era laureato a Bari in giurisprudenza e in scienze politiche e durante la guerra, nel 1942, era entrato nell'Arma dei Carabinieri.
Con la liberazione di Roma fu destinato al comando della tenenza di Roma Parioli, che resse fino al 12 aprile 1945, quando fu inviato al seuito della Quinta Armata americana per organizzare il Gruppo Carabinieri di Parma, dove rimase, dopo la Liberazione, come comandante della tenenza di Salsomaggiore e della Compagnia Interna di Parma. Era il 1945. Il tenente Dalla Chiesa aveva solo venticinque anni, ma era già un militare di grande coraggio ed esperienza. Quelli erano tempi duri, nel Parmense come in tutta Italia. Il confine tra delinquenza politica e delinquenza comune era quasi invisibile.
Nel nostro territorio imperversavano le bande del formaggio. Erano tante, non collegate tra loro. Ma quasi per un tacito accordo, si "spartivano" i caseifici, che terrorizzavano con le loro incursioni. La tecnica era la solita, uguale per tutte le bande. Arrivava un camioncino sul quale stavano alcuni uomini e una mitragliatrice. Si fermava davanti al caseificio, partiva una raffica e... il gioco era fatto. I lavoratori del caseificio, terrorizzati, si "arrendevano" e i banditi andavano a fare razzia di formaggi. Ecco, proprio in quel periodo, nel Parmense, il giovane tenente Dalla Chiesa fece valere le sue grandi doti e, coordinandosi in modo esemplare con il questore di allora, Spanò, mise a segno straordinari colpi che nel giro di un anno misero in ginocchio queste bande, fino a eliminarle del tutto. Il 10 giugno 1946 il Tenente Dalla Chiesa fu poi destinato al Comando della Compagnia di Casoria (Napoli).
Ma i legami con Parma restarono, al punto che, molti anni dopo, già Alto Ufficiale, decise di far costruire una tomba di famiglia, la stessa dove ora è sepolto e dove, mercoledì 3 settembre, alle 10,30, avrà luogo una cerimonia, organizzata dall'Ade e dal Comune di Parma, alla presenza dei famigliari, delle autorità cittadine e dell'Arma dei Carabinieri. (Il ritrovo è fissato alle 10,15 all'ingresso principale).(Nelle foto, dall'alto: 1) il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa; 2) La prima pagina della "Gazzetta di Parma" con la notizia della strage; 3) La prima pagina de "Il Giorno"; 4) Il funerale di Dalla Chiesa, al quale partecipò il Presidente della Repubblica Sandro Pertini; 5) Il generale con la moglie Emanuela Setti Carraro; 6) La tomba alla Villetta)

























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