
Ci siamo sempre lustrati la bocca citando la grande scuola del giornalismo parmigiano. Ok. Io sono giornalista e questa fama mi inorgoglisce. Ma i fotografi? Di grandi maestri ce ne sono stati, eccome: Luigi Vaghi, per esempio, e Libero Tosi e Alberto Montacchini. Ma la figura del fotografo, diciamo, è sempre stata un po' snobbata. "Ghignaro, ven' chì", gridavano i commensali ai matrimoni. Eppure, tra i "ghignari", si nascondevano spesso fior di artisti. E anche adesso. Ecco perché, oggi, voglio occuparmi, ed è il primo di una serie, di Ivano Zinelli, 51 anni, scapolo doc, parmigiano di nascita, studio a Sala Baganza.
"Sì, anch'io sono stato un ghignär", mi dice "e non me ne vergogno, anzi. E' una scuola anche quella. Lavoravo per Candi Silla. Poi mi sono messo in proprio e ho creato lo studio "Paparazzo"". Sono a Sala Baganza dal 1984. Il lavoro non manca, ma una piccola lamentazione me la deve consentire...".
Gliela consento. Si lamenti.
Ecco io penso che i fotografi di Parma siano un po' snobbati. Come fossimo di serie B. Ecco, siamo considerati più fuori dai nostri confini che dentro. Nemo profeta in patria.
Perché secondo lei?
Un po' la colpa è nostra, l'ammetto. Siamo un po' narcisisti. Ognuno pensa al proprio orticello. Non c'è spirito di corpo. Resta il fatto che a Parma è un po' difficile lavorare con gli studi pubblicitari.
Che cosa intende lei per parmigianità?
Essere "parmigiani dentro", avere la cultura del bello in tutte le sue forme, arte, cucina, sport, politica.
Le piace fotografare Parma?
Sì, ma è da un po' che non la fotografo. E anche quando giravo per le vie di Parma mi piaceva soprattutto fotografare la gente, i volti tipici, molto "parmigiani".




Lei ha ritratto anche personaggi illustri, per esempio il grande poeta Attilio Bertolucci, che posò per lei. Che cosa ricorda di quell'incontro?
Indimenticabile. Quando telefonai per fissare l'appuntamento nella sua casa di vacanza di Casarola, Bertolucci mi chiese: "Viene da Parma lei?". "Sì", gli risposi". Allora mi può fare una cortesia?". "Certo", gli dissi. "Ecco, vede, mia moglie aveva deciso di farmi un bel risotto ma ha scoperto di non avere il riso in casa. Le dispiace comprarmene un chilo?". Ovviamente lo comprai. Lui insistette per pagarmelo, ma non ci riuscì. Poi si mise in posa con un'assoluta disponibilità. Un grande maestro, un grande uomo.
Che cosa ama di più di Parma?
Tutto. Negli anni la città è molto cambiata. E in meglio, secondo me. Le strade. I palazzi. Amo molto camminare per le vie di Parma, respirarne l'essenza. Tutto mi piace, a parte certi extracomunitari (ho detto certi, ovviamente non tutti) che portano problemi in alcune zone. E' un fenomeno che si sta espandendo a macchia d'olio. Alcuni di loro sono arroganti, non hanno rispetto per il prossimo.
E' possibile secondo lei una futura integrazione di tante persone provenienti da realtà culturali così diverse?
Sì, secondo me sarà possibile, ma ci vorrà del tempo.
Che cosa ama di meno, invece?
Le persone che remano contro il governo di Parma. Prima con Ubaldi. Ora con Vignali. Persone che fanno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote a uomini che stanno cercando di tirare fuori Parma da un immobilismo che sa di vecchio.
Se tornasse bambino farebbe ancora il fotografo?
Sì, ma in maniera diversa. E, per esempio, avrei più coraggio e me ne andrei negli Stati Uniti. Una sirena che mi ha tentato, ma mi sono fermato qui perché avevo i miei genitori qui. Loro mi dicevano: vai. Io dicevo: No sto qui con voi. Sono stato un imbecille.
Lei è un cultore delle tradizioni gastronomiche e ha creato un bellissimo sito, ParmaTaste: se venisse all'improvviso la fine del mondo e lei potesse salvare qualcosa di Parma Gastronomica, che cosa porterebbe nell'Arca di Noè?
Gli anolini. Perché dentro c'è il prosciutto, e il parmigiano. Contengono l'anima di Parma.
Achille Mezzadri
(Nelle foto, gentilmente concesse da Ivano Zinelli (copyright), dall'alto: Giorgio Bocca, Attilio Bertolucci, il violinista Arnaldo Schianchi, una modella in bicicletta)

























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