O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

mercoledì 20 agosto 2008

Le interviste di Pramzanblog : Roberta Di Mario CHIAMATEMI LA "SERGIO CAMMARIERE IN ROSA"


Non è ancora una stella di prima grandezza, ma potrebbe diventarla. E il condizionale è dato dal fatto che lei, Roberta Di Mario, parmigiana, classe 1972, un marito, un figlio di 8 anni, ha scelto una strada mica facile: la canzone d'autore. Roba di nicchia, come si dice. Ma chi la conosce, chi l'ha vista e ascoltata nei suoi spettacoli, che produce, scrive, dirige personalmente, giura che è un piccolo fenomeno. E chi ancora non la conosce può già farsi un'idea di chi stiamo parlando andando sul suo bellissimo sito, dove la sua arte è servita con gusto ed eleganza. "Pramzanblog", un inno alla parmigianità, non ospita soltanto personaggi di ieri, ma anche quelli di oggi e di domani, proprio perché è nostra ambizione creare un filo di collegamento tra i pramzan che hanno fatto la storia della nostra città e quelli che la faranno. O almeno che ci provano. Spazio dunque, nella nostra galleria di interviste, a Roberta Di Mario.
Lei nasce come pianista. Passione sua d'infanzia o scelta di famiglia?
Be', qualche precedente in famiglia c'era. Un mio antenato, per parte materna, fu un insegnante di musica della Duchessa Maria Luigia... Io comunque da bambina mi divertivo molto a studiare il pianoforte, però anche a pattinare. Anzi, da piccola sognavo soprattutto di diventare una pattinatrice.
Dove ha compiuto i suoi studi?
Le elementari alla "Martiri di Cefalonia" e alla "Rodari", poi il "Liceo musicale" e il Conservatorio. Sembravo destinata a diventare una concertista, invece...
Invece...
Invece la concertista l'ho fatta, eccome, e ho vinto anche vari concorsi, ma a un certo punto ho sentito l'esigenza di cambiare, di aprirmi, di respirare aria nuova. Così mi sono dedicata al musical. Posso dire di avere precorso i tempi, perché io nei miei spettacoli già mi riferivo a famosi musical prima ancora che, in Italia, scoppiasse la moda del musical.
Lei ha partecipato al Festival di Castrocaro ed è arrivata seconda.
Sì, un'esperienza interessante, non lo nego. E' servita a darmi un po' di visibilità come cantautrice, è vero, ma non è quella la mia strada. Io per esempio non faccio serate nei locali, nelle piazze. Mi esibisco solo nei teatri, con spettacoli che curo io completamente. Amo fare un discorso innovativo. io propongo interazione tra pianoforte, canto, scultura, pittura, poesia... Tra l'altro ho avviato una proficua collaborazione con lo scultore Maurizio Zaccardi. Il pubblico gradisce queste cose, per fortuna.
L'ultimo suo spettacolo?
Nel giugno dell'anno scorso, all'Auditorium Paganini di Parma, In una notte di strana follia. Precedentemente avevo prodotto Incontrando amore e Il canto della luna. Questi spettacoli generalmente partono da Parma, ma poi li porto in tournée. Ho avuto finora grandi soddisfazioni. Anche a Roma: io sono anche un po' romana, da parte paterna. Il mio prossimo spettacolo si intitolerà Il quarto pedale - Oltre la musica, come il titolo del mio cd, che ho prodotto io stessa. Andrà in scena il 30 novembre al'Auditorium Paganini.
Nella sua musica c'è bossa nova, echi di jazz, pop romantico. Una cantautrice un po' atipica. Quale considera la sua platea ideale?
Quella del Premio Tenco, del Premio Bindi, per intenderci.
Avendo ascoltato la sua musica e le sue interpretazioni, posso chiamarla una "Sergio Cammariere in rosa"?
Perché no? Mi lusinga. In me in effetti c'è un po' di Cammariere, ma anche del pianista e compositorte Giovanni Allevi e la mia voce può ricordare quella di Rossana Casale.
Entriamo nel privato.
Sono sposata con Cesare Nonnis Marzano, direttore di marketing nel campo nella moda e ho un bambino meraviglioso di 8 anni, Massimo.
Che cos'è per lei la parmigianità?
La solarità, la semplicità, l'immediatezza delle persone. E l'eleganza. io trovo che Parma sia una città elegante.
Lei è nata e cresciuta a Parma: com'è cambiata, negli anni, la città?
Trovo che si sia vivacizzata. Prima secondo me era una città un po' noiosa.
E' possibile un'integrazione tra gli extracomunitari, in continuo aumento, e la città?
Personalmente non credo sia possibile. Ovviamente sono bene accetti quelli che vengono qui con la volontà di integrarsi, di diventare "parmigiani di ritorno", ma trovarli...
I giovani parmigiani e la musica.
Mah.. seguono gusti diversi. Per me la musica di oggi non ha gusto. Sono per una musica più elegante, più raffinata.
Parma e la cultura.
Direi che Parma è una città colta. Anche se c'è gente che dice di essere colta a sproposito. Comunque ci sono segnali forti, importanti, come il Parma Poesia Festival, che ha avuto grande successo...
Lei è amata dalla sua città?
Dalla gente che viene ai miei spettacoli sì. E ne sono fiera. La città, come istituzioni, beh... forse gli artisti parmigiani sono un po' sottovalutati. Non so perché. Nemo profeta patria, si dice. Vero?
Achille Mezzadri
(Nella foto sotto: Roberta Di mario dopo lo spettacolo "In una notte di strana follia" all'Auditorium Paganini, con il figlio Massimo, 8 anni, a sinistra e il nipotino Matteo, 6).

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