/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

Un po' in anticipo....


lunedì 18 agosto 2008

Pramzanblog intervista Tiziano Marcheselli QUANDO NACQUI MIO ZIO GIOVEDI' DECISE CHE IO DA GRANDE SAREI DIVENTATO UN PITTORE



E' giornalista, è pittore, è scrittore. Tiziano Marcheselli, 69 anni appena compiuti, può essere considerato, però, anche una "memoria storica" di Parma e provincia. Perché è sempre alla costante ricerca di immagini ed episodi che ricordino il passato, per lasciare traccia perenne di quello che è stato e che non deve essere dimenticato. Marcheselli fa da anni quello che io ho appena cominciato a fare con questo mio blog: cercare le radici, e rivitalizzarle se possibili, della parmigianità. Poteva dunque mancare, nella mia serie delle "Interviste di Pramzanblog", un incontro con Tiziano Marcheselli? Eccolo. Il tu è inevitabile: siamo amici da troppi anni.
Hai ritratto, con i tuoi quadri, luoghi e personaggi di Parma: ti consideri "il pittore della città"?
Sicuramente. Ho sempre amato la mia città, mi sono identificato in essa. Tu, come tanti altri, hai seguito la sirena di Milano. Anch'io avrei potuto, ma ho preferito restare qui, come il mio grande e indimenticabile amico Paolo Pedretti.
Sei nato prima pittore o prima giornalista?
Pittore. Per destino. Già il nome lo dice, mi chiamo Tiziano. E sai perché? Quando sono nato io, il 6 agosto 1939, i miei genitori hanno incaricato mio zio Giovedì, sì, si chiamava proprio Giovedì, di andare a denunciare la mia nascita all'anagrafe. Per me avevano scelto il nome Fabrizio. Quando tornò gli chiesero: tutto a posto? L'hai denunciato come Fabrizio, vero? "No", rispose zio Giovedì, che era un pittore dilettante. L'ho chiamato Tiziano, diventerà pittore. E così son cresciuto con questa idea: che sarei diventato pittore. Fin da piccolo mi divertivo molto a disegnare. Ma a 8 anni scoprii anche il "giornalismo". Facevo un giornalino, tutto scritto a mano, che avevo chiamato "Il pizzico di sale", pieno di articolini, disegnini, caricature della maestra.
Che cos'è per te la parmigianità?
E' la cosa più importante. Vedi, io sono nato in borgo Rodolfo Tanzi, vicino alla casa natale di Arturo Toscanini... Certe radici ti entrano nel sangue. Parmigianità è il modo di pensare, è il modo di vivere, di frequentare la gente. Parmigianità è la giovialità, la voglia di non chiudersi in se stessi. Vedi, io sono socio del Rotary, vado a giocare a tennis a Mariano, ho tanti amici, sto bene con la gente. A Parma ci si conosce tutti. In viale Duca Alessandro, appena faccio due passi, ogni venti metri mi fermo a salutare qualcuno. Anche questa è parmigianità.
Parma e l'immigrazione. Continua a crescere il numero dei "forestieri", tra i quali molti extracomunitari. Non ti senti un po' "accerchiato"?
No, non mi sento accerchiato. Ognuno vive la sua vita. Loro da una parte, noi dall'altra. C'è posto per tutti.
E' possibile, secondo te, un'integrazione "parmigiana" di tutti questi stranieri?
Non credo, per lo meno non adesso. Per il momento non vedo nessuna coppia "mista". Su questo tema posso raccontarti un aneddoto. Ricordi Gimmi, il grande burattinaio, l'ex dei Corvi?
Certo, era amico mio, anche se le nostre strade si erano divise da un pezzo.
Ecco, invece Gimmi e io eravamo davvero molto amici. Poverino, è morto di un tumore ai polmoni, eppure ha continuato a fumare come un turco fino all'ultimo. Dicevo, suo figlio Giordano ha sposato un'africana, tre anni fa. Io c'ero, al suo matrimonio. Al banchetto nuziale, da Romeo, al Botteghino, puoi immaginare, c'erano bianchi e neri. I bianchi, amici dei Ferrari. I neri, amici e parenti della sposa. Ebbene: i bianchi di qua, i neri di là. Nessun contatto. Mi colpì molto quella cosa.
Ha spazio la cultura in questa città?
Da parte dei singoli sì. Ci sono persone molto colte a Parma. Io ne conosco tante.
E l'arte? Come vivi il prossimo evento della mostra sul Correggio?
Mi interessa, ovvio, ma aspetto di vederla prima di giudicare. Sicuramente si tratterà di un percorso, per guidare la gente a vedere opere sempre viste qui a Parma, vale a dire la Camera di San Paolo, gli affreschi delle cupole del Duomo e di San Giovanni. Sulle opere che dovrebbero provenire dai vari musei, non so... Ora costa molto spostare un capolavoro, non so quante opere ci saranno...
E' possibile vivere di pittura oggi?
Fare il pittore oggi è molto difficile, l'arte è in crisi, le gallerie chiudono... La vedo grigia.
Parma ha dato dei grandi alla pittura: Amedeo Bocchi, Carlo Mattioli, Alberto Valeo, Atanasio Soldati, Goliardo Padova... Ci sono gli eredi?
Direi di no. Non ne vedo di nuovi. L'istituto d'arte Toschi non ti insegna a fare il pittore. In giro si vedono ancora i pittori di ieri, Negri, Spattini... Anche qui la vedo grigia.
Che cosa consiglieresti a un giovane pittore?
Se proprio vuole dipingere, lo faccia. Ma deve scegliersi una strada precisa, come ho fatto io negli anni Sessanta, scegliendo la pop art. Scegliere una strada e non mollare mai. E sperare in Dio.
Achille Mezzadri
(Nelle foto, dall'alto /cliccare per ingrandire/: Autoritratto, Ritratto di Libero Tosi, Mandrake, Enzo Sicuri, Attilio Bertolucci, Marilyn Monroe, la Sanseverina)

7 commenti:

Maganuco ha detto...

Parole sacrosante, Sig. Marcheselli...

Anonimo ha detto...

Non condivido il giudizio espresso nell'intervista riguardo la Pittura a Parma, che trovo superficiale ed ingeneroso, specialmente nei confronti dell'Istituto d'arte Toschi. Infatti se Tiziano Marcheselli si definisce "Pittore",proveniendo egli dall'Istituto Melloni, mi sembra giusto che coloro usciti dal Toschi si possano definire "Artisti".
I giovani artisti a Parma sono tanti, appassionati e validi ma non trovano sbocco in quanto gli spazi espositivi e le manifestazioni, sono gestiti e monopolizzati, oltre che dalle solite associazioni pseudo artistiche, anche dai soliti personaggi fra cui primeggia da anni incontrastato l'illustre intervistato.

Maganuco ha detto...

Preciso: il mio commento non è riferito a nulla relativo alle scuole d'arte ed alla pittura nella nostra città. Non sono un addetto ai lavori anzi, ritengo arte i graffiti fatti "bene" con le bombolette.

Carletto Nesti ha detto...

Marcheselli anche in questa intervista si conferma come uno dei giornalisti (meglio, degli scrittori) più intelligenti della nostra città.
Profondo conoscitore delle cose di Parma, della sua storia, dei suoi personaggi e degli eventi.
Bravo Tiziano...

Pramzan45 ha detto...

Mi riferisco al signore anonimo che non ha condiviso il giudizio sulla pittura a Parma espresso da Marcheselli nell'intervista. Le opinioni di tutti vanno sempre rispettate, se espresse, come in questo caso, civilmente. Però sarebbe stato più gradito un commento firmato. (Anche chi non è registrato e scrive un commento da Anonimo può sempre aggiungere una firma dopo il testo). E' bello guardarsi in faccia.

Anonimo ha detto...

Premesso che confermo per esteso il mio dissenso sul giudizio espresso da Tiziano Marcheselli sulla pittura a Parma e per evitare polemiche inutili (ho offeso forse qualcuno?) mi firmo per esteso: Angelo Mezzadri

Pramzan45 ha detto...

Perfetto.